Reggio Calabria- Operazione Ada, 65 arrestati 53 in carcere e 12 agli arresti domciliari. Indagato l'e sindaco Giuseppe Iaria. Accusati di appartenenti e contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “IAMONTE”, operante a Melito di Porto Salvo (RC) e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:
- associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
- concorso in associazione di tipo mafioso (artt. 110 e 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
- concorso in illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 110 - 513 bis commi I e II c.p. e 7 L. 203/91);
- concorso in abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 - 81 cpv. 323 - 476 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- associazione per delinquere finalizzata all’acquisto, vendita e detenzione di armi e munizioni; associazione collegata a quella di tipo mafioso (art. 416 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- fabbricazione, detenzione e porto illegale in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi comuni da sparo e clandestine, detenzione illegale di munizioni per armi comuni da sparo e locazione e comodato di armi, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 697 c.p. - 1 - 2 - 4 - 7 l. 895/1967 - 22 - 23 co. 2 - 3 - 4 l. 110/1975 - 7 l. n. 203/91);
- concorso in furto aggravato, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 - 624 - 625 - 7 l. n. 203/91);
- simulazione di reato (art. 367 c.p.);
- ricettazione aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (art. 648 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope del tipo hashish e marijuana con le aggravanti del numero di associati superiori a dieci nonché della disponibilità di armi (art. 74 commi 1 - 2 - 3 - 4 D.P.R. 09/10/1990 n. 309);
- spaccio in concorso di ingenti quantitativi sostanza stupefacente (art. 110 c.p. - artt. 80 - 73 D.P.R. 09/10/1990 n. 309).
ARRESTATO IL SINDACO PD DI MELITO PORTO SALVO, GESUALDO COSTANTINO, 43 ANNI, CONIUGATO, MEDICO DELL'ASL DI REGGIO CALABRIA, EX VICEPRESIDENTE DELLA PROVINCIA. INDAGATO PURE IL SINDACO USCENTE GIUSEPPE IARIA DEL PD
Invischiato nell'operazione, anche il tecnico comunale, ingegnere Franco Maisano 50 anni coniugato
. Intorno alla cosca Iamonte, egemone sul territorio, i vari clan satelliti del comprensorio da Capo d'Armi a Capo San GIovanni d'Avalos, da Montebello Jonico a Roccaforte del Greco; dal mare all'Aspromonte. Ora il Comune dmi Melito rischia il terzo sciogliento per mafia. Stamani Via Turati a Melito era intasata di cittadini di tutte le età. Decine e decine di Carabinieri, provenienti da ogni parte della Calabria. Almeno due o trecento brulicavano per le vie trasversali, Arrestati anche un paio di calciatori del mondo dilettantistico
Le indagini dei Carabinieri, coordinate per la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria dal Procuratore Aggiunto dott. Nicola Gratteri e dal dott. Antonio De Bernardo, hanno ulteriormente consentito di confermare e documentare che la cosca, oltre a controllare il traffico di armi e di sostanze stupefacenti nel territorio di competenza, ha realizzato un’infiltrazione pervasiva all’interno della pubblica amministrazione, riuscendone a condizionare ed orientare attività, scelte politiche e, più in generale, la gestione della res publica.
Nel corso dell’attività investigativa, è stato accertato come il comprensorio del comune di Melito di Porto Salvo fosse interamente sotto il controllo asfittico della cosca IAMONTE che, unitamente alla cosca PAVIGLIANITI - egemone in San Lorenzo e Bagaladi - si è posta come una tra le più consolidate ed importanti organizzazioni criminali della fascia ionica della provincia reggina.Si è accertato - confermando precedenti cognizioni investigative - come tra le cosche sia stato sancito un “patto di non belligeranza” che garantisse a ciascuna di esse potere decisionale entro precisi limiti territoriali: questa circostanza, emersa nel corso delle indagini, collima perfettamente con la teoria che riconosce nella concordia tra le cosche un requisito indispensabile ed ormai ineludibile per la prosperità degli affari.
Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO (Reggio Calabria) 12 febbraio 2013 -Un terremoto politico-mafioso del decimo grado della "Scala Richter", ha scosso dalle fondamenta, la città di Tiberio Evoli, Mandalari e Minicuci, dalle fondamenta. La scossa tellurica propedeutica al terzo scioglimento per mafia aveva dato i segni con l'invio della Commissione d'accesso, inviata dall'allora super-prefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena. Il vespaio tellurico aveva proseguito la sua azione con il sequestro di imponenti colline di carte,cartucciole e scartoffie da parte di: Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Non sorprende più di tanto, a parere degli esperti del fenomeno, che in quest'operazione, sia stata tirata in ballo la cosca degli Iamonte, diretta dal capo dei capi "don Natale" Iamonte, classe 1927, padrino riconosciuto del clan omonimo, condannato all'ergastolo ed in regime di 41 bis, agli arresti doiciliari per ragioni di salute, parte integrante della "Provincia", organo supremo di autogoverno della 'ndrangheta.
Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) 7 maggio 1927. ’Ndranghetista, a capo dell’omonima cosca operante in Melito Porto Salvo. Arrestato nel 1993, è detenuto al 41 bis nel carcere di Cuneo, in espiazione di un ergastolo per associazione mafiosa e omicidio (fu condannato per la prima volta per associazione a delinquere nell’85). Nel 2000 gli notificarono in carcere un’ordinanza di custodia cautelare per aver gestito la cosca dal 1998 al 2000, mentre era detenuto.
• Fu tra gli ’ndranghetisti che alla fine della prima guerra di mafia entrarono nella massoneria deviata (almeno secondo le dichiarazioni del pentito LAURO Giacomo, vedi), e tra i mammasantissima che alla fine della seconda guerra di mafia entrarono in Cosa Nuova (almeno secondo gli inquirenti, ma non bastò per farlo condannare per associazione mafiosa nel processo “Condello + 202”, perché secondo i giudici l’organo di vertice costituito dagli ’ndranghetisti su imitazione di Cosa Nostra non aveva nessuna incidenza sugli affari delle cosche) (vedi per tutti NIRTA Antonio).
Era proprietario di un distributore di benzina e di una macelleria, nel 71, quando fu varato il “pacchetto Colombo” (dal nome dell’allora ministro dell’Industria Emilio Colombo), duemila miliardi investiti dallo Stato in Calabria per accontentare i facinorosi che nel 70 avevano sollevato i moti di Reggio Calabria (rivolta dei “Boia chi molla”, vedi DE STEFANO Giorgio). Trecento miliardi furono stanziati per produrre mangimi dai derivati del petrolio in uno stabilimento che doveva chiamarsi Liquichimica. Sito individuato per farci sorgere l’impianto: un terreno di dieci ettari, in località Pantano di Saline Joniche, nel comune di Montebello (a 7 km da Melito Porto Salvo), espropriato a una nobildonna napoletana, la baronessa Di Prisco Piromallo. Secondo una perizia geologica il terreno era franoso, quindi inidoneo, ma sparirono la perizia e il direttore del Genio civile di Reggio Calabria che insisteva (incidente stradale). Risolti i vari intoppi, a Iamonte spettava ripartire in modo equo tra le varie ’ndrine appalti e subappalti. Il tutto fu intercettato dalla polizia canadese tra il 22 aprile e il 10 maggio 1974, nel Reggio Bar di Montreal, gestito dal boss italo canadese Paul Violi, originario di Sinopoli, dove alcuni boss si erano riuniti per discutere su come contattare Natale Iamonte per assicurarsi qualche miliardo degli appalti (molte imprese aggiudicatarie risultarono società anonime del Liechtenstein). La fabbrica non aprì un solo giorno, ma produsse «la più lunga cassa integrazione della Calabria, ventitré anni» (Curzio Maltese). Secondo un testimone sentito nell’Operazione D-Day 3, il sito si staccò, «scivolando nel mare» (Nicola Gratteri, Antonio Nicaso). Nel 2005 l’area fu scelta per la location di qualche scena (ambientata nel deserto) del film L’uomo che sognava con le aquile (realizzato per Raiuno, attore protagonista Terence Hill).
Altri ettari di terra furono espropriati alla baronessa Prisco per costruirci su le Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato (“scandalo delle lenzuola d’oro”, in cui fu implicato l’onorevole Lodovico Ligato, vedi CONDELLO Pasquale). Questa volta la baronessa si oppose e perciò nel 1976 le fu sequestrato il figlio Giuseppe, in vacanza a Saline Joniche (lo liberarono dopo la revoca del ricorso). L’impresa aggiudicatrice dell’appalto (valore trenta miliardi) dovette pagare una grossa tangente a Iamonte.
Secondo le dichiarazioni di un altro pentito negli stessi anni percepiva una percentuale sui carichi di hashish ed eroina scaricati nel porto di Saline (provenienza Libano, trafficante Domenico Tegano).
Negli anni Ottanta passò un periodo di soggiorno obbligato a Desio (Milano), dove fu ospitato dal nipote, Natale Moscato, imprenditore edile, consigliere comunale e assessore dell’Edilizia e urbanistica (nel 94 questo Moscato fu arrestato insieme a tre fratelli con l’accusa di associazione mafiosa, ma tutto si concluse con un’assoluzione generale).
Nel 2005 furono arrestati i figli Vincenzo, detto Cecio, e Giuseppe. Nel corso dell’ultima operazione contro la cosca, il 4 febbraio 2007 (“Ramo spezzato”, 15 ordinanze di custodia cautelare), furono colpiti da ordinanza di custodia i figli Carmelo e Antonino (ma il secondo sfuggì all’arresto). In contestazione: associazione mafiosa e traffico di carni infette. Il procuratore Antimafia Piero Grasso, sentito dalla commissione antimafia il 26 aprile 2007: «L’elemento che ha fatto emergere un pericolo diffuso è l’assoluta “anestesia” morale di queste cosche mafiose nei confronti della salute pubblica, perché macellare animali infetti senza pensare ai possibili danni ai cittadini o ricavare formaggi dal latte degli stessi animali è qualcosa di veramente criminale, e sappiamo bene che danno ne può derivare».
Cosca Iamonte, fonte Giorgio Dell’Arti - Massimo ParriniCatalogo dei viventi 2009, Marsilio, scheda aggiornata al 5 ottobre 2008. «Una potente e pericolosa struttura, facente capo a Iamonte Natale e ad alcuni dei suoi figli, con numerosi accoliti, che utilizzando il metodo mafioso, attraverso una diffusa intimidazione e provocando un generale stato di omertà, era dedita a molteplici attività illecite, acquisendo situazioni di monopolio nel campo dell’edilizia e imponendosi nel settore degli appalti, in altre attività commerciali, quale il settore delle carni, lucrando dal traffico di stupefacenti, con ampia disponibilità di armi e di materiale esplodente, ricorrendo alle estorsioni e a gravi fatti di sangue» (Cassazione, 6 dicembre 2007, processo a vari Iamonte, tra cui i figli Vincenzo, Giuseppe, Carmelo e Antonino, tutti condannati).
Secondo le indagini la pistola usata per uccidere Francesco Fortugno (vedi RITORTO Salvatore) fu messa a disposizione dalla cosca Iamonte.
Un Natale Iamonte compare nel memoriale scritto da un pentito della ’ndrangheta rimasto anonimo e consegnato alla direzione nazionale Antimafia (pubblicato sull’Espresso il 9 giugno 2005): «Lo stesso Comerio mi raccontò che già negli anni Ottanta aveva avuto diversi contatti con la ’ndrangheta, e in particolare con Natale Iamonte, capo dell’omonima famiglia di Melito Porto Salvo, che lo aveva aiutato riguardo all’affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi in acque internazionali davanti alla costa ionica calabrese. Comerio mi spiegò che affondava navi cariche di rifiuti pericolosi per ottenere un doppio guadagno, sia da parte di chi commissionava il trasporto, sia da parte dell’assicurazione che veniva frodata. Le sue parole mi sono state poi confermate dallo stesso Iamonte, il quale mi ha spiegato come Comerio gli avesse chiesto di fornirgli il personale di bordo per l’affondamento della Riegel, la nave della società May Fair Shipping di Malta, noleggiata dalla Fjord Tanker Shipping, a sua volta noleggiata a un’altra ditta di cui non ricordo il nome, mandata a picco nel settembre del 1987 davanti a Capo Spartivento. Iamonte mi disse che l’affondamento era avvenuto 25 miglia fuori dalle acque territoriali. La ’ndrangheta aveva fornito il capitano e il suo aiuto italiano, mentre il resto dell’equipaggio veniva da varie nazioni. Sempre Iamonte ha fatto partire un motoscafo dalla costa con i candelotti di dinamite per mandare a picco la Riegel, dopodiché il capitano e l’aiuto sono stati riportati sulla costa di Capo Spartivento, mentre l’equipaggio è stato prelevato dalla nave jugoslava Karpen collocata in zona, che l’ha portato in Tunisia» (su Giorgio Comerio, ingegnere, la Procura di Reggio Calabria aveva indagato negli anni Novanta per traffico di rifiuti radioattivi. Fu tutto archiviato).Il comunicato ufficiale del Comando Provinciale dei Carabinieri diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, recita così:"In data 12 febbraio 2013, nelle province di Reggio Calabria, Milano, Monza e Brianza, Varese, Asti, Roma e Viterbo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria (dott.ssa Cinzia Barillà) su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (dott. Nicola Gratteri e dott. Antonio De Bernardo), nei confronti di 65 soggetti[1], appartenenti e contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “IAMONTE”, operante a Melito di Porto Salvo (RC) e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:
- associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
- concorso in associazione di tipo mafioso (artt. 110 e 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
- concorso in illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 110 - 513 bis commi I e II c.p. e 7 L. 203/91);
- concorso in abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 - 81 cpv. 323 - 476 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- associazione per delinquere finalizzata all’acquisto, vendita e detenzione di armi e munizioni; associazione collegata a quella di tipo mafioso (art. 416 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- fabbricazione, detenzione e porto illegale in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi comuni da sparo e clandestine, detenzione illegale di munizioni per armi comuni da sparo e locazione e comodato di armi, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 697 c.p. - 1 - 2 - 4 - 7 l. 895/1967 - 22 - 23 co. 2 - 3 - 4 l. 110/1975 - 7 l. n. 203/91);
- concorso in furto aggravato, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 - 624 - 625 - 7 l. n. 203/91);
- simulazione di reato (art. 367 c.p.);
- ricettazione aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (art. 648 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope del tipo hashish e marijuana con le aggravanti del numero di associati superiori a dieci nonché della disponibilità di armi (art. 74 commi 1 - 2 - 3 - 4 D.P.R. 09/10/1990 n. 309);
- spaccio in concorso di ingenti quantitativi sostanza stupefacente (art. 110 c.p. - artt. 80 - 73 D.P.R. 09/10/1990 n. 309).
Le indagini dei Carabinieri, coordinate per la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria dal Procuratore Aggiunto dott. Nicola Gratteri e dal dott. Antonio De Bernardo, hanno ulteriormente consentito di confermare e documentare che la cosca, oltre a controllare il traffico di armi e di sostanze stupefacenti nel territorio di competenza, ha realizzato un’infiltrazione pervasiva all’interno della pubblica amministrazione, riuscendone a condizionare ed orientare attività, scelte politiche e, più in generale, la gestione della res publica.
Nel corso dell’attività investigativa, è stato accertato come il comprensorio del comune di Melito di Porto Salvo fosse interamente sotto il controllo asfittico della cosca IAMONTE che, unitamente alla cosca PAVIGLIANITI - egemone in San Lorenzo e Bagaladi - si è posta come una tra le più consolidate ed importanti organizzazioni criminali della fascia ionica della provincia reggina. D’altronde, la presenza nel territorio della cosca IAMONTE è un dato incontrovertibile che è stato acquisito e stigmatizzato dalla cronaca giudiziaria degli ultimi anni.
L’attività investigativa, come anticipato, ha focalizzato l’attenzione su diversi sodalizi criminali di tipo mafioso i quali con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate della criminalità organizzata:
- hanno condizionato con il supporto di imprenditori, alcuni dei quali ritenuti affiliati alla cosca IAMONTE e con la pesante e grave connivenza degli amministratori locali, il regolare svolgimento delle gare d’appalto bandite dai comuni del basso Jonio;
- unitamente ad altri esponenti di altri sodalizi criminali, si sono resi responsabili di condotte rispettivamente finalizzate al traffico di armi e di stupefacenti: molti degli accoliti sono risultati anche affiliati alle cosche locali a conferma del fatto che le famiglie mafiose abbiano sempre lo sguardo rivolto ai predetti fiorenti traffici illeciti.
Le investigazioni hanno permesso di evidenziare come la cosca IAMONTE abbia dimostrato un’elevata capacità di infiltrazione nella Pubblica Amministrazione, come confermato dall’insediamento nel Comune di Melito di Porto Salvo della Commissione d’accesso nominata dal Prefetto di Reggio Calabria il 25.02.2006. I risultati elettorali conseguenti alle consultazioni amministrative del maggio 2007 hanno confermato però che, nonostante il commissariamento, gli assetti politici sono rimasti pressoché invariati ed il controllo della cosa pubblica si sia mantenuto saldamente in mano a personaggi vicini, contigui ed intranei alla consorteria mafiosa. Proprio traendo spunto dalle elezioni amministrative del maggio 2007, è emerso come la cosca IAMONTE abbia goduto della connivenza della locale classe politica ed in particolare dell’allora consigliere di maggioranza, COSTANTINO Gesualdo[2] (attuale sindaco e all’epoca dei fatti Vice Presidente della Provincia di Reggio Calabria) e come l’elezione di costui sia stata resa possibile grazie all’appoggio fornito dalla cosca.
La cosca si è mostrata particolarmente attiva nel settore edilizio, sia pubblico che privato e attraverso il controllo di imprese locali. Più generalmente, essa è riuscita a condizionare tutte le attività produttive, subordinando al proprio benestare e consenso l’inizio di qualunque attività economica. Considerevole si è rivelato il profitto che la cosca ha conseguito attraverso il frequente ricorso alle varie pratiche estorsive: dal pagamento del pizzo, all’imposizione delle forniture e della manodopera, fino ad arrivare all’accettazione coatta, da parte di alcuni imprenditori, dell’estromissione da gare di appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca mafiosa. Si è accertato - confermando precedenti cognizioni investigative - come tra le cosche sia stato sancito un “patto di non belligeranza” che garantisse a ciascuna di esse potere decisionale entro precisi limiti territoriali: questa circostanza, emersa nel corso delle indagini, collima perfettamente con la teoria che riconosce nella concordia tra le cosche un requisito indispensabile ed ormai ineludibile per la prosperità degli affari.
L’indagine ha reso possibile accertare l’esistenza di un cartello di imprese che ha condizionato il mercato ed ha consentito agli imprenditori che ne hanno fatto parte di spartirsi i lavori pubblici banditi dal comune del comprensorio di Melito di Porto Salvo. Proprio in tale comune, l’ingerenza della cosca IAMONTE si è rivelata totale; è emerso, infatti, come ad assicurarsi l’aggiudicazione dei lavori banditi dagli enti pubblici sia stata spesso un’impresa riconducibile alla predetta organizzazione criminale e comunque soggetta al pagamento del pizzo. Il perseguimento degli obiettivi prefissati dagli imprenditori è stato reso possibile dalla complicità degli apparati comunali che, come ampiamente emerso con riferimento al Comune di Melito di Porto Salvo, è stato contraddistinto da una gestione clientelare. L’attività d’indagine condotta ha reso possibile individuare in MAISANO Francesco[3] e IMBALZANO Domenico Giuseppe[4] due dei personaggi che, in ragione della loro collocazione all’interno dell’Ufficio Tecnico del comune di Melito di Porto Salvo, hanno curato gli interessi della cosca pilotando le gare d’appalto di comune accordo con gli imprenditori affiliati.
Nel corso dell’attività investigativa, è emersa anche la costituzione di un’associazione per delinquere i cui appartenenti hanno tratto illeciti profitti dal traffico delle armi e delle munizioni. Si è accertato come gran parte delle cessioni abbiano avuto luogo nella frazione Prunella di Melito di Porto Salvo, dove i sodali hanno potuto trarre vantaggio dal particolare assetto urbanistico a carattere prevalentemente rurale. In seno alla consorteria oggetto delle indagini, sono stati individuati alcuni soggetti che hanno ricoperto una posizione promotrice attivandosi per reperire armi da fuoco e fornendoli a chiunque ne facesse richiesta nell’ambito del sodalizio. L’associazione accertata ha presentato molteplici punti di contatto con l’organizzazione criminale di tipo mafioso riconducibile alla cosca IAMONTE, infatti molti dei sodali sono risultati affiliati alla predetta cosca o, pur non essendo ancora riconosciuti come tali, con le loro condotte hanno inequivocabilmente e deliberatamente agevolato il perseguimento degli scopi propri della consorteria mafiosa, anche al fine di mettersi in luce e guadagnarsi fiducia e considerazione tra gli affiliati al clan egemone.
Nel corso delle indagini, sono stati quindi individuati dei personaggi-chiave, alcuni dei quali hanno talvolta agito nell’interesse della cosca mafiosa cui essi fanno riferimento: CALARCO Domenico[5] e PANGALLO Francesco[6], quest’ultimo risultato vicino alla cosca ZAVETTIERI, dominante nel territorio di Roccaforte del Greco. L’attività tecnica ha permesso di raccogliere inconfutabili elementi di prova sul conto dei fratelli FERRARA Adriano Valentino[7] e FERRARA Antonio[8], i quali sono risultati essere un anello importante della catena distributiva atteso che ad essi molti accoliti hanno fatto riferimento quando hanno avuto necessità di reperire armi e munizioni.
I sodalizi criminali oggetto delle indagini, si è accertato abbiano conseguito ingenti profitti illeciti anche dalla gestione del traffico di stupefacenti. È emerso come gli indagati abbiano usato - come di consueto - terminologie criptiche tendenti ad eludere o sviare le investigazioni delle Forze di Polizia. Il medesimo modus operandi - il ricorso cioè ad un linguaggio volutamente criptico - è stato peraltro accertato non soltanto quando si è trattato di spacciare stupefacenti, ma anche quando l’oggetto della compravendita sia risultato essere un’arma da fuoco od il relativo munizionamento. L’attività investigativa ha permesso di appurare come i traffici illeciti siano stati orientati e diretti dalle cosche mafiose locali a carico delle quali si è accertato il pieno controllo dei flussi di stupefacente. Proprio le cosche si sono usualmente servite dei giovani affiliati per la vendita al dettaglio della sostanza. È emerso, inoltre, come buona parte della sostanza che ha alimentato il mercato illecito dello stupefacente - sia di Melito di Porto Salvo (e comuni limitrofi) sia del capoluogo reggino - sia provenuto dal comune aspromontano di Roccaforte del Greco. L’analisi del traffico e del flusso di narcotico da immettere nel mercato illecito è stato ricondotto al gruppo criminale mafioso facente capo a MAESANO Salvatore[9], referente, per Roccaforte del Greco, della cosca ZAVETTIERI. Tali asserzioni sono state corroborate da servizi di osservazione controllo e pedinamento nonché da riscontri consistiti in sequestri di sostanza stupefacente.
Contestualmente all’esecuzione del provvedimento restrittivo, è stato eseguito un decreto di sequestro probatorio di quattro imprese (di cu una agricola e tre edili e di produzione di calcestruzzo) riconducibili alle cosca IAMONTE, per un valore complessivo di 4 milioni di Euro circa.
Nel corso dell’operazione odierna sono stati impiegati oltre 600 Carabinieri, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori, dell’8° Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia.
Reggio Calabria 12 febbraio 2013 - ai sotto indicati indagati, tutti in premessa generalizzati, la misura della custodia in carcere in relazione alle contestazioni, di seguito specificate:
AMBROGIO Giuseppe alias Pereira, cl. 82 in relazione ai capi A, A3, C, C4, C10-bis C26, C28, C29, C30, C35, C38, C39, C42, C47, C49, C51, C52, D, D6;
AMODEO Paolo, cl. 69 in relazione al capo A;
BENEDETTO Carmelo alias indios, cl. 88 in relazione ai capi C, C23, C31, C51;
BENEDETTO Fortunato Giovanni alias Apache, cl. 53 in relazione al capo A;
BORCHIERO Alessio, cl. 87 in relazione al capo C30;
BORRUTO Giovanni alias furia, cl. 82 in relazione ai capi A, A3 e B;
CALARCO Domenico Salvatore Marco, cl. 87 in relazione ai capi C, C11, C13, C19, C23-bis, C25, D, D14, D15, D16, D27;
CANNIZZARO Luca Bruno, cl. 80 in relazione al capo D9;
CENTO Francesco alias Rattu, cl. 82 in relazione ai Capi C, C24, C37 esclusa l’aggravante dell’art.7 L. 203/1991, D, D8;
COSTANTINO Gesualdo, cl. 69 in relazione al capo A;
COSTARELLA Andrea Domenico, cl. 79 in relazione ai capi A ed A3;
FERRARA Adriano Valentino, cl. 86 in relazione ai capi C, C21;
FERRARA Antonio alias Pittara, cl. 87 in relazione al solo capo C;
FERRARA Pasquale, cl. 82 in relazione al solo capo C44 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
FOSSO Francesco, cl. 85 in relazione al capo A, C, C3, C4, C5, C26, C35, C38, C39, C42, C47, C49, C51, D, D2, D4, D5, D6;
FOTI Giovanni alias micio, cl. 82 in relazione al capo A;
GUERRERA Giuseppe, cl. 63 in relazione ai capi A, B;
GULLI’ Giovanni, cl.78 in relazione al capo A) con efficacia a far data dall’esecuzione del fermo del 24.2.2012 reso a suo carico nel proc. n. 7474/11 RGNR e n.1114/12 R.GIP ed in relazione al capo B);
IAMONTE Francesco alias faccia o occhi di drago, cl. 80 in relazione al capo A;
IAMONTE Remingo alias bassotto, cl. 58 in relazione al capo B;
IARIA Davide, cl. 80 in relazione al capo C e C10;
IMBALZANO Domenico Giuseppe, in relazione ai capi A-bis, B, B-bis;
LAGANA’ Carmelo alias Hitler, cl. 69 in relazione al capo A;
LA PIETRA Emanuele Domenico, cl. 88 in relazione ai capi C22, esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991, D, D19, D28;
LEONE Francesco alias nano, cl. 87 in relazione ai capi C, C20, C22 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991, D, D8, D11, D13, D18, D19, D20, D21, D22, D23, D24, D26, D28;
MAISANO Francesco cl. 62 in relazione ai capi A bis, B, B-ter;
MALASPINA Consolato, cl. 53 in relazione al capo A)
MARINO Giovanni alias pagnotta, cl. 86 in relazione ai capi D, D8, D15, D16, D27, D28;
MAZZERI Antonio alias Totolino, cl. 71 in relazione al capo A, C (assorbito in A), C8;
MEDURI Antonio alias Lampino, cl. 52 in relazione ai capi A) e C7);
MEDURI Consolato alias Lampino, cl. 87 in relazione ai capi A, C1), C5);
MINNITI Giovanni, cl. 86 in relazione ai capi D, D20, D21, D22, D23, D25;
MINNITI Salvatore, cl. 61 in relazione al capo A) con efficacia a far data dall’esecuzione del fermo del 24.2.2012 reso a suo carico nel proc. n. 7474/11 RGNR e n.1114/12 R.GIP;
NUCERA Antonino alias Nino Marines, cl. 87 in relazione ai capi C18 e C41;
NUCERA Domenico alias Mico Trenta, cl. 89 in relazione ai capi C29, C30, C38;
PANGALLO Francesco alias Coi, cl. 88 in relazione ai capi C, C11, C23-bis, C24, C25, D, D2;
PANGALLO Maurizio, cl. 88, in relazione ai capi D, D8, D14, D17;
PAVIGLIANITI Giovanni, cl. 73 in relazione ai capi C, C29, C42, C52, D7;
PIZZICHEMI Alberto Daniele alias Daniele, cl. 70 in relazione al capo A;
PUGLIESE Giovanni alias Partanna, cl. 85 in relazione ai capi C e C26 della rubrica;
ROSACI Antonino, cl. 83 in relazione ai capi A, C (assorbito in A), C8, C31;
ROSACI Quinto Antonio alias mastro Quinto, cl. 53 in relazione ai capi A, C (assorbito in A), C8, C31, C 36;
ROSACI Santoro, cl. 85 in relazione ai capi A, C (assorbito in A), C 36, D11;
ROSATO Pietro, cl. 86 in relazione ai capi C, C3 e C34;
SARCINELLI Vito, cl. 88 in relazione al capo D;
STELITANO Antonino alias Murgia, cl. 81, in relazione ai capi A, C (assorbito in A);
STELITANO Donato, cl.86 in relazione ai capi C e C26-bis esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
STELITANO Luigi, cl. 88 in relazione ai capi C e C26-bis esclusa l’aggravante dell’art. 7 L.203/1991;
TRIPODI Antonino alias barista, cl. 69 in relazione al capo A e C15
TRIPODI Giovanni, alias il vecchio, cl. 71 in relazione al capo A, B, B-bis, B-ter;
TRIPODI Venerando, cl.54 in relazione al capo A;
VERDUCI Bartolo, cl. 76 in relazione al capo A;
VERDUCI Gaetano, cl. 77 in relazione al capo A ed al capo A3;
esclusa per tutti in relazione al capo A l’aggravante di cui all’art. 3 L. 146 del 2006 e, per l’effetto,
ordina
che i medesimi siano condotti in un Istituto di custodia per permanervi ristretti a disposizione dell’A.G. che procede;
applica
in parziale accoglimento della richiesta del P.M. la misura cautelare degli arresti domiciliari a
AMBROGIO Giuseppe, cl. 85 in relazione al solo capo C26) esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
CARACCIOLO Antonio, cl. 85 in relazione ai capi C e C14 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
CARACCIOLO Giuseppe alias Papè, cl. 85 in relazione ai capi C e C13 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
CENTO Giuseppe, cl. 79 in relazione al capo C16-bis) esclusa l’aggravante dell’art. 7 L.203/1991;
CREA Umberto, cl. 79 relazione al capo D18);
FOTI Francesco Martino alias Ciccio Billi, cl. 75 in relazione ai capi D12) e D13);
GIORDANO Francesco Antonino, cl. 88 in relazione al solo capo C51) escluso l’art. 7 L.203/1991;
LAGANA’ Antonino Francesco, cl. 87 in relazione al capo D8);
NOCERA Angelo, cl. 72 in relazione al capo C9), esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
NICOLO’ Loris Francesco, cl. 89 in relazione ai capi D e D21);
ROMEO Vincenzo, cl. 85 in relazione al capo C39) esclusa l’aggravante di cui all’art. 7 L. 203/1991;
TRIPODI Filippo, cl. 85 in relazione al capo C12 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991, D14 e D27.".
Resta da vedere quali contraccolpi avrà sul piano politico. Non dimentichiamoci che il 24 e 25 febbraio 2013 si voterà per le elezioni politiche. Non mancheranno le strumentalizzazioni a fini elettoralistici. La campagna elettorale è piena di colpi bassi, ora da una parte, ora dall'altra. Stavolta nel tritacarne ci va il PD. Non siamo riusciti a rintracciare il mancato sindaco Enzo Russo, l'avversario più accreditato. Senza nulla togliere a Totò Minniti. Ma non mancheranno le occasioni. Siamo rimasti in piedi per quattro ore davanti alla Caserma dei Carabinieri di Melito Porto Salvo. La notizia era sulla agenzie di stampa, sul Televideo, sui giornali online. Poi l'uragano di tutti i mass media. Colti quasi di sorpresa di fronte alla notizia esplosiva e davvero "sensazionale". Ben al di là dello scoop, del scandalismo o del sensazionalismo. La città di Melito Porto Salvo è letteralmente annichilita.Col passare delle ore, centinaia di persone si sono radunate intorno al quartiere ; e davanti alla Compagnia dei Carabinieri, diretta dal capitano Gennaro Cascone; se non della Stazione, diretta dal maresciallo Andrea Scarpino. Un po' per curiosità così e semplicemente, ma anche pechè increduli, difronte alle voci, d'acchito, che "volevano" coinvolti i due sindaci: uscente e subentrante. A parte i parenti degli arrestati, è umano.
Domenico Salvatore
- associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
- concorso in associazione di tipo mafioso (artt. 110 e 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
- concorso in illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 110 - 513 bis commi I e II c.p. e 7 L. 203/91);
- concorso in abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 - 81 cpv. 323 - 476 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- associazione per delinquere finalizzata all’acquisto, vendita e detenzione di armi e munizioni; associazione collegata a quella di tipo mafioso (art. 416 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- fabbricazione, detenzione e porto illegale in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi comuni da sparo e clandestine, detenzione illegale di munizioni per armi comuni da sparo e locazione e comodato di armi, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 697 c.p. - 1 - 2 - 4 - 7 l. 895/1967 - 22 - 23 co. 2 - 3 - 4 l. 110/1975 - 7 l. n. 203/91);
- concorso in furto aggravato, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 - 624 - 625 - 7 l. n. 203/91);
- simulazione di reato (art. 367 c.p.);
- ricettazione aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (art. 648 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope del tipo hashish e marijuana con le aggravanti del numero di associati superiori a dieci nonché della disponibilità di armi (art. 74 commi 1 - 2 - 3 - 4 D.P.R. 09/10/1990 n. 309);
- spaccio in concorso di ingenti quantitativi sostanza stupefacente (art. 110 c.p. - artt. 80 - 73 D.P.R. 09/10/1990 n. 309).
ARRESTATO IL SINDACO PD DI MELITO PORTO SALVO, GESUALDO COSTANTINO, 43 ANNI, CONIUGATO, MEDICO DELL'ASL DI REGGIO CALABRIA, EX VICEPRESIDENTE DELLA PROVINCIA. INDAGATO PURE IL SINDACO USCENTE GIUSEPPE IARIA DEL PD
Invischiato nell'operazione, anche il tecnico comunale, ingegnere Franco Maisano 50 anni coniugato
. Intorno alla cosca Iamonte, egemone sul territorio, i vari clan satelliti del comprensorio da Capo d'Armi a Capo San GIovanni d'Avalos, da Montebello Jonico a Roccaforte del Greco; dal mare all'Aspromonte. Ora il Comune dmi Melito rischia il terzo sciogliento per mafia. Stamani Via Turati a Melito era intasata di cittadini di tutte le età. Decine e decine di Carabinieri, provenienti da ogni parte della Calabria. Almeno due o trecento brulicavano per le vie trasversali, Arrestati anche un paio di calciatori del mondo dilettantistico
Le indagini dei Carabinieri, coordinate per la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria dal Procuratore Aggiunto dott. Nicola Gratteri e dal dott. Antonio De Bernardo, hanno ulteriormente consentito di confermare e documentare che la cosca, oltre a controllare il traffico di armi e di sostanze stupefacenti nel territorio di competenza, ha realizzato un’infiltrazione pervasiva all’interno della pubblica amministrazione, riuscendone a condizionare ed orientare attività, scelte politiche e, più in generale, la gestione della res publica.
Nel corso dell’attività investigativa, è stato accertato come il comprensorio del comune di Melito di Porto Salvo fosse interamente sotto il controllo asfittico della cosca IAMONTE che, unitamente alla cosca PAVIGLIANITI - egemone in San Lorenzo e Bagaladi - si è posta come una tra le più consolidate ed importanti organizzazioni criminali della fascia ionica della provincia reggina.Si è accertato - confermando precedenti cognizioni investigative - come tra le cosche sia stato sancito un “patto di non belligeranza” che garantisse a ciascuna di esse potere decisionale entro precisi limiti territoriali: questa circostanza, emersa nel corso delle indagini, collima perfettamente con la teoria che riconosce nella concordia tra le cosche un requisito indispensabile ed ormai ineludibile per la prosperità degli affari.
Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO (Reggio Calabria) 12 febbraio 2013 -Un terremoto politico-mafioso del decimo grado della "Scala Richter", ha scosso dalle fondamenta, la città di Tiberio Evoli, Mandalari e Minicuci, dalle fondamenta. La scossa tellurica propedeutica al terzo scioglimento per mafia aveva dato i segni con l'invio della Commissione d'accesso, inviata dall'allora super-prefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena. Il vespaio tellurico aveva proseguito la sua azione con il sequestro di imponenti colline di carte,cartucciole e scartoffie da parte di: Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Non sorprende più di tanto, a parere degli esperti del fenomeno, che in quest'operazione, sia stata tirata in ballo la cosca degli Iamonte, diretta dal capo dei capi "don Natale" Iamonte, classe 1927, padrino riconosciuto del clan omonimo, condannato all'ergastolo ed in regime di 41 bis, agli arresti doiciliari per ragioni di salute, parte integrante della "Provincia", organo supremo di autogoverno della 'ndrangheta.
Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) 7 maggio 1927. ’Ndranghetista, a capo dell’omonima cosca operante in Melito Porto Salvo. Arrestato nel 1993, è detenuto al 41 bis nel carcere di Cuneo, in espiazione di un ergastolo per associazione mafiosa e omicidio (fu condannato per la prima volta per associazione a delinquere nell’85). Nel 2000 gli notificarono in carcere un’ordinanza di custodia cautelare per aver gestito la cosca dal 1998 al 2000, mentre era detenuto.
• Fu tra gli ’ndranghetisti che alla fine della prima guerra di mafia entrarono nella massoneria deviata (almeno secondo le dichiarazioni del pentito LAURO Giacomo, vedi), e tra i mammasantissima che alla fine della seconda guerra di mafia entrarono in Cosa Nuova (almeno secondo gli inquirenti, ma non bastò per farlo condannare per associazione mafiosa nel processo “Condello + 202”, perché secondo i giudici l’organo di vertice costituito dagli ’ndranghetisti su imitazione di Cosa Nostra non aveva nessuna incidenza sugli affari delle cosche) (vedi per tutti NIRTA Antonio).
Era proprietario di un distributore di benzina e di una macelleria, nel 71, quando fu varato il “pacchetto Colombo” (dal nome dell’allora ministro dell’Industria Emilio Colombo), duemila miliardi investiti dallo Stato in Calabria per accontentare i facinorosi che nel 70 avevano sollevato i moti di Reggio Calabria (rivolta dei “Boia chi molla”, vedi DE STEFANO Giorgio). Trecento miliardi furono stanziati per produrre mangimi dai derivati del petrolio in uno stabilimento che doveva chiamarsi Liquichimica. Sito individuato per farci sorgere l’impianto: un terreno di dieci ettari, in località Pantano di Saline Joniche, nel comune di Montebello (a 7 km da Melito Porto Salvo), espropriato a una nobildonna napoletana, la baronessa Di Prisco Piromallo. Secondo una perizia geologica il terreno era franoso, quindi inidoneo, ma sparirono la perizia e il direttore del Genio civile di Reggio Calabria che insisteva (incidente stradale). Risolti i vari intoppi, a Iamonte spettava ripartire in modo equo tra le varie ’ndrine appalti e subappalti. Il tutto fu intercettato dalla polizia canadese tra il 22 aprile e il 10 maggio 1974, nel Reggio Bar di Montreal, gestito dal boss italo canadese Paul Violi, originario di Sinopoli, dove alcuni boss si erano riuniti per discutere su come contattare Natale Iamonte per assicurarsi qualche miliardo degli appalti (molte imprese aggiudicatarie risultarono società anonime del Liechtenstein). La fabbrica non aprì un solo giorno, ma produsse «la più lunga cassa integrazione della Calabria, ventitré anni» (Curzio Maltese). Secondo un testimone sentito nell’Operazione D-Day 3, il sito si staccò, «scivolando nel mare» (Nicola Gratteri, Antonio Nicaso). Nel 2005 l’area fu scelta per la location di qualche scena (ambientata nel deserto) del film L’uomo che sognava con le aquile (realizzato per Raiuno, attore protagonista Terence Hill).
Altri ettari di terra furono espropriati alla baronessa Prisco per costruirci su le Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato (“scandalo delle lenzuola d’oro”, in cui fu implicato l’onorevole Lodovico Ligato, vedi CONDELLO Pasquale). Questa volta la baronessa si oppose e perciò nel 1976 le fu sequestrato il figlio Giuseppe, in vacanza a Saline Joniche (lo liberarono dopo la revoca del ricorso). L’impresa aggiudicatrice dell’appalto (valore trenta miliardi) dovette pagare una grossa tangente a Iamonte.
Secondo le dichiarazioni di un altro pentito negli stessi anni percepiva una percentuale sui carichi di hashish ed eroina scaricati nel porto di Saline (provenienza Libano, trafficante Domenico Tegano).
Negli anni Ottanta passò un periodo di soggiorno obbligato a Desio (Milano), dove fu ospitato dal nipote, Natale Moscato, imprenditore edile, consigliere comunale e assessore dell’Edilizia e urbanistica (nel 94 questo Moscato fu arrestato insieme a tre fratelli con l’accusa di associazione mafiosa, ma tutto si concluse con un’assoluzione generale).
Nel 2005 furono arrestati i figli Vincenzo, detto Cecio, e Giuseppe. Nel corso dell’ultima operazione contro la cosca, il 4 febbraio 2007 (“Ramo spezzato”, 15 ordinanze di custodia cautelare), furono colpiti da ordinanza di custodia i figli Carmelo e Antonino (ma il secondo sfuggì all’arresto). In contestazione: associazione mafiosa e traffico di carni infette. Il procuratore Antimafia Piero Grasso, sentito dalla commissione antimafia il 26 aprile 2007: «L’elemento che ha fatto emergere un pericolo diffuso è l’assoluta “anestesia” morale di queste cosche mafiose nei confronti della salute pubblica, perché macellare animali infetti senza pensare ai possibili danni ai cittadini o ricavare formaggi dal latte degli stessi animali è qualcosa di veramente criminale, e sappiamo bene che danno ne può derivare».
Cosca Iamonte, fonte Giorgio Dell’Arti - Massimo ParriniCatalogo dei viventi 2009, Marsilio, scheda aggiornata al 5 ottobre 2008. «Una potente e pericolosa struttura, facente capo a Iamonte Natale e ad alcuni dei suoi figli, con numerosi accoliti, che utilizzando il metodo mafioso, attraverso una diffusa intimidazione e provocando un generale stato di omertà, era dedita a molteplici attività illecite, acquisendo situazioni di monopolio nel campo dell’edilizia e imponendosi nel settore degli appalti, in altre attività commerciali, quale il settore delle carni, lucrando dal traffico di stupefacenti, con ampia disponibilità di armi e di materiale esplodente, ricorrendo alle estorsioni e a gravi fatti di sangue» (Cassazione, 6 dicembre 2007, processo a vari Iamonte, tra cui i figli Vincenzo, Giuseppe, Carmelo e Antonino, tutti condannati).
Secondo le indagini la pistola usata per uccidere Francesco Fortugno (vedi RITORTO Salvatore) fu messa a disposizione dalla cosca Iamonte.
Un Natale Iamonte compare nel memoriale scritto da un pentito della ’ndrangheta rimasto anonimo e consegnato alla direzione nazionale Antimafia (pubblicato sull’Espresso il 9 giugno 2005): «Lo stesso Comerio mi raccontò che già negli anni Ottanta aveva avuto diversi contatti con la ’ndrangheta, e in particolare con Natale Iamonte, capo dell’omonima famiglia di Melito Porto Salvo, che lo aveva aiutato riguardo all’affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi in acque internazionali davanti alla costa ionica calabrese. Comerio mi spiegò che affondava navi cariche di rifiuti pericolosi per ottenere un doppio guadagno, sia da parte di chi commissionava il trasporto, sia da parte dell’assicurazione che veniva frodata. Le sue parole mi sono state poi confermate dallo stesso Iamonte, il quale mi ha spiegato come Comerio gli avesse chiesto di fornirgli il personale di bordo per l’affondamento della Riegel, la nave della società May Fair Shipping di Malta, noleggiata dalla Fjord Tanker Shipping, a sua volta noleggiata a un’altra ditta di cui non ricordo il nome, mandata a picco nel settembre del 1987 davanti a Capo Spartivento. Iamonte mi disse che l’affondamento era avvenuto 25 miglia fuori dalle acque territoriali. La ’ndrangheta aveva fornito il capitano e il suo aiuto italiano, mentre il resto dell’equipaggio veniva da varie nazioni. Sempre Iamonte ha fatto partire un motoscafo dalla costa con i candelotti di dinamite per mandare a picco la Riegel, dopodiché il capitano e l’aiuto sono stati riportati sulla costa di Capo Spartivento, mentre l’equipaggio è stato prelevato dalla nave jugoslava Karpen collocata in zona, che l’ha portato in Tunisia» (su Giorgio Comerio, ingegnere, la Procura di Reggio Calabria aveva indagato negli anni Novanta per traffico di rifiuti radioattivi. Fu tutto archiviato).Il comunicato ufficiale del Comando Provinciale dei Carabinieri diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, recita così:"In data 12 febbraio 2013, nelle province di Reggio Calabria, Milano, Monza e Brianza, Varese, Asti, Roma e Viterbo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria (dott.ssa Cinzia Barillà) su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (dott. Nicola Gratteri e dott. Antonio De Bernardo), nei confronti di 65 soggetti[1], appartenenti e contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “IAMONTE”, operante a Melito di Porto Salvo (RC) e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:
- associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
- concorso in associazione di tipo mafioso (artt. 110 e 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
- concorso in illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 110 - 513 bis commi I e II c.p. e 7 L. 203/91);
- concorso in abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 - 81 cpv. 323 - 476 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- associazione per delinquere finalizzata all’acquisto, vendita e detenzione di armi e munizioni; associazione collegata a quella di tipo mafioso (art. 416 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- fabbricazione, detenzione e porto illegale in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi comuni da sparo e clandestine, detenzione illegale di munizioni per armi comuni da sparo e locazione e comodato di armi, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 697 c.p. - 1 - 2 - 4 - 7 l. 895/1967 - 22 - 23 co. 2 - 3 - 4 l. 110/1975 - 7 l. n. 203/91);
- concorso in furto aggravato, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 - 624 - 625 - 7 l. n. 203/91);
- simulazione di reato (art. 367 c.p.);
- ricettazione aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (art. 648 c.p. - 7 l. n. 203/91);
- associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope del tipo hashish e marijuana con le aggravanti del numero di associati superiori a dieci nonché della disponibilità di armi (art. 74 commi 1 - 2 - 3 - 4 D.P.R. 09/10/1990 n. 309);
- spaccio in concorso di ingenti quantitativi sostanza stupefacente (art. 110 c.p. - artt. 80 - 73 D.P.R. 09/10/1990 n. 309).
Le indagini dei Carabinieri, coordinate per la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria dal Procuratore Aggiunto dott. Nicola Gratteri e dal dott. Antonio De Bernardo, hanno ulteriormente consentito di confermare e documentare che la cosca, oltre a controllare il traffico di armi e di sostanze stupefacenti nel territorio di competenza, ha realizzato un’infiltrazione pervasiva all’interno della pubblica amministrazione, riuscendone a condizionare ed orientare attività, scelte politiche e, più in generale, la gestione della res publica.
Nel corso dell’attività investigativa, è stato accertato come il comprensorio del comune di Melito di Porto Salvo fosse interamente sotto il controllo asfittico della cosca IAMONTE che, unitamente alla cosca PAVIGLIANITI - egemone in San Lorenzo e Bagaladi - si è posta come una tra le più consolidate ed importanti organizzazioni criminali della fascia ionica della provincia reggina. D’altronde, la presenza nel territorio della cosca IAMONTE è un dato incontrovertibile che è stato acquisito e stigmatizzato dalla cronaca giudiziaria degli ultimi anni.
L’attività investigativa, come anticipato, ha focalizzato l’attenzione su diversi sodalizi criminali di tipo mafioso i quali con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate della criminalità organizzata:
- hanno condizionato con il supporto di imprenditori, alcuni dei quali ritenuti affiliati alla cosca IAMONTE e con la pesante e grave connivenza degli amministratori locali, il regolare svolgimento delle gare d’appalto bandite dai comuni del basso Jonio;
- unitamente ad altri esponenti di altri sodalizi criminali, si sono resi responsabili di condotte rispettivamente finalizzate al traffico di armi e di stupefacenti: molti degli accoliti sono risultati anche affiliati alle cosche locali a conferma del fatto che le famiglie mafiose abbiano sempre lo sguardo rivolto ai predetti fiorenti traffici illeciti.
Le investigazioni hanno permesso di evidenziare come la cosca IAMONTE abbia dimostrato un’elevata capacità di infiltrazione nella Pubblica Amministrazione, come confermato dall’insediamento nel Comune di Melito di Porto Salvo della Commissione d’accesso nominata dal Prefetto di Reggio Calabria il 25.02.2006. I risultati elettorali conseguenti alle consultazioni amministrative del maggio 2007 hanno confermato però che, nonostante il commissariamento, gli assetti politici sono rimasti pressoché invariati ed il controllo della cosa pubblica si sia mantenuto saldamente in mano a personaggi vicini, contigui ed intranei alla consorteria mafiosa. Proprio traendo spunto dalle elezioni amministrative del maggio 2007, è emerso come la cosca IAMONTE abbia goduto della connivenza della locale classe politica ed in particolare dell’allora consigliere di maggioranza, COSTANTINO Gesualdo[2] (attuale sindaco e all’epoca dei fatti Vice Presidente della Provincia di Reggio Calabria) e come l’elezione di costui sia stata resa possibile grazie all’appoggio fornito dalla cosca.
La cosca si è mostrata particolarmente attiva nel settore edilizio, sia pubblico che privato e attraverso il controllo di imprese locali. Più generalmente, essa è riuscita a condizionare tutte le attività produttive, subordinando al proprio benestare e consenso l’inizio di qualunque attività economica. Considerevole si è rivelato il profitto che la cosca ha conseguito attraverso il frequente ricorso alle varie pratiche estorsive: dal pagamento del pizzo, all’imposizione delle forniture e della manodopera, fino ad arrivare all’accettazione coatta, da parte di alcuni imprenditori, dell’estromissione da gare di appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca mafiosa. Si è accertato - confermando precedenti cognizioni investigative - come tra le cosche sia stato sancito un “patto di non belligeranza” che garantisse a ciascuna di esse potere decisionale entro precisi limiti territoriali: questa circostanza, emersa nel corso delle indagini, collima perfettamente con la teoria che riconosce nella concordia tra le cosche un requisito indispensabile ed ormai ineludibile per la prosperità degli affari.
L’indagine ha reso possibile accertare l’esistenza di un cartello di imprese che ha condizionato il mercato ed ha consentito agli imprenditori che ne hanno fatto parte di spartirsi i lavori pubblici banditi dal comune del comprensorio di Melito di Porto Salvo. Proprio in tale comune, l’ingerenza della cosca IAMONTE si è rivelata totale; è emerso, infatti, come ad assicurarsi l’aggiudicazione dei lavori banditi dagli enti pubblici sia stata spesso un’impresa riconducibile alla predetta organizzazione criminale e comunque soggetta al pagamento del pizzo. Il perseguimento degli obiettivi prefissati dagli imprenditori è stato reso possibile dalla complicità degli apparati comunali che, come ampiamente emerso con riferimento al Comune di Melito di Porto Salvo, è stato contraddistinto da una gestione clientelare. L’attività d’indagine condotta ha reso possibile individuare in MAISANO Francesco[3] e IMBALZANO Domenico Giuseppe[4] due dei personaggi che, in ragione della loro collocazione all’interno dell’Ufficio Tecnico del comune di Melito di Porto Salvo, hanno curato gli interessi della cosca pilotando le gare d’appalto di comune accordo con gli imprenditori affiliati.
Nel corso dell’attività investigativa, è emersa anche la costituzione di un’associazione per delinquere i cui appartenenti hanno tratto illeciti profitti dal traffico delle armi e delle munizioni. Si è accertato come gran parte delle cessioni abbiano avuto luogo nella frazione Prunella di Melito di Porto Salvo, dove i sodali hanno potuto trarre vantaggio dal particolare assetto urbanistico a carattere prevalentemente rurale. In seno alla consorteria oggetto delle indagini, sono stati individuati alcuni soggetti che hanno ricoperto una posizione promotrice attivandosi per reperire armi da fuoco e fornendoli a chiunque ne facesse richiesta nell’ambito del sodalizio. L’associazione accertata ha presentato molteplici punti di contatto con l’organizzazione criminale di tipo mafioso riconducibile alla cosca IAMONTE, infatti molti dei sodali sono risultati affiliati alla predetta cosca o, pur non essendo ancora riconosciuti come tali, con le loro condotte hanno inequivocabilmente e deliberatamente agevolato il perseguimento degli scopi propri della consorteria mafiosa, anche al fine di mettersi in luce e guadagnarsi fiducia e considerazione tra gli affiliati al clan egemone.
Nel corso delle indagini, sono stati quindi individuati dei personaggi-chiave, alcuni dei quali hanno talvolta agito nell’interesse della cosca mafiosa cui essi fanno riferimento: CALARCO Domenico[5] e PANGALLO Francesco[6], quest’ultimo risultato vicino alla cosca ZAVETTIERI, dominante nel territorio di Roccaforte del Greco. L’attività tecnica ha permesso di raccogliere inconfutabili elementi di prova sul conto dei fratelli FERRARA Adriano Valentino[7] e FERRARA Antonio[8], i quali sono risultati essere un anello importante della catena distributiva atteso che ad essi molti accoliti hanno fatto riferimento quando hanno avuto necessità di reperire armi e munizioni.
I sodalizi criminali oggetto delle indagini, si è accertato abbiano conseguito ingenti profitti illeciti anche dalla gestione del traffico di stupefacenti. È emerso come gli indagati abbiano usato - come di consueto - terminologie criptiche tendenti ad eludere o sviare le investigazioni delle Forze di Polizia. Il medesimo modus operandi - il ricorso cioè ad un linguaggio volutamente criptico - è stato peraltro accertato non soltanto quando si è trattato di spacciare stupefacenti, ma anche quando l’oggetto della compravendita sia risultato essere un’arma da fuoco od il relativo munizionamento. L’attività investigativa ha permesso di appurare come i traffici illeciti siano stati orientati e diretti dalle cosche mafiose locali a carico delle quali si è accertato il pieno controllo dei flussi di stupefacente. Proprio le cosche si sono usualmente servite dei giovani affiliati per la vendita al dettaglio della sostanza. È emerso, inoltre, come buona parte della sostanza che ha alimentato il mercato illecito dello stupefacente - sia di Melito di Porto Salvo (e comuni limitrofi) sia del capoluogo reggino - sia provenuto dal comune aspromontano di Roccaforte del Greco. L’analisi del traffico e del flusso di narcotico da immettere nel mercato illecito è stato ricondotto al gruppo criminale mafioso facente capo a MAESANO Salvatore[9], referente, per Roccaforte del Greco, della cosca ZAVETTIERI. Tali asserzioni sono state corroborate da servizi di osservazione controllo e pedinamento nonché da riscontri consistiti in sequestri di sostanza stupefacente.
Contestualmente all’esecuzione del provvedimento restrittivo, è stato eseguito un decreto di sequestro probatorio di quattro imprese (di cu una agricola e tre edili e di produzione di calcestruzzo) riconducibili alle cosca IAMONTE, per un valore complessivo di 4 milioni di Euro circa.
Nel corso dell’operazione odierna sono stati impiegati oltre 600 Carabinieri, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori, dell’8° Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia.
Reggio Calabria 12 febbraio 2013 - ai sotto indicati indagati, tutti in premessa generalizzati, la misura della custodia in carcere in relazione alle contestazioni, di seguito specificate:
AMBROGIO Giuseppe alias Pereira, cl. 82 in relazione ai capi A, A3, C, C4, C10-bis C26, C28, C29, C30, C35, C38, C39, C42, C47, C49, C51, C52, D, D6;
AMODEO Paolo, cl. 69 in relazione al capo A;
BENEDETTO Carmelo alias indios, cl. 88 in relazione ai capi C, C23, C31, C51;
BENEDETTO Fortunato Giovanni alias Apache, cl. 53 in relazione al capo A;
BORCHIERO Alessio, cl. 87 in relazione al capo C30;
BORRUTO Giovanni alias furia, cl. 82 in relazione ai capi A, A3 e B;
CALARCO Domenico Salvatore Marco, cl. 87 in relazione ai capi C, C11, C13, C19, C23-bis, C25, D, D14, D15, D16, D27;
CANNIZZARO Luca Bruno, cl. 80 in relazione al capo D9;
CENTO Francesco alias Rattu, cl. 82 in relazione ai Capi C, C24, C37 esclusa l’aggravante dell’art.7 L. 203/1991, D, D8;
COSTANTINO Gesualdo, cl. 69 in relazione al capo A;
COSTARELLA Andrea Domenico, cl. 79 in relazione ai capi A ed A3;
FERRARA Adriano Valentino, cl. 86 in relazione ai capi C, C21;
FERRARA Antonio alias Pittara, cl. 87 in relazione al solo capo C;
FERRARA Pasquale, cl. 82 in relazione al solo capo C44 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
FOSSO Francesco, cl. 85 in relazione al capo A, C, C3, C4, C5, C26, C35, C38, C39, C42, C47, C49, C51, D, D2, D4, D5, D6;
FOTI Giovanni alias micio, cl. 82 in relazione al capo A;
GUERRERA Giuseppe, cl. 63 in relazione ai capi A, B;
GULLI’ Giovanni, cl.78 in relazione al capo A) con efficacia a far data dall’esecuzione del fermo del 24.2.2012 reso a suo carico nel proc. n. 7474/11 RGNR e n.1114/12 R.GIP ed in relazione al capo B);
IAMONTE Francesco alias faccia o occhi di drago, cl. 80 in relazione al capo A;
IAMONTE Remingo alias bassotto, cl. 58 in relazione al capo B;
IARIA Davide, cl. 80 in relazione al capo C e C10;
IMBALZANO Domenico Giuseppe, in relazione ai capi A-bis, B, B-bis;
LAGANA’ Carmelo alias Hitler, cl. 69 in relazione al capo A;
LA PIETRA Emanuele Domenico, cl. 88 in relazione ai capi C22, esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991, D, D19, D28;
LEONE Francesco alias nano, cl. 87 in relazione ai capi C, C20, C22 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991, D, D8, D11, D13, D18, D19, D20, D21, D22, D23, D24, D26, D28;
MAISANO Francesco cl. 62 in relazione ai capi A bis, B, B-ter;
MALASPINA Consolato, cl. 53 in relazione al capo A)
MARINO Giovanni alias pagnotta, cl. 86 in relazione ai capi D, D8, D15, D16, D27, D28;
MAZZERI Antonio alias Totolino, cl. 71 in relazione al capo A, C (assorbito in A), C8;
MEDURI Antonio alias Lampino, cl. 52 in relazione ai capi A) e C7);
MEDURI Consolato alias Lampino, cl. 87 in relazione ai capi A, C1), C5);
MINNITI Giovanni, cl. 86 in relazione ai capi D, D20, D21, D22, D23, D25;
MINNITI Salvatore, cl. 61 in relazione al capo A) con efficacia a far data dall’esecuzione del fermo del 24.2.2012 reso a suo carico nel proc. n. 7474/11 RGNR e n.1114/12 R.GIP;
NUCERA Antonino alias Nino Marines, cl. 87 in relazione ai capi C18 e C41;
NUCERA Domenico alias Mico Trenta, cl. 89 in relazione ai capi C29, C30, C38;
PANGALLO Francesco alias Coi, cl. 88 in relazione ai capi C, C11, C23-bis, C24, C25, D, D2;
PANGALLO Maurizio, cl. 88, in relazione ai capi D, D8, D14, D17;
PAVIGLIANITI Giovanni, cl. 73 in relazione ai capi C, C29, C42, C52, D7;
PIZZICHEMI Alberto Daniele alias Daniele, cl. 70 in relazione al capo A;
PUGLIESE Giovanni alias Partanna, cl. 85 in relazione ai capi C e C26 della rubrica;
ROSACI Antonino, cl. 83 in relazione ai capi A, C (assorbito in A), C8, C31;
ROSACI Quinto Antonio alias mastro Quinto, cl. 53 in relazione ai capi A, C (assorbito in A), C8, C31, C 36;
ROSACI Santoro, cl. 85 in relazione ai capi A, C (assorbito in A), C 36, D11;
ROSATO Pietro, cl. 86 in relazione ai capi C, C3 e C34;
SARCINELLI Vito, cl. 88 in relazione al capo D;
STELITANO Antonino alias Murgia, cl. 81, in relazione ai capi A, C (assorbito in A);
STELITANO Donato, cl.86 in relazione ai capi C e C26-bis esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
STELITANO Luigi, cl. 88 in relazione ai capi C e C26-bis esclusa l’aggravante dell’art. 7 L.203/1991;
TRIPODI Antonino alias barista, cl. 69 in relazione al capo A e C15
TRIPODI Giovanni, alias il vecchio, cl. 71 in relazione al capo A, B, B-bis, B-ter;
TRIPODI Venerando, cl.54 in relazione al capo A;
VERDUCI Bartolo, cl. 76 in relazione al capo A;
VERDUCI Gaetano, cl. 77 in relazione al capo A ed al capo A3;
esclusa per tutti in relazione al capo A l’aggravante di cui all’art. 3 L. 146 del 2006 e, per l’effetto,
ordina
che i medesimi siano condotti in un Istituto di custodia per permanervi ristretti a disposizione dell’A.G. che procede;
applica
in parziale accoglimento della richiesta del P.M. la misura cautelare degli arresti domiciliari a
AMBROGIO Giuseppe, cl. 85 in relazione al solo capo C26) esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
CARACCIOLO Antonio, cl. 85 in relazione ai capi C e C14 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
CARACCIOLO Giuseppe alias Papè, cl. 85 in relazione ai capi C e C13 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
CENTO Giuseppe, cl. 79 in relazione al capo C16-bis) esclusa l’aggravante dell’art. 7 L.203/1991;
CREA Umberto, cl. 79 relazione al capo D18);
FOTI Francesco Martino alias Ciccio Billi, cl. 75 in relazione ai capi D12) e D13);
GIORDANO Francesco Antonino, cl. 88 in relazione al solo capo C51) escluso l’art. 7 L.203/1991;
LAGANA’ Antonino Francesco, cl. 87 in relazione al capo D8);
NOCERA Angelo, cl. 72 in relazione al capo C9), esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
NICOLO’ Loris Francesco, cl. 89 in relazione ai capi D e D21);
ROMEO Vincenzo, cl. 85 in relazione al capo C39) esclusa l’aggravante di cui all’art. 7 L. 203/1991;
TRIPODI Filippo, cl. 85 in relazione al capo C12 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991, D14 e D27.".
Resta da vedere quali contraccolpi avrà sul piano politico. Non dimentichiamoci che il 24 e 25 febbraio 2013 si voterà per le elezioni politiche. Non mancheranno le strumentalizzazioni a fini elettoralistici. La campagna elettorale è piena di colpi bassi, ora da una parte, ora dall'altra. Stavolta nel tritacarne ci va il PD. Non siamo riusciti a rintracciare il mancato sindaco Enzo Russo, l'avversario più accreditato. Senza nulla togliere a Totò Minniti. Ma non mancheranno le occasioni. Siamo rimasti in piedi per quattro ore davanti alla Caserma dei Carabinieri di Melito Porto Salvo. La notizia era sulla agenzie di stampa, sul Televideo, sui giornali online. Poi l'uragano di tutti i mass media. Colti quasi di sorpresa di fronte alla notizia esplosiva e davvero "sensazionale". Ben al di là dello scoop, del scandalismo o del sensazionalismo. La città di Melito Porto Salvo è letteralmente annichilita.Col passare delle ore, centinaia di persone si sono radunate intorno al quartiere ; e davanti alla Compagnia dei Carabinieri, diretta dal capitano Gennaro Cascone; se non della Stazione, diretta dal maresciallo Andrea Scarpino. Un po' per curiosità così e semplicemente, ma anche pechè increduli, difronte alle voci, d'acchito, che "volevano" coinvolti i due sindaci: uscente e subentrante. A parte i parenti degli arrestati, è umano.
Domenico Salvatore

0 Commenti