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In una chiesa che crolla Benedetto XVI era una Luce

In una chiesa  e in un mondo  che crollano  Benedetto XVI era una Luce.
Io, Cristiano senza chiese



Benedetto XVI. Ci sono storie che si ripetono. Dentro una chiesa che traccia percorsi il cristiano non può accettare gli inviti, le proclamazioni, i suggerimenti politici. Tanto meno scontri di civiltà e di religioni.
Il cristiano deve interrogarsi.  Non ci sto. Per le semplificazioni. Vado oltre.
Non accetto questa chiesa delle liturgie e delle sottile venature e impostazioni ideologiche.
Raccolgo con commossa emozione lo sguardo e le parole di Benedetto XVI.
Una chiesa che crolla. Una chiesa che pone una discussione tra fede e ragione diventa una chiesa ignota. Sono un intollerante nel nome di Cristo.  Un crociato. Un Templare. Mi reputo un Templare in Cristo.

Non c'è alcuna ragione che può confrontarsi con la fede, con la Croce, con il pianto di Maria.
Benedetto XVI sei il nostro messaggio e il tuo messaggio è nella tua storia, nei tuoi discorsi, delle tue posizioni nei confronti dei matrimoni innaturali, nei confronti della pedofilia, nei confronti di una chiesa che ha dimenticato il deserto. Sono con te a Ratisbona. 
Quando un mondo crolla bisogna stare in trincea. Lo avevi insegnato già da anni.  Cosa ti ha spinto a compiere questo gesto?
Giuliano Ferrara aveva scritto straordinarie parole sul tuo esercizio cristiano. Antonio Socci aveva pregato perchè tu resistessi. Due uomini liberi.
Non credo alle giustificazioni. Le giustificazioni sono per i deboli. Più si è deboli e più si è forti. E’ vero. Paolo.
Ma tu hai dentro di te la lezione di Giovanni Paolo II. Io non ho mai approvato la liberalizzazione del Concilio Vaticano II. Cristina Campo è nel mio percorso.
Oggi Napolitano e Ravasi ragionano sul "Dio ignoto" in un volumetto distribuito in questi giorni. Un banale discutere nella e sula superficialità del laicismo e del cattolicesimo fragile.
Ma quale Dio ignoto.

E cosa c'entra Bobbio, l'antifascismo, Croce tirati nel gioco dal  Presidente della Repubblica Italiana, la cui formazione è comunista e perchè citare Caproni e poi Prévert del "padre nostro resta nei cieli" di Ravasi.
Siamo nell’ambiguità cristiana di Diego Fabbria!
No, Caro Ravasi la ragione e la fede non sono conciliabili. Io sto con la fede. Io sto con Cristo. Io sto con chi ha vissuto la Passione ai piedi della Croce e non con il tentare di conciliare il Bobbio con i Padri del deserto. Un mondo crolla.  La chiesa ha grandi responsabilità. Questa chiesa.
Benedetto XVI è l'esempio della bellezza che avrebbe dovuto salvarci.
Ma la sua testimonianza continuerà a salvarci perchè la fede in Cristo ci salverà e non la chiesa alla quale non appartengo e sempre più e ancora di più non è nel mio cammino.
Ieri Celestino V oggi Benedetto XVI mi invitano ad essere un cristiano senza chiesa e lontano  dalle chiese.

Sono con Te Cristo. Ti vivo Benedetto XVI.
Quella frase pronunciata in latino è un simbolo che segna un modo di macerie e un segnale a ritornare alla grande tradizione dentro la teologia del mistero dei Padri e non della chiesa di questo nostro tempo.
Con questa chiesa alla quale non devo nulla e nella quale non ho mai ceduto una mia condivisione occorre sostenere “Padre nostro resta nei Cieli”.
La luce di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI ha toccato l’ombra.
Un eretico nella bellezza di cristo e  liberato da una chiesa che non condivido. Dopo l’ombra c’è sempre la Grazia. Una Grazia senza sacerdoti, predicatori, altari ma con la Croce che vive dentro la Passione: dentro ognuno di noi. Cristiani senza chiesa!


Di  Pierfranco Bruni

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