NOI DEL SUD
Bisogna riabilitare quei valori, stili e modi di vita delle società del Sud: cioè i vincoli familiari, amicali e comunitari, la pratica del dono, l’ospitalità, la predominanza dell’archetipo materno, fino al culto dei morti e alla simbologia che scandiscono alcuni rituali. In effetti, è un patrimonio di cultura e di valori che bisogna difendere, che non deve essere assolutamente rinnegato e demolito. Va salvato dall’imperare livellamento generato dalla logica delle nuove società tecnologiche e di mercato, fondate sulla spersonalizzazione. Ancor prima, però, bisogna riscattare questa realtà degenerata. Approfondirne le analisi per poi aprire allo sviluppo, nella legalità, nella giustizia, nell’etica civile. Certo, le radici sono profonde, e lo spiccato senso di individualismo, fatalismo, a volte la mancanza di iniziativa, sono ulteriori testimonianze di una assenza di comunità, di giustizia, di Stato, che si avverte in maniera grave e palese.
Occorre distinguere ciò che appartiene all’economia e ciò che appartiene alla cultura: il passato ci chiarisce le origini dei nostri mali, che non sono solo imputabili a una conquista avvenuta dall’alto, a uno sviluppo distorto. E’ necessario una riaffermazione dell’identità e della storia. E’ pur vero che l’identità non è immagine, ma quest’ultima è sempre il risultato della prima.
La legittimazione del Sud non transita per le vecchie logiche del pianto né tramite questo sistema, ormai incancrenito. Ma nemmeno attraverso l’improvvisazione e le operazioni di facciata. Il suo riscatto passa attraverso un “Novum Organum”, una vera società civile, una “cultura” non più permissiva, un modo alternativo di concepire la qualità della vita. E anche attraverso un nuovo impegno e un’analisi concreta del nostro passato e del nostro presente, in una sorta di trasparenza etica di chi governa e in un comportamento onesto di ogni cittadino.
Ovvio, queste esigenze e questi problemi non sono estranei allo spirito. E’ un dovere la formazione delle coscienze, l’annuncio della verità che continuamente provoca e rinnova, il superamento del vittimismo e della rassegnazione, la riattivazione della moralità, la certezza del diritto, la stabilità nelle regole della convivenza sociale, la sicurezza della vita quotidiana. E’ l’agire in modo contrario che offende l’uomo, la società, ogni valore etico, religioso, il senso stesso dell’onore. Insieme, si potrà iniziare a esplicare in concreto la vocazione allo sviluppo.
Cosimo Sframeli
Bisogna riabilitare quei valori, stili e modi di vita delle società del Sud: cioè i vincoli familiari, amicali e comunitari, la pratica del dono, l’ospitalità, la predominanza dell’archetipo materno, fino al culto dei morti e alla simbologia che scandiscono alcuni rituali. In effetti, è un patrimonio di cultura e di valori che bisogna difendere, che non deve essere assolutamente rinnegato e demolito. Va salvato dall’imperare livellamento generato dalla logica delle nuove società tecnologiche e di mercato, fondate sulla spersonalizzazione. Ancor prima, però, bisogna riscattare questa realtà degenerata. Approfondirne le analisi per poi aprire allo sviluppo, nella legalità, nella giustizia, nell’etica civile. Certo, le radici sono profonde, e lo spiccato senso di individualismo, fatalismo, a volte la mancanza di iniziativa, sono ulteriori testimonianze di una assenza di comunità, di giustizia, di Stato, che si avverte in maniera grave e palese.
La legittimazione del Sud non transita per le vecchie logiche del pianto né tramite questo sistema, ormai incancrenito. Ma nemmeno attraverso l’improvvisazione e le operazioni di facciata. Il suo riscatto passa attraverso un “Novum Organum”, una vera società civile, una “cultura” non più permissiva, un modo alternativo di concepire la qualità della vita. E anche attraverso un nuovo impegno e un’analisi concreta del nostro passato e del nostro presente, in una sorta di trasparenza etica di chi governa e in un comportamento onesto di ogni cittadino.
Ovvio, queste esigenze e questi problemi non sono estranei allo spirito. E’ un dovere la formazione delle coscienze, l’annuncio della verità che continuamente provoca e rinnova, il superamento del vittimismo e della rassegnazione, la riattivazione della moralità, la certezza del diritto, la stabilità nelle regole della convivenza sociale, la sicurezza della vita quotidiana. E’ l’agire in modo contrario che offende l’uomo, la società, ogni valore etico, religioso, il senso stesso dell’onore. Insieme, si potrà iniziare a esplicare in concreto la vocazione allo sviluppo.
Cosimo Sframeli

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