LATELLA DON COSIMO, UNO DI NOI
Domenico Salvatore

Abbiamo conosciuto don Cosimo, tanti anni fa, durante una processione a Montebello Jonico. Poi a Masella, quindi ad Annà, infine a Melito centro. L’ultima sede, è stata quella di San Leo in Pellaro. Quante volte, ha celebrato il rito funebre…”In Paradiso ti accompagnino gli angeli,
al tuo arrivo ti accolgano i martiri,e ti conducano nella santa Gerusalemme.Ti accolga il coro degli angeli,e con Lazzaro povero in terratu possa godere il riposo eterno nel cielo. Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me anche se muore vivrà; e chiunque vive e crede in me,
non morrà in eterno. Ed i salmi…”Tutti i popoli mi hanno circondato, ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato, ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi hanno circondato come api, come fuoco che divampa tra le spine, ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato mio aiuto. Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza. Grida di giubilo e di vittoria, nelle tende dei giusti…”. Ora lui, si ritrova dall’altra parte. Un sacerdore-coraggio, se non “prete d’assalto”, vecchio stampo che non aveva paura di nessuno. Nemmeno della ‘ndrangheta, che ha sempre combattuto a viso aperto, testa alta e schiena dritta, facendo nome e cognome. Aveva un rapporto diretto con i fedeli.
Le cose, non le mandava a dire; le spiattellava chiare, forti e tonde. Tuttavia, lo abbiamo conosciuto per un parroco umano, generoso con i bisognosi (vedove ed orfani, ma anche ragazze-madri, donne anziane, disabili ecc.; famosi i suoi cenoni natalizi a favore dei diseredati, dei poveri, degli zingari, degli extra-comunitari), acculturato, profondo conoscitore del Vangelo e della Bibbia, grande comunicatore. Tutte qualità, che gli alienarono la simpatia di diverse persone. Non mancarono nemmeno le lettere anonime e le ‘telefonatine’ al vescovo… Non si tratta certamente di un fumus persecutionis artificioso o manie di persecuzione. Tutt’altro. Si consolava con le beatitudini…” Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli » (Matteo 5,3-12)”. E’ passato, sotto le forche caudine delle cattiverie strumentali; delle malvagità gratis; delle crudeltà a buon mercato. Un martire. Soleva ripetere, quand’era parroco a Melito-San Giuseppe: ”Quando il Padreterno mi chiamerà, mi spalancherà le porte del Paradiso. Il mio inferno, lo sto scontando sulla terra”.
Don Cosimo, abbandonava novantanove pecore al sicuro fra i monti per andare a cercare la pecorella smarrita. Macellava il vitello più grasso per il ritorno alla casa del padre, del figliol prodigo. Porgeva l’altra guancia. Portava la Croce come il Cireneo. Raccontava spesso le parabole…”Uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». E diceva: “Chi ha orecchi per intendere intenda!”.
A Melito di Porto Salvo, una città a rischio, come tanti altri centri del resto, ha realizzato una rivoluzione copernicana, mettendo l’uomo al centro di tutto. Comunque ha lasciato il segno. Anche nelle iniziative di tipo strutturale. Durante il mese di luglio, nella messa serale, celebrata dentro il cortile adiacente il Santuario della Madonna di Porto Salvo ed anche fuori, sui marciapiedi e sulla strada dirimpettaia, riusciva a radunare più di mille persone. Cosa per niente scontata: se non impossibile. La sua partenza, ha lasciato un vuoto incolmabile, nei credenti ed in quanti, ebbero modo di conoscerlo ed apprezzarlo per il suo zelo pastorale. Ed ancora…Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.”.
Don Cosimo, disponeva di una narrativa efficace ed affascinante. Sapeva coniugare il Vangelo con la modernità, come pochi. La notizia della sua scomparsa è stata variamente commentata. Ma c’è stato pure chi, al colmo della commozione, non sia riuscito e trattenere le lacrime. Nessuno è perfetto. Come tutti noi, avrà avuto i suoi difetti, ma, don Cosimo Latella, era un grande prete. Sarà ricordato sempre, come un grande sacerdote. Questa è la nostra opinione. Non pretendiamo che venga spacciata per verità assoluta. Domenico Salvatore
Domenico Salvatore
Abbiamo conosciuto don Cosimo, tanti anni fa, durante una processione a Montebello Jonico. Poi a Masella, quindi ad Annà, infine a Melito centro. L’ultima sede, è stata quella di San Leo in Pellaro. Quante volte, ha celebrato il rito funebre…”In Paradiso ti accompagnino gli angeli,
al tuo arrivo ti accolgano i martiri,e ti conducano nella santa Gerusalemme.Ti accolga il coro degli angeli,e con Lazzaro povero in terratu possa godere il riposo eterno nel cielo. Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me anche se muore vivrà; e chiunque vive e crede in me,
non morrà in eterno. Ed i salmi…”Tutti i popoli mi hanno circondato, ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato, ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi hanno circondato come api, come fuoco che divampa tra le spine, ma nel nome del Signore li ho sconfitti. Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato mio aiuto. Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza. Grida di giubilo e di vittoria, nelle tende dei giusti…”. Ora lui, si ritrova dall’altra parte. Un sacerdore-coraggio, se non “prete d’assalto”, vecchio stampo che non aveva paura di nessuno. Nemmeno della ‘ndrangheta, che ha sempre combattuto a viso aperto, testa alta e schiena dritta, facendo nome e cognome. Aveva un rapporto diretto con i fedeli.
Don Cosimo, abbandonava novantanove pecore al sicuro fra i monti per andare a cercare la pecorella smarrita. Macellava il vitello più grasso per il ritorno alla casa del padre, del figliol prodigo. Porgeva l’altra guancia. Portava la Croce come il Cireneo. Raccontava spesso le parabole…”Uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». E diceva: “Chi ha orecchi per intendere intenda!”.
A Melito di Porto Salvo, una città a rischio, come tanti altri centri del resto, ha realizzato una rivoluzione copernicana, mettendo l’uomo al centro di tutto. Comunque ha lasciato il segno. Anche nelle iniziative di tipo strutturale. Durante il mese di luglio, nella messa serale, celebrata dentro il cortile adiacente il Santuario della Madonna di Porto Salvo ed anche fuori, sui marciapiedi e sulla strada dirimpettaia, riusciva a radunare più di mille persone. Cosa per niente scontata: se non impossibile. La sua partenza, ha lasciato un vuoto incolmabile, nei credenti ed in quanti, ebbero modo di conoscerlo ed apprezzarlo per il suo zelo pastorale. Ed ancora…Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.”.
Don Cosimo, disponeva di una narrativa efficace ed affascinante. Sapeva coniugare il Vangelo con la modernità, come pochi. La notizia della sua scomparsa è stata variamente commentata. Ma c’è stato pure chi, al colmo della commozione, non sia riuscito e trattenere le lacrime. Nessuno è perfetto. Come tutti noi, avrà avuto i suoi difetti, ma, don Cosimo Latella, era un grande prete. Sarà ricordato sempre, come un grande sacerdote. Questa è la nostra opinione. Non pretendiamo che venga spacciata per verità assoluta. Domenico Salvatore
1 Commenti
Non perchè non c'è più tra noi, non per retorica, non per dispiacere, ma posso dire che piaccia o no a qualcuno che era il migliore tra i parroci della zona di melito, io che lo conoscevo bene anche in quello che faceva, posso dire che era un grande uomo e che sapeva far capire bene cosa era la carità, come amare l'uomo, aiutava tutti indistintamente anche a volte chi forse non aveva biosogno , diceva sempre non ti illudere di come vestono le persone se ti chiedono aiuto fallo!!!!! era schietto ti diceva in faccia quello che pensava e chi era intelligente gli era più amico di prima, chi no e chi aveva la coscenza sporca non lo salutava più e gli parlava male dietro. certo era un uomo come tutti noi e gli sbagli li aveva fatti anche lui. Mi dispiace dirlo ma i sacerdoti che sono rimasti a Melito non sono minimamente come lui, sopratutto il sacerdote che lo ha sostituito.
RispondiEliminalo dico apertamente non c'è lo siamo saputo tenere e adesso lo piangiamo...... siamo Melitesi e non siamo mai contenti di niente