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Enzio Volli: "La Shoah è stata più che un inferno: ha rappresentato la negazione dell'umanità. L'incapacità di coscienza".

SHOAH: VOLLI, PERDONARE? FORSE, DIMENTICARE MAI. È STATA PIÙ CHE INFERNO, QUEL GIORNO CHE A TRIESTE ANCHE IL PANE DIVENTÒ NERO

Roma, 24 Gennaio 2013. «La Shoah è stata più che un inferno: ha rappresentato la negazione dell'umanità. L'incapacità di coscienza». Enzio Volli, 91 anni il 9 febbraio, decano degli avvocati triestini e docente di Diritto marittimo, parla così dell'Olocausto. L'orrore di quella immane tragedia, spiega il rappresentante della comunità ebraica di Trieste, «non puo 'e non deve perdersi». Deve parlare all'oggi, «ai giovani soprattutto», perchè «non accada mai più nella storia». Di qui, sottolinea, l'importanza della 'Giornata della Memorià per le vittime della Shoah e delle persecuzioni nazifasciste, che sicelebra il 27 gennaio. «Ricordo mio padre Ugo -aggiunge- lo rivedo lì, quando parlò in occasione della posa della stele al cimitero ebraico di Trieste.
Disse: 'Perdonare? forse. Dimenticare maì. A Trieste, sottolinea, »c'era una comunità ebraica che contava 5.500 persone. Ne rastrellarono più di 600, dai lager tornarono solo in 20. Quel giorno nella mia città anche il pane diventò nero«. Il sangue innocente va ricordato: »C'è stato un sistema di morte che ha nutrito e vissuto il disprezzo per le idee degli altri e della vita umana. Per i nazisti -spiega il giurista- il diverso era lo scorpione da calpestare«. Domenica Volli sarà lì, come sempre. »Andrò alla Risiera di San Sabba -dice- e poi al cimitero ebraico, a deporre una pietra. Questa volta, però, non sulla tomba di mio padre ma davanti alla lapide che ricorda tutte le 600 vittime della Shoah. Guardo spesso quella pietra: ci sono i nomi di molti miei compagni di scuola, professori, persone che conoscevo e che non ho più visto. Lì scorre un mondo che è stato bruciato nei forni«.

SHOAH: SERVE RACCONTARE AI GIOVANI QUELLO CHE È ACCADUTO, RAZZISMO PRENDE NUOVI VOLTI.

Con lo sterminio degli ebrei, fa notare Volli, «hanno voluto uccidere una sapienza, ma è cominciata a cadere anche la civiltà del centro Europa, che dal punto di vista intellettuale rappresentava un grande laboratorio di pensiero. Mi sono sempre chiesto 'Perchè? Come è stato possibile? Dopo millenni di civiltà, come è potuta sparire la coscienza?' Impedire la libertà ha distrutto l'uomo. Se si dimentica il dialogo, si diventa predoni». «E questo -avverte- è il pericolo che lentamente vediamo risorgere, e che non è finito con le guerre balcaniche. Il razzismo si riaffaccia con volti nuovi, e va combattuto. Il nostro compito è ricordare a che punto si può arrivare quando si nega la consapevolezza dell'altro». «Ai giovani -conclude- occorre raccontare quello che è accaduto con la Shoah, mettendoli in guardia dal consumismo e dall'accettazione acritica delle cose. Va risvegliato il cittadino che non c'è. Il punto è questo. È tutto legato. È sempre tutto legato…». (Gkd/Ct/Adnkronos)

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