Scuola – Anief: sul Tfr lo Stato sbaglia e rischia grosso, rispetti la
Consulta e liberi i dipendenti dal balzello in busta paga del 2,5%.
Chi ci governa farebbe bene a decidere di restituire a tutti gli
assunti dopo il 2001 la trattenuta dallo stipendio per
l'accantonamento del Trattamento di fine rapporto.
A sostenerlo è l'associazione sindacale Anief, dopo che il proprio
studio legale ha confermato le gravi conseguenze che porterebbe alle
casse pubbliche la mancata applicazione della sentenza della Consulta
n. 223/12: la restituzione coatta da parte dei giudici potrebbe far
perdere allo Stato almeno 2 miliardi e mezzo di euro.
Almeno mezzo milioni di dipendenti e dirigenti scolastici possono
chiedere di farsi risarcire tutte le quote illegittimamente trattenute
per il Tfr dal mese di gennaio 2011, poiché da quella data la "voce"
stipendiale riguardante il trattamento di fine rapporto è stata posta
a carico esclusivo del datore di lavoro, che quindi nella scuola deve
accantonare l'intera quota del 6,91%. Una procedura, del resto, che
già è consuetudine tra i lavoratori privati, come previsto
dall'articolo 3 e dell'articolo 36 della Costituzione italiana. E
come, infine, appurato dal Tar della Calabria, attraverso la sentenza
n. 53/2012, che ha risarcito la categoria dei magistrati a cui
l'amministrazione aveva analogamente sottratto illecitamente una quota
stipendiale proprio al fine di accantonarla per il TFR.
Recentemente anche la Corte Costituzione ha confermato che nei
confronti di tutti i lavoratori, in virtù del D.P.C.M. del 20.12.1999,
a partire dal 1 gennaio 2001 passati dal regime di TFS al regime di
TFR, con la nuova aliquota del 6,91%, non si sarebbe mai dovuto
applicare "il contributo previdenziale obbligatorio nella misura del
2,5 per cento della base retributiva previsto dall'art. 11 della legge
8 marzo 1968 n. 152 e dall'art. 37 del DPR 1032/1973 n. 1032", come
statuito dal comma 2 dello stesso articolo 1 del decreto: lo Stato, ha
spiegato la Consulta, in quanto datore di lavoro, non può versare un
Tfr inferiore a quello di un'azienda privata. E poiché lo Stato ha
trattenuto dalla busta paga indebitamente questi soldi negli ultimi
dieci anni, è tenuto ora a restituirli.
L'appropriazione indebita di una parte degli stipendi, già tra i più
ridotti in Europa, riguarda anche i precari, che nel corso dell'ultimo
decennio in occasione del pagamento del trattamento di fine rapporto
riguardante le supplenze svolte si sono visti togliere ingiustamente
una parte della busta paga.
Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato alla gestione
del contenzioso nella Confedir, la partita finanziaria potenziale è
altissima: "ogni dipendente, di ruolo o precario, potrà infatti
rivendicare la restituzione di circa 500 euro annui, per un importo
totale medio individuale vicino attorno ai 5mila euro. Considerando
che il personale potenzialmente coinvolto, come possibili beneficiari,
è composto da almeno mezzo milione di dipendenti pubblici, la somma
che lo Stato potrebbe ritrovarsi a dover indennizzare non è molto
lontana dai 2 miliardi e mezzo di euro", ha concluso Pacifico.
Il primo passo, prima di intraprendere la via giudiziaria, riguarda
l'invio di una nuova diffida che il sindacato mette a disposizione
gratuitamente per i soci del sindacato confederale assunti dopo il
2001 o precari in regime di Tfr che lo richiederà.
Ai fini della corretta individuazione dell'importo di cui si chiede la
restituzione, si consiglia di verificare tutti i cedolini, mese per
mese, ricevuti nei dieci anni precedenti la data dell'invio della
diffida e di sommare gli importi presenti alla voce "Ritenute", OP. DI
PREV./TFR. Lo stesso modello nei prossimi giorni sarà fornito dalla
Confedir a tutti i dipendenti e ai dirigenti pubblici.
In caso di esito negativo, dopo i termini preventivati, ogni
interessato riceverà le istruzioni operative per ricorrere al giudice
del lavoro e recuperare le somme spettanti. Sarà possibile in quella
sede, richiedere contestualmente anche lo sblocco reale degli scatti
di anzianità e del contratto. Chi ha già inviato la diffida,
interrompendo così la data di prescrizione decennale del credito,
riceverà nei prossimi mesi le istruzioni per ricorrere. Chi intende
ricevere la diffida e le istruzioni operative per ricorrere, anche
contro il blocco del contratto, può scrivere a tfr@anief.net.
8 gennaio 2013

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