Reggio Calabria, 21 dicembre 2012
A Reggio e Catanzaro è caos per via della chiusura delle discariche di Pianopoli, Alli e Casignana
A Reggio e Catanzaro è caos per via della chiusura delle discariche di Pianopoli, Alli e Casignana
E gli ambientalisti chiedono l’avvio del dialogo tra istituzioni, associazioni ed esperti
Caos rifiuti, subito un tavolo di confronto
Ciafani: occorre replicare in Calabria il modello virtuoso dei “comuni ricicloni”
Falcone: basta con la logica nefasta della gestione emergenziale
Dominijanni: un decennio di fallimenti, si punti su differenziata e sensibilizzazione
È
ancora emergenza rifiuti. Alla vigilia delle festività natalizie, è
caos tra Reggio e Catanzaro, invase dalla spazzatura per via della
chiusura delle discariche che, fino ad oggi, hanno consentito di
rinviare la questione. Un nodo, quello dei rifiuti calabresi, sempre
rinviato e mai affrontato con la giusta attenzione e sistematicità di azioni e di interazioni istituzionali. «Un tema che va affrontato “di petto” – dichiara Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria – ma fuori dalla logica nefasta dell’emergenza che ha condotto la regione
sulla soglia del disastro ambientale. Come dimostrano i “Comuni
Ricicloni” d’Italia, la via della differenziata non è utopia, ma l’unica
vera strategia vincente in grado di risolvere e anzi trasformare in
opportunità la questione dei rifiuti».
A
un anno di distanza dalla crisi, altrettanto grave, dell’autunno 2011
si riapre dunque la questione discariche. Una questione mai seriamente
affrontata in Calabria. Pianopoli, Alli (in provincia di Catanzaro) e
Casignana (nella Locride) sono ormai al collasso né sono ipotizzabili
forzature in territori che, alla luce dei recenti scandali, hanno già
pagato un prezzo altissimo in termini di inquinamento ambientale e
necessiterebbero piuttosto di una seria bonifica. Mentre a Catanzaro ci
si prepara ad affrontare il nuovo anno con i cumuli di rifiuti a fare da
coreografia, a Reggio prosegue la crisi della raccolta, in relazione
alle difficoltà dell’impianto di Sambatello, a cui si aggiungerà quello
di Casignana fino al 31 dicembre. Una soluzione tampone voluta dal
Commissario delegato per l’emergenza rifiuti in Calabria proprio per
accelerare il ritorno alla “normalità” in riva allo Stretto. È chiaro
che il servizio di raccolta subisce un brusco rallentamento, azzerando i
progressi registrati nelle ultime settimane.
«Il sistema improntato negli ultimi dodici anni – dichiara Andrea Dominijanni,
vicepresidente di Legambiente Calabria – è inadatto a risolvere
l’emergenza e consentirne il definitivo superamento: non c’è stato un
piano di azioni diffuse, mirate a creare un circuito virtuoso per la
corretta gestione dei rifiuti, non c’è stata alcuna misura atta alla
riduzione a monte dei rifiuti prodotti né si è intervenuti a
sensibilizzare efficacemente, incentivare e monitorare la corretta
gestione dei rifiuti speciali e pericolosi. Mentre le misure mirate al
riciclo dei materiali provenienti dalle utenze domestiche sono rimaste
sporadiche e a breve termine, in alcuni casi, mentre in altri casi sono
rimaste sulla carta, con un dispendio di risorse che non ha generato
alcun miglioramento dei servizi, nè il raggiungimento degli obiettivi
fissati dalla normativa vigente. E l’esperienza fallimentare delle
società miste lo certifica».
«Il disastro dei rifiuti in Calabria è figlio del fallimento della politica - dichiara Stefano Ciafani,
vicepresidente nazionale di Legambiente – ma nulla è irrecuperabile
anche in situazioni di grave crisi. In Campania tanto per fare un
esempio i “comuni ricicloni” che nel 2011 avevano una raccolta
differenziata superiore al 60% sono stati ben 161. Per voltare pagina
definitivamente anche in Calabria si devono replicare le buone pratiche
gestionali di raccolta domiciliare in tutti i comuni sul modello di
quanto fatto ad esempio a Roccella Ionica. Lo stesso devono fare i
capoluoghi di provincia replicando quanto già fatto a Salerno, dove
grazie ad una raccolta domiciliare secco/umido per i suoi 140mila
abitanti la differenziata sfiora il 70%. Lo stesso è avvenuto per i
100mila abitanti di Andria in Puglia. Basta con le emergenze, i
commissariamenti, le mega discariche e la politica che fa finta di
nulla. Servono piani di raccolta differenziata porta a porta, impianti
di recupero dei rifiuti, a partire da quelli per la frazione organica
mediante digestione anaerobica, per minimizzare una volta per tutte lo
smaltimento dei rifiuti che ancora oggi la fa da padrone in Calabria».
Secondo Legambiente Calabria bisogna intervenire, e intervenire ora. «Riteniamo
che il confronto tra istituzioni, associazioni ed esperti sia utile
anche per porre in essere azioni in cui – aggiunge Dominijanni –
le eccellenze possano essere messe in rete, a confronto con le migliori
esperienze nazionali e internazionali, in un dialogo volto ad
individuare le soluzioni migliori nell’interesse dei cittadini e
dell’ambiente. Perché pensare globalmente, agire localmente, non è per
noi uno slogan ma una sfida vitale. Che non può essere ulteriormente
rinviata».

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