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Proposta Legge aperture Domenicali

Liberalizzazione orari commercio, Confesercenti: "Domenica sempre
aperto? Anche no"

Lanciata la campagna "Libera la Domenica"
per far tornare alle Regioni la potestà sulle aperture domenicali e festive.

E' stata avviata ufficialmente il 07 novembre 2012, presso la sede
Confesercenti Nazionale, in via Nazionale 60, a Roma, la campagna
'Libera la Domenica' promossa da Confesercenti con Federstrade ed il
sostegno della Cei, per la raccolta delle firme necessarie ad una
legge di iniziativa popolare che riconduca alla Regioni la potestà di
disciplinare le aperture domenicali, limitando gli eccessi introdotti
dalla liberalizzazione e garantendo la giusta concorrenza.

Un impegno il cui obiettivo non è quello di vietare aperture festive
e domenicali, ma di renderle compatibili con effettive esigenze
imprenditori e consumatori, ripristinando competenze, materia di
orari, alle Regioni".
"La libertà non serve senza la verità", ha sottolineato l'Arcivescovo
Giancarlo Maria Bregantini. Nel corso della conferenza stampa è
intervenuta anche Mina Giannandrea (presidente Federstrade) portando
le numerose testimonianze di imprenditori e lavoratori favorevoli alla
iniziativa.
L'iniziativa è finalizzata alla raccolta di firme per presentare in
PARLAMENTO una proposta di legge di iniziativa popolare (che non
decade a fine legislatura ma viene automaticamente ripresentata nella
nuova). Si tratta di una proposta di legge che non vuole vietare le
domeniche aperte ma punta a ripristinare le competenze delle Regioni
in modo tale da rendere le aperture meglio compatibili con le esigenze
degli imprenditori, dei loro lavoratori e delle famiglie.
Un'iniziativa condivisa anche da importanti Regioni, come Veneto,
Toscana, Piemonte , Emilia Romagna e di consiglieri regionale della
Calabria.
"Negli ultimi anni, Confesercenti ha denunciato 100mila imprese in meno.
Con le aperture domenicali – denunciavamo - non aumenteranno i
consumi, non aumenterà l'occupazione, non migliorerà il servizio; e
alle 100mila imprese già perse andranno aggiunte altre 80.000 che
chiuderanno nei prossimi 5 anni, con la conseguente scomparsa di circa
210 mila posti di lavoro. Questo si traduce in città sempre più vuote
e meno sicure, in minore servizio di vicinato, in maggiori difficoltà
per gli anziani.
In particolare il saldo negativo brucerà quasi 16 mila negozi di
abbigliamento, più di 5000 negozi di calzature, quasi 7000 negozi di
mobili ed elettrodomestici, circa 1500 panetterie, oltre 2000 negozi
di fiori e così via.
Gli effetti della crisi
La crisi nel 2012 continua a produrre effetti molto pesanti:
- Consumi delle famiglie: -2,2% (ma beni durevoli -8,1%, beni non
durevoli -2,6%)
- Vendite del commercio al dettaglio piccole superfici gennaio-agosto:
-2,7% (al netto inflazione -4,6%)
- Nati/mortalità commercio nei primi nove mesi del 2012: -3068 imprese
- Nati/mortalità imprese commercio al dettaglio dal 2008: -85000 imprese.

Dati che fanno temere la progressiva desertificazione delle città
italiane, nelle quali si sta assistendo alla scomparsa dei servizi
commerciali di vicinato, rendendole più vuote meno sicure.
Ad esempio Bolzano, Torino e Trento sono le città con meno esercizi
commerciali di frutta e verdura in rapporto alla popolazione:
all'incirca uno per 10 mila abitanti. Catanzaro, Trieste ed Aosta sono
i fanalini di coda nella vendita di giocattoli con un meno di un
negozio per 10 mila abitanti.
Viceversa, per le stesse tipologie, Genova, Cagliari, Napoli guidano
la testa della classifica ma con 10, 7,5 e 6,3 negozi di frutta e
verdura per 10 mila abitanti, mentre i negozi di fiori più numerosi
rispetto allo stesso numero di persone si trovano a Campobasso, Aosta,
Perugia ma ben sotto la soglia di 5 negozi. Ed ancora: ad Enna, fra
gli esercizi registrati, sono rimasti 3 negozi di frutta e verdura, ad
Oristano 4, 6 a Sondrio, Pistoia e Belluno. A Bolzano aprono la
serranda ogni giorno solo 4 negozi di carni, 6 a Lodi, 7 a Belluno, 8
a Sondrio. Pane: 2 soli negozi a Sondrio, 2 Frosinone, 3 ad Ascoli
Piceno, Verbano, Isernia e Campobasso, Oristano.
Del resto in Europa le normative presentano limitazioni ben precise:
in Germania le domeniche di apertura nell'anno sono 10, così come in
Francia, mentre in Olanda e in Spagna si arriva ad un massimo di 12.
Per ulteriori notizie ed informazioni visitare il sito
www.confeserecnti.it ; www.confesercenticalabria.it
Lì 10.11.2012
Il Presidente

Antonino Marcianò

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