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Papalia: "Si facciano le primarie del centrodestra"

Le primarie del centrosinistra rappresentano una tappa importante, che
ha effetti e ricadute su tutto l'arco partitico nazionale.
Non intendo "invadere il campo" altrui e, pertanto, lascio agli amici
del centrosinistra ogni analisi sull'esito del primo turno.
Alcuni punti fermi, tuttavia, sono chiari e lampanti:
1) Quattro milioni di italiani hanno scelto di partecipare ad uno
splendido gioco, democratico e partitico, dimostrando che il pur
imponente appeal esercitato dall'anti-politica grillina (o meglio
"anti-partitica") non ha valore assoluto.
2) Il centrosinistra italiano è più vivo che mai e propone un progetto
politico, abbandonando l'antiberlusconismo di professione che per
troppi anni ha unito correnti assolutamente eterogenee. Onore al
merito.
3) Il Sindaco Matteo Renzi ha fatto rete sui territori, indicando un
programma tutt'altro che retorico e facendo conoscere agli italiani le
difficoltà connesse col Governo di un Comune, compresi tagli ai
trasferimenti diretti e patto di stabilità (o patto "di stupidità").
Ma ha anche commesso alcuni errori gravi: come si fa a scegliere quale
proprio referente in Provincia di Reggio Calabria Demetrio Naccari
Carlizzi, che ha già avuto la propria occasione e l'ha fallita
miseramente?
Il successo delle primarie del centro-sinistra è reso ancora più
appariscente se paragonato alle dinamiche pidielline dell'ultimo anno,
caratterizzate da diatribe interne e un clima da resa dei conti.
L'impressione è che l'apparato sia già schierato con Angelino Alfano.
Ma pare che si sia pronti a dipendere ancora una volta dalla volontà
di Silvio Berlusconi, che un giorno predica la propria "non
intrusività" e l'indomani agisce da padre-padrone di un partito nato
sul predellino di un'auto blu. Un partito che regge ancora in Calabria
per merito del Governatore Scopelliti, ma che in quasi tutta la
nazione ha perso il contatto con la gente.
Vi è un "peccato originale" in questo splendido contenitore, che
andava riempito di contenuti. Abbiamo per troppo tempo seguito le
ideologie, sacrificando le idee. Lo "spettro del comunismo
mangia-bambini" non fa più paura a nessuno, tranne che a Berlusconi;
il complotto delle toghe rosse che perseguitano il Capo si rivela,
salvo che per alcune importanti eccezioni, una tesi non dimostrata e
non dimostrabile, di cui alla gente importa poco. Siamo passati dalla
rivoluzione liberale al libertinaggio impunito. Siamo diventati, di
fatto, terreno fertile per mille paradossi.
Il continuo indecisionismo di Berlusconi disorienta gli uomini e le
donne organici al movimento e, ancor di più, gli elettori. Ci
consentano di liberare le nostre energie, ad oggi compresse in un
contenitore evanescente e distante.
Occorre pensare con onestà intellettuale e dire che abbiamo accettato
di tutto, tacitamente e silenti, quasi convinti che la storia
personale di ognuno di noi potesse superare le grandi contraddizioni
di Berlusconi. Abbiamo inequivocabilmente sbagliato a difendere il
leader ad oltranza, spacciando come granitiche convinzioni le fragili
giustificazioni del Capo.
Se partiamo dall'autocritica e continuiamo a confrontarci con la gente
e fra la gente, il ragionamento formattatore acquista valore. Se
invece torneremo mansueti, avremo solo perso un'ulteriore occasione
per fare l'interesse di un'intera area moderata, che cerca ancora una
propria identità. Quella stessa area che per protesta si rifugia in
Grillo o in Renzi.
E allora ripartiamo da noi, dalle nostre idee, da un progetto per
l'Italia, senza cedere ai richiami di Montezemolo, Giannino e soci,
che a mio avviso rappresentano tante scialuppe in mare, ma non un
cantiere per costruire una nave.
Ripartiamo da un centro-destra garantista, ma che non consenta ad
alcuno di sfuggire alle proprie responsabilità civili, penali ed
amministrative; da un centro-destra che crede nell'Italia produttiva,
senza trascurare le donne, i lavoratori ed i pensionati; da un
centro-destra liberale ma rigorosamente morale ed etico; dalle
esigenze primarie della gente, senza perdere tempo a discutere di
beghe partitiche; da una legge elettorale che consenta ai cittadini di
scegliere il proprio parlamentare; da una giustizia civile snella che
non sia da ostacolo agli investimenti internazionali; dalla
Costituzione Repubblicana; dagli enti locali, che spesso si sentono
abbandonati dai tavoli romani; dall'Europa, lottando per eliminare il
deficit democratico; dalla cultura, dalla istruzione pubblica, dalla
ricerca; dalla green-economy.
Il centro-destra che immagino o sarà così, o non sarà.
E a prescindere dal risultato elettorale della prossima primavera, si
facciano le primarie del centro-destra. Se dovesse essere un
fallimento dal punto di vista della partecipazione, sarà comunque un
motivo in più per riflettere. Sia questa l'occasione per cominciare a
ricostruire, con il sorriso, un'area moderata migliore, che stia con
un piede nel passato più nobile e lo sguardo dritto nel futuro.
Palmi, 27 novembre 2012
Il Consigliere Comunale PDL
Avv. Antonio Papalia

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