Il video con le intercettazioni.
In data 21 novembre 2012, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, del Gruppo Tutela del Lavoro di Napoli, del Nucleo Antifrodi di Salerno e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Palmi hanno dato esecuzione ad un provvedimento di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere (sette persone) e degli arresti domiciliari (una persona), emesso dal GIP del Tribunale di Palmi, dott. Paolo RAMONDINO, nei confronti di 8 persone[1], ritenute responsabili di associazione per delinquere (art. 416, co. 1 e 2, c.p.) finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro il patrimonio e la fede pubblica ed in particolare:
-
truffe ai danni dell’INPS
attraverso la fittizia instaurazione di rapporti di bracciantato agricolo (artt. 110,
112. n. 1, 640, comma 1 e 2, n. 1, c.p.);
-
truffe ai danni dell’Unione
Europea e dell’AGEA, volte alla indebita percezione di contributi comunitari e
regionali (artt. 81 cpv., 110, 640 bis,
c.p.);
-
reati contro la fede
pubblica, attraverso la stipula di fittizi contratti di affitto o comodato di
fondi rustici, contraffacendo la firma di ignari proprietari terrieri ovvero
contraffacendo la firma di proprietari già deceduti all’atto della stipula del
contratto, ovvero ancora contraffacendo la firma di funzionari pubblici e il
timbro di uffici comunali per far risultare come autenticate le firme apposte
dai proprietari terrieri (artt. 81, 110,
483, 61 n. 2 c.p.);
-
reati di abusivo
trattamento di dati riservati (artt. 61,
n. 2, 81 cpv., 110 c.p., 167 D. Lgs. n. 196 del 2003).
Quella di oggi rappresenta una
tappa significativa dell’attività investigativa di più ampio respiro che la
Procura della Repubblica di Palmi sta conducendo, sotto il diretto coordinamento
del Procuratore Giuseppe CREAZZO, in
ordine ai plurimi versanti di rilevanza penale delle condotte illecite connesse
al diffuso fenomeno del bracciantato fittizio: la truffa per la erogazione dei
contributi in agricoltura; il voto di scambio o corruzione elettorale; il favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina.
Il
provvedimento cautelare è scaturito al termine di un’attività investigativa,
articolata e complessa; che si è nutrita ed alimentata dall’apporto delle
competenze tecniche dei reparti specializzati dei Carabinieri del Comando
Gruppo Tutela Lavoro di Napoli e del Comando NAC (Nucleo Antifrodi Carabinieri)
di Salerno, oltre che del lavoro dei reparti territoriali del Comando
Provinciale di Reggio Calabria e della Sezione di Polizia giudiziaria della
Procura di Palmi, coordinati dai Sostituti
Procuratori, Antonio D’Amato e
Giulia Pantano, della Procura di
Palmi. All’esito dei preliminari accertamenti, si acquisivano elementi tali
da far ritenere che si trattava di aziende agricole inesistenti, prive della
disponibilità di terreni agricoli, che reclutavano ed assumevano fittiziamente
e solamente sulla carta numerosi braccianti agricoli. I successivi
approfondimenti investigativi hanno consentito, anche attraverso l’acquisizione
di copiosa documentazione, analizzata in maniera certosina, di documentare
l’esistenza di un consolidato e collaudato sistema truffaldino relativo a
numerose assunzioni fittizie di braccianti agricoli, che faceva capo ad una ben
articolata organizzazione criminale, dotata di una stabile struttura e composta
da una pluralità di soggetti, ognuno dei quali con un proprio ruolo. I
braccianti agricoli, beneficiati dalla virtuale assunzione, “compravano” le
giornate di lavoro e conseguentemente i relativi benefici previdenziali,
assistenziali e pensionistici, versando una “tangente” in denaro sia a coloro i
quali avevano favorito tale assunzione, sia al datore di lavoro, corrispondente
in linea di massima all’importo che avrebbero dovuto percepire come indennità
di disoccupazione agricola l’anno successivo alla fittizia assunzione.
L’illecito guadagno per i finti braccianti consisteva nell’acquisizione dei
diritti pensionistici.
Nel corso
dell’attività investigativa, che si è avvalsa anche di una serie di
dichiarazioni fornite da uno degli indagati (ritenuto uno dei capi e promotore
del sodalizio criminoso de quo), il
quale ha deciso di collaborare con l’Autorità Giudiziaria, sono stati acquisiti
importanti riscontri circa le condotte truffaldine degli indagati. Nel corso
delle intercettazioni, telefoniche ed ambientali, infatti, gli indagati
parlavano senza mezzi termini di “segnare
le giornate” o “mettere le giornate”
e, in alcuni casi, i falsi braccianti agricoli confessavano apertamente di non
conoscere né le generalità del proprio datore di lavoro, né l’ubicazione dei
terreni dove avrebbero dovuto prestare la propria attività lavorativa.
L’attività
investigativa si è arricchita di servizi di osservazione e pedinamento, coevi
alla effettuazione di intercettazione telefonica ed ambientale, nel corso dei
quali sono state documentati con appositi filmati alcuni episodi di dazioni di
denaro erogate dai fittizi braccianti ai soggetti in grado di farli assumere
fittiziamente.
L’odierna
operazione ha ricostruito l’organizzazione di un’associazione per delinquere
per il reclutamento e l’assunzione stagionale di falsi braccianti agricoli,
utilizzati da aziende fittizie, perché prive dei terreni agricoli, per
intascare indebitamente contributi previdenziali INPS e Comunitari per un
ammontare di oltre 2.500.000 euro.
In definitiva, le somme erogate dall’INPS, in parte prevalente, e quelle
erogate dall’AGEA, in parte minore, venivano divise tra i falsi lavoratori e
gli organizzatori della truffa in cui hanno avuto parte anche funzionari
pubblici e diversi professionisti, ognuno con compiti e ruoli ben definiti. Era
a cura, ad esempio, dei due indagati D. S. e L. L. (coadiuvati dalle
due collaboratrici ANSELMO Francesca
e MORANO Vanessa) di effettuare la
“denuncia” ai competenti uffici dell’INPS di Reggio Calabria della
instaurazione di fittizi rapporti di lavoro in agricoltura (da cui poi avevano
origine le prestazioni assistenziali e previdenziali a carico dell’INPS). Gli
stessi si occupavano di gestire le aziende disposte ad assumere manodopera
agricola fittizia. La ANSELMO, in
particolare, forniva i dati dei terreni da inserire nei contratti di affitto,
reclutando inoltre parte delle persone da assumere. Avvalendosi poi delle
proprie credenziali di commercialista abilitata, effettuava in prima persona,
presso il CAF-UIL di Cittanova, le assunzioni per conto delle fittizie aziende
agricole, sia dei propri familiari, sia di terzi ed ella stessa si faceva
assumere, fittiziamente, in qualità di bracciante agricola. È emerso che due
dottori commercialisti mettevano a disposizione di no degli indagati i propri
codici di accesso ai sistemi informatici e telematici, utilizzati per accedere
ai portali dell’INPS e del Ministero del Lavoro, attraverso i quali veniva
costituita formalmente la fittizia azienda agricola e venivano inseriti i
nominativi dei falsi braccianti da assumere. C’era chi poi, come M.F. (indagato deceduto nelle more
dell’adozione del provvedimento restrittivo), il quale aveva il compito di
reclutare e segnalare all’organizzazione i lavoratori da assumere
fittiziamente. Analogo compito era svolto dalla rappresentante del patronato
CGIL di Cittanova, GALLUCCIO Rosangela,
che reclutava e segnalava i lavoratori a fronte della promessa di pagamento di
consistenti somme di denaro (2.000 Euro a persona), da parte dei braccianti
agricoli fittiziamente assunti. Ruolo determinante era altresì ricoperto dai
titolari effettivi o di fatto delle aziende agricole - CORSO Arturo, SIBIO Giuseppe,
VALENZISI Angelo, PEPÈ Salvatore e FRISINA Vincenzo - che provvedevano al reclutamento e alla
segnalazione delle persone disposte a figurare fittiziamente come avventizi
assunti nel settore del bracciantato agricolo, potendo contare sulla falsa
rappresentazione all’INPS di disponibilità di terreni, in realtà inesistenti. È
la truffa delle aziende agricole “senza terra”, per realizzare la quale
occorreva - è stato dimostrato - procedere alla contraffazione di firme di
proprietari terrieri in calce a contratti di affitto di fondi rustici ovvero di
acquisto di frutti pendenti.
Nel corso
dell’operazione, in cui sono stati impegnati oltre 80 Carabinieri, sono stati
sequestrati numerosi documenti e computers che saranno esaminati per
riscontrare altre ipotesi di truffa. Al termine delle attività, gli arrestati
sono stati associati presso la Casa Circondariale di Palmi (per gli indagati
destinatari di OCC) e presso le abitazioni di residenza (per gli indagati
destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari).
Occorre, infine, considerare come gli arresti di oggi si
inseriscano in un‘attività
investigativa più ampia che la Procura della Repubblica di Palmi sta conducendo
in ordine ai diversi risvolti del diffuso fenomeno del bracciantato fittizio,
venendo in considerazione non solo il profilo della truffa e del conseguente
danno erariale, per svariati milioni di euro, arrecato all’INPS, ma anche altri
profili di rilevanza penale oggetto di altri procedimenti per i quali è già
stata esercitata l’azione penale, quali:
-
la truffa per la erogazione
dei contributi in agricoltura, che fonda sul medesimo meccanismo artificioso e
raggirante, sia pure con diverso oggetto materiale del reato, poiché incidente
sui contributi comunitari e regionali, circostanza che consente di sussumere la
condotta nella diversa fattispecie di cui all’art. 640-bis c.p.;
-
il voto di scambio o corruzione elettorale (previsto
dall’art. 86 DPR 570/60, c.d. Testo Unico legge elettorale comunale e
provinciale), che nell’ambito di altre indagini, ora approdate alla fase
dell’udienza preliminare, hanno consentito di chiedere il rinvio a giudizio di
esponenti politici ricoprenti cariche elettive, che, in cambio della promessa
(o dell’assunzione) di fittizi rapporti di bracciantato agricolo, hanno ottenuto
il voto o la promessa di voto in occasione della campagna elettorale;
-
il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In
altre indagini, pure collegate a questa, è stato disvelato il diffuso fenomeno
di imprenditori agricoli disposti a far entrare in Italia immigrati dai paesi
extra Unione Europea, sulla base di un permesso di soggiorno, ottenuto mediante
la falsa rappresentazione della loro futura regolarizzazione contrattuale alle
dipendenze dell’azienda agricola; regolarizzazione, che, tuttavia, non avveniva
mai. Epperò, per effetto del nulla osta e del successivo visto di ingresso, il
cittadino extracomunitario è riuscito a fare ingresso in Italia e a rimanervi,
in maniera illegittima, per effetto della mancata stipula successiva del
contratto di lavoro. Si è scoperto, paradossalmente, che i medesimi
imprenditori, apparentemente disposti ad assumere manovalanza straniera extra
comunitaria, hanno formalmente assunto come stagionali braccianti italiani, poi
risultati fittizi, avendo fatto lavorare solo extra comunitari, non
regolarizzati e pagati al nero (indagine migrantes).
Palmi,
21 novembre 2012.
CORSO Arturo, nato a Reggio Calabria il 13.06.1964;
FRISINA Vincenzo, nato a Oppido Mamertina (RC) il 22.07.1975;
GALLUCCIO Rosangela, nata a Cittanova (RC) il 03.04.1961;
MORANO Vanessa, nata a Polistena (RC) il 25.11.1978;
PEPÈ Salvatore, nato a Giffone (RC) il 16.05.1961;
SIBIO Giuseppe, nato a Giffone (RC) il 16.03.1980;
VALENZISI Angelo, nato a Giffone (RC) il 28.09.1972.








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