Torino 2 novembre 2012 - Signore e Signori ossequi, stasera vi
racconterò un episodio un po' particolare che mi è capitato qualche sera
fa sul social network. Un episodio che ha toccato la sfera emotiva
della mia persona ma indirettamente ha toccato anche voi, tanti di voi,
che sommati sareste migliaia.
L'oggetto di discussione è la Reggina, ma partiamo dagli
interlocutori, io da una parte, un noto giornalista della carta stampata
dall'altra.
Dopo la sconfitta della Reggina sul campo della
Juve Stabia scrivo sulla mia pagina di Facebook che Fabio Caserta è un
campione sia dentro che fuori dal campo e che per incompetenza
calcistica la società Reggina Calcio S.p.A. non si è mai accorta di lui
nonostante abitasse a 30 chilometri dalla città di Reggio Calabria.
Come ben sapete, dopo ogni messaggio si susseguono i commenti degli
amici o presunti tali, ognuno con la propria opinione che ho sempre
cercato di rispettare, non mi aspettavo però, di subire un commento
sproporzionato da una persona che occupa un gradino sociale abbastanza
elevato e che scrive per tante testate giornalistiche della provincia di
Reggio Calabria.
Mister x mi ha risposto dicendomi che la Reggina non è la mia
squadra ( per dirla tutta ci ho anche giocato ), che non mi compete non
essendo di Reggio città, che dovrei parlare di Juve, Inter, Napoli e
compagnia bella.
Gli rispondo in maniera educata, come sempre, com'è nel mio stile,
gli scrivo che la Reggina è di tutti, la Reggina è di chi la tifa, gli
scrivo che una persona del suo calibro non può avere una chiusura
mentale tale da separare i tifosi amaranto tra cittadini che abitano in
città e cittadini che abitano in provincia.
Sarebbe poco intelligente pensare questo, come se i tifosi della
Juventus devono essere solo di Torino o quelli del Milan solo di Milano,
un po' assurdo come concetto direi.
Mister x con le sue
parole ha offeso un po' tutti, sia gli abitanti della provincia di
Reggio Calabria che da anni seguono la Reggina in casa e fuori, sia i
cittadini di Reggio Calabria, quelli veri, che non fanno distinzioni tra
tifosi di paese o tifosi di città.
La Reggina ha avuto da sempre una carovana di supporters che
insieme hanno fatto la storia del tifo amaranto, persone unite da un
solo colore, una sola passione, una sola fede, persone provenienti da
ogni parte d'Italia, e l'intelligenza vuole che un tifoso non si
identifichi dalla zona di provenienza, ma dalla passione che porta nel
cuore.
Il senso di appartenenza lo si acquista credendo in un qualcosa di
comune, non per meriti acquisiti alla nascita e trascritti sulla carta
d'identità.
Il mio messaggio non è un segnale d'allarme per
carità, non esiste nessun campanilismo, ritengo sia stato un episodio
isolato che merita tanta indifferenza, al contempo però, spero che
personaggi pubblici che occupano vetrine importanti nella società,
usassero la testa prima di esporre il proprio pensiero in maniera così
fuorviante.

Rosario Ligato



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