Editors Choice

3/recent/post-list

L'ECCIDIO GRECO E IL FALSO MITO DEL RITORNO ALLE IDENTITA' NAZIONALI

L’ECCIDIO GRECO E IL FALSO MITO DEL RITORNO ALLE IDENTITA’ NAZIONALI


Piange il cuore nel pensare alle sofferenze del popolo greco. Ieri, un parlamento di criminali ha approvato, grazie ad una maggioranza risicata,  alcune misure indegne destinate a generare nuova povertà e sofferenza (clicca per leggere http://www.lastampa.it/2012/11/08/economia/la-grecia-dice-si-al-piano-di-austerity-atene-s-infiamma-siamo-alla-fame-JoWugl9XnHi0EHdM0FyWRP/pagina.html). Da anni la Grecia è in piena recessione, piegata e umiliata da continui tagli alla spesa pubblica che alimentano una spirale perversa e inarrestabile. La crisi “impone” l’adozione di  misure di austerità che, peggiorando scientificamente il quadro, consigliano in prospettiva di adottare riforme ancora più austere e rigorose. Si tratta di uno schema sadico e sapiente che non avrà mai fine. Fino a quando non sarà definitivamente prosciugata qualsiasi parvenza di benessere sociale in capo al popolo ellenico, i sacrifici non finiranno. Per usare una metafora abusata, potremmo ricorrere all’immagine del famoso cane che si morde la coda. I greci, e in misura meno drammatica tutti i cittadini d’Europa, vengono continuamente raggirati. “I sacrifici”, dicono mentendo sapendo di mentire, “servono per risanare e ripartire”.

Le bugie si rincorrono e la situazione continua a peggiorare inesorabilmente. Nessuno, neppure di fronte all’evidenza empirica, riconosce che l’austerità non ha fatto altro che aggravare terribilmente il quadro economico della Grecia. Sono in mala fede. Sanno benissimo che le politiche del “rigore” abbattono la produzione e i consumi, favorendo contestualmente la crescita esponenziale della disoccupazione. Ma proprio questo è il risultato che vogliono realizzare senza poterlo ammettere. Siamo di fronte al più grande genocidio storico dai tempi del nazismo, sterminio in guanti bianchi mascherato a fatica dietro le sembianze irreali di una crisi economica congiunturale. Piazza Syntagma, ieri come nel febbraio scorso, è di nuovo simbolo di una nuova resistenza di popolo contro la barbarie delle oligarchie tecnocratiche. Da Papademos, il Monti greco, a Samaras nulla è cambiato. Le scelte di indirizzo politico, in Grecia come in Italia, appartengono solo formalmente ai rappresentanti eletti dal popolo non più sovrano.

La Troika comanda, i burattini ubbidiscono. Nel giugno scorso, votando un bandito come Antonis Samaras, leader del partito conservatore Nea Demokratia, già sostenitore dello sciagurato governo tecnico presieduto da Papademos, i greci hanno fornito agli aguzzini la corda buona per impiccarli. Uno scenario ovvio e ampiamente prevedibile (clicca per leggere http://www.ilmoralista.it/2012/06/17/elezioni-in-grecia-vince-la-paura-autolesionista/). Egoisticamente verrebbe da dire: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Ma noi italiani non possiamo dirlo. Siamo infatti pronti a ripetere gli stessi identici tragici errori che oggi condannano la Patria di Platone alla fame e alla disperazione. Il Pd, principale responsabile dell’arrivo al potere di Monti (fratello maggiore del greco Papademos), è in testa nei sondaggi. La Grecia indica la via, noi seguiamo a ruota. Di questo passo rischia di avverarsi presto la lugubre previsione dell’economista Nouriel Roubini che immagina il rapido esplodere di violenze indiscriminate condite da pubbliche esecuzioni (clicca per leggerehttp://pasquinoweb.wordpress.com/2012/07/10/2013-banchieri-impiccati/). I nazisti di Alba Dorata, non a caso,  godono oggi di un consenso elettorale esteso e preoccupante che rende in prospettiva realistica qualsiasi inumana degenerazione nel cuore della “civilissima” Europa. Chi pensa, però, che la soluzione consista nel ritorno alle vecchie valute nazionali sbaglia analisi e strategia. E’ falso pensare che l’attuale abominio neoschiavista sia opera di una nazione cattiva, la Germania, desiderosa di annientare i popoli mediterranei.

La Germania è solo testa d’ariete di un progetto lontanissimo dalle vecchie tradizionali atmosfere ultranazionalistiche proprie del novecento. Il piano di cinesizzazione dell’Europa è maturato, attuato e perseguito, all’interno di consessi massonici reazionari per loro natura intrinseca cosmopoliti e internazionali. Non stupisce infatti la notizia che “perfino la Germania” comincia ad avvertire i segni della crisi (clicca per leggerehttp://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=487) . Le classi medie e proletarie tedesche, infatti, al pari delle altre ma con tempi maggiormente dilatati, devono essere comunque disarticolate  e umiliate. Non sarà la vecchia appartenenza nazionale  a salvare il metalmeccanico di Berlino, quello di Amsterdam o quello di Helsinki. Siamo di fronte ad un piano pan-europeo dal sapore neofeudale che intende modificare la struttura sociale del Vecchio Continente. Chi crede, perciò, di reagire al crimine rintanandosi all’interno dei vecchi confini, o è incapace di leggere gli eventi, o è in malafede. Siamo tutti nel mirino. E solo una rinnovata solidarietà tra i diversi popoli finiti nel tritacarne degli euro-mostri offre una concreta prospettiva di speranza e reale cambiamento

Francesco Toscano

Posta un commento

0 Commenti