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Il fanalino di coda Brancaleone affronta in trasferta la capolista Nuova Gioiese e recrimina sull'ingiusta sconfitta interna col Bocale

Intanto mister Rocco Brando passa dall’osanna al crucifige, dopo i trionfi e l’ingresso dalla porta principale nella Storia del calcio calabrese e del Brancaleone. L’eroe di mille battaglie è andato al divorzio…male necessario. Il nuovo mister Valerio Sgrò, ha già esordito (male) in panchina ed in Eccellenza
BRANCALEONE-BOCALE 0-1, ‘MORS TUA VITA MEA’, MA LA SQUADRA DI CARLO GALLETTA ANCORA VIVA E VEGETA, INTENDE ABBANDONARE LO SCOMODO POSTO DI FANALINO DI CODA E RISALIRE LA CHINA, IL PIÙ PRESTO POSSIBILE. A COMINCIARE DALLA TRASFERTA, IN CASA DELLA CAPOLISTA NUOVA GIOIESE

Capitan Gianni Galletta recrimina:” La squadra gira, ma non riesce a fare risultato. Sono convinto, che questa iella, prima o poi dovrà finire. Anche perché, siamo un gruppo unito e compatto, che gioca al pallone
Domenico Salvatore






BRANCALEONE (Reggio Calabria) - Per chi suona la campana? C’era una volta Speedy Gonzales! Non ci è piaciuta l’uscita di scena dell’eroe di cotanti successi, mister Rocco Brando; oramai un ex di lusso. Caduto a Roncisvalle. Non suonerà più l’Olifante? Non sguainerà la Durlindana? Un divorzio clamoroso e frastornante, dopo tanti anni di trionfi, in giro per la Calabria, nient’affatto inevitabile. Manca solo, la musichetta di “Per un pugno di dollari” del mitico Ennnio Morricone, in sottofondo; e la risata misteriosa di Joe (Clint Eastwood), un solitario pistolero, che arriva a San Miguel…. Ma questo, è un altro paio di maniche. Non condividiamo in sostanza, le sue dimissioni; non ora. Per dare una scossa “elettrica” alla squadra? Non ne aveva bisogno, sibilano gli hooligans e gli skin-heads al Bar Sport sotto il balcone di Cesare Pavese; o, sotto le palme, più alte della Torri Petronas. Vedremo! Il trainer-giocatore leoncino, ha contribuito per la sua parte di competenza, sudando sette camicie e superando le dodici fatiche di Ercole, al raggiungimento di questa prestigiosa meta. L’Eccellenza, è considerata, a giusta ragione, la serie A, del calcio dilettantistico calabrese. I Campi Elisi, della pelota bruzia. Mai, prima d’ora il Brancaleone era riuscito a tagliare  un traguardo così esaltante. Sia pure, con allenatori degni di nota. Senza per questo, togliere nulla al patron buon’anima Enzo Galletta, giocatore, capitano (allenatore in campo) e presidente, prematuramente scomparso; a cui è stato intitolato lo stadio. Non sarebbe male,  mettere il suo nome, pure sopra una strada o sul muro di una scuola. Enzo Galletta, figura nobile e popolare, ha onorato la cittadina per tutta la sua vita con i successi gloriosi del blasonato Brancaleone. Con il ritorno d’immagine sul sociale,  e le ricadute  sul piano turistico, politico e culturale. Da giocatore, da capitano e da presidente; ma anche da commercialista e da amministratore. Se potessimo strappare il verso al Premio Nobel, Giosuè Carducci, diremmo…”Sette paia di scarpe ho consumate/Di tutto ferro per te ritrovare/:Sette verghe di ferro ho logorate/Per appoggiarmi nel fatale andare:/Sette fiasche di lacrime ho colmate,/Sette lunghi anni, di lacrime amare:/Tu dormi a le mie grida disperate,/E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare./…”

Un benemerito ed un beniamino di Brancaleone. Tanto per dare a Cesare, ciò che è di Cesare. Questa è la nostra opinione. Non pretendiamo che sia spacciata per verità assoluta. La coppia Galletta-Brando, con i loro sacrifici economici, fisici, morali e spirituali, con il loro fulgido esempio di abnegazione, di dedizione, se non di volontariato, non solo hanno centrato obiettivi proibitivi, ma al tempo stesso, hanno dimostrato, come lavorando in simbiosi e sinergia, si possa arrivare in alto; senza spiccare voli pindarici; senza strombazzare ai quattro venti con squilli di fanfara o peggio fare baccano, caciara e baldoria, con rulli di tamburo. Ci vengono in mente i versi immortali del leggendario Alessandro Manzoni…“Ei fu. Siccome immobile,/dato il mortal sospiro,/stette la spoglia immemore/orba di tanto spiro,/così percossa, attonita/la terra al nunzio sta,/muta pensando all'ultima/ora dell'uom fatale;/né sa quando una simile/orma di piè mortale/la sua cruenta polvere/a calpestar verrà./Lui folgorante in solio/vide il mio genio e tacque;/quando, con vece assidua,/cadde, risorse e giacque,/di mille voci al sònito/mista la sua non ha:/vergin di servo encomio/e di codardo oltraggio,/sorge or commosso al sùbito/sparir di tanto raggio;/e scioglie all'urna un cantico/che forse non morrà./…”

Vero è, che nel gioco del calcio, non si viva di allori, né di rango. L’aggiornamento costante, l’intelligente ricambio generazionale, il soffice passaggio di consegne, sono il vero segreto del successo; comunque, per rimanere a galla, in attesa dei tempi migliori. La gratitudine, è un optional. La riconoscenza, un bon ton facoltativo. Il ‘tritacarne’, continua asettico ed impersonale, a ‘macinare’ presidenti, allenatori, giocatori, tifosi, dirigenti, amministratori e così via. Avanti un altro! Monolitico, granitico e tetragono, nel suo meccanismo perenne e fatale. Sulla panchina del Brancaleone, frattanto è spiovuto, se non arrivato, un altro allenatore. Sotto a chi tocca. La legge del calcio, lo impone; il regolamento e lo statuto, anche. Hodie mihi, cras tibi fortuna favet. Valerio Sgrò, non ha bisogno alcuno di presentazioni. Chi mastichi pallone e s’intenda di calcio, conosce bene il personaggio di Melito Porto Salvo, “Tarzan” della prima Melitese e di tante altre formazioni, catapultato sulla panchina rossoblù. Ha conseguito il brevetto di allenatore presso la ‘Coverciano’ calabrese. Si è cimentato con successo, anche nelle vesti di arbitro federale. Il Batman melitese, ha vinto tante battaglie anche lui. Insomma un uomo di sport esperto e di lungo corso. Ma ora, dovrà togliere le castagne dal fuoco con la zampa di gatto. Impresa tutt’altro che facile. Sebbene il fanalino di coda,  riferiscono le cronache e ribadisce capitan Galletta, non sia in crisi di gioco, ma di risultati.

Qualche partita è andata a patrasso, per colpa dell’arbitro, se non del guardalinee, che non ha saputo dare le giusta valutazione ad episodi determinanti, agli affetti del risultato. Qualche altra è stata regalata su un piatto d’argento da difensori distratti ed allegri. A parte le ammonizioni e le squalifiche sans façon. Per una squadra che lotta per salvarsi, sono determinanti. Qualche altra è andata a babboriveggioli, per goal clamorosamente falliti. Ma quella subìta in casa contro i cugini del Bocale è ingiusta ed immeritata. I leoncini, hanno arrembato invano, come i pirati dell’Isola del tesoro, arringati da Long John Silver. L’uomoragno Leonardi, ci ha messo una pezza, su diverse ‘ciabattate’. Ferraro, Macrì, Morabito, Arcudi, Battaglia e Ielo  costituiscono una retroguardia di sicura affidabilità. Certamente, non una difesa colabrodo o peggio ‘materasso’. Il golletto, che ha fatto rimanere i locali con il classico pugno di mosche in mano è arrivato in maniera rocambolesca. Nonostante la debacle, i ‘campesinos ed i peones’, sono rimasti lì, sulla balaustra a tifare; impettiti come capitan Achab, sul Pequod; con l’arpione in mano, in atteso del passaggio di Moby Dick.

La trasferta di Gioia Tauro, non è l’ideale per guarire il mal d’attacco, ma il Brancaleone, non si può permettere il lusso di fare spallucce. I “gigliati” di Ferdinando Rombolà non sottovalutano mai nessuno ed hanno rispetto per tutti; e fanno bene a ricordarsene, perché…memoria minuitur nisi eam exerceas. Il trainer ‘viola’, Mario Dal Torrione, non gradisce scherzi da prete. Il Brancaleone è vivo o morto? "Vorrei sapere da lor signori", disse la Fata, rivolgendosi ai tre medici, riuniti intorno al letto di Pinocchio, "vorrei sapere da lor signori, se questo disgraziato burattino, sia morto o vivo!..."A quest'invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand'ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:"A mio credere, il burattino è bell'e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro, che è sempre vivo!". "Mi dispiace, disse la Civetta, di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero!". "E lei, non dice nulla?" domandò la Fata al Grillo-parlante."Io dico, che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto.“

In casa bocaliana, si commenta in maniera diversa. Giullemani dalla vittoria.  A loro dire, frutto di una gara accorta, prudente, intelligente e se si voglia ‘fortunata’, ma niente furti. Il compenso di altre gare perse in maniera incredibile? Leonardi, Festa e Ricciardi Cogliandro, Sinicropi e Bianche, non sono certo una retroguardia di dilettanti allo sbaraglio. Tuttavia quindici reti al passivo sono eccessive. Piuttosto preoccupa l’attacco anemico. Solo undici reti all’attivo. Mister Pedro Pablo Pasculli, subentrato al dimissionario Peppe Carella, sta lavorando ad un suo progetto. Intanto con questa vittoria, per giunta fuori casa, il Bocale, che ha dovuto affrontare i suoi ‘Don Rodrigo’ e ‘monatti’ vari, se non carneadi e dottori azzeccagarbugli, si porta a soli due punti dall’ampia zona play-off. Farà bene tuttavia, a tenere un occhio aperto e l’altro pure. La buccia di banana è sempre dietro l’angolo. Il Guardavalle, prossimo avversario, è un osso duro, ma la formazione reggina, non desisterà; anzi, ci proverà a conquistare l’intera posta in palio. Domenico Salvatore

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