Tra i beni sequestrati anche le quote societarie di due noti alberghi della zona. L'indagine odierna , è la prosecuzione di quella denominata 'Reggio nord' dell'ottobre 2011. In quella occasione vennero eseguite misure cautelari nei confronti di 14 indagati ritenuti vicini alle cosche Tegano, Condello, Libri. Ne ha beneficiato pure la latitanza di Domenico Condello, inteso "Micu u Pacciu". Nel mirino delle forze di polizia, un tesoretto, che sfiora i 300 milioni di euri, accumulato illecitamente da due noti imprenditori reggini: Pasquale Rappoccio, 56 anni, rappresentante dell'impresa Medinex per la fornitura di medicinal, condannato, il 6 ottobre scorso, ad un anno e quattro mesi di reclusione dal Tribunale di Locri per presunti illeciti in alcuni appalti da parte dell'Azienda sanitaria di Locri; detenuto a Palmi, deve la sua notorietà allo sport; per anni è stato presidente della squadra di volley femminile che militava in A1 e della Viola; ma il suo interesse prevalente è la fornitura di materiali ed attrezzature sanitarie, senza disdegnare tuttavia incursioni nei settori immobiliare, alberghiero e ricreativo. e Pietro Siclari, 65 anni, detenuto a Reggio Calabria, imprenditore nei settori edilizio, immobiliare ed alberghiero, gestore anche del famoso locale alla moda "Il Limoneto", grazie, secondo la Dda di Reggio Calabria, ai forti legami intrattenuti con le famiglie mafiose dei Condello, dei Tegano e dei Libri. Decine di appartamenti, terreni e garage, quote societarie e conti correnti, tra le quali quelle di due noti alberghi di Villa San Giovanni:il Grand Hotel de la Ville e il Plaza,.
REGGIO CALABRIA, TRE COLONNELLI CONTRO LA 'NDRANGHETA, SEQUESTRATO IL "TESORETTO" DI DUE IMPRENDITORI COLLUSI CON LA 'GRAMIGNA'
I Finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia tributaria di Reggio Calabria, diretti dal maggiore Marco Sorrentino, coordinato dal colonnello Claudio Petrozziello, comandante provinciale, insieme a personale della Dia diretta dal Capocentro, colonnello Gianfranco Ardizzone e Carabinieri diretti dal colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale, stanno eseguendo due decreti di sequestro emessi, su richiesta della Dda, dal locale Tribunale - Sezione Misure di Prevenzione - nei confronti di due imprenditori reggini accusati di legami con la 'ndrangheta. Il valore dei beni ammonta ad oltre 200 milioni di euro. Al tavolo, anche l'ex capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria, negli Anni Ottanta, in piena guerra di mafia, Alfonso D'Alfonso, tornato in riva allo Stretto da Direttore della DIA. Da destra, Giorgio Gugliandolo, Marco Sorrentino Sebastiano Lentini, Gianfranco Ardizzone, Michele Prestipino Giarritta, Alfonso D'Alfonso, Ottavio Sferlazza, Claudio Petrozziello, Lorenzo Falferi e Domenico Napolitano
Domenico Salvatore
REGGIO CALABRIA-Lo Stato, ha deciso di colpire la famigerata 'zona grigia', fatta di 'colletti bianchi', faccendieri, trafficoni, affaristi, speculatori, maneggioni, intrallazzatori, imprenditori disonesti, astuti e senza scrupoli, se non mafiosi ponti a delinquere in qualsiasi momento, forma e zona. Accusati di finanziare le loro imprese con proventi derivanti da attività delittuose. Perseguibili per le responsabilità, le complicità, le connivenze ed i connubi. Una zona grigia, dove si mischiano indistintamente gli interessi della 'ndrangheta con quelli del tessuto economico e politico reggino; in cui "pascolano" abusivamente, anche, 'imprenditori spregiudicati', per usare le parole del procuratore Sferlazza. Non manca la black list dei prestanome. Ed è ben nutrita, la lista di imprenditori irretiti, consapevolmente o inconsapevolmente dagl'illusionisti del malaffare, già arrestati, processati e condannati.Attività, finalizzata, quanto meno, al reato di riciclaggio di denaro. Alla quale, a velo squarciato, si aggiungono ora, due nomi "forti" della Città dei Bronzi di Riace e del Bergamotto": Pietro Siclari e Pasquale Rappoccio; peraltro già 'attenzionati' dalle operazioni della DDA, Reggio Nord, Entourage. Lo zoccolo duro della 'ndrangheta, che attraverso i prestanome, falsa intestazione di beni, aggravato dall'avere così agevolato i clan, che rimangono, nell'ombra, tenta di ingannare, gabbare e raggirare, l'occhio attento e vigile delle forze di Polizia. Soggetti che, all'apparenza sembrano estranei alla associazione per delinquere; estranei alla criminalità in generale. In realtà, servendosi di tali capitali forniti dalla criminalità organizzata stessa, compiono investimenti sul mercato immobiliare e mobiliare, oppure avviano attività commerciali o potenziano quelle che già hanno. Clamoroso fu il caso di Davide Ballini, 32 anni, milanese doc, (non è il solo milanese a campare intestandosi centinaia di auto) arrestato dalle volanti della Polizia di Stato, in un hotel di via Palestrina. Gli agenti, lo hanno svegliato e ammanettato nel cuore della notte, fonte www.leggo.it, mentre dormiva beatamente. Deve scontare 4 anni e tre mesi.
L'uomo, era intestatario secondo Polizia e Carabinieri di migliaia di automobili, usate per commettere crimini, coinvolte in incidenti stradali anche gravi, guidate da improbabili autisti senza patente o con il documento non valido, A Ballini si sono interessate le Procure di mezza Italia. Uno degli elementi fondamentali di questa importantissima operazione è la sinergìa funzionale efficiente ed efficace, tra le forze di Polizia. In questo caso, la micidiale interconnessione-miscela esplosiva, fra DIA, Carabinieri e Guardia di Finanza. Il più grande ìndranghetologo di tutti i tempi, scrittore e giornalista, Luigi Malafarina, redattore della Gazzetta del Sud, maestro di giornalismo di tanti colleghi, compreso lo scrivente, in illo tempore, corrispondente (per la zona jonica, Reggio Calabria-Brancaleone, ceduta dall'avvocato Carmelo Malara, trasferito alla RAI) del quotidiano di Uberto Bonino, Gianni Morgante e Nino Calarco, nei suoi libri sulla 'ndrangheta ed Onorata Società, aveva dedicato interi trattati alla zona grigia, che lui, dipingeva pure, come 'colletti bianchi' ed anche 'omini di pettu, panza e prisenza' con le scarpe lucide; se non 'terzo livello'. Il procuratore capo della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, quando dirigeva l'Ufficio equipollente di Reggio Calabria, al sesto piano del CEDIR, invece, soleva ripetere in quelle romantiche, indelebili, storiche conferenze stampa… "la borghesia mafiosa". Fu il primo, se non l'unico procuratore capo della Repubblica, di quelli che abbiamo conosciuto e non ( Francesco Madera?, Michele Michienzi? Eliodoro Sullo?, Sebastiano Surace, Carlo Bellinvia, Giuliano Gaeta, Antonino Catanese, Giuseppe Pignatone, Francesco Scudieri f.f., Salvatore Boemi f.f., Ottavio Sferlazza f.f.) a frantumare il muro dei tabu? Ai posteri l'ardua sentenza.
Noi, ci annoveriamo tra i posteri, visto e considerato che oramai, Pignatone, appartenga al passato di questa Procura dello Stretto. Probabile Procuratore Nazionale, quando il suo collega, amico e conterraneo, Piero Grasso, carico di onori e trionfi, appenderà la nobile toga al chiodo. Sebbene il procuratore capo della DDA, pro tempore Ottavio Sferlazza, si stia dimostrando, un duro del Pentagono; e non gli facciano difetto: esperienza, competenza e professionalità. Per il suo rigore e la sua severità, verso la mafia e le due cosche egemoni a Gela, impegnate negli Anni Novanta, nella tristemente famosa faida, l'ex capo dei Gip di Caltanissetta, era finito tra Scilla (Rinzivillo) e Cariddi (Emmanuello; il clan mafioso di Gela, voleva uccidere addirittura, il deputato regionale del Pd Calogero Speziale, attuale presidente della Commissione Antimafia dell'Assemblea siciliana. Lo hanno rivelato, due collaboratori di giustizia: Crocifisso Smorta e Carmelo Billizzi, ex reggenti di Cosa Nostra, nell'ambito del processo denominato "Leonina societas" in corso nell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo. L'ex reggente del clan Emmanuello, Rosario Trubia, detto "Nino D'Angelo", aveva riferito ai magistrati nisseni, che in quell'occasione, un commando attese invano l'arrivo dello Speziale). Due potenti e ricchi clan di Cosa Nostra gelese, che gliel'aveva giurata: doveva saltare in aria come Giovanni Falcone. Ma, un nuovo affiliato, ex commerciante vittima del racket ex titolare di una concessionaria di auto, ridotto sul lastrico e costretto dai boss a occuparsi della preparazione dell'agguato, scelse di collaborare e raccontò tutto ai magistrati. Giuseppe Pignatone, da "chioccia" navigata del palais de justice, ha tracciato la via maestra.
I "galletti di primo canto", che hanno spuntato oramai: la cresta, artigli, bargiglio e speroni, sono diventati ruspanti prototipi di 'Asterix'. Il "Modello Reggio" delle forze di polizia, della magistratura (e della politica, nonostante lo sciacallaggio dei bastian contrari ed autogollisti), regge. Un tesoretto…11 appartamenti, 4 garage, 2 box auto e un negozio; una ditta operante nel settore dell'intermediazione del commercio di prodotti, con relativo patrimonio aziendale; tre società operanti nel settore del commercio all'ingrosso di articoli medicali e ortopedici con relativo patrimonio aziendale; una quota dell'89% della società di basket di A2 della Nuovo basket Viola Reggio 98; quote di società operanti nel settore immobiliare e delle società proprietarie del Plaza e del Grand Hotel De La Ville e quote della Polisportiva Piero Viola. Tra i beni riconducibili a Siclari figurano 39 appartamenti, 26 autorimesse e 23 terreni; una società operante nel settore della costruzione di edifici con relativo patrimonio aziendale tra cui 116 unità immobiliari; quote di tre società operanti nello stesso settore; quote di due società operanti nel settore alberghiero…sequestrato dalle tre forze di Polizia. Il direttore della Dia, Alfonso D'Alfonso, durante la conferenza stampa convocata nella sede della Dia per illustrare l'operazione che ha portato al sequestro preventivo di beni per un valore di diverse centinaia di milioni agli imprenditori Pasquale Rappoccio e Pietro Siclari, ha dichiarato:"Oggi lo Stato ha inviato un messaggio di straordinario valore alle persone oneste e perbene di questa città.
È un lavoro imponente per recuperare alla società civile beni imponenti che la mafia aveva sottratto improvvidamente e che l'azione efficace delle forze di polizia coordinate dal procuratore Sferlazza e dal procuratore aggiunto Prestipino, che ringrazio, ha permesso di scoprire ". Il procuratore capo della Repubblica facente funzioni, Ottavio Sferlazza. ha detto:" Credo, che uno dei quattro obiettivi posti in essere dal procuratore Giuseppe Pignatone, durante la sua permanenza a Reggio Calabria, quello della confisca dei beni illeciti mafiosi, sia stato ampiamente onorato grazie al durissimo impegno di Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Dia. Rappoccio e Siclari sono due imprenditori, la cui attività è stata connotata da rapporti stretti e operativi con le cosche Tegano, Condello e Libri, dotati di elevato spessore criminale. Le indagini, hanno potuto verificare l'evidente sproporzione tra redditi dichiarati e attività d'impresa, con conseguente reimpiego di capitali di origini illecite. Rappoccio, può essere considerato una testa di legno di Siclari, per come è emerso nell'operazione per l'acquisizione del polo turistico del "Limoneto". Emergono, inoltre, preoccupanti rapporti di cointeressenza tra mafia e zona di collusione, particolarmente penetrante, tentacolare, negli apparati amministrativi, fatta di sistematici abusi, di livelli di rapporti con primari ospedalieri, direttori sanitari, esempi di spreco eclatante di risorse, soprattutto nella sanità, un prezzo troppo alto pagato interamente dalla comunità tutta". Il procuratore aggiunto, Michele Prestipino, ha dipinto l'azione dello Stato decisa e funzionale:" Abbiamo messo insieme un mosaico frammentato di indagini fatte dai vari corpi di polizia, fino a ricostruire l'intero quadro della situazione, ponendo in evidenza l'esatta perimetrazione dei fatti.
Rappoccio e Siclari, due imprenditori in origine non mafiosi, attraverso le relazioni trasversali con Tegano, Condello e Libri, hanno di fatto interamente occupato il mercato, introitando consistenti ricchezze, grazie all'ombrello protettivo delle cosche. Da cui la natura illecita dei patrimoni. Ma alla fine lo Stato dimostra la non convenienza di servirsi della mafia per fare affari"La nota completa, esauriente ed esaustiva acclusa al comunicato stampa ufficiale lascia pochi spazi alla fantasia:" Finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria, unitamente al personale della Direzione Investigativa Antimafia ed ai militari dell'Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria, al termine di articolate indagini di polizia giudiziaria - coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Direzione Distrettuale Antimafia - in esecuzione di provvedimenti ablativi emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria - hanno sequestrato un ingente patrimonio mobiliare, immobiliare e societario in pregiudizio degli imprenditori reggini RAPPOCCIO Pasquale e SICLARI Pietro, accusati di legami con la 'ndrangheta.
Le indagini, condotte in perfetta sinergia dalle 3 articolazioni investigative e coordinate dal Procuratore Aggiunto, Dott. Michele PRESTIPINO GIARRITTA e dai Sostituti Procuratore dott. Giuseppe LOMBARDO e Dott. Stefano MUSOLINO, hanno consentito di accertare che la costante ed inarrestabile ascesa nel panorama imprenditoriale reggino, da parte dei due imprenditori, era stata agevolata dai forti legami intrattenuti dagli stessi con le famiglie mafiose dei CONDELLO, dei TEGANO e dei LIBRI.Le investigazioni di cui all'operazione odierna, di natura prettamente economico-patrimoniale, hanno permesso di individuare il davvero ingente patrimonio, intestato, ovvero riconducibile, a RAPPOCCIO Pasquale e SICLARI Pietro ed ai loro familiari, del valore di oltre 230 milioni di euro. Le indagini economico-patrimoniali hanno permesso di accertare, tra l'altro, un'indiscutibile sproporzione tra l'ingente patrimonio individuato ed i redditi dichiarati dai destinatari dei provvedimenti e dei familiari, tale da non giustificarne la legittima provenienza.SICLARI Pietro – attualmente recluso presso la casa circondariale di Reggio Calabria – è un imprenditore nei settori edilizio, immobiliare ed alberghiero destinatario di varie ordinanze di custodia cautelare in carcere e, sin dall'anno 1994, oggetto di investigazioni per reati di mafia.Le attività investigative, condotte nell'arco di quasi un ventennio, hanno consentito di evidenziare il ruolo svolto dal SICLARI nell'ambito della gestione delle Opere Pubbliche sul territorio reggino in sinergia di interessi, e dunque con l'appoggio, di diverse importanti famiglie di 'ndrangheta operanti sulla città.Rapporti e cointeressenze, emersi sin dal "Processo Olimpia", si sono ancora delineati nella gestione di alcuni affari commerciali che hanno visto il coinvolgimento dei pregiudicati FRASCATI Demetrio e CARRIAGO Vincenzo, affiliati alla cosca LIBRI.
Più in particolare, diversi elementi acquisiti nel corso delle attività investigative hanno dimostrato quale connessione vi sia tra l'affermato ruolo imprenditoriale del SICLARI Pietro ed i legami stretti con la 'ndrangheta e in particolar modo con le sue articolazioni note come cosca CONDELLO-TEGANO di Archi di Reggio Calabria e cosca LIBRI di Cannavò di Reggio Calabria.Infatti, proprio nell'ambito delle investigazioni tecniche del locale Centro D.I.A. (operazione "Entourage" del novembre 2010), il SICLARI Pietro era emerso quale soggetto economico in grado di interloquire trasversalmente con diverse delle più potenti famiglie di 'ndrangheta operanti sul territorio reggino.Anche nell'ambito delle indagini tecniche eseguite dall'Arma dei Carabinieri (operazione "Reggio Nord" dell'ottobre 2011), era emerso un quadro di notevole valenza indiziaria in capo al SICLARI quale imprenditore di riferimento delle famiglie di 'ndrangheta operanti nella zona Nord di Reggio Calabria, e riconducibile, in particolare, all'allora latitante CONDELLO Domenico (cugino di CONDELLO Pasquale detto "Il Supremo") ed al cognato TEGANO Bruno Antonino, nell'ambito del reinvestimento di capitali illeciti attraverso la gestione indiretta di una nota attività commerciale.Le investigazioni avevano anche evidenziato il palese coinvolgimento del SICLARI Pietro in un'operazione immobiliare che, tramite la fittizia intestazione in favore di compiacenti prestanome, aveva consentito al boss CONDELLO Domenico di accaparrarsi la gestione del rinomato locale "IL LIMONETO", esercizio commerciale del comprensorio reggino.RAPPOCCIO Pasquale - attualmente recluso presso la casa circondariale di Palmi - anche lui è un altrettanto noto imprenditore reggino operante prevalentemente nel settore della fornitura di materiali ed attrezzature sanitarie, ma con forti interessi anche nei settori immobiliare, alberghiero, ricreativo e sportivo.
Già presidente e proprietario della squadra di pallavolo femminile reggina "MEDINEX", militante nella massima serie (A1), nonché facente parte della compagine sociale della "Piero Viola", società sportiva che vanta decenni di presenza nel massimo campionato di basket italiano, il RAPPOCCIO è emerso più volte nell'ambito di inchieste condotte dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia quale soggetto in rapporti d'interesse con diverse potenti cosche di ndrangheta operanti sul territorio reggino.Più in particolare, di recente, il collaboratore di giustizia MOIO Roberto, indicando i favoreggiatori della lunga latitanza dei fratelli TEGANO Pasquale e TEGANO Giovanni e delineando la rete degli appoggi logistici di cui entrambi avevano potuto fruire, aveva evidenziato quale ruolo vi avesse assunto, tra gli altri, il RAPPOCCIO.Tratto in arresto dall'Arma dei Carabinieri nell'operazione "Reggio Nord", per intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose, il RAPPOCCIO è stato indagato in diversi procedimenti penali per truffa, abuso di ufficio e turbata libertà di incanti ed è stato rinviato a giudizio per i reati di associazione a delinquere, falsità materiale ed ideologica, truffa e frode nelle pubbliche forniture nell'ambito del Proc. Pen. nr. 3434/2008 per aver effettuato forniture a beneficio di strutture pubbliche ospedaliere al di fuori di qualsivoglia procedura legale di approvvigionamento, nonché mediante la sistematica applicazione di sproporzionati ed ingiustificati ricarichi sui prezzi finali dei beni acquistati.
Lo scorso 6 ottobre, RAPPOCCIO Pasquale è stato altresì condannato ad un anno e 4 mesi di reclusione nell'ambito del proc. 1577/09 RGNR – della Procura di Locri, per aver arrecato un danno ingiusto all'ASL nr.9 di Locri per un ordinativo di acquisto del 9.8.2005 di beni sanitari senza l'indizione di una gara, in violazione della normativa vigente in tema di fornitura pubbliche.Le investigazioni delle 3 Forze di Polizia hanno documentato un articolato e solido quadro indiziario, da cui sono emersi i collegamenti ed i contatti del RAPPOCCIO con esponenti di spicco della 'ndrangheta e di altri ambienti criminali.Con l'odierna operazione è ulteriormente emerso come il SICLARI Pietro ed il RAPPOCCIO Pasquale abbiano sovente operato in tandem in diverse iniziative imprenditoriali.Entrambi posseggono infatti, direttamente o indirettamente, rilevanti quote societarie in alcune delle più rinomate strutture alberghiere della provincia reggina, tra cui si individuano quelle denominate Grand Hotel De La Ville e Hotel Plaza, ambedue ubicate a Villa San Giovanni (RC).Risultavano gestire il noto ristorante/discoteca "Il Limoneto" di Catona (RC), giungendo a possedere (per il tramite la Welcome Investments Srl) anche il rinomato villaggio turistico "Villaggio JONIO BLU" di Bianco (RC).I due imprenditori dispongono inoltre dell'importante Gruppo Gestioni Sanitarie S.r.l., operante nel settore immobiliare.Ulteriore rapporto di reciprocità imprenditoriale è emerso anche nella famosa MEDINEX s.a.s. - principale azienda utilizzata dal RAPPOCCIO nel campo delle forniture medicali e sanitarie, sovente sponsor di importanti società sportive reggine – la quale risulta amministrata da SICLARI Caterina Anna, figlia di SICLARI Pietro.
Dopo le operazioni Astrea e Athena, che hanno disvelato come attraverso imprenditori e professionisti "a disposizione" la ndrangheta esercitasse la propria influenza sulle principali aziende c.d municipalizzate e, ancora, dopo le operazioni Assenzio e Sistema, che hanno acceso i riflettori sui volti imprenditoriali della ndrangheta, con l'operazione odierna le Forze di Polizia e la DDA reggina continuano nell'azione strategica di contrasto alla c.d. "Zona Grigia" composta da quella serie di persone che occupando una posizione socialmente riconosciuta (imprenditori, professionisti, politici ed amministratori) hanno scelto di scendere a patti con la 'ndrangheta consentendo, in tal modo, l'affermazione e la realizzazione di interessi criminali in danno dell'interesse pubblico generale e del bene comune.Con i provvedimenti adottati è stato disposto ed eseguito il sequestro del patrimonio riconducibile agli stessi, al momento stimato in oltre 230 milioni di euro, tra cui figurano, in particolare:
(a) per RAPPOCCIO PASQUALE
» nr. 18 unità immobiliari (11 appartamenti, nr. 4 garage, nr. 2 box auto e nr. 1 negozio);
» Ditta Individuale RAPPOCCIO Pasquale, operante nel settore dell'intermediazione del commercio di prodotti, con relativo patrimonio aziendale;
» MEDINEX DI RAFFA ROSALIA MARIA S.A.S., operante nel settore commercio all'ingrosso di articoli medicali ed ortopedici con relativo patrimonio aziendale;
» MEDINEX S.R.L., operante nel settore del commercio all'ingrosso di articoli medicali ed ortopedici con relativo patrimonio aziendale;
» A.R. MEDICA S.R.L., operante nel settore del commercio all'ingrosso di articoli medicali ed ortopedici;
» 89% della NUOVO BASKET VIOLA REGGIO 98 S.R.L., operante nel settore dell'associazionismo sportivo con relativa quota spettante del patrimonio aziendale;
» 70% della ANTARES EUROTRADING S.R.L., operante nel settore del commercio all'ingrosso di altri prodotti con relativa quota spettante del patrimonio aziendale;
» 67% della GRUPPO GESTIONE SANITARIE S.R.L., operante nel settore della costruzione di edifici con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (tra cui 4 unità immobiliari);
» 50% della "WELCOME INVESTMENTS ITALIA S.r.l., operante nel settore della costruzione di edifici con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (tra cui 6 unità immobiliari e l'80% del capitale sociale della JONIO BLU S.r.l., società che gestisce il noto "Villaggio Jonio Blu" di Bianco);
» 40% della I.C.R.A.S. S.R.L., operante nel settore della locazione immobiliare di beni propri con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (tra cui ben 39 unità immobiliari);
» 34% della ICARUS S.R.L., operante nel settore della compravendita di beni immobili con relativa quota spettante del patrimonio aziendale;
» 28,9% della PICCOLO HOTEL S.R.L., operante nel settore degli alberghi e motel con ristorante con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (tra cui il noto Hotel Plaza);
» 26% della G.E.S.A.M. S.P.A., operante nel settore alberghiero con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (tra cui il noto Grand Hotel De La Ville);
» 10% della POLISPORTIVA PIERO VIOLA S.P.A., operante nel settore dell'associazionismo sportivo con relativa quota spettante del patrimonio aziendale;
(b) per SICLARI Pietro
» nr. 88 unità immobiliari (39 appartamenti, nr. 26 autorimesse e nr. 23 terreni);
» SICLARI ANTONINO & FIGLI S.A.S., operante nel settore della costruzione di edifici con relativo patrimonio aziendale (tra cui ben 116 unità immobiliari);
» 50% della "WELCOME INVESTMENTS ITALIA S.r.l., operante nel settore della costruzione di edifici con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (tra cui 6 unità immobiliari e l'80% del capitale sociale della JONIO BLU S.r.l., società che gestisce il noto "Villaggio Jonio Blu" di Bianco);
» 33% della GRUPPO GESTIONE SANITARIE S.R.L., operante nel settore della costruzione di edifici con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (tra cui 4 unità immobiliari);
» 24,77% della G.E.S.A.M. S.P.A., operante nel settore alberghiero con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (tra cui il noto Grand Hotel De La Ville);
» 28,85% della PICCOLO HOTEL S.R.L., operante nel settore alberghiero con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (tra cui 2 complessi immobiliari);
» 15% della OTTO SRL, operante nel settore costruzione di edifici con relativa quota spettante del patrimonio aziendale (con un attivo di oltre 10 milioni di euro per il 2011)". Ci sono i complimenti della politica, della magistratura e dei vari corpi. Stavolta ha vinto lo Stato, che intende riappropriarsi del territorio e non lascia nulla al caso. Per restituire al cittadino la fiducia nelle istituzioni. L'aggressione ai patrimoni delle cosche è soltanto uno dei tanti punti salienti della strategia. Domenico Salvatore




0 Commenti