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COMMISSARI AL COMUNE: CHE LO STATO RESPONSABILE PAGHI I DANNI!

Reggio Calabria, 22 Ottobre 2012 - Una riflessione approfondita sullo
scioglimento dell'Amministrazione Comunale da parte del governo deve
partire da ciò che il ministro Cancellieri ha effettivamente
dichiarato. Il provvedimento, è stato detto, serve per difendere la
Città e la sua massima istituzione rappresentativa, nonché i cittadini
da un'aggressione criminale che negli anni si è fatta sempre più
condizionante, tanto da determinare l'impossibilità per impiegati,
funzionari, consiglieri, assessori e sindaco di impedire un oggettivo
governo malavitoso della cosa pubblica.
Io mi dichiaro contrario a un siffatto scioglimento. Una contiguità,
una vicinanza asfissiante del malaffare che soffoca la dialettica
democratica ed il buon governo, non può coprire altri fatti
inquietanti e gravissimi che si sono verificati, sia sotto le passate
amministrazioni che durante l'ultima campagna elettorale, e che
andavano perseguiti già allora, sottraendo così i presupposti per lo
scioglimento.
Il primo, vilmente sottaciuto dalle cosiddette opposizioni per volgare
tornaconto, è il gravissimo furto di democrazia realizzato a Reggio
con i brogli elettorali consumati (secondo la Commissione Elettorale
della Corte d'Appello che ha inopinatamente proclamato i risultati) in
177 sezioni su 215, in cui sono state commesse illegittimità,
irregolarità, illegalità che ho denunciato in ogni modo recandomi
anche in procura assieme al collega candidato sindaco prof. Siclari.
La trasmissione di quegli atti alla procura a tutt'oggi non ha sortito
alcun risultato. Attorno al presidente-governatore-imperatore e
supercommissario a tutto a Reggio e in Calabria sembra esserci stato
un cerchio magico, che solo oggi mostra qualche crepa: la sensazione
comune dei normali cittadini è però che di volta in volta le elezioni
le vince chi nel palazzo di giustizia decide di non decidere
(emblematico il caso Rappoccio) e non il legittimo risultato che deve
uscire dalle urne. Questo consiglio comunale doveva durare, e ne
dovevano far parte i consiglieri ed il sindaco effettivamente eletti
dai cittadini.
Il secondo fatto riguarda la dichiarazione di dissesto finanziario del
Comune. Anche grazie al debole inizio di moralizzazione della vita (e
dei conti) pubblici da parte del governo, oggi sappiamo tutti che una
norma già esistente impedisce agli amministratori responsabili dello
sperpero di denari pubblici la ricandidatura in ogni funzione pubblica
per 10 anni.
La dichiarazione della terna commissariale sul forte tentativo che
intende porre in atto per evitare la dichiarazione di dissesto desta
gravi e forti perplessità: evitare il dissesto non può coprire le
responsabilità di chi ha amministrato male e deve risponderne sul
piano contabile, amministrativo, etico e politico. I 200.000 reggini
che vedono le magre buste paga ridursi ogni mese (tasse comunali
persino nella bolletta Enel!) devono sapere che i commissari per
evitare il dissesto potranno (o dovranno?) raddoppiare l'IMU, le
tariffe dell'acqua, dei rifiuti, e la stessa IRPEF, togliendo nel
contempo alla città nuovi pezzi di servizi essenziali (trasporti ATAM,
buoni libro, mense scolastiche, scuolabus, assistenza ai poveri e
disabili, manutenzioni etc.).
L'intenzione dichiarata dal Ministro dell'Interno che il governo
"intende ripristinare la legalità a Reggio" è sicuramente lodevole. Ma
è anche un pesante atto di autoaccusa verso le autorità centrali dello
Stato che hanno lasciato per decenni questa città sola davanti a
minoranze spavalde, agguerrite, foraggiate e ben rappresentate
all'interno dei pubblici poteri, senza muovere un dito. Due anni fa il
ministro delle Finanze Tremonti ha inviato una commissione d'inchiesta
per valutare le finanze del Comune. Già allora si sapeva ufficialmente
che almeno 170 milioni di euro erano stati mal spesi. È seguita una
perizia del tribunale per conto della Procura, che nelle indagini
seguite alla tragica scomparsa di Orsola Fallara ha confermato le
cifre della disamministrazione. Le ingiunzioni non rispettate della
Corte dei Conti si sono susseguite a catena. Quali interventi sono
venuti dal ministro delle Finanze di allora? E dal ministro
dell'Interno che vigila sugli enti locali? E da chi rappresenta i
poteri di prevenzione, contrasto e repressione dei reati, anche in
materia di sicurezza? E da chi ha in mano la garanzia del regolare
svolgimento delle elezioni? Tutto è stato lasciato marcire fino alla
catastrofe.
Io non penso proprio che a pagare sulla propria pelle la criminale
assenza dei poteri dello Stato possano essere i cittadini di Reggio: i
cittadini che hanno votato; quelli che pagano le tasse; quelli che
hanno diritto ad essere difesi sempre, e non puniti per l'incuria
omertosa di chi doveva provvedere per tempo: a pagare i conti e il
conto del dissesto deve essere lo Stato.
Carlo Sbano

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