Nel pomeriggio di ieri, 26 novembre
2015, personale della Squadra Mobile di Reggio Calabria, in esecuzione di ordinanza
di custodia cautelare in carcere,
emessa in pari data dal GIP
presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura della
Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria,
a conclusione di una mirata attività di indagine, ha tratto in arresto i
sottoelencati soggetti:
1.
CARACCIOLO Fortunato, nato a Reggio Calabria
in data 08.04.1990;
2.
MUSARELLA Sebastiano, nato a Reggio Calabria
in data 07.04.78;
3. NERI Domenico, nato a Reggio Calabria in data 30.11.1980.
Nei loro confronti il GIP, confermando le
valutazione della Procura della Repubblica, ha riconosciuto la sussistenza di
gravi indizi di colpevolezza in relazione al reato di cui agli
artt. 56, 81 cpv, 99, 110 e 629 c.p.
nonché 7 Legge nr. 203/91.
In particolare, gli
indagati sono accusati di avere posto in essere, in concorso fra loro e con altre persone allo
stato ignote, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso,
tramite minacce, atti idonei diretti in modo univoco a costringere la persona
offesa, noto imprenditore reggino, a corrispondere una somma di denaro a titolo
estorsivo alle famiglie ‘ndranghetiste
dominanti nel rione Archi di Reggio Calabria, col fine di procurare a sé o
altri il conseguente ingiusto profitto, e precisamente:
essersi recati tre
volte il CARACCIOLO ed una volta il MUSARELLA assieme al NERI presso il
cantiere edile sito in Reggio Calabria al Corso Garibaldi, ove la persona
offesa aveva iniziato dei lavori di ristrutturazione di un immobile acquisito
ad un’asta giudiziaria ed aver rivolto agli operai, presenti in loco, una prima volta, l’espressione minacciosa: “qui non si lavora più” ed “il titolare dovrebbe sapere a chi
rivolgersi” ; e, la seconda volta, “di’
al tuo principale di andare dove lui sa e mettersi in regola”; ed, infine,
(il MUSARELLA ed il NERI) profferendo la seguente minaccia: “digli a Ignazio FERRO (capocantiere) di
andare a parlare ad Archi, perché se oggi stesso non va a parlare, da domani
non lavora più nessuno qua, anzi anche voi operai non vi azzardate a
presentarvi in cantiere”.
E’ contestata la
circostanza aggravante di avere commesso il fatto con modalità mafiose ed al
fine di favorire la ‘ndrangheta ed in particolare le famiglie egemoni nel rione
“Archi” di Reggio Calabria.
I fatti sono stati commessi
in Reggio Calabria in data 2 e 23 settembre 2015, 16 e 20 ottobre 2015.
Il primo tentativo di
estorsione veniva commesso in data 2 settembre c.a., allorquando il solo
CARACCIOLO, presentatosi sul centralissimo Corso Garibaldi di questo centro cittadino,
ove insisteva un cantiere edile da poco avviato per ristrutturare un elegante
appartamento ubicato in un palazzo d’epoca, intimava agli operai presenti di
interrompere i lavori, “qui non si lavora
più”, ed ordinava agli stessi di sollecitare il loro titolare a “mettersi
in regola”: “dì al tuo principale di
andare dove lui sa e mettersi in regola”.
Il seguente 23
settembre c.a. il solo CARACCIOLO si ripresentava sul medesimo cantiere e,
rivolgendosi agli stessi operai della prima vicenda sopra esaminata, intimava
loro di raggiungerlo in strada per parlare de
visu, ma i dipendenti, prontamente riconosciutolo, si attardavano per
avvisare telefonicamente il loro datore di lavoro per cui il CARACCIOLO,
insospettito dal ritardo con cui avevano aderito all’intimazione, si dileguava.
Il successivo 16
ottobre ancora una volta il solo CARACCIOLO rivolgeva analoghe minacce ai
medesimi operai.
Gli accadimenti dei
fatti venivano confermati dalla visione da parte della P.G. operante di
immagini tratte da un impianto di video sorveglianza installato nelle vicinanze
del locus commissi delicti, dalle
quali si riconosceva perfettamente il CARACCIOLO, soggetto già noto alle Forze
di Polizia per i suoi precedenti (furto aggravato, rapina, danneggiamento,
lesioni e detenzione illegale di armi) e per le molteplici frequentazioni con
soggetti di interesse investigativo riconducibili all’alveo delle cosche DE
STEFANO/TEGANO.
Dopo appena 4 giorni,
il successivo 20 ottobre, sul medesimo cantiere si presentava MUSARELLA Sebastiano
che, unitamente a NERI Domenico, consumava l’ultimo tentativo di estorsione
intimando agli operai di sollecitare il capocantiere ad “andare a parlare ad Archi, perché se oggi stesso non va a parlare, da
domani non lavora più nessuno qua, anzi anche voi operai non vi azzardate a
presentarvi in cantiere”.
I predetti venivano
perfettamente riconosciuti attraverso l’analisi delle immagini tratte dal
medesimo impianto di videosorveglianza di cui sopra, attesa la compiuta
conoscenza degli stessi per essere stato, il MUSARELLA, attenzionato e tratto
in arresto in precedenti operazioni (“EREMO” e “ARABA FENICE”) e rimesso in
libertà lo scorso 6 giugno; il NERI, soprattutto per essere persona di estrema
fiducia di DE STEFANO Giovanni Maria, elemento di vertice dell’omonima
consorteria criminale.
La vicenda evidenzia
l’importanza della collaborazione dei cittadini per una pronta risposta della
Giustizia e per un contrasto efficace ad una ‘ndrangheta sempre più arrogante e oppressiva.



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