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Scopelliti: Calabria colonia di Roma; io non l'avrei mai permesso

L'INTERVENTO DELL'EX GOVERNATORE Calabria colonia di Roma Io non l'avrei mai permesso Senza di me il centrodestra è caos e la Calabria una colonia...

di GIUSEPPE SCOPELLITI I calabresi, negli ultimi anni, anche solo scorrendo i titoli dei nostri giornali, hanno acquisito familiarità con il "metodo decisionista" (spesso così definito) di Scopelliti ed oggi sono sicuramente in grado di giudicarne l'esatta portata e ciò che esso ha significato nel governo del territorio calabrese. A differenza dell'autoritarismo di cui qualcuno, non troppo benevolmente, ha tacciato il mio modo di agire, che nella sua accezione comune equivale al potere politico esercitato senza rendere conto del proprio operato (...) titoli dei nostri giornali, hanno acquisito familiarità con il "metodo decisionista" (spesso così definito) di Scopelliti ed oggi sono sicuramente in grado di giudicarne l'esatta portata e ció che esso ha significato nel governo del territorio calabrese. 

A differenza dell'autoritarismo di cui qualcuno, non troppo benevolmente, ha tacciato il mio modo di agire, che nella sua accezione comune equivale al potere politico esercitato senza rendere conto del proprio operato, o di quella tendenza che prevale nell'ultimo periodo a prendere decisioni senza consultare gli organi rappresentativi, il mio "decisionismo politico" è stato da molti riconosciuto come risolutezza, capacità di assumere "decisioni nel fare", anticipandole con consultazioni e valutazioni estese ai più. In quest'ultima categoria, che mi piace definire "decisionismo partecipato'; si riconosce chiaramente la mia impronta, peraltro legittimata da un ampio consenso popolare che ha sempre consegnato istanze e aspettative attendendone con fiducia la realizzazione.

Questa impronta, su scala regionale, ha garantito stabilità tanto all'aspetto gestionale quanto a quello politico espresso dalla maggioranza che, per la prima volta, ha offerto l'immagine della coesione da sempre anelata dalla comunità calabrese. Sotto il profilo gestionale sarà il tempo a mostrare giustizia e verità, dovendosi, gli effetti di molte azioni avviate, ancora manifestare; sul versante politico, invece, quel tempo è già venuto, quindi è già possibile operare un'analisi. Ho la netta sensazione che l'assenza di Scopelliti dalla guida della coalizione del centro-destra calabrese stia favorendo un clima di caotica confusione, i cui effetti sono facilmente rintracciabili nell'incapacità dei vertici regionali dei partiti designati da Roma di definire una strategia che assicuri stabilità e autonomia agli assetti politici locali, agevolando, di contro, incursioni e ingerenze da parte degli stessi personaggi romani a cui viene sistematicamente affidata la ricerca di possibili, e finora mai trovate, soluzioni; già solo questo basta per perdere credibilità dinanzi all'elettorato (che non sopporta incertezze e inaffidabilità) e, quindi, per mettere una seria ipoteca sulle prossime elezioni regionali. 

E mentre il "decisionista" Scopelliti osserva silenzioso, i vertici locali del centrodestra non si accorgono che la partita per le regionali è già iniziata, poiché sono ancora affacciati alla finestra in attesa che il piccione in volo da Roma consegni loro un messaggio. Io non avrei mai piegato alle logiche di partito la visione e l'aspirazione di un territorio, con l'effetto di renderlo un peso e non una risorsa per il sistema Paese! Affidare la politica calabrese a uomini messi a rimorchio dei partiti nazionali, inabili a progettare e incapaci di superare individualismi, personalismi e interessi familiari/familistici, significa precostituire le condizioni per cancellare la Calabria dalla carta geopolitica nazionale. Anche a sinistra, il panorama rimane scon *** fortante, essendo piuttosto evidente come la fine del commissariamento del Pd regionale non abbia sanato le faide interne, oggi forse ancor più esasperate dalla continuità che il segretario regionale garantisce al livello romano, sul quale i veri padroni sono coloro ai quali è totalmente sconosciuto il senso nobile della politica. 

In questo scenario, è inevitabile la disattenzione (associata a fastidio) con cui da Roma i riferimenti nazionali dei partiti trattano le nostre vicende locali ed i loro interpreti, questi ultimi espressione di una politica "acefala", litigiosa e inadeguata a formulare e proporre un progetto di coalizione vincente. Le logiche divisive inseguite da uomini inadatti a sintetizzare le diverse sensibilità e le pluralità di pensiero, le politiche al ribasso attuate da personaggi disposti anche a tradire le loro madri e le manovre volte a sacrificare l'universale per il particolare priveranno la Calabria di un progetto politico alternativo a quello della sinistra consegnando, di fatto, la nostra regione all'oblio degli anni più bui. Torneremo ad essere una colonia romana, nel senso peggiore che si possa intendere! il "decisionismo partecipato"a cui mi riferivo poc'anzi, grazie al quale è stata assicurata continuità e durabilità alle alleanze di coalizione a livello regionale, ha prodotto invece una serie di successi elettorali tali da far comprendere l'apprezzamento e l'alto gradimento che i Calabresi gli hanno tributato.


Quel decisionismo, reale ed intima essenza di un modello, era la più affidabile cerniera tra la gente e le rappresentanze politiche e garantiva solidità nelle scelte e rispetto delle identità calabresi. Quella lucida impostazione, sul piano politico, determinava anche il coinvolgimento stabile di anime centriste che in quel modello non solo si riconoscevano ma vi investivano per dare continuità alle alleanze e realizzare il solido progetto di governo della Calabria. L'involuzione dei singoli e la superficialità dei partiti rivelano una mancanza di strategia idonea a sorreggere un progetto perla Calabria e ció potrebbe determinare il rischio di rinunciare alla lungimiranza di un disegno vincente.


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