Reggio Calabria,
10 ottobre 2014
Esisteva
un tempo in cui la nostra Reggio si svegliava e conosceva lo spessore della sua
intelligenza, apprezzava la sua storia, definiva e tracciava nuovi e solidi
contorni per difendere la sua fragile e più volte offesa esistenza, immaginava
nuove possibilità, concepiva ed interpretava con intensità e passione lo sforzo
culturale dei tempi moderni.
In
quegli anni abbiamo visto fiorire investimenti, muoversi cantieri, realizzare
opere che in altri periodi sarebbero rimaste solo sulla carta.
La
Città è stata proiettata nel suo futuro attraverso una prospettiva, forse non
da tutti condivisa, ma che alla lunga si è affermata.
Così,
poco alla volta e con interventi mirati, il volto e la forma della nostra Città
e della sua periferia sono cambiati, si sono evoluti, modificando l’aspetto e
il modo stesso di intendere gli spazi urbani e i servizi alla comunità.
Ciò
che ne è venuto fuori è stata una Reggio nuova, forte e moderna; una Città al
passo coi tempi, che si mostrava agli altri senza temere confronto alcuno e
reggendo il paragone con i più illustri esempi di amministrazioni comunali
nazionali: il Tapis-roulant, le opere d’arte disseminate sul lungomare, i
servizi agli anziani, il coinvolgimento dei giovani, erano il nuovo volto della
nostra Reggio, il volto di cui andare fieri.
Nulla
poteva far vacillare quel disegno e quel progetto.
Dietro
a quelle sensazioni di ottimismo e positività, supportate dai fatti importanti
che avvenivano nella nostra Reggio, c’era la volontà di spendersi oltre ogni
limite e fatica. Non rischiavano di rimanere piegate, la grande visione e
l'aspirazione di Città nuova e amabile, alle logiche di partito imposte a
livello Nazionale.
Mai
si è anteposto il partito al superiore interesse della nostra città: la
politica è stata fatta dal territorio alla Nazione, scegliendo l’utile e il
bene della Città e mai la carriera in parlamento e gli interessi personali,
difendendo le scelte in maniera autonoma e con la schiena dritta.
C’era
un governo del territorio nel territorio, libero, non suggerito da qualche
segretario di partito o da qualche “reggino” troppo occupato a tramare sui
tavoli romani.
Questo
perché c’erano la forza e l’audacia, la passione e gli obiettivi, il desiderio
di crescere e di diventare grandi.
C’era
un sogno!
Quando
altri parlavano di politiche di quartiere, qualcuno toccava e spostava i
confini di Reggio per realizzare la Città Metropolitana. In pochi conoscevano
ed immaginavano le possibilità che a breve si sarebbero concretizzate. Altri ne
hanno perfino ostacolato l’iter in Parlamento. Chi ha creduto in questa Città,
lo ha fatto perché ama la sua gente e ne è parte, e neanche nei momenti più
difficili ha cercato le facili vie di fuga che pure venivano offerte.
L’anima
ed il cuore sono per Reggio e non sono in vendita.
I
sentimenti “di amore verso la città” non possono appartenere a quegli uomini
che auspicano il male pur di scrivere la cura. Reggio non ha bisogno di questo.
Eppure è ciò che è accaduto. Sono trascorsi infatti quasi due anni dalla
decisione di sciogliere il Comune di Reggio Calabria e l’unico dato che oggi
possiamo registrare è l’imbarazzante insuccesso della gestione commissariale
che ne è seguita.
La
sospensione della democrazia nella nostra città è stata sospinta e sostenuta
dalla sinistra locale (naturalmente con l’aiuto del solito suggeritore reggino
che trama sui tavoli romani) evidentemente ansiosa di avere campo libero perché
consapevole che senza il ricorso a “mezzi non convenzionali” mai avrebbe
ottenuto il consenso politico per il governo della città.
Tuttavia,
nonostante l’ingiusto vantaggio acquisito anche attraverso una feroce
delegittimazione di un’intera classe dirigente, la sinistra reggina si presenta
priva di programmi e di progetti per Reggio; nessuna visione, nessuna
opportunità. Così sembra che la Città sia condannata a sopravvivere a se
stessa. Non si assiste ad un moto dominante di rinascita perché si aspetta un
qualche messaggio da Roma.
Ecco
che si accampano spostamenti dei nostri simboli, si sposta da Reggio
l’interesse per cedere a dubbie alleanze catanzaresi o cosentine; ecco che
senatori e deputati dimenticano l’origine della loro forza andando contro un
intero popolo.
Non
permetteremo che il miglior offerente possa saccheggiare Reggio e le legittime
istanze della sua gente, ora che è il momento in cui si mira ad imporre
sventurate e sciagurate politiche nazionali perché i difensori della città
sembrano vinti o depotenziati.
Non
esiste in politica un credito illimitato. E chi fa politica è soggetto ad
alterne fortune. L’opera ricomincia ogni giorno, e giorno per giorno sarà
giudicata.
Noi
siamo rimasti a Reggio nell’istante più lungo e drammatico della sua e nostra
storia, per sorreggerne la prospettiva con i sentimenti che chiamano al
sacrificio e alla responsabilità, alla rinuncia e alla lealtà.
La
resa dei conti trascende il tempo dei tradimenti e ci fa incontrare la Reggio
Futura che è per noi la vera traccia in cui ricercare, nei pensieri e nelle
azioni, l’origine di ciò che siamo per ritornare a vedere la luce della
modernità.

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