Nel
centenario della Grande Guerra si intitoli una strada e un busto al colonnello
Agostino Gaudinieri
di Micol Bruni
Come
è possibile che una personalità come Agostino Gaudinieri, giunto al grado di Colonnello,
dopo aver partecipato alla Grande Guerra e più volte decorato per azioni e
ferito in combattimento nel nome della difesa della Patria, non risulti tra gli
“uomini illustri” di Spezzano Albanese. È un abbaglio storico al quale bisogna
immediatamente rimediare se non si vuole rendere la storia stessa una
mediocrità nella cronaca.
Agostino
Gaudinieri è stato una personalità che ha portato alto non solo il nome di
Spezzano, ma anche il nome di una famiglia che aveva come stemma l’aquila reale
con una rosa rossa nel becco. Soprattutto in un contesto in cui il dibattito
intorno ai Cento anni della Prima Guerra Mondiale è abbastanza aperto con una
dialettica che punta a rileggere la storia e i suoi dettagli è necessario
rileggere personaggi e famiglie che si sono caratterizzate.
Non
può passare inosservato un personaggio come Agostino Gaudinieri. Il comune di
Spezzano come minimo dovrebbe ricordarlo in grande stile dedicandogli
anche una strada. Nell’anno si rileggono
i processi storici e con essi i personaggi, le personalità, le politiche
militari, i militari stessi, gli uomini che si sono sacrificati in nome
dell’identità nazionale per la difesa della Patria, l’esercito che ha
combattuto ed ha difeso l’onore e la dignità di una Nazione, il decorato e il
tenente che ha combattuto in prima fila sull’Isonzo occupa un ruolo principale..
Non
bisogna mai dimenticare che sono stati gli uomini coraggiosi, i militari, i
volontari, la Bandiera
che hanno rappresentato, in un coro risorgimentale, l’unità per la difesa della
Patria. L’esercito ha avuto un ruolo straordinario e imponente sul piano
militare certamente, ma anche valori identitari. Sono quei soldati che si sono
immolati nel nome dell’Italia in una guerra che apriva un’età delle società
alla modernità attraverso i valori di identità nazionale.
Anche
il ruolo degli Italo – albanesi è stato fondamentale, come lo era stato negli
anni dell’Unità d’Italia e di tutto il Risorgimento. Soprattutto la Prima Guerra Mondiale, dopo i
fatti di Cirenaica e Tripolitania e i Governi Giolitti, ha segnato uno
spartiacque tra l’epoca immediatamente post unitaria e la stagione che ha
attraversato il difficile scontro tra una eredità completamente nazionale e il
mondo austriaco, austro – ungarico e tedesco.
L’Italia
senza il valoroso esempio e sacrificio dei militari avrebbe avuto serie
difficoltà. E tra questi, appunto, hanno avuto una funzione particolare anche
gli Italo – albanesi, che, discendenti di Scanderbeg, da militari hanno posto
come riferimento l’Onore per la
Bandiera.
Tra
i soldati, militari ufficiali, ricorre spesso, appunto, il nome di Agostino
Gaudinieri. Il Gaudinieri, nato a Spezzano Albanese il 28 luglio del 1892, che
arriverà a rivestire successivamente il ruolo di Colonnello, viene nominato con
Regio decreto del 16 aprile del 1914 Sottotenente di complemento di Fanteria,
la cui nomina viene pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” in
data 18 maggio 1914, numero 117.
Mentre,
due anni dopo, il Ministero della Guerra con Disposizione sugli Ufficiali in
Servizio Permanente, sempre Arma di fanteria, adotta un provvedimento per la
promozione a Tenente con Decreto Luotenenziale del 24 agosto 1916, Decreto che
viene pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” de 14 settembre
1916, numero 217.
Più
volte distintosi per le sue azioni e più volte ferito viene molte volte
decorato.
In
qualità di Sottotenente di complemento del suo Reggimento di fanteria venne
decorato perché “ferito più volte mentre
conduceva energicamente il suo plotone in soccorso di altri reparti, non si
allontanava dal combattimento. Bosco Cappuccio, 20 luglio 1916” , così si legge negli
Atti ufficiali(http://www.istitutonastroazzurro.org/).
Precedente, dunque, alla nomina di Tenente.
In
una ricostruzione sui decorati di guerra lo storico Ferdinando Cassiani,
successivamente citato nello studio di Alessandro Serra, ebbe a scrivere: “…fra
le insidie di Bosco Cappuccio, Agostino Gaudinieri, magnifica tempra di
ufficiale, tre volte ferito, merita la medaglia d’argento al valore militare”
(in Ferdinando Cassiani, “Spezzano
Albanese nella tradizione e nella storia”, 1929 e poi ripreso da Alessandro
Serra in “Spezzano Albanese nella vicende
storiche sue e dell’Italia (1470 – 1945)” del 1987.
Agostino
Gaudinieri ebbe una carriera brillante sino ad arrivare a colonnello
dell’esercito ed ebbe un ruolo particolare sia durante il passaggio dalla
Marcia su Roma alle Leggi Fasciste sia durante gli anni del Regime. Sempre al
servizio dell’esercito fu un punto di riferimento nell’ambito dei rapporti tra
la vita militare, l’attività del Regime e la Monarchia.
Era
figlio di una nobile famiglia di Spezzano Albanese, ecco le sue origini
Arbereshe (Italo – albanesi). La madre la nobile Amalia Guaglianone e il padre
il nobile Mariano Gaudinieri, le cui discendenze risalgono alla nobiltà di Acri
tra il tardo Rinascimento e l’età pre Illuminista. Aveva altre due sorelle:
Giulia e Marietta e un fratello di nome Domenico.
Fu
una personalità importante e imponente nella Calabria tra la Prima e la Seconda guerra mondiale.
Visse, dopo i natali di Spezzano Albanese, a Cosenza con proprietà anche a
Mendicino, in provincia di Cosenza.
La
sua figura rientra nel quadro delle riproposte di quegli eroi di guerra che
hanno combattuto portando alto il vessillo d’Italia. Infatti a Bosco Cappuccio,
lungo il fiume Isonzo, si svolse una dura battaglia, che vide l’esercito
italiano impegnato in prima fila a difendere il destino della Patria.
Agostino
Gaudinieri fu un protagonista di quella “resistenza” in nome dell’Italia. Rileggere,
dunque, i processi storici della Grande Guerra, ma anche della micro storia
delle comunità significa ricontestualizzare eventi e personalità che hanno
caratterizzato il mosaico e la geografia delle comunità e dei popoli.
Proponendo
una riflessione su Agostino Gaudinieri vuol dire anche legare la famiglia
Gaudinieri a quella dei Guaglianone, nella quale spicca don Fernando (1843 –
1927), un protagonista del mondo cattolico e filo borbonico e autore di diversi
testi tra i quali vanno menzionati “Memorie di un conte calabrese Tommaso
d’Aquino” (1872), Elogio Funebre di Pio IX il Grande (1878),
Discorsi sul mese di Maria, II voll. (1885, altre a testi di
poesie e ricordi.
La
storia non può conoscere parentesi ed ha la sua continuità sia dal punto di
vista storiografico che su quello inerente la ricostruzione di un territorio.
Spezzano Albanese non può fare a meno di onorare Agostino Gaudinieri. E oggi
avrebbe un suo significativo e particolare perché darebbe un senso a quelle
personalità che si sono battute per l’onore militare e per la difesa della
Patria.
Non
farlo vorrebbe dire dimenticare e permettere alle nuove generazioni di non
conoscere la realtà, che vive nella storia e la storia che non può essere
ricostruiti attraverso interpretazioni, ma grazie alla verità e ai fatti.
Si
intitoli, dunque, una strada, si faccia realizzare un busto e si recuperi la
figura, l’opera e la presenza del colonnello Agostino Gaudinieri.
Il
colonnello Agostino Gaudinieri
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