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Operazione 'Morsa sugli appalti pubblici', ma nella sterminata Locride, regno dei casati di 'ndrangheta Commisso-Aquino, bisogna pagare la mazzetta anche sull'acqua?

Operazione Morsa sugli appalti pubblici, condotta stamani dallo Sco e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria. Risultano irreperibili, invece, due persone da tempo trasferite all’estero, nei cui confronti sono state già attivate le procedure internazionali per la loro cattura- Importante il ruolo di cinque pentiti.Colpiti da OCCC, emessa dal p.m. Antonio De Bernardo,  gip Olga Tarzia, coordinati dal procuratore capo della repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho: 1. Aquino Salvatore, nato a Marina Gioiosa Jonica (RC) il 29.02.1944; 2. Archinà' Domenico, nato a Siderno (RC) il 27 novembre 1971; 3. Archinà Rocco Carlo, nato a Siderno (RC) il 29 ottobre 1936; 4. Capogreco Leonardo, nato a Locri (RC) il 6 aprile 1976, genero di COMMISSO Giuseppe alias "Il Mastro"; 5. Caracciolo Tommaso Rocco, detto "Mico", nato a Gioiosa Ionica (RC) il 24 gennaio 1931; 6. Cataldo Vincenzo, nato a Siderno (RC) il 5 settembre 1946; 7. Coluccio Antonio, nato a Marina di Gioiosa Ionica (RC) il 14 novembre 1969; 8. Commisso Giuseppe, alias "Il Mastro", nato a Siderno (RC) il 2 febbraio 1947, già detenuto; 9. Commisso Pietro, alias "Quaglia", nato a Siderno (RC) il 1 luglio 1932; 10. Cordì Antonio, nato a Locri (RC) il 6 gennaio 1987; 11. Ferraro Francesco, alias "Mulinu", nato a Siderno (RC) l'1 marzo 1967; 12. Filippone Antonio, nato a Canolo (RC) il 4 gennaio 1954; 13. Futia Antonio, nato a Siderno (RC) il 21 settembre 1958, già detenuto; 14. Ietto Antonio Pietro, nato a Careri (RC) il 2 febbraio 1956; 15. Macrì' Antonio, nato a Siderno (RC) il 20 agosto 1957; 16. Macrì Marco, nato a Locri (RC) il 3 maggio 1972; 17. Macrì Salvatore, nato a Siderno (RC) il 9 aprile 1949; 18. Monteleone La Rosa Fortunato, alias "Nato", nato ad Antonimina (RC) il 24 gennaio 1951; 19. Muià Carmelo, nato a Siderno (RC) il 9 luglio 1972, già detenuto; 20. Nesci Nicola, nato a Ciminà (RC) il 24 giugno 1955, già detenuto; 21. Prochilo Domenico, alias "Benito", nato a Locri (RC) il 3 ottobre 1969, già detenuto; 22. Richichi Domenico, nato a Careri (RC) il 19 novembre 1960; 23. Tavernese Vincenzo, nato a Siderno (RC) il 10 settembre 1950; 24. Ursini Mario, nato a Gioiosa Jonica (RC) il 20 aprile 1950, già detenuto; 25. Correale Cosimo, alias "Zorro" nato a Locri (RC) il 3 marzo 1984; 26. Versace Domenico Antonio, nato a Bova Marina (RC) l'11 settembre 1954; 27. Cherubino Giuseppe, alias "Popi", nato a Siderno (RC) il 16 settembre 1984. Delle due cosche Commisso e Aquino, egemoni nell’entroterra reggino, e di altre consorterie mafiose operanti sul versante ionico, nell’area di Gioiosa Ionica, Natile di Careri, Ciminà e Caulonia. Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, turbata libertà degli incanti, illecita concorrenza con violenza o minaccia e reati in materia di armi. 

IL TERRITORIO DELLA STERMINATA LOCRIDE NELLA… “MORSA DEGLI APPALTI PUBBLICI”, A COMANDARE SONO SEMPRE LE POTENTI E RICCHE COSCHE DEI COMMISSO E DEGLI AQUINO IN COLLEGAMENTO CON I LOCALI DI CANADA, USA E AUSTRALIA E DELLA PIANURA PADANA?
Domenico Salvatore

Le svariate operazioni della DDA, hanno chiarito, ben oltre ogni ragionevole dubbio, che a comandare nel Mandamento Jonico ed in modo particolare da Ardore a Caulonia, siano i clan dei Commisso e degli Aquino, che hanno influenza su un centinaio di locali sparsi in Italia ed all’estero. Il procuratore aggiunto Nicola Gratteri in conferenza stampa ha ribadito che la ‘ndrangheta segua la linea orizzontale. Ogni “Famiglia” gestisce il suo territorio di competenza, ma la ‘ndrangheta è una ed indivisibile. Amministrata dalla Provincia, organo di autogoverno planetario. In cui sono rappresentate la cosche più potenti, numerose e ricche. Una specie di Consiglio d’Amministrazione con tanto di ‘amministratore delegato, il capocrimine di Polsi. Tutti devono pagare la mazzetta o pizzo. Anche i mafiosi; come ha ribadito il capobastone Giuseppe Commisso inteso ‘il Mastro’, chiamato in causa per dirimere una questione. In questa terra regna ancora il Medioevo. Il Feudalesimo, non è mai tramontato. Bisogna pagare anche l’aria che si resspira. Nella sterminata Locride, per esempio, bisogna pagare anche l’acqua. Se n’è parlato in conferenza stampa in Questura, Sala Nicola Calipàri. Tante le operazioni concatenate…Il 13 luglio 2010, operazione Crimine; 21 maggio 2012  operazione Falsa politica; 14 dicembre 2010 operazione Bene Comune-Recupero; 14 gennaio 2014 si conclude a Milano, l'operazione Tamburo; 9 settembre 2014 Morsa sugli appalti pubblici …Ma il clan dei Commisso, ha superato da un pezzo il numero delle dieci operazioni DDA, che li riguardi. Le scatole cinesi.  Un ruolo fondamentale nella lotta alla mafia, lo ricoprono i collaboratori di giustizia, collaboranti e pentiti. Pentitismo. Il pentitismo è una tendenza comportamentale umana in base alla quale un soggetto membro di un'organizzazione criminale decide di rilasciare - dopo la sua cattura - confessioni e dichiarazioni alle autorità inquirenti tali da permettere alle medesime di prendere misure adeguate a combattere e addirittura debellare le stesse organizzazioni; in cambio, i pentiti ottengono delle riduzioni di pena.Tale individuo viene spesso definito come collaboratore di giustizia, o pentito nel linguaggio comune. Anche se esso, fonte Wikipedia, possa in senso lato riguardare qualsiasi stato mondiale, in Italia si è assistito ad un vero e proprio fenomeno di ampie dimensioni, in base alla particolare situazione giuridica dello Stato, basato sul concetto di collaborazione con la giustizia.Disciplina normativa. Un importante avvenimento per il fenomeno del pentitismo nella sua forma più conosciuta si ebbe con la legge 6 febbraio 1980 n. 15 (la cosiddetta legge Cossiga)che concesse sconti di pena a terroristi catturati e che diede un importante impulso alla lotta contro il fenomeno, sebbene sia stata criticata per il fatto di concedere privilegi ai criminali di primo piano, ovviamente in possesso di informazioni importanti, mentre chi commetteva crimini in un ruolo subalterno, spesso non aveva la possibilità di fornire informazioni utili alla Giustizia e quindi doveva rinunciare agli sconti di pena. Giovanni Falcone ed Antonino Scopelliti furono tra i primi magistrati a intuire l'importanza del fenomeno dei collaboratori di giustizia. Ed a loro si devono numerosi provvedimenti volti ad incoraggiare l'utilizzo dei cosiddetti “pentiti” per la risoluzione di importanti e delicate indagini nonché per la formazione della cosiddetta "prova orale" nel dibattimento processuale.
La legge n. 82/1991
L'apporto dell'operato dei predetti magistrati italiani si concretizzò nell'emanazione del decreto legge 15 gennaio 1991 n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991 n. 82, che normò per la prima volta figura del "collaboratore di giustizia" (nella norma chiamato semplicemente come collaboratore)
La legge 45/2001: una norma criticata
La legge 13 febbraio 2001 n. 45, modificando la norma del 1991, ha introdotto successivamente la figura del testimone di giustizia. La norma venne approvata a larga maggioranza.[senza fonte]
Il testo della legge del 2001 andò a riformare l'originaria disciplina risalente al 1991, infatti, ferme restando le riduzioni di pena e l'assegno di mantenimento concesso dallo Stato, le modifiche approvate sono sostanziali, tra queste:
il pentito ha un tempo massimo di sei mesi di tempo per dire tutto quello che sa, il tempo inizia a decorrere dal momento in cui il pentito dichiara la sua disponibilità a collaborare;
il pentito non accede immediatamente ai benefici di legge ma vi accede solo dopo che le dichiarazioni vengano valutate come importanti e inedite;
il pentito detenuto dovrà scontare almeno un quarto della pena;
la protezione durerà fino al cessato pericolo a prescindere dalla fase in cui si trovi il processo.
Le critiche più vistose sono state mosse dai magistrati che lavorano in "prima linea" nella lotta alla mafia e che hanno trovato nei pentiti una fonte preziosa di informazioni per ricostruire dinamiche e struttura della criminalità organizzata.
Tra le più diffuse critiche, è stato sostenuto che:
il requisito della novità delle dichiarazioni toglie importanza alla pluralità di contributi utili ai fini delle indagini e del processo, ove il pentito fornisca una versione concordante con altre già acquisite;
la distinzione tra conviventi del collaboratore e tutti gli altri soggetti per i quali l’estensione della protezione è subordinata all’esistenza di grave ed attuale pericolo lascia perplessi anche in relazione alla ferocia con cui si sono consumate le vendette trasversali;
i sei mesi vengono giudicati troppo brevi per chi è chiamato a ricordare fatti criminosi talvolta remoti nel tempo, avvenuti anche decenni prima dell'inizio della collaborazione. Differenza tra pentito e testimone di giustizia. Occorre sottolineare la differenza concettuale che intercorre tra pentito e testimone di giustizia. Il primo termine è riferito genericamente ad una persona che si auto-accusa e/o anche accusa altri, di crimini e di essi si "pente" iniziando la propria collaborazione con la giustizia. Invece il testimone di giustizia, in senso stretto secondo la legge italiana, non ha commesso alcun crimine e la sua collaborazione nasce da diversi motivi che non siano, ad esempio, gli sconti di pena (si veda in tal senso la figura di Rita Atria).Il cosiddetto falso pentitismo. Nella storia del paese si conoscono casi di falso pentitismo, messe in piedi in particolare nelle situazioni di origine mafiosa; in questi casi, alcuni soggetti rilasciano confessioni fasulle che complicano le indagini, coinvolgendo persone innocenti e riuscendo persino a indebolire le testimonianze dei veri collaboratori di giustizia. Fanno parte di questa categoria le vicende che hanno coinvolto, suo malgrado, il famoso uomo di spettacolo Enzo Tortora, già deputato del Partito Radicale. Cinque collaboratori di giustizia hanno confermato la pista seguita dagli investigatori della polizia di Stato che questa mattina hanno arrestato 29 personaggi legati alla 'ndrangheta di Siderno, nella Locride. Si tratta di: Giuseppe Costa, soggetto di vertice dell'omonima cosca; Antonio Cossidente, uno dei capi dei Basilischi che opera a Potenza e ha reso dichiarazioni sulla famiglia Ursino; Domenico Oppedisano, legato da vincoli parentali con la famiglia Cordì di Locri; Rocco Varacalli, sentito e valutato dal gip di Torino nell'indagine Minotauro; Rocco Marando, esponente di primo piano dell'omonima 'ndrina e del locale di Volpiano in Piemonte.capillare controllo mafioso esercitato dalle principali ‘ndrine operanti nel versante dell’alto Jonico Reggino, con ramificazioni nel Nord Italia e perfino in Canada, finalizzato al monopolio delle più redditizie attività economiche, all’ingerenza nella vita politica locale ed al conseguimento di profitti e vantaggi ingiusti. L’odierna operazione della DDA reggina diretta dal procuratore capo della Repubblica, Federico Cafiero De Raho che ha coordinato le forze di polizia, (Squadra mobile reggina,, Commissariato di Siderno, gli altri Commissariati della Provincia e Reparti prevenzione crimine “Calabria”, “Sardegna” e “Toscana”) rappresenta la logica prosecuzione dell’azione di contrasto alla “società di Siderno” e alle cosiddette società minori:i vari locali di ‘ndrangheta della stessa zona di Gioiosa Jonica, Natile di Careri, Canolo, Ciminà, Antonimina e Caulonia, orbitanti attorno alle più blasonate famiglie dei Commisso di Siderno e degli Aquino di Marina di Gioiosa Jonica. Secondo l’accusa,  in occasione dell’esecuzione dei lavori di costruzione dell’impianto di potabilizzazione e distribuzione delle acque della diga sul Torrente Lordo nel Comune di Siderno, Giuseppe Commisso ‘il mastro’, in concorso con Vincenzo Cataldo, Antonino Futia, Antonio Figliomeni e Vincenzo Tavernese, avrebbero richiesto la consegna, a titolo di estorsione, dell’1,5% del finanziamento per il tratto Siderno - Locri (pari a quasi 6 milioni di euro) agli imprenditori titolari della ditta Cisaf, impegnata tra il 2009 ed il 2010 nelle relative opere appaltate dall’ente “Acquedotto delle dighe del Metramo e Lordo”. Oltrealla ‘mazzetta’ per i lavori di adeguamento della Statale 106 Reggio Calabria - Taranto. Ed anche, nella zona di Siderno, la ‘ndrangheta ha estorto ad un imprenditore somme di denaro calcolate in percentuale variabile rispetto ricavi derivanti dalla fornitura del calcestruzzo alla ditta Astaldi, affidataria delle opere. Non sono riusciti a sottrarsi alle grinfie dei Commisso, nemmeno i lavori pubblici di valenza, inferiori rispetto a quelli riconnessi al funzionamento della diga del Lordo. Si tratta della messa in sicurezza della scuola media statale “Corrado Alvaro” di Siderno, la cui impresa “Archeo srl” di Locri, aggiudicataria dell’appalto pari a quasi 200 mila euro, veniva costretta a pagare una somma di denaro a titolo di estorsione quantificata in 6.000 euro. Dalla comunicazione emerge pure che il presunto mammasantissima Mario Ursino, sia stato nuovamente raggiunto da provvedimento restrittivo ; soggetto peraltro  già arrestato nell’ambito della nota operazione internazionale di Polizia “New Bridge”; il quale dovrà rispondere del reato di associazione mafiosa con funzioni di direzione nell’ambito del locale di Gioiosa Jonica. Coinvolto nell’operazione anche il medico dell’Asp di Reggio Calabria dottor Antonio Macrì (già presidente del Consiglio Comunale di Siderno durante la Giunta di Alessandro Figliomeni), colpito da provvedimento restrittivo in carcere per associazione mafiosa; il soggetto, non aveva esitato a recarsi direttamente presso la lavanderia “Ape Green” per chiedere al padrino Giuseppe Commisso inteso “ Il mastro”, il suo consenso per potersi candidare alle elezioni regionali nelle file del Pdl. Le ‘grosse’ conferenze stampa, di solito si fanno per le grosse operazioni. E questa ne aveva tutte la caratteristiche. Come hanno sottolineato il questore Guido Nicolò Longo (È una 'ndrangheta , che tenta con ogni mezzo di alterare il libero mercato: estorce, minaccia, danneggia, inquina pesantemente quanto di positivo matura sul territorio e cerca di imporre con la forza delle armi i suoi desiderata”)., il procuratore capo della DDA, Federico Cafiero de Raho, il procuratore aggiunto Nicola Gratteri (“La pericolosità della ‘zona grigia’, la commistione sociale che ne deriva, con figli o figlie di riconosciuti e riconoscibili capi 'ndrangheta, che impalmano figli o figlie di altrettanto conosciuti esponenti della borghesia. È un sintomo chiaro  di come la 'ndrangheta voglia scalare la ‘buona società’, poichè così è velare gli ‘affari’ e rendere più evidente il prestigio sociale. Dall'operazione , emerge uno spaccato tipico del modo di agire della 'ndrangheta e dei suoi sistemi di ‘persuasione’. Tra gli arrestati figura il passato, il presente e forse anche il futuro delle cosche Commisso e Aquino, come si evince dall'arresto di Rocco Carlo Archinà storico sodale dei Commisso, e prima ancora della sua morte di Antonio 'Ntoni Macrì, capo storico della 'ndrangheta, fondatore del ‘Siderno group’, trucidato a Siderno mentre giocava a bocce. Rocco Carlo Archinà fu uno degli arrestati nell'autunno del 1969 durante il summit di Montalto, in Aspromonte, quando venti poliziotti interruppero quello che fu definito un vertice tra i rappresentanti di tutta la 'ndrangheta reggina per tratteggiare i nuovi scenari criminali e le nuove regole spartitorie. La 'ndrangheta, si conferma ancora una volta struttura orizzontale, dove ogni cosca ha un proprio territorio di influenza su cui regna sovrana. Certamente non mancano i momenti di consultazione tra le varie 'ndrine, ma il principio rimane che ognuno è ‘padrone’, e responsabile, a casa sua.”) ed il capo dello SCO nazionale, Raffaele Grassi, per il quale l’operazione a cui hanno partecipato oltre 250 unità è di rilevanza assoluta, perché tocca i tre clan dei Commisso, Aquino e Coluccio egemoni sulla zona Jonica fra Ardore e Caulonia, intaccando l’economia e l’amministrazione pubblica e condizionando le elezioni di parecchi enti locali: Nella tagliola estorsiva: l’ammodernamento di strade, scuole, la distribuzione dell’acqua; lo humus che consente alle organizzazioni mafiose di attecchire ed ingrassare. C’erano pure il capo della Squadra Mobile, Gennaro Semeraro ed il suo vice Francesco Rattà, ma anche Vincenzo Cimino, dirigente del Commissariato di Siderno. Facce di colleghi mai viste, addirittura, nell’aula magna intitolata a Nicola Calipari. I clan di ‘ndrangheta, si sono arricchiti con i sequestri di persona e con la droga, il traffico di armi, spazzatura, boat-people, usura, rakett delle estorsioni, appalti e sub-appalti e con i matrimoni combinati. Importanti quanto le altre manifestazioni o celebrazioni… Funerali e matrimoni sono momenti importanti per alleanze, discussioni, pubblica mostra di potere e di nuovi assetti all’interno delle varie articolazioni delle cosche. Ma anche Battesimi, 1^Comunione, Cresima, Diciottesimo compleanno ecc.Un matrimonio importante fu quello del 19 agosto 2009, tra Elisa Pelle, nipote di uno storico esponente della ‘ndrangheta reggina (il capocrimine  della ‘ndrangheta, Antonio Pelle, inteso ‘U Gambazza”) e Giuseppe Barbaro, figlio di Pasquale Barbaro, di Platì, inteso ‘U Castanu, altro “pezzo da 90” morto nel 2007. Le nozze sono state celebrate nella chiesa di San Luca, con successivo banchetto a Platì e sulla costa. L’occasione per trasformarlo in summit di mafia, con la presenza dei più grossi capibastone, reggenti della cosca o loro plenipotenziari, ambasciatori ecc. 
L’origine della dinastia dei Barbaro risale al matrimonio tra Barbaro Francesco (Platì 1873) e Carbone Marianna (Platì 1877) i cui dieci figli successivamente originarono 5 ‘cosche’:
• Barbaro Pasquale, nato a Platì il 19.07.1897, padre di Barbaro Rosario, nato a Platì il 30.09.1940, […], capo dell’omonima cosca denominata Barbaro “Rosy”
• Barbaro Domenico, nato a Platì il 18.10.1900, padre di Barbaro Francesco, nato a Platì il 03.05.1927, […], capo dell’omonima cosca denominata Barbaro “Castanu”
• Barbaro Serafina, nata a Platì l’08.03.1910, madre di Papalia Domenico, Antonio e Rocco nati a Platì, elementi di spicco insieme ai fratelli dell’omonima cosca Papalia
• Barbaro Elisabetta, nata a Platì l’11.05.1918, madre di Perre Giuseppe, nato a Platì il 21.06.1937, […], capo dell’omonima cosca denominata Perre “Maistru”

• Barbaro Antonio, nato a Platì il 30.08.1920, deceduto in data 13.03.1994, capo dell’omonima cosca denominata Barbaro “Nigru” 
Secondo la ricostruzione dei collaboratori di giustizia Rocco Varacalli e Rocco Marando i ‘Pillari’ e i ‘Rosy’ sarebbero federati in un'unica cosca.
Barbaro 'Castanu'-I Barbaro ‘Castanu’ sono la ‘ndrina più ricca e potente di Platì. Il patriarca della cosca è Francesco Barbaro detto ‘Ciccio 'castanu’. Questo boss è stato uno dei principali esponenti della strategia dei sequestri di persona, non a caso fu anche soprannominato ‘Il re dei sequestri’. Venne arrestato nel 1989 dopo 9 anni di latitanza e in seguito, le redini del clan passarono al figlio Giuseppe Barbaro, soprannominato ‘Peppe Canarinu ‘u Sparitu’, perché fu latitante per 14 anni. Venne catturato il 10 dicembre 2001. Nel 1998 Giuseppe Barbaro pare che condusse una presunta trattativa per la risoluzione del sequestro ai danni di Alessandra Sgarella, come riporta la Commissione Parlamentare a riguardo: ‘’ Sconcertante notizia che il deus ex machina di tale trattativa segreta dello Stato sia stato un super latitante della 'ndrangheta il boss di Platì Giuseppe Barbaro - detto 'u canarinu – […], in cambio della collaborazione per la soluzione del sequestro Sgarella avrebbe ottenuto favori alla propria latitanza ed alleggerimento del regime di cui all'articolo 41-bis per i propri familiari attualmente detenuti ‘’. Nell’Operazione Infinito realizzata dalla Dda di Milano nel 2010, gli inquirenti sostennero che Pasquale Barbaro (fratello di Giuseppe) detto ‘U zangrei’ (in calabrese ‘Il tamarro’) fu il reggente della cosiddetta “Camera di Controllo” denominata ‘Lombardia’ fino alla data del suo decesso, avvenuta nel 2007 per problemi cardiaci. Nell’Operazione Crimine (Dda Reggio Calabria, 2010) viene citato il matrimonio tra suo figlio Giuseppe e Elisa Pelle, la figlia di Giuseppe Pelle (sposato con Marianna Barbaro, figlia di Francesco ‘ciccio ‘u castanu) e nipote di Antonio Pelle ‘Gambazza’, ex Capo Crimine della ‘ndrangheta, due affiliati invitati alle nozze sostennero che il matrimonio Barbaro/Pelle è stato fatto per confermare la potenza delle due famiglie. Nell’Operazione Platino compiuta nel gennaio del 2014, attraverso le intercettazioni sarebbe emerso che il ruolo di reggente della Camera di Controllo ‘Lombardia’ sarebbe attribuibile a Rocco Barbaro , anch’esso figlio di Francesco Barbaro ‘cicciu ‘u castanu. Gli esponenti dei 'Castanu' sono collegati, attraverso vincoli di matrimonio e nelle attività lecite e illecite, anche alle famiglie degli Agresta, Marando, Papalia, Pelle, Perre, Romeo, Sergi e Trimboli.
Barbaro 'Nigri'-Il reggente della cosca è stato Antonio Barbaro, detto ‘u nigru’, il soprannome deriva dalla carnagione scura della pelle. In seguito alla morte di Pasquale Agresta avvenuta nel '74, Antonio ‘u nigru insieme a Francesco Barbaro ‘u Castanu fecero sorgere uno dei clan più potenti della ‘ndrangheta . Secondo gli inquirenti, dopo la sua morte avvenuta nel 1994, il suo ruolo all’interno della ‘ndrina fu preso dal figlio Giuseppe Barbaro . Vito Nicastri, imprenditore dell'eolico è stato accusato di essere in rapporti d'affari con Matteo Messina Denaro e alcuni clan dell'area jonica di Reggio Calabria (Platì, San Luca e San Luca). Per conto delle famiglie di Platì il Nicastri avrebbe intessuto rapporti con Giuseppe Barbaro 'u nigru. Venne arrestato il 23 ottobre 2006 a Modena perché reputato il presunto mandante dell’omicidio ai danni del carabiniere Antonino Marino, ucciso il 9 settembre 1990 a Bovalino durante la festa patronale. Giuseppe Barbaro è deceduto nel 2012 all’età di 64 anni . Ne ‘Le Mani sulla Città’ scritto da Barbacetto/Milosa si riporta un’informativa del 2008 da parte del Servizio centrale operativo della polizia di Milano ‘’ La famiglia dei Nigri, imparentata anche con i Papalia, è da considerarsi ai vertici della criminalità organizzata in Calabria operante nel Nord-Italia’’. Barbaro 'Pillari'-Il collaboratore di giustizia originario di Platì, Rocco Marando nel marzo 2009 sostenne che il reggente dei Pillari fosse Rosario Barbaro detto 'Rosi da Massara', un altro collaboratore, Rocco Varacalli di Natile di Careri dichiarò che Rosario Barbaro è stato ''il capo società del locale di Platì’’ . Diversi esponenti del clan sono stati arrestati per la trattazione internazionale del traffico di stupefacenti. Al Nord i Pillari sono rappresentati da Domenico Barbaro detto 'Mico l'Australiano ' e dai suoi figli Salvatore e Saverio. Salvatore Barbaro nel 1999 sposò Serafina Papalia, figlia di Rocco Papalia, reputato membro della cosiddetta “commissione provinciale reggina” denominata 'Cosa Nuova'. A questo clan sono alleati i Trimboli, i Marando, i Perre e i Papalia.

il ruolo di capi e organizzatori, avendo essi provveduto a svolgere compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle azioni e delle strategie della consorteria ed impartito direttive agli associati; in particolare, dirigendo e organizzando il sodalizio, assumendo le decisioni più rilevanti, impartendo le disposizioni o comminando sanzioni agli altri associati a loro subordinati, decidendo e partecipando ai riti di affiliazione, curando rapporti con le altre articolazioni dell’associazione e dirimendo i contrasti interni ed esterni al “locale” di appartenenza; 

il ruolo di affiliati con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni di ‘ndrangheta, eseguire le direttive dei vertici della società e dell’associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio, mettendosi in tal guisa a completa disposizione degli interessi del “locale”e così cooperando con gli altri associati nella realizzazione del programma criminoso del gruppo



 Il comunicato stampa ufficiale…”OPERAZIONE ANTINDRANGHETA DELLA POLIZIA DI STATO:ARRESTATI CAPI ED AFFILIATI DELLE COSCHE SIDERNESI E DELLA LOCRIDE
“Nelle prime ore della mattinata odierna, personale del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato P.S. di Siderno, nell’ambito di una vasta Operazione di Polizia denominata La morsa sugli appalti pubblici, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha dato esecuzione a nr. 29 ordinanze di custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti dei seguenti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa transnazionale (art. 4 Legge 146/2006), estorsione aggravata dall’art. 7 della Legge 203/91 e reati in materia di armi:
1.         AQUINO Salvatore, nato a Marina Gioiosa Jonica (RC) il 29.02.1944;
2.         ARCHINA’ Domenico, nato a Siderno (RC) il 27 novembre 1971;
3.         ARCHINA’ Rocco Carlo, nato a Siderno (RC) il 29 ottobre 1936;
4.         CAPOGRECO Leonardo, nato a Locri (RC) il 6 aprile 1976, genero di COMMISSO Giuseppe alias “Il Mastro”;
5.         CARACCIOLO Tommaso Rocco, detto “Mico”, nato a Gioiosa Ionica (RC) il 24 gennaio 1931;
6.         CATALDO Vincenzo, nato a Siderno (RC) il 5 settembre 1946;
7.         COLUCCIO Antonio, nato a Marina di Gioiosa Ionica (RC) il 14 novembre 1969;
8.         COMMISSO Giuseppe, alias “Il Mastro”, nato a Siderno (RC) il 2 febbraio 1947, già detenuto;
9.         COMMISSO Pietro, alias “Quaglia”, nato a Siderno (RC) il 1 luglio 1932;
10.       CORDI’ Antonio, nato a Locri (RC) il 6 gennaio 1987;
11.        FERRARO Francesco, alias “Mulinu”, nato a Siderno (RC) l’1 marzo 1967;
12.        FILIPPONE Antonio, nato a Canolo (RC) il 4 gennaio 1954;
13.        FUTIA Antonio, nato a Siderno (RC) il 21 settembre 1958, già detenuto;
14.        IETTO Antonio Pietro, nato a Careri (RC) il 2 febbraio 1956;
15.         MACRI’ Antonio, nato a Siderno (RC) il 20 agosto 1957;
16.         MACRI’ Marco, nato a Locri (RC) il 3 maggio 1972;
17.         MACRI’ Salvatore, nato a Siderno (RC) il 9 aprile 1949;
18.         MONTELEONE LA ROSA Fortunato, alias “Nato”, nato ad Antonimina (RC) il 24 gennaio 1951;
19.         MUIA’ Carmelo, nato a Siderno (RC) il 9 luglio 1972, già detenuto;
20.         NESCI Nicola, nato a Ciminà (RC) il 24 giugno 1955, già detenuto;
21.         PROCHILO Domenico, alias “Benito”, nato a Locri (RC) il 3 ottobre 1969, già detenuto;
22.         RICHICHI Domenico, nato a Careri (RC) il 19 novembre 1960;
23.         TAVERNESE Vincenzo, nato a Siderno (RC) il 10 settembre 1950;
24.         URSINI Mario, nato a Gioiosa Jonica (RC) il 20 aprile 1950, già detenuto;
25.         CORREALE Cosimo, alias “Zorro” nato a Locri (RC) il 3 marzo 1984;
26.         VERSACE Domenico Antonio, nato a Bova Marina (RC) l’11 settembre 1954;
27.         CHERUBINO Giuseppe, alias “Popi”, nato a Siderno (RC) il 16 settembre 1984.
Nei confronti dei soggetti sopra indicati, il G.I.P. ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere, ad eccezione dell’ultimo (CHERUBINO Giuseppe), nei cui confronti sono stati disposti gli arresti domiciliari per violazione della Legge sulle Armi.Le articolate attività investigative, svolte in  maniera certosina e per lunghi anni dalla Polizia di Stato, hanno consentito di tracciare un quadro preciso e dettagliato riguardo al capillare controllo mafioso esercitato dalle principali ‘ndrine operanti nel versante dell’alto Jonico Reggino, con ramificazioni nel Nord Italia e perfino in Canada, finalizzato al monopolio delle più redditizie attività economiche, all’ingerenza nella vita politica locale ed al conseguimento di profitti e vantaggi ingiusti.  Invero, già all’indomani dell’esecuzione di 120 decreti di fermo emessi nell’indagine divenuta storica con il nome de “Il Crimine”, che consentiva di dimostrare che la ‘ndrangheta è una organizzazione unita distinta in tre mandamenti (Tirrenico, Reggio Centro e Jonico), facenti capo ad un organismo di vertice denominato Provincia, si sono sviluppati vari filoni investigativi, per lo più attraverso l’approfondimento di preziose informazioni, captate presso la lavanderia Ape Green di COMMISSO Giuseppe cl.1947 alias “U mastro”, importante e rispettato boss della omonima famiglia di Siderno, già in carcere un quanto arrestato nella sopra citata operazione, che si sono tradotte in altri significativi procedimenti, alcuni dei quali sono stati già esitati in primo grado o in appello, fra cui “Bene Comune – Recupero”, “Locri è unita”, “Saggezza” e “Mistero”.   L’odierna operazione, pertanto, che costituisce la logica prosecuzione dell’azione di contrasto alla “società di Siderno” ed alle cd. società minori (i vari locali di ‘ndrangheta della stessa zona di Gioiosa Jonica, Natile di Careri, Canolo, Ciminà, Antonimina e Caulonia, orbitanti attorno alle più blasonate famiglie dei COMMISSO di Siderno e degli AQUINO di Marina di Gioiosa Jonica), ha permesso di individuare una serie di vicende dalle quali emergono con evidenza la fortissima pressione esercitata dall’organizzazione sull’economia legale ed i meccanismi sottesi alle attività estorsive ricollegabili all’esecuzione dei lavori ed alle attività attraverso le quali si realizza l’ingerenza del sodalizio nel settore dei pubblici appalti.    Come si ricorderà dall’Operazione “Il Crimine”, COMMISSO Giuseppe il mastro utilizzava la propria lavanderia Ape Green, situata al piano seminterrato del centro commerciale “I Portici” di Siderno, luogo ritenuto sicuro poiché protetto da sistemi di allarme, per ricevere la visita dei propri affiliati (alcuni dei quali giungevano anche dal Canada), discutere di piani strategici, delle alleanze con gli altri clan e della tutela degli interessi familiari. Tali dialoghi, captati dalla Polizia di Stato attraverso il montaggio di microspie, hanno svelato uno spaccato degli attuali assetti mafiosi che, spesso, hanno riscontrato le acquisizioni promananti da altre e parallele attività d’indagine, consentendo di ricostruire l’attuale organizzazione della ‘ndrangheta non solo nella provincia di Reggio Calabria ma anche su gran parte del territorio nazionale, europeo ed anche oltreoceano.Le risultanze investigative cui si è giunti con la presente inchiesta sono state corroborate da fonti collaborative, ovvero da informazioni rese da collaboratori di Giustizia, fra cui COSTA Giuseppe (soggetto  di vertice dell’omonima cosca), COSSIDENTE Antonio (l’uomo è stato uno dei  capi del gruppo  “Basilischi” operante a Potenza ed altrove ed ha reso dichiarazioni sulla famiglia URSINO) OPPEDISANO Domenico (legato da parentela con la famiglia CORDI’ di Locri), VARACALLI Rocco (persona le cui dichiarazioni sono state valutate positivamente dal Gip di Torino nell’ambito dell'indagine c.d. Minotauro) e MARANDO Rocco (già esponente dell’omonima ‘ndrina e del locale di Volpiano in Piemonte).Tra gli affari più importanti da cui la ‘ndrangheta ha ottenuto i maggiori guadagni vi è, senza dubbio, quello del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti, settore nel quale, secondo una logica di spartizione dettata dagli equilibri mafiosi, la cosca COMMISSO ricorreva alle tipiche condotte estorsive che si sono estrinsecate nell’imposizione alla ditta capofila nel trasporto degli scarti di lavorazione in uscita dall’impianto di trattamento di Siderno il versamento di una somma di denaro per ogni trasporto effettuato.Di sovente, come esposto nel caso del trasporto dei rifiuti, la ‘ndrangheta imponeva i propri diktat alle imprese impegnate nell’esecuzione di consistenti lavori pubblici attraverso il versamento di somme di denaro calcolate in percentuale rispetto all’importo complessivo stanziato dalle Pubbliche Amministrazioni. Ciò è quanto accaduto in occasione dell’esecuzione dei lavori di costruzione dell’impianto di potabilizzazione e distribuzione delle acque della diga sul Torrente Lordo nel Comune di Siderno[1], nel corso dei quali COMMISSO Giuseppe il mastro, in concorso con CATALDO Vincenzo, FUTIA Antonino, FIGLIOMENI Antonio e TAVERNESE Vincenzo, richiedeva la consegna, a titolo di estorsione, dell’1,5% del finanziamento per il tratto Siderno - Locri (pari a quasi 6 milioni di euro) agli imprenditori titolari della ditta CISAF, impegnata tra il 2009 ed il 2010 nelle relative opere appaltate dall’ente “Acquedotto delle dighe del Metramo e Lordo”. In particolare, il COMMISSO, in qualità di esponente della famiglia egemone sul territorio, dava mandato agli altri concorrenti di contattare i responsabili della ditta sopra menzionata per imporre l’estorsione, mentre il FUTIA si rapportava direttamente con gli imprenditori per quantificare l’importo da versare ed il TAVERNESE, attuale custode della diga, controllava l’andamento dei lavori, rapportando quanto appreso al FIGLIOMENI. La riscossione del pizzo ha interessato anche i lavori di distribuzione delle acque della diga compresi nel tratto Siderno - Gioiosa Jonica, affidati, grazie ad un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro, alla ditta “Progress e Lavoro Società Cooperativa” di Polistena, alla quale veniva imposto dagli stessi soggetti sopra citati, in concorso con ARCHINA’ Rocco Carlo e ARCHINA’ Domenico, di pagare il 3% dell’importo complessivo dei lavori. Un’altra consistente estorsione è stata realizzata dalla cosca COMMISSO in danno delle ditte impegnate nei lavori di adeguamento della S.S. 106 che percorre tutta la costa Jonica, collegando Reggio Calabria a Taranto. Nella zona di Siderno, la ‘ndrangheta ha estorto ad un imprenditore somme di denaro calcolate in percentuale variabile rispetto ricavi derivanti dalla fornitura del calcestruzzo alla ditta ASTALDI, affidataria delle opere. Non sono sfuggiti alla lente dei COMMISSO neanche i lavori pubblici di valenza sicuramente inferiore rispetto a quelli riconnessi al funzionamento della diga del Lordo. Si tratta della messa in sicurezza della scuola media statale “Corrado Alvaro” di Siderno, la cui impresa “Archeo srl” di Locri (RC), aggiudicataria dell’appalto pari a quasi 200 mila euro, veniva costretta a pagare una somma di denaro a titolo di estorsione quantificata in 6.000 euro, ovvero il “consueto”  3% calcolato sulla cifra globale dell’opera (tale reato viene contestato a COMMISSO il mastro, FUTIA Antonio, PROCHILO Domenico e CORDI’ Antonio).Sul fronte delle altre attività economiche, il pervasivo ed opprimente controllo mafioso veniva esercitato da MUIA’ Carmelo, il quale, avvalendosi del suo ruolo mafioso verticistico nella cosca COMMISSO, minacciava pesantemente il titolare del centro commerciale “La Gru” di Siderno, costringendolo quindi a servirsi per la fornitura della carne, da rivendere presso il supermercato IPERSPAR esistente all’interno del medesimo shopping center, dei prodotti che il MUIA’ Carmelo commercializzava attraverso le proprie società.    L’entourage facente capo ai COMMISSO, ricorrendo alla forza intimidatrice del vincolo associativo, tentava altresì di costringere un imprenditore a consegnare loro la somma di 28 mila euro, cifra pari al debito contratto dalla ditta GEOAMBIENTE di Belpasso (CT) -all’inizio era in rapporto d’affari con il suddetto imprenditore- verso la SIDER PETROLI di Siderno, riconducibile a CORREALE Cosimo ed al padre CORREALE Michele inteso “Zorro”, appartenenti alla cosca dei COMMISSO.  Complessivamente, l’indagine ha consentito di assicurare alla Giustizia elementi di assoluto rilievo nel panorama della ‘ndrangheta calabrese. Fra questi, oltre al più volte citato personaggio cardine dell’inchiesta COMMISSO Giuseppe alias il mastro, vi è l’anziano boss AQUINO Salvatore[2], leader indiscusso e temuto della famiglia,  accusato di associazione mafiosa nell’articolazione della cosca AQUINO operante a Marina di Gioiosa Jonica ed altrove (in contrapposizione ai MAZZAFERRO), il quale partecipava ad incontri e riunioni assieme al mastro per definire le doti della ‘ndrangheta e condizionare la politica locale. Altro importante personaggio è senz’altro COLUCCIO Antonio, fratello dei più noti Giuseppe e Salvatore (entrambi detenuti in regime di 41 bis O.P., il primo tratto in arresto in data 7 agosto 2008, dopo tre anni di latitanza, a Toronto, in Canada, con un milione di dollari canadesi), il quale veniva consultato dal mastro, al pari di AQUINO Rocco, per decidere comportamenti o fatti rilevanti per gli associati nel territorio di riferimento.E’ stato nuovamente raggiunto da provvedimento restrittivo URSINI Mario, già arrestato nell’ambito della nota operazione internazionale di Polizia “New Bridge” dell’11 febbraio u.s., il quale dovrà rispondere del reato di associazione mafiosa con funzioni di direzione nell’ambito del locale di Gioiosa Jonica (RC), al quale sono affiliati, con varie posizioni, CARACCIOLO Tommaso Rocco, URSINO Giuseppe e GALLIZZI Giuseppe.  E’ emerso, inoltre, che era in stretti rapporti con la cosca COMMISSO anche il medico dell’A.s.p. di Reggio Calabria dott. MACRI’ Antonio (già Presidente del Consiglio Comunale di Siderno durante la Giunta di Alessandro FIGLIOMENI), colpito da provvedimento restrittivo in carcere per associazione mafiosa, il quale non aveva esitato a recarsi direttamente presso la lavanderia Ape green per chiedere al mastro il suo consenso per potersi candidare alle elezioni regionali nelle file del P.d.L., instaurando col COMMISSO un consolidato accordo collusivo che si sarebbe sostanziato nel salvaguardare gli interessi il sodalizio e nel concordare con lo stesso le scelte politiche.    Allo stato risultano irreperibili due soggetti, da tempo trasferiti all’estero, nei cui confronti sono state già attivate le procedure internazionali per addivenire alla loro cattura.  Si rappresenta, inoltre, che nel corso della perquisizione effettuata presso l’abitazione di CHERUBINO, il personale operante rinveniva nr. 15 piantine di cannabis sativa,  pertanto il predetto veniva tratto in arresto, in flagranza di reato, per coltivazione e produzione di sostanze stupefacenti.    Squadra Mobile reggina, al Commissariato di Siderno, agli altri Commissariati della Provincia ed ai  Reparti Prevenzione Crimine “Calabria”, “Sardegna” e “Toscana”.Reggio Calabria, 9 settembre 2014.I lavori di costruzione della diga iniziarono nel 1983 e sono terminati nel 1993; l’impresa esecutrice dei lavori è stata la Ferrocemento S.p.A. di Roma. L’opera è stata finanziata dalla Cassa per il Mezzogiorno con il Progetto Speciale P.S. 26/3043, Ente Concessionario il Consorzio di Bonifica di Paulonia, Reggio Calabria. La diga ha un volume d’acqua invasato pari a 9 milioni di metri cubi[2] AQUINO Rocco è un pluripregiudicato calabrese che, nel corso della sua lunga carriera criminale, ha trascorso diversi periodi di latitanza. In atto è Sorvegliato Speciale di Pubblica Sicurezza, dopo essere stato arrestato nel 1999 nell’ambito dell’Operazione ZAGARA per associazione mafiosa.   Reggio Calabria 9 settembre 2014  - Estorsioni ad alto livello e infiltrazione nell'aggiudicazione di appalti, anche per la messa in sicurezza di una scuola e la costruzione di una diga. Per associazione mafiosa transnazionale sono stati arrestati oggi alcuni esponenti di due delle 'ndrine calabresi più pericolose, 'Commisso" di Siderno e 'Aquino" di Marina di Gioiosa Ionica. Gli uomini dello Sco e della squadra mobile di Reggio Calabria, guidati da Andrea Grassi e Gennaro Semeraro, hanno rilevato importanti infiltrazioni della 'Ndrangheta nell'economia legale.” Domenico Salvatore

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