PALERMO,
23 SETTEMBRE 2014
OPERAZIONE “GRANDE PASSO”
PREMESSA
I Carabinieri della Compagnia di Corleone hanno sviluppato
una complessa ed articolata attività di indagine coordinata dalla DDA di
Palermo - sotto la direzione del Procuratore dott. Leonardo Agueci e del
Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi, supportati dai Sostituti P.M. che si
occupano dell’area orientale della provincia di Palermo -
e condotta sulla famiglia mafiosa di Palazzo Adriano, operativa nell’ambito del
mandamento di Corleone, a seguito della quale nella mattinata odierna sono
state arrestate 5 persone tra boss e gregari (nomi in allegato), indagati oltre
che per associazione mafiosa anche - a vario titolo - per estorsione,
danneggiamento, turbata libertà degli incanti e furto, reati aggravati
dall’essere stati commessi con l’aggravante del metodo mafioso.
L’indagine prende le mosse da un denuncia di un
funzionario di un ente locale vittima di un episodio estorsivo da parte della
consorteria mafiosa. Il successivo approfondimento investigativo sulla vicenda
ha permesso di evidenziare l’esistenza di una vera e propria organizzazione
criminale, dedita prevalentemente alla commissione di reati estorsivi con il
tipico metodo mafioso, e di individuare con esattezza ruoli e funzioni dei suoi
appartenenti.
Le indagini, sviluppate negli ultimi due anni
attraverso attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, hanno permesso di ricostruire l’intero assetto della
famiglia mafiosa di Palazzo Adriano, nonché il suo completo inserimento
all’interno del mandamento mafioso di Corleone, permettendo di individuare
anche il relativo supervisore.
IL
RUOLO DI SUPERVISORE PER IL MANDAMENTO DI CORLEONE
Grazie all’intenso lavoro investigativo di
Magistrati e Carabinieri, è stato individuato quale supervisore della famiglia
di Palazzo Adriano la figura di DI MARCO Antonino, originario di Corleone,
dipendente comunale. L’attività d’indagine ha permesso di evidenziare, oltre
alla sua appartenenza alla famiglia mafiosa di Corleone, anche il suo ruolo
direttivo e di controllo sulla famiglia mafiosa di Palazzo Adriano, rappresentando
un punto di riferimento e collegamento tra questa e il mandamento mafioso di
Corleone grazie alle funzioni di supervisione e coordinamento al fine di
gestire gli affari illeciti del sodalizio. In tale ruolo, ha dimostrato capacità
di intervenire personalmente per risolvere contrasti tra le diverse famiglie
mafiose contermini, tra cui quello della definizione dei rispettivi limiti territoriali,
per dirimere dissidi privati relativamente a taluni pascoli e per condurre
attività estorsive.
Privo di qualsivoglia precedente penale, DI MARCO
si presentava quale anonimo dipendente comunale. Rare sono state le sue
frequentazioni con personaggi d’interesse operativo in pubblico, avendo lo
stesso adottato ogni accorgimento per mantenere un atteggiamento di basso
profilo che non insospettisse in nessun modo le Forze dell’ordine.
Invero, DI MARCO Antonino si è dimostrato essere
capo assolutamente carismatico e molto deciso: fautore di una linea d’azione
prudente, con una vasta conoscenza - per sua stessa ammissione durante le
conversazioni intercettate - delle dinamiche di “cosa nostra” e dei suoi
personaggi più influenti, tra cui i noti Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca.
Ne conosce e rispetta le regole, pretendendo che altrettanto facciano gli
associati suoi sottoposti.
Egli, peraltro, è fratello di DI MARCO Vincenzo
(classe ’46), corleonese di nascita, ma residente nella vicina cittadina di San
Giuseppe Jato sin dal 1973. Questi fu tratto in arresto il 5.2.1993 per favoreggiamento
personale del boss Salvatore RIINA, durante la sua latitanza. Fu condannato con
sentenza passata in giudicato e nel 1998 sottoposto a misura di prevenzione
patrimoniale. Era considerato l’autista della moglie di RIINA, BAGARELLA
Antonina, e quindi un fedelissimo del capo storico di “cosa nostra”. Il giorno prima dell’arresto di Salvatore RIINA fu filmato
e visto uscire dal covo di via Bernini a Palermo in auto con a bordo la
BAGARELLA e due dei figli di RIINA.
LA
FAMIGLIA MAFIOSA DI PALAZZO ADRIANO
Le indagini hanno dimostrato come la famiglia
mafiosa di Palazzo Adriano sia storicamente ricompresa, insieme a tutte le altre
dei comuni del circondario, nel mandamento mafioso di Corleone. Non è apparso,
quindi, anomalo che a dirigere e controllare la competente famiglia mafiosa vi si trovasse proprio un corleonese, finora rimasto
immune alle numerose operazioni antimafia.
Le numerose intercettazioni telefoniche e i servizi
di pedinamento hanno poi permesso di ricostruire con precisione l’organigramma
di questa famiglia mafiosa, individuandone le competenze territoriali.
Nello specifico, si è riuscito a ricostruire
l’intero organigramma con ruoli e compiti dei suoi associati:
- MASARACCHIA
Pietro Paolo[1], inteso “l’ingegnere”,
capo famiglia e responsabile operativo degli associati originari di Palazzo
Adriano, nonché cassiere della famiglia;
- PARRINO Nicola[2], inteso “svuota
sacco”, altro luogotenente di DI MARCO su Palazzo Adriano, ma utilizzato da
questi anche quale portavoce con i mafiosi delle zone limitrofe. Per sua stessa
ammissione è stato vivandiere del boss all’epoca latitante Ignazio Vacante.
Egli è imprenditore e la sua principale attività è
proprio quella di intromissione negli appalti
pubblici e la riscossione del pizzo
alle imprese per conto di DI MARCO e dell’intera famiglia mafiosa;
- i fratelli D’UGO
Franco[3]
e Pasqualino[4],
manovalanza operativa alle dirette
dipendenze di MASARACCHIA Pietro Paolo con precipui compiti di controllo del
territorio e realizzazione di atti intimidatori e danneggiamenti.
In merito alla “cassa”
le indagini sul sodalizio criminale di tipo mafioso operante tra Palazzo
Adriano e Corleone hanno permesso di appurare anche che quella famiglia
raccoglieva i proventi delle estorsioni all’interno appunto della cassa comune,
gestita direttamente dal capo famiglia MASARACCHIA Pietro Paolo e utilizzata
per finanziare le diverse azioni criminali nonché le piccole spese di tutti i
sodali.
LE
ESTORSIONI E I DANNEGGIAMENTI
L’associazione ha continuato a mantenere saldamente
in mano il controllo del territorio anche attraverso la pressante azione
estorsiva nei confronti di imprenditori ed il controllo dei pubblici appalti.
Infatti, sono stati ricostruiti ben 6 casi di estorsione e due tentate
estorsioni, ai danni di ditte impegnate prevalentemente nella costruzione e
rifacimento di tratti stradali nel comune di Palazzo Adriano. Singolare un caso
in cui l’imprenditore, originario di Palazzo Adriano, ricerca protezione presso
la locale famiglia mafiosa per avviare un’attività commerciale al di fuori di
quel comune, contando sui buoni uffici degli affiliati nei confronti della
famiglia mafiosa competente per territorio. L’imprenditore pagherà due volte il
pizzo: alla famiglia mafiosa competente sul luogo dei lavori e a esponenti di
Palazzo Adriano quale rimborso per l’intermediazione. Sintomatico
dell’assoggettamento a “cosa nostra” è il caso di un altro imprenditore che,
nel cercare di “mettersi a posto”, manifesta tutta la sua convinzione
nell’adesione intima alle regole dell’associazione.
Le attività investigative hanno consentito, quindi,
di accertare la consumazione di più episodi di pagamento, contribuendo a
delineare ulteriormente l’operatività della locale famiglia mafiosa. Tali
pagamenti, nella maggior parte dei casi, hanno mantenuto la canonica
percentuale del 3% dell’importo complessivo del lavoro da eseguire. Tuttavia, in
una circostanza, quasi a dimostrare una benevolenza dell’associazione per la
difficile situazione economica della vittima, la percentuale è stata ridotta
dal 3 all’1%.
In altri casi, gli associati, oltre a richiedere il
pagamento della somma di denaro, hanno imposto agli imprenditori anche
l’utilizzo di manodopera e l’acquisto di materie prime presso imprenditori da
loro indicati.
Quanto ai metodi utilizzati, al fine di convincere
le vittime alla cosiddetta “messa a posto”, la consorteria ha utilizzato il
classico metodo intimidatorio della bottiglia incendiaria. Inoltre, per
attirare l’attenzione degli imprenditori, gli affiliati hanno proceduto anche
ad effettuare furti e danneggiamenti all’interno dei cantieri proprio
nell’immediatezza dell’inizio dei lavori.
CONCLUSIONI
In
conclusione, quella che è emersa dalle indagini è la fotografia di una mafia
organizzata ed ancorata alle vecchie regole formali e gerarchiche di cosa nostra, anche se incentrata su
un’economia pastorale ed agricola, i cui maggiori valori rimangono la terra e
il “rispetto” della comunità ove opera e il cui principale mezzo di
sostentamento è rappresentato dal provento delle estorsioni: si aggrediscono
prevalentemente i flussi pubblici di denaro, limitando l’intervento sulle
attività economiche di privati.
Molto
forte si è, quindi, dimostrata l’influenza della famiglia sulla gestione della
cosa pubblica del Comune di Palazzo Adriano e il suo interesse per tutti gli
appalti.
Quanto alla location ove i fatti in narrazione sono
ambientati, è da sottolineare come Palazzo Adriano sia stato agli onori della
cronaca anche qualche anno fa, quando è stato indicato come luogo ove
realizzare un sicuro nascondiglio prima di Bernardo Provenzano e poi di
Giuseppe FALSONE[5], boss
agrigentino tratto in arresto a Marsiglia in data 25 giugno 2010.
Nelle ferree logiche mafiose, l’essere stato più
volte scelto come luogo di latitanza di un boss è un segnale inequivocabile di
come una terra possieda intrinsecamente tutte quelle caratteristiche che
permettono di ridurre al minimo i rischi che una latitanza stessa comporta.
Come
inequivocabile è l’affidabilità e la forza dimostrate dalla famiglia reggente
in quel territorio: testimonianza, quindi, che proprio la cosca mafiosa di
Palazzo Adriano, nel corso degli anni, ha “storicamente”
mantenuto la sua vicinanza dottrinale, ancor più che geografica, a Corleone.
[1] MASARACCHIA
Pietro Paolo, nato a Palazzo Adriano il 15.03.1950, ivi residente in via XX
settembre 120;
[2] PARRINO
Nicola, nato a Palazzo Adriano il 15.12.1953, ivi residente in Contrada
dietro fano SNC
[3] D’Ugo
Franco nato a Palazzo Adriano il 27.11.1965, ivi residente in via Lavatoio
8;
[4] D’UGO
Pasqualino nato a Palazzo Adriano il 20.05.1961, di fatto domiciliato a
Palazzo Adriano contrada Aicella SNC
[5] Giuseppe Falsone detto Ling Ling, nato a Campobello di Licata
(AG) il 28.08.1970.
ELENCO
PERSONE FERMATE
-
DI MARCO
ANTONINO, NATO A CORLEONE (PA) IL
29.09.1956, IVI RESIDENTE A CORLEONE (PA), DIPENDENTE COMUNALE;
-
MASARACCHIA
PIETRO PAOLO, NATO A PALAZZO
ADRIANO IL 15.03.1950, IVI RESIDENTE, IMPIEGATO FORESTALE,
-
PARRINO NICOLA, NATO A PALAZZO ADRIANO (PA) IL 15.12.1953, IVI
RESIDENTE, IMPRENDITORE EDILE ,
-
D’UGO FRANCO, NATO A PALAZZO ADRIANO (PA) IL 27.11.1965, IVI
RESIDENTE, OPERAIO,








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