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Torino, operazione 'San Michele', il bigliettino da visita del nuovo procuratore capo della Repubblica, Armando Spataro

L’operazione San Michele prende il nome di San Michele, il santo preferito delle ‘ndrine e che è anche il nome del bar di Volpiano, già sequestrato durante l’inchiesta Minotauro, dove gli affiliati erano soliti ritrovarsi per discutere, lontano da occhi indiscreti, dei loro affari. I carabinieri del Ros, diretti dal generale Mario Parente, stanno eseguendo una ventina di ordinanze di custodia cautelare in carcere, su disposizione della Procura Distrettuale Antimafia di Torino, nei confronti di altrettante persone accusate di far parte di un sodalizio di matrice 'ndranghetista infiltrato nel tessuto economico della provincia di Torino, in particolare negli appalti pubblici. I militari dell'Arma stanno eseguendo le ordinanze di custodia cautelare in carcere, oltre che a Torino, a Milano, Genova e Catanzaro. Le accuse contestate sono di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura e traffico illecito di rifiuti. Eseguito anche un sequestro preventivo di società e beni per un valore di 15 milioni di euro. Al centro dell'operazione 'San Michele', come è stata battezzata dai carabinieri, un sodalizio di matrice 'ndranghetista, proiezione in Piemonte della cosca 'Greco' di San Mauro Marchesato. L'attività investigativa ha documentato la diffusa infiltrazione della cosca nel tessuto economico e imprenditoriale della provincia di Torino e, appunto, in particolare nel settore degli appalti pubblici .Ulteriori particolari nel corso di una conferenza stampa, alle 11.30 negli uffici del Comando provinciale dei carabinieri di Torino. "Cosche puntavano a Tav" - Un tentativo di infiltrazione della 'ndrangheta nella filiera degli appalti per il Tav Torino-Lione in Valle di Susa. C'è anche questo nell'inchiesta dei carabinieri del Ros sfociata questa notte in una raffica di arresti. Il tentativo delle cosche non ha avuto successo. Angelino Alfano ministro degl’interni:”La pressione delle Forze dell’ordine contro la ‘ndrangheta continua senza sosta ottenendo grandi risultati come testimoniano gli arresti di oggi dell’operazione “San Michele”, eseguita dai carabinieri del ROS, su disposizione della Procura Distrettuale Antimafia di Torino, che ha consentito di smantellare un sodalizio di matrice ndranghetista infiltrato nel tessuto economico della provincia di Torino, in particolare nel settore degli appalti pubblici».L’inchiesta nasce appunto parallelamente alle altre inchieste: Minotauro e Colpo di Coda. “Questa inchiesta – ha detto il generale dei Ros Mario Parente – dimostra la propensione della criminalità organizzata ad agire in “franchising”, replicando anche al nord modelli criminali, come occupazione del territorio, intimidazioni, minacce, tipici delle zone di origine”. “Spero che l’importante operazione di contrasto alla criminalità organizzata possa servire a tranquillizzare a 360 gradi la cittadinanza sul fatto che l’attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine su questo tema è rivolta a tutto campo”. Il colonnello Roberto Massi, comandante provinciale dei carabinieri di Torino, durante la conferenza stampa, ha commentato così l’operazione: “Chiaramente non ci si ferma ai risultati raggiunti, ma si opera nella convinzione che questa azione debba essere continuata”. Colpiti da OCCC: Angelo Greco, detto “Tempesta”, classe 1965, domiciliato a Venaria Reale; Mario Audia, detto “’u niuru”, classe 1961, residente a Volpiano. Gianluca Donato, detto “Antonello”, classe 184, domiciliato a San Benigno; Vincenzo Donato, classe 1966, residente a Caluso; Luigino Greco, classe 1968, residente a Venaria; Pasquale Greco, classe 1946, residente a Venaria; Rosario Liberti, classe 1974, residente a Venaria; Tiziano Novero, classe 1979, nato a Lanzo, residente a Nole; Gabriella Toroddo, classe 1949, nata a Lanzo; Francesco Aracri, classe 1961, domiciliato in Germania; Giovanni Ardis, classe 1967, residente a Beinasco; Giovanni Bocchino, classe 1977, domiciliato a Beinasco; Francesco Butano, classe 1958, residente a Rivoli; Alberto Cizza, classe 1964, residente a Scandale (KR);Adolfo Crea, classe 1971, residente a Torino; Antonio Donato, detto Antonello, classe 1976, residente a Pianezza; Francesco Gatto, classe 1984, residente a Rho (MI); Roberto Greco, classe 1983, residente a Rivalta; Ferdinando Giosuè Lazzaro, classe 1965, residente a Susa; Giacomo Lo Surdo, classe 1973, residente a Torino; Nicola Mirante, classe 1966, residente a Torino; Claudio Ravizza, classe 1957, residente a Torino; Gregorio Sisca, classe 1962, residente a Sant’Ambrogio; Pietro Tiengo, classe 1956, residente a Collegno; Giovanni Toro, classe 1967, residente a Castelletto Ticino

TORINO, OPERAZIONE “SAN MICHELE”  LE MANI DELLA ‘NDRANGHETA SUGLI APPALTI DELLA TAV, NONOSTANTE L’ALLARME DELL’ONOREVOLE ROSI BINDI PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA, CHE AVEVA INVITATO LE AUTORITÁ E LE ISTITUZIONI A NON ABBASSARE LA GUARDIA
Domenico Salvatore


‘Galeotta fu la Lione-Torino e chi la scrisse…quel giorno più non vi leggemmo avante’. Con tutti i suoi problemi, annessi e connessi: dalla politica all’economia sino alla cronaca, anche giudiziaria. La ‘ndrina, aveva messo su un servizio informazioni, per cercare di controllare le attività delle forze dell’ordine nei suoi confronti. Pure un investigatore privato, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, secondo l’inchiesta raccoglieva informazioni sulle indagini per conto dell’organizzazione criminale; un vigile urbano, indagato per rivelazione di segreti d’ufficio, con l’aggravante della finalità mafiosa; un carabiniere della stazione di Beinasco è stato indagato per rivelazione di segreti d’ufficio perché avrebbe dato informazioni all’investigatore privato, senza sapere che fossero destinate all’organizzazione mafiosa? Il nuovo procuratore capo della Repubblica di Torino Armando Spataro, pp.mm. Roberto Sparagna e Antonio Smeriglio, che ha preso il posto di Giancarlo Caselli, in quiescenza per raggiunti limiti di età, ha fatto appena in tempo ad insediarsi sulla plancia di comando (e di responsabilità) e già è costretto al supplizio di Sisifo, se non al massacro di Tantalo; per far sentire il suo peso, com’è nel suo costume. Non gli mancano: entusiasmo giovanile, senso del dovere e professionalità da vendere. Aveva ricevuto  le chiavi della Procura dal vicario Sandro Ausiello, in una delle grandi aule del Palazzo di Giustizia, presenti Marcello Maddalena, Gian Carlo Caselli e Michele Vietti, Gustavo Zagrebelsky, Mario Barbuto e Luciano Panzabbini, insieme ai vertici delle forze dell'ordine e la maggior parte dei sostituti procuratori, ma dopo le prevedibile parata, si è messo subito all’opera. C’è tanto da fare. La ‘ndrangheta voleva controllare anche l’aeroporto di Torino-Caselle e non solo? La distribuzione alimentare, lavori pubblici e privati, la gestione di servizi per Amministrazioni pubbliche e società private, tra i quali appunto la manutenzione stradale e lo smaltimento dei rifiuti? Tutto ‘normale’ pure la filiera degli appalti per la Tav Torino-Lione in Valle di Susa. Non c’è nessuna sorpresa per gl’inquirenti, che stanno indagando da decenni sulle mire espansionistiche della ‘ndrangheta in Piemonte. Indagini dure, tempestive, profonde che sono costate fior di milioni di euri allo Stato impegnato nella lotta alla mafia ed alle sue istituzioni centrali e periferiche. Di più. Pure un giudice. Bruno Caccia, fu ucciso proprio dalla ‘ndrangheta a Torino il 26 giugno 1983. “La 'ndrangheta, ha da sempre controllato, in Piemonte, molti ristoranti, imprese edili, bar e addirittura era arrivata a mettere le mani sul bar del Palazzo di Giustizia dove Bruno Caccia, prestava servizio. Sui mandanti dell'omicidio, subito le indagini presero la via delle Brigate Rosse: erano gli anni di piombo e per di più le indagini di Bruno Caccia riguardavano in presa diretta molti brigatisti. Il giorno seguente, fonte Wikipedia, le Brigate Rosse, rivendicarono l'omicidio, ma presto si scoprì che la rivendicazione risultava essere falsa. Inoltre nessuno dei brigatisti in carcere rivelò che fosse mai stato pianificato l'omicidio del magistrato cuneese. Le indagini, puntarono allora l'attenzione sui neofascisti del NAR, ma anche questa pista, si rivelò ben presto infondata. L'imbeccata giusta, arrivò da un mafioso in galera, Francesco Miano, boss della cosca catanese che si era insediata a Torino. La vendetta non tardò ad arrivare. Gaetano Miano, 29 anni, panettiere, fratello di Francesco e Roberto Miano, una volta capi indiscussi del clan dei catanesi a Torino; poco prima, era stato ucciso un altro dei sei fratelli Miano, Santo, 37 anni, detenuto in semilibertà. Grazie all'intermediazione dei servizi segreti, Miano decise di collaborare per risolvere il caso e raccolse le confidenze del 'ndranghetista Domenico Belfiore, uno dei capi della 'ndrangheta a Torino e anch'egli in galera. Belfiore ammise che era stata la 'ndrangheta ad uccidere Bruno Caccia e il motivo principale fu che "con il procuratore Caccia non ci si poteva parlare", come disse lo stesso Belfiore.”.

Operazione San Michele:” Ci sono anche il subappalto per i lavori di ristrutturazione della pontin, sull'autostrada A32 Torino-Bardonecchia, chiarisce un flash dell’Ansa, le opere di pulizia e sgombero neve della stessa arteria autostradale e dell'aeroporto torinese di Caselle tra le ingenti commesse ottenute dalla cosca `ndranghetista sgominata dai carabinieri del Ros. Secondo quanto si apprende, il sodalizio mafioso colpito dall'operazione ´San Michele' era attiva in diversi settori imprenditoriali, tra cui la gestione di attività commerciali e della distribuzione alimentare, di lavori pubblici e privati, di gestione di servizi per Amministrazioni pubbliche e società private, tra i quali appunto la manutenzione stradale e lo smaltimento dei rifiuti.   Voleva infiltrarsi nei lavori di realizzazione della Tav in Valsusa il gruppo `ndranghetista sgominato dai carabinieri, che questa mattina hanno eseguito 20 misure cautelari nei confronti di esponenti di una proiezione in Piemonte della cosca «Greco» di San Mauro Marchesati (Kr); proiezione in Piemonte della cosca Greco di San Mauro Marchesato, in provincia di Crotone.. Il sodalizio era interessato alle ingenti commesse che riteneva di poter ottenere dagli appalti per la Torino-Lione, ma i progetti di infiltrazione sono stati scoperti e interrotti dall'attività investigativa, culminata nel primo intervento del marzo 2013 e nell'odierna misura cautelare.  L'operazione dei militari del Ros, denominata «San Michele» ha rivelato come il gruppo fosse attivo in diversi settori imprenditoriali tra cui la gestione di attività commerciali e della distribuzione alimentare, di lavori pubblici e privati, di gestione di servizi per amministrazioni pubbliche e società private, tra i quali lo smaltimento rifiuti, la manutenzione stradale ed altri. Tra quest' interessi, già nella prima fase dell'indagine, erano emersi quelli facenti capo all'imprenditore catanzarese Giovanni Toro, già arrestato dal Ros nel marzo 2013 e colpito anche dal provvedimento cautelare di oggi per concorso esterno in associazione mafiosa: attraverso le sue società e con la complicità di altri imprenditori del settore, era già riuscito ad ottenere ingenti commesse lavorative, tra cui i lavori in subappalto per la ristrutturazione della galleria A32 Prapontin (tratta Torino - Bardonecchia) e le opere di pulizia e sgombero neve della stessa arteria autostradale e dell'aeroporto torinese di Caselle. “ E Luigi Palamara anticipò…:”'NDRANGHETA: INFILTRAZIONI IN APPALTI, VENTI ARRESTI - TORINO, 1 LUG - I carabinieri del Ros stanno eseguendo una ventina di ordinanze di custodia cautelare in carcere, su disposizione della Procura Distrettuale Antimafia di Torino, nei confronti di altrettante persone accusate di far parte di un sodalizio di matrice 'ndranghetista infiltrato nel tessuto economico della provincia di Torino, in particolare negli appalti pubblici.I militari dell'Arma stanno eseguendo le ordinanze di custodia cautelare in carcere, oltre che a Torino, a Milano, Genova e Catanzaro. Le accuse contestate sono di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura e traffico illecito di rifiuti. Eseguito anche un sequestro preventivo di società e beni per un valore di 15 milioni di euro. Al centro dell'operazione 'San Michelè, come è stata battezzata dai carabinieri, un sodalizio di matrice 'ndranghetista, proiezione in Piemonte della cosca 'Grecò di San Mauro Marchesato. L'attività investigativa ha documentato la diffusa infiltrazione della cosca nel tessuto economico e imprenditoriale della provincia di Torino e, appunto, in particolare nel settore degli appalti pubblici. Ulteriori particolari nel corso di una conferenza stampa, alle 11.30 negli uffici del Comando provinciale dei carabinieri di Torino.

'NDRANGHETA: INFILTRAZIONI IN APPALTI NEL TORINESE, 20 ARRESTI = Torino, 1 lug.  - Infiltrazioni della 'ndrangheta nel tessuto economico e imprenditoriale torinese, in particolare nel settore degli appalti pubblici. Carabinieri del Ros stanno eseguendo dalle prime ore di questa mattina un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Procura distrettuale antimafia nei confronti di venti indagati a vario titolo per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura e traffico di rifiuti. Al centro delle indagini del Ros, un sodalizio di matrice 'ndranghetista proiezione in Piemonte della cosca Greco di San Mauro Marchesato (Crotone). Contestualmente i militari stanno eseguendo anche un decreto di sequestro preventivo di società e beni per un valore complessivo di 15 milioni di euro. I dettagli dell'operazione verranno forniti in una conferenza stampa che si svolgerà alle 11.30 presso il comando provinciale carabinieri di Torino.Giovanni Toro, titolare della Toro srl per concorso esterno in associazione mafiosa in data 6 marzo 2013 dalla misura cautelare della misura cautelare per violazione della legge sugli stupefacenti ed estorsione e amico dei Greco, era riuscito ad appropriarsi di una cava in una zona strategica della Val di Susa, tra i comuni di Chiusa di San Michele e Sant’Ambrogio”. Storicamente, uno dei locali di ‘ndrangheta più antichi e prestigiosi del Piemonte, era quello di Volpiano, controllato a partire dagli Anni Sessanta da ‘don Nicola’ Agresta,  da Saverio ed Antonio Agresta, inteso “Totu ‘i Natali”, condannato in appello al processo ‘Minotauro’ a due anni di reclusione; ed i cognati, Natale, Saverio Trimboli e Marando Pasquale, Domenico, Rosario ecc. ; fors’anche da Francesco Barbaro Junior ‘U Castanu e Pasquale Barbaro ‘U Nigru, assolto in appello nel processo ‘Minotauro’; insieme a Francesco “don Ciccio” Mazzaferro, a Torino, comandavano i fratelli Belfiore (Giuseppe, ma soprattutto Domenico e Salvatore), che erano il punto di riferimento delle famiglie nella provincia torinese. Senza nulla togliere al capomafia “don Rocco” Lo Presti. Poi vennero due fratelli di Locri, Adolfo e Aldo Cosimo Crea, rispettivamente di 38 e 35 anni, che hanno presto scalato il potere locale, fino a sedersi alla destra di Giuseppe Belfiore. Erano fuggiti dalla faida e dalla guerra di mafia, se non dalla Calabria. Sebbene a Torino comandassero altri mammasantissima dello spessore di Giuseppe Catalano, plenipotenziario della ‘ndrangheta in Piemonte, morto suicida o suicidato, non si è ben capito. Aveva lasciato una lettera in cui scriveva di prendere le distanze dalla ’ndrangheta. Voleva l’autonomia della ‘Provincia Piemonte’, come Carmelo Novella? Aveva chiesto l’istituzione di una ‘Camera di controllo’ che gli venne rifiutata. Forse perché ritenuto un gesto di ribellione se non di secessione. Suicida anche il figlio Cosimo Catalano. Il pentito Rocco Varacalli racconta di una faida avvenuta alla fine degli anni '90 tra il vangelista Pasqualino Marando capo a Volpiano, in provincia di Torino e le cosche liguri, in particolare gli Stefanelli.

 Nel 1993 a Volpiano, viene scoperto un traffico internazionale di droga gestito dalle 'ndrine di Volpiano che coinvolgeva anche la malavita turca, criminali portoghesi e pachistani. Nel 1995, Francesco Marando viene arrestato, si fidanza con Maria Stefanelli e la sposa, successivamente evade ma viene ritrovato morto a Chianocco, in Val di Susa, il 3 maggio 1996 in un’auto bruciata ,  probabilmente a causa della faida con gli Stefanelli. Ad ordinarne l'omicidio sarebbe stato Antonio Stefanelli. La faida scoppiò per una partita di droga. Il 1º giugno 1997 Pasquale Marando, fonte Wikipedia, uccide a Volpiano Antonio Stefanelli, il padre Antonino e il loro guardaspalle Francesco Mancuso. Il magistrato nel successivo processo, emise condanne durissime…«Fine pena mai» per Rosario Marando, Giuseppe Santo Aligi, Gaetano Napoli e Natale Trimboli, ritenuti gli assassini dei rivali dei Marando, gli Stefanelli di Varazze: Antonio Stefanelli, 55 anni, il nipote Antonino, 36 anni, e il loro guardaspalle Francesco Mancuso. Trent’anni per Antonio Spagnolo, imputato per la morte di Roberto Romeo, odontotecnico di Grugliasco testimone della mattanza di Volpiano. A farli condannare sono state anche le prime rivelazioni di Maria Stefanelli, diventata testimone di giustizia. Rosario e Antonio Trimboli, sono morti; il loro fratello Natale è latitante; Pasquale Marando è stato vittima di un altro caso di lupara bianca. Nel 2012 risultano coinvolti nell'operazione ‘Minotauro’ che fa luce sulle strutture e attività di 'Ndrangheta in Piemonte. Esponenti Rosario Marando; Pasquale Marando, capolocale a Volpiano dopo di Nicola Agresta, latitante dal 2001, si pensa sia stato ucciso. Fu condannato a 23 anni e sei mesi di carcere per traffico di droga e associazione mafiosa; Domenico Marando, fratello di Pasquale, succedette a suo fratello come capo-locale di Volpiano, carica che ebbe fino al suo arresto. Rocco Marando, pentito, settimo di undici fratelli, sposato Caterina Perre, anche lei originaria di una famiglia di 'ndrangheta". Duramente attaccato dalla famiglia:"I miei fratelli erano dei trafficanti di droga che hanno fatto solo del bene alla famiglia e agli amici. Eppure, fra di noi, ci ammazziamo l'uno con l'altro. E magari patiamo dei danni per episodi che risalgono ad ancora prima che nascessimo. Da quando mi sono pentito ho perso la casa, i parenti, la moglie, tutto. E continuano a ordinarmi di ritrattare: quando ero in carcere mi hanno anche fatto avvicinare dal cappellano” Ma Rosario Marando, uno dei fratelli del pentito Rocco, è intervenuto, all'udienza del processo Minotauro fatto scoppiare dalle dichiarazioni del super-pentito Rocco Varacalli :"Mio fratello è un po' malato. Ha dei seri problemi psicologici. E poi beve, è scomposto e maleducato. Io ce l'ho con lui, è vero, ma non per quello che ha detto ai giudici: è per come ci ha sempre trattato. E' lui che continua a contattare la mamma e mia moglie. Ed è stato lui a farmi avvicinare dal sacerdote.

Quello che vuole da noi sono soldi. Noi gli diciamo di tornare a casa, ed è giusto. Ma non di ritrattare. Noi non temiamo il processo. E la verità prima o poi verrà a galla”. Fatti recenti. Nel 2002 con l'operazione Igres, vengono arrestati esponenti dei Marando per traffico di droga internazionale, insieme ai Trimboli, al trafficante Roberto Pannunzi e a Cosa Nostra. Conosce bene la storia, il maresciallo Farina del Nucleo Investigativo Provinciale dei Carabineri, che ha condotto le indagini sulle cosche volpianesi, nell’ottica dell’operazione-processo “Minotauro” ed ha riferito in aula.  Anche sui mezzi e strumenti per procacciare i soldi necessari ai carcerati (galera, processi, spostamenti, spese varie ecc.). Senza nulla togliere al locale di Cuorgnè, diretto dal mammasantissima Bruno Iaria. Anch’esso gravato dalle rivelazioni di un pentito: Nicodemo Ciccia, detto “u Nicareddu” con la dote di “Vangelo” (“Il rito, si svolse in modo frettoloso, in uno stanzino del bar non accessibile al pubblico erano presenti Giuseppe Catalano, Bruno Iaria, e Benvenuto Praticò”; tra le raccomandazioni, quelle sui doveri degli affiliati al sodalizio criminale : l’obbligo di dare rifugio ai latitanti; la colletta per i detenuti; l’accompagnamento dei famigliari dei carcerati ai colloqui con i propri cari;  riguardano e interessano anche la vita privata dei suoi membri a partire dalla presenza ai matrimoni e ai funerali dei parenti),  fino alla decisione di collaborare con la giustizia avvenuta nel settembre 2013. Verso la fine degli anni Ottanta, ‘U Nicareddhu’, dopo essere cresciuto a Mammola (RC), raggiunge gli zii in Piemonte e si stabilisce a Rivara Canavese. Al processo “Colpo di coda” ha vuotato il sacco…ha dichiarato davanti alla Corte che molti personaggi assolti al processo Minotauro in realtà sarebbero affiliati alla società calabrese…” Della locale di Cuorgnè facevano parte anche Achille Berardi, Gerardo Piccolo, Rocco Camarda, Lombardo Domenico, Lombardo Matteo e Camarda Giuseppe. Tutti personaggi, che sono stati assolti al processo Minotauro in primo o in secondo grado.  Ciccia ha menzionato  pure la locale di Natile di Careri a Torino; alla quale, secondo il pentito, appartenevano Rocco D'Agostino e Arcangelo Gioffre. Anche loro, assolti.  Antonino Occhiuto, considerato dall'accusa il capo della Bastarda, una locale del Canavese indipendente dalla casa madre reggina e assolto al processo Minotauro dall'accusa di 416 bis, farebbe parte integrante della 'Ndrangheta. Per Bastarda, il locale di Salassa secondo Ciccia, si intende,  una ‘ndrina non riconosciuta a livello di 'ndrangheta come organizzazione Ad introdurlo nel giro criminale è Nicola Loccisano. La droga proveniva dal giro degli Agresta. L’affiliazione alla ‘ndrangheta gliela propone durante la permanenza nel carcere di Saluzzo con cui condivide la cella  il boss Candeloro Pio, cugino di Giuseppe Minniti, imputati nel processo ‘Infinito’ di Milano. Diversamente dalla Lombardia, nonostante le operazioni "Wall Street", "Count Down", "Hoca Tuca", "Nord - Sud", "Belgio" e "Fine" che arrestarono in Lombardia oltre 3 000 persone e colpirono le 'ndrine  dei: Flachi, Coco Trovato, Papalia, Sergi, Morabito e Paviglianiti.

A seguito delle operazioni nel 1995 si avviò il maxiprocesso conclusosi nel 1997; migliaia di anni di galera, 41 bis per i boss, sequestro e confisca miliardaria  del vecchio conio di beni mobili ed immobili, qui, in Piemonte nessuno si sogna di dire che la ‘ndrangheta sia un’invenzione dei giornali e dei giornalisti; che la mafia non esista. Del resto gli scioglimenti dei consigli comunali di Bardonecchia, Leinì, Rivarolo Canavese, parlano da soli…. Nel 1963, arriva in Piemonte, spedito al confino-soggiorno obbligato, il padrino Rocco Lo Presti, soprannominato il padrino di Bardonecchia. Altri sono sotto la spada di Damocle dello scioglimento. A parte il maxi-processo “Minotauro”, coordinato dal procuratore capo della repubblica di Torino, Giancarlo Caselli, approdato già in Cassazione. La mafia al Nord Italia esiste. Due comuni sciolti anche in Liguria (Bordighera e Ventimiglia) ed uno (Sedriano) in Lombardia. Per ora, a macchia di leopardo e poi a macchia d’olio. La mafia per impadronirsi del territorio usa i mezzi e gli strumenti tradizionali. Di metodo intimidatorio quale mezzo per il conseguimento dei propri scopi, sia nelle attività apparentemente lecite sia nella commissione di delitti, in particolare estorsioni ed usura, che vedevano, tra gli autori, non solo aderenti al medesimo sodalizio, ma anche esponenti di altre entità criminali ‘ndranghetiste (come ad esempio l’attività estorsiva compiuta da Greco Luigino in concorso con Crea Adolfo e Lo Surdo Giacomo). L’organizzazione era armata e tendeva al continuo approvvigionamento di armi da fuoco, come emerso nel corso della trattativa per la compravendita di una pistola tra Sisca Gregorio e Capellupo Antonio, quest’ultimo arrestato a seguito di un’ulteriore vendita di armi durante l’inchiesta. Le indagini permettevano, altresì, di evidenziare lo stretto rapporto esistente tra Mirante Nicola e  Toroddo Gabriella, “falsa avvocatessa” che, il 27 marzo 2013, è stata condannata dal Tribunale di Torino a tre anni ed otto mesi di reclusione, poiché ritenuta responsabile di una serie di truffe milionarie ai danni di facoltosi imprenditori. Venti arresti dei Ros di Torino eseguiti anche a Novara, Milano, Savona, Genova, Catanzaro e Crotone. il connubio tra la ‘ndrina distaccata di San Mauro Marchesato, con ai vertici Mario Audia e Domenico Greco, e malavitosi e imprenditori del Nord Italia. Le ‘ndrine del torinese che operavano in diretto collegamento con la Calabria sono la locale di Volpiano e il Crimine di Torino. Sono serviti tre anni di serrate investigazioni, caratterizzate da intercettazioni telefoniche ed ambientali, servizi di osservazione controllo e pedinamento, per capire bene i collegamenti con la ’ndrina distaccata di San Mauro Marchesato”. L’attività d’indagine ha consentito di comprendere come i vertici dell’’ndrina distaccata siano AUDIA Mario e GRECO Domenico, in stretto collegamento con analoghe strutture ‘ndranghetiste insediate in Piemonte ossia la locale di Volpiano ed il Crimine di Torino. Il sodalizio, dalle indagini, è risultato costantemente sottoposto alla supervisione del capocosca GRECO Angelo, stanziale prima a San Mauro Marchesato e, a partire dal giugno 2013, a Venaria Reale (TO).

Questo è anche il momento delle dichiarazioni, come emerge dalle agenzie di stampa e dal tam-tam d’ Internet. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, si è complimentato con il comandante generale dell’arma dei carabinieri, Leonardo Gallitelli, per l’operazione eseguita : “La pressione delle forze dell’ordine contro la ‘ndrangheta continua senza sosta ottenendo grandi risultati come testimoniano gli arresti di oggi dell’operazione ‘San Michelè, eseguita dai carabinieri del Ros, su disposizione della Procura distrettuale antimafia di Torino, che ha consentito di smantellare un sodalizio di matrice ‘ndranghetista infiltrato nel tessuto economico della provincia di Torino, in particolare nel settore degli appalti pubblici”. Così. 15 i milioni sequestrati - tra società, case, yacht e conti correnti.  Per cercare di controllare le indagini delle forze dell'ordine, la cosca aveva assoldato anche un investigatore privato. L’uomo, Giovanni Ardis di Beinasco, comune alle porte di Torino, è stato arrestato. Indagati a piede libero un vigile urbano in servizio presso la Procura di Torino e un carabiniere in servizio a Beinasco. I due indagati erano in contatto con l’investigatore privato e sono indagati per rivelazione di segreti d’ufficio, con l'aggravante per il solo vigile urbano della finalità mafiosa.Il carabiniere non era infatti al corrente dei contatti tra l'investigatore privato e i malavitosi e gli forniva informazioni a titolo di amicizia. TAV, NO TAV…si muovono interessi giganteschi  Intanto, nella notte tra lunedì e martedì si è verificato l’ennesimo incendio «misterioso. Una lotta fra titani in Val di Susa. Interessi di natura sociale, morale, economica, politica, ideologica, ecologica, naturalistica e via dicendo. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, ma anche CFS e Polizia penitenziaria, stanno frequentemente in campana. Ma ci sono anche i Vigili del Fuoco. Nella frazione Traduerivi di Susa, vicino all’autostrada Torino-Bardonecchia, in un’area di proprietà della ‘Tutto per l’edilizia’, è andato in fiamme un rimorchio della ditta Gascar srl di Monza. L’azienda, sarebbe coinvolta in alcuni lavori legati alla Tav. Sul posto, sono intervenuti i Vigili del Fuoco, la Digos e i Carabinieri per capire se l’incendio sia di origine dolosa. A partire dal 2011 sono almeno dieci i casi di mezzi usati per i lavori della Torino-Lione, direttamente o indirettamente, andati a fuoco in circostanze oscure.Il colonnello Roberto Massi, comandante provinciale dei carabinieri di Torino:”La pervasività della ‘ndrangheta e la dislocazione nei piccoli centri della provincia è emersa con nettezza .Vogliamo però  tranquillizzare la cittadinanza. L’attenzione delle forze di polizia e della magistratura è a tutto campo”. Operazione San Michele. Il sodalizio mafioso, colpito dall’operazione San Michele dei Carabinieri del Ros, era attiva in diversi settori imprenditoriali tra cui la gestione di attività commerciali e della distribuzione alimentare, di lavori pubblici e privati, di gestione di servizi per Amministrazioni Pubbliche e società private, tra i quali lo smaltimento rifiuti, la manutenzione stradale ed altri. Tra quest’ interessi, già nella prima fase dell’indagine, erano emersi quelli facenti capo all’imprenditore catanzarese Toro Giovanni, già arrestato dal Ros nel marzo 2013 e colpito anche dall’odierno provvedimento cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa, il quale, attraverso le sue società ed avvalendosi della complicità di altri imprenditori del settore, era già riuscito ad ottenere ingenti commesse lavorative, tra cui i lavori in subappalto per la ristrutturazione della galleria A32 Prapontin (tratta Torino – Bardonecchia) e le opere di pulizia e sgombero neve della stessa arteria autostradale e dell’aeroporto torinese di Caselle. Dalle attività investigative è emerso come, avvalendosi di una cava con annesso impianto di frantumazione collocata in Val di Susa e gestita dal citato Toro, il sodalizio ‘ndranghetista avesse manifestato l’interesse ad infiltrarsi nei lavori di realizzazione della Tav, per le ingenti commesse che riteneva di poter ottenere. I progetti di infiltrazione del sodalizio nell’importante opera infrastrutturale sono stati, tuttavia, disvelati e interrotti dall’attività investigativa. Domenico Salvatore   
























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Operazione "San Michele", Legambiente: "Chiamparino vigili sugli appalti"(ansa)
"L'inchiesta di oggi è solo l'ennesima conferma che i cantieri, in particolare quelli delle grandi opere, sono a forte rischio di infiltrazione delle mafie". Così il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, commenta la notizia degli arresti eseguiti nell'ambito dell'inchiesta sulle infiltrazioni di cosche 'ndranghetiste negli appalti pubblici della provncia di Torino e della Val Susa, inchiesta che ha rivelato anche le intenzioni delle organizzazioni criminali di puntare a inserirsi nei lavori del Tav.
"Le stesse procedure, poco trasparenti e facilmente aggirabili, di gestione degli appalti e, soprattutto dei subappalti, facilita il loro inserimento - aggiunge Cogliati Dezza - grazie principalmente a un sistema di corruzione diventato troppo pervasivo. In questo caso, poi, ci troviamo di fronte a una situazione di grave illegalità per la realizzazione di un'opera non indispensabile che non rappresenta una priorità per il Paese né rispetto agli investimenti nel sistema trasportistico nazionale per le merci, che ormai vanno più da sud a nord che da ovest a est, né perché non vi è nessun segnale che si voglia cambiare l'impianto del sistema, spostando le merci dalla gomma al ferro".
Per Cogliati Dezza, controllare i cantieri "significa poter controllare anche la gestione illecita di enormi quantitativi di rifiuti, moltiplicando i guadagni e i disastri. E ciò avviene puntualmente su tutto il territorio nazionale, senza alcuna eccezione.
Basta leggere le pagine del nostro ultimo rapporto ecomafia, dove abbiamo registrato anche l'ingresso in questi due settori di altri 19 clan. Liberare l'Italia dalle mafie e dalla corruzione è la vera precondizione per poter parlare di futuro sostenibile nel nostro Paese".
Da Legambiente arriva quindi un appello al nuovo presidente Sergio Chiamparino e alla sua Giunta, "affinché sia sempre più alta l'attenzione sul rischio infiltrazioni mafiose e illeciti legati alle infrastrutture, in particolar modo alle grandi opere attorno a cui circolano grosse quantità di denaro", dichiara Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta.
"Anche alla luce dei fatti odierni occorre inoltre far luce sugli attentati ad alcune ditte impegnate nella realizzazione dell'alta velocità Torino-Lione avvenuti nei mesi scorsi. Atti gravi - conclude Dovana - mai rivendicati da nessun soggetto e in alcuni casi utilizzati strumentalmente da qualcuno per screditare il movimento No Tav; ci auguriamo che quest'inchiesta sia l'occasione per porre luce sulle tante ombre che aleggiano in Val Susa".
 

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Nota stampa Carabinieri. Nella mattinata odierna i Carabinieri del R.O.S. e dei Comandi Provinciali di Torino, Milano, Novara, Savona, Catanzaro e Crotone, coordinati dalla Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Torino, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Torino nei confronti di 20 persone indagate, a vario titolo, per associazione mafiosa in quanto appartenenti ad un sodalizio di matrice ‘ndranghetista, espressione in Piemonte della cosca GRECO di San Mauro Marchesato (KR).La struttura criminale, individuata e colpita dagli odierni provvedimenti, è da tempo operativa in Piemonte e viene denominata, nel gergo delle organizzazioni calabresi “‘ndrina distaccata di San Mauro Marchesato“.L’attività d’indagine ha consentito di comprendere come i vertici dell’‘ndrina distaccata siano AUDIA Mario e GRECO Domenico, in stretto collegamento con analoghe strutture ‘ndranghetiste insediate in Piemonte ossia la localediVolpiano ed il Crimine di Torino. Il sodalizio, dalle indagini, è risultato costantemente sottoposto alla supervisione del capocosca GRECO Angelo, stanziale prima a San Mauro Marchesato e, a partire dal giugno 2013, a Venaria Reale (TO).Tre anni di serrate investigazioni, caratterizzate da intercettazioni telefoniche ed ambientali, servizi di osservazione controllo e pedinamento, anche mediante l’impiego di innovative tecnologie, e l’analisi incrociata dei flussi di denaro, hanno permesso di monitorare e ricostruire le dinamiche del sodalizio e di stabilirne forza ed operatività in terra piemontese.Le risultanze autonome raccolte dai Carabinieri del R.O.S. sono state poi di fatto confermate dalle dichiarazioni di numerosi Collaboratori di Giustizia.I controlli telefonici ed i servizi di osservazione statici e dinamici effettuati, hanno, sin da subito, evidenziato come i soggetti aderenti al sodalizio fossero legati da stretti vincoli di parentela e di comparaggio, oltre che compartecipi nella gestione di numerose realtà economiche, alcune direttamente riconducibili agli interessati ed altre fittiziamente intestate a terzi operanti a Torino e provincia. I prevenuti risultavano infatti operativi in società, collegate tra loro, operanti nel settore delle costruzioni, del movimento terra, della ristorazione, della vendita al dettaglio di generi alimentari e della compra-vendita di auto usate.La caratura criminale di GRECO Angelo era già stata evidenziata nel corso di pregresse attività investigative condotte sin dalla metà degli anni ’90 La disamina degli atti giudiziari metteva peraltro in risalto lo stabile legame esistente tra AUDIA Mario ed il predetto GRECO Angelo e permetteva di riattualizzare i legami tra il gruppo “crotonese” stanziale ed operativo a Torino ed i vertici delle cosche sedenti in provincia di Crotone.La connotazione mafiosa del gruppo criminale è emersa altresì dal diffuso utilizzo del metodo intimidatorio quale mezzo per il conseguimento dei propri scopi, sia nelle attività apparentemente lecite sia nella commissione di delitti, in particolare estorsioni ed usura, che vedevano, tra gli autori, non solo aderenti al medesimo sodalizio, ma anche esponenti di altre entità criminali ‘ndranghetiste (come ad esempio l’attività estorsiva compiuta da GRECO Luigino in concorso con CREA Adolfo e LO SURDO Giacomo).Le attività di indagine hanno permesso di accertare un’altra delle condotte tipiche delle associazioni mafiose sul territorio di aderenza ossia l’offerta di “protezione” ad esercenti ed imprenditori che vi si rivolgono per risolvere contrasti con persone giudicate  pericolose o per scongiurare, rendendo nota la contiguità a tali famiglie, tentativi di estorsione o atti intimidatori. L’organizzazione era armata e tendeva al continuo approvvigionamento di armi da fuoco, come emerso nel corso della trattativa per la compravendita di una pistola tra SISCA Gregorio e CAPELLUPO Antonio, quest’ultimo arrestato a seguito di un’ulteriore vendita di armi durante l’inchiesta.L’attività investigativa ha documentato la progressiva infiltrazione della cosca crotonese nel tessuto economico ed imprenditoriale della Provincia di Torino, anche attraverso il sistematico ricorso alle minacce ed alle intimidazioni di tipo mafioso.Il gruppo criminale, molto attivo in campo imprenditoriale, si è interessato per l’acquisizione di commesse per lavori di movimento terra e per la realizzazione di opere pubbliche ed ha tentato, senza riuscirci, ad inserirsi nella filiera  della  tratta Alta Velocità T.A.V. Torino – Lione.In tale contesto è risultato fondamentale, per le dinamiche del sodalizio, l’apporto fornito da TORO Giovanni, titolare della TORO srl e locatario di una cava collocata in una zona strategica della Val di Susa – tra i comuni di Chiusa di San Michele e Sant’Ambrogio di Susa.Le cointeressenze tra TORO Giovanni ed il sodalizio mafioso riguardavano anche attività di gestione illecita di rifiuti speciali, compartecipazione in lavori di movimento terra, pulizia e sgombero neve acquisiti in subappalto o attraverso il sistema dei noli a caldo e a freddo da stazioni appaltanti pubbliche o concessionarie di servizi pubblici.Le modalità utilizzate per acquisire commesse lavorative, che evidenziavano la commissione di condotte delittuose di diversa specie, estorsioni, intimidazioni, turbative d’asta, permettevano alla TORO srl, riconducibile all’indagato, di assicurarsi l’aggiudicazione di lavori.TORO Giovanni veniva attinto in data 6 marzo 2013 dalla misura cautelare della misura cautelare per violazione della legge sugli stupefacenti ed estorsione e, in tal modo, venivano arginate le ingerenze della compagine mafiosa nel tessuto economico sociale della Valle di Susa.Il profilo apparentemente lecito assunto dai sodali GRECO Domenico, DONATO Vincenzo e MIRANTE Nicola, in virtù dell’attività imprenditoriale svolta nel settore delle costruzioni, ha permesso al gruppo criminale di interfacciarsi con soggetti appartenenti o contigui alle istituzioni ed in particolare agli ambienti giudiziari, al fine di acquisire notizie su eventuali attività investigative in corso.In tale quadro vanno letti i rapporti intrattenuti da membri del sodalizio con un ispettore della Polizia Municipale di Torino, già in servizio presso l’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Torino a cui venivano richieste informazioni provenienti dalle Banche Dati in uso alle FF.PP e con ARDIS Giovanni, investigatore privato al servizio della cosca, tratto in arresto per concorso esterno che, a sua volta, intratteneva rapporti con un carabiniere al fine ottenere informazioni riservate.L’attività tecnica, ed i servizi di osservazione svolti, hanno messo in evidenza anche il ruolo rivestito da DONATO Antonello nelle dinamiche criminali del sodalizio, con particolare riguardo alle riunioni organizzate, all’insaputa degli stessi titolari, all’interno di un noto concessionario d’auto di Torino, ove l’indagato era stato addetto alle vendite sino al giugno 2011 e presso l’auto rivendita AUTOAMICI poi divenuta AUTO OUTLET con sede a Torino in via Reiss Romoli 98, divenuto vero e proprio centro logistico dell’organizzazione.Le indagini permettevano, altresì, di evidenziare lo stretto rapporto esistente tra MIRANTE Nicola e TORODDO Gabriella, “falsa avvocatessa” che, il 27 marzo 2013, è stata condannata dal Tribunale di Torino a tre anni ed otto mesi di reclusione, poiché ritenuta responsabile di una serie di truffe milionarie ai danni di facoltosi imprenditori. Le indagini hanno permesso di verificare il coinvolgimento, nell’artificioso meccanismo di truffe imputato alla TORODDO, indagata come concorrente esterna al sodalizio, di alcuni esponenti della ‘ndrina di San Mauro Marchesato a Torino ed, in particolare, di AUDIA Mario e MIRANTE Nicola.Nel quadro generale, veniva effettuato un minuzioso approfondimento sulle figure di MIRANTE Nicola, AUDIA Mario e DONATO Vincenzo, imprenditori attivi nel settore edile, che si rivelavano essere personaggi di particolare caratura sotto il profilo economico.Le risultanze investigative, acquisite mediante l’attività tecnica d’intercettazione e gli accertamenti patrimoniali, permettevano di verificare l’esistenza di ingenti patrimoni, marcatamente sproporzionati rispetto alle attività imprenditoriali svolte ed alla capacità reddituale dichiarata, in capo a MIRANTE Nicola, DONATO Vincenzo ed AUDIA Mario.All’esito delle indagini, il GIP del Tribunale di Torino oltre alle ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati, ha ordinato il sequestro di beni mobili, immobili, conto correnti e rapporti bancari intestati a MIRANTE Nicola, AUDIA Mario ed a DONATO Vincenzo nonché alle società ad essi facenti capo.Nella mattinata odierna, si è quindi proceduto all’esecuzione della misura cautelare in carcere nei confronti di tutti gli indagati [ad esclusione di ARACRI Franco al momento detenuto in Germania] nonché al sequestro di 18 società; 145 immobili; 25 autovetture; 1 yacht; conti correnti; per un valore stimato di oltre 15 milioni di €uro