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Reggio Calabria, arrestato Crisalli Natale

VARESE. A seguito dell’operazione “Cripto”, e nel contesto del procedimento penale corrispondente all’omicidio Quirino, oggi i militari della Compagnia di Reggio Calabria coadiuvati dai carabinieri di Varese hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Natale Crisalli, reggino di 55 anni. , Il provvedimento cautelare emesso dal gip Adriana Trapani è scaturito dall’indagine condotta dal Norm - aliquota operativa di Reggio Calabria, diretto dal tenente Antonio Di Mauro e coordinata dalla Dda reggina a seguito dell’omicidio di  Franco Fabio Quirino, avvenuto la sera dello scorso 3 marzo, nel rione Modena Crisalli è accusato dei reati di tentato omicidio aggravato e concorso in detenzione illegittima e porto abusivo di armi in luogo pubblico aggravate. L’indagine ha consentito di svelare cosa avvenne nelle ore precedenti all’uccisione di Quirino da parte di un soggetto ancora non identificato. Tra Crisalli e Quirino sarebbe nata sin dalla mattinata del giorno precedente una aspra diatriba, a causa delle accuse mosse da parte di Quirino a Crisalli di essere un delatore per conto delle forze di polizia. Secondo gli investigatori, guidati dal maggiore Pantaleone Grimaldi e dal tenente Antonio Di Mauro, la contesa era arrivata, nelle fasi più aspre, a minacce esplicite e addirittura all’esplosione di colpi di arma da fuoco. Crisalli e Quirino, il pomeriggio prima del decesso di quest’ultimo sarebbero stati entrambi armati. In particolare Crisalli, avrebbe portato una pistola calibro 7,65. Incontrato Quirino, aveva esploso al suo indirizzo 3 colpi di pistola con l’intento di cagionarne la morte, non riuscendo nel suo intento per cause non imputabili alla sua volontà in quanto le pallottole non attingevano il Quirino. Continuando nella ricostruzione fornita dagli investigatori, Franco Fabio Quirino, più tardi, si sarebbe recato sotto casa di Crisalli, mostrando platealmente e pubblicamente l’arma che deteneva, urlando minacce e ingiurie nei confronti di Crisalli, sino a giungere alla deflagrazione di numerosi colpi di pistola contro la sua abitazione, poco prima di restare a sua volta colpito mortalmente. A Crisalli sono imputate anche le aggravanti dei motivi futili e di aver commesso il fatto con modalità mafiose, in pieno giorno, sulla pubblica via, alla presenza di più persone, sfidando pubblicamente non solo l’aggredito ma anche il controllo da parte delle forze di polizia sul territorio, al fine di affermare il proprio predominio, sfruttando e insieme alimentando l’intimidazione sociale e il conseguente clima di assoggettamento ed omertà degli abitanti del quartiere cittadino di Modena-case basse. Quel pomeriggio, infatti, non vi fu nessuna segnalazione alle centrali operative di carabinieri e polizia da parte dei cittadini.