Giullemani dal procuratore capo della DDA Federico Cafiero De Raho!
Domenico Salvatore
L’articolo 21 della Costituzione…” Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”, e successive leggi, modifiche ed integrazioni, consente ad ogni cittadino di poter esprimere la propria opinione. La diversità di pensiero tuttavia, non deve degenerare mai in accanimento aspro o brutale, aggressioni verbali, battutacce acide, protervie, sfrontatezze, superbie, assalti furibondi. Federico Cafiero De Raho è un procuratore di serie A. Non lo dice per piaggeria, simpatia od empatia, un oscuro giornalistucolo di provincia.
Lo afferma la brillante carriera di un magistrato dinamico, acculturato, efficiente, funzionale ed efficace, aggiornato e professionalmente motivato e stimolato, profondo conoscitore del diritto. Poi, si potrà disquisire, disputare e dissertare, da qui all’eternità. In magistratura da ben 37 anni. Ha combattuto e vinto, contro la Camorra; in particolare contro il Clan dei Casalesi, facendo catturare numerosi latitanti. La “Gerbera Gialla”, ha rappresentato la pubblica accusa nel famoso Processo Spartacus, facendo condannare centinaia di camorristi. Il 13 marzo 2013, il plenum del CSM, nomina De Raho, con 12 voti a favore contro gli 8 del procuratore di Caltagirone Francesco Paolo Giordano, nuovo procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Per ben sette anni, dal 2006 al 13 marzo 2013 è stato Procuratore Aggiunto di Napoli. Tanti, i nomi che hanno fatto la storia di quel clan dei Casalesi, paragonato allal ‘ndrangheta, fondato da Santino Laudicino e Antonio Bardellino, a seguire retto prima da Alberto Beneduce e poi dal triumvirato: Giuseppe Setola, Antonio Iovine e Michele Zagaria di camorra… Francesco Bidognetti (soprannominato "Cicciotto ‘e mezzanotte" ), Francesco Schiavone ( "Sandokan" ), Michele Zagaria, “Capastorta”, Antonio Iovine alias o ninno, Giuseppe Setola alias ‘O Cecato o ‘A Puttana, Mario Caterino, alias Mario a' botta, Cipriano D'Alessandro alias Ciglione, Giuseppe Diana, detto cuoll' e' pinto, Enrico Martinelli detto Erricuccio, Antonio Basco, Luigi Diana ( poi pentito); Nicola Pezzella, Carmine Schiavone, Augusto Bianco Gaetano Buompane e Nicola Panaro. Il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria è un magistrato integerrimo O.K., ma è anche un uomo libero e dice quel che pensa. Prima di fare la domanda di trasferimento dalle sponde del Golfo di Napoli alle rive dello Stretto di Messina (& Reggio), si è informato bene sull’andamento, andazzo ed andatura della Procura e della città. Un po’ di Storia, non guasta mai. Sebbene attraverso i giornali, radio e televisione una certa idea se l’era fatta. Reggio, una delle più grosse città dell’intero Mediterraneo, la più popolata della Calabria, è stata da sempre, alla ribalta della cronaca (non solo nera). Prima di approdare al sesto piano del CEDIR, il magistrato dunque si era fatta anche una sua idea sulla comunicazione reggine e calabrese. Fra i tanti pregi, che gli vengono riconosciuti, c’è sicuramente la memoria d’elefante.
Nel suo ippocampo sono impressionati numerosi terabyte. Tradotto, significa una serie spaventosa di dati, cifre e numeri. Sa per esempio, quanti giornali cartacei vengano editati in Calabria. Il peso dei giornali periodici. Quanti e quali giornali online, radio e televisioni incidano. Ma soprattutto Federico Cafiero De Raho, sa esattamente, quali siano i giornali liberi (pochissimi) e quali i vincolati, condizionati, assoggettati, asserviti e sottomessi, alla mercè degli editori occulti o dei padroni(quasi tutti). Basta leggere gli articoli sullo stesso argomento, per capire il taglio. Ci sono giornali che pur di non urtare la suscettibilità dei giudici, non scrivono mai un rigo contro; una parola. Nemmeno, quando vengono condannati per concorso esterno in associazione mafiosa. E ce ne sono stati di casi, anche vicino a noi. Paura, convenienza, opportunità? Nooo! Ignoranza, malafede, dilettantismo dei pivelli allo sbaraglio. Scarsa professionalità, inesperienza, incompetenza. Certo, ci sono anche i giornalisti degni di questo nome, che meritano stima, rispetto, credito e credibilità. Ma, non sono molti. E nemmeno tanti. Qualcheduno è pure permaloso, maleducato, scontroso, irascibile, acido, velenoso, scorbutico ed asociale. Detto papale papale. Del fair-play, bo-ton e galateo, nemmeno l’ombra; non se ne parli! Te lo do io, il dolce stil novo, il “cor gentile”, l’età cortese, la nobiltà d’animo, altro che… ‘al cor gentile rempaira sempre amore’, il giudice Guido Guinizzelli; Bianca, la figlia shakespeariana di Battista Minola e tutto il resto; a questo punto, preferivo ‘la bisbetica domata’. Almeno un paio di volte, lo riconosciamo, un questore ed un colonnello, fin troppo gentili, avrebbero dovuto cacciarci fuori a male parole. In casa degli altri, si sta con due piedi in una scarpa, ma il saputello, esibizionista, narciso, saccente e benpensante, riesce a stare con un piede in due staffe. Alcuni giornalisti, hanno mostrato i muscoli al procuratore ed anche i denti, perché si è permesso il lusso di criticare; di smussare gli angoli; di dire la verità. Di frustare i costumi; di fare il Catone il Censore. De Raho, memore del ruolo ricoperto, va sempre e comunque alla ricerca della verità. Un pastore, cerca la pecorella smarrita e non esita a lasciare le novantanove al sicuro fra i monti. Anche Federico Cafiero, cerca la verità smarrita, di giorno e senza la lanterna di Diogene. Se necessario, correrà per ventimila leghe sotto i mari. O calzerà gli stivali delle sette leghe per correre più veloce del fiabesco “Gatto”. Il magistrato, non si limita a sbattere in prigione, a marcire, i delinquenti, gli avanzi delle patrie galere, i pendagli da forca e la peggior feccia della suburra. Comunque il suo mestiere, lavoro o professione. A parte, che è pure, una questione etica. To be or not to be, that is the question. Ne ha per la stampa servile, contorta, condizionata, appiattita sul potere, schiava del sistema. La conosceva da tempo; fin da quando, operava sotto il cono del Vesuvio. Incapace di dire la verità. Ci piace questo magistrato, genuino, verace, naturale, originale; perché non si nasconde dietro il dito; non accampa scuse, scappatoie, attenuanti e pretesti.
Quando afferma una cosa, s’incavola se l’interlocutore fraintenda, travisi, distorca e stravolga il suo pensiero e le sue parole. L’ira funesta di Achille. Pretende invece che vengano riportate integralmente le sue parole. A costo di essere impopolare ed antipatico. Se non abbiamo capito fischi per fiaschi e lucciole per lanterne, non è suo costume di fare di tutte le erbe un fascio. Lui, ha un alta stima e si scappella di fronte ai giornalisti veri, abili, capaci, professionisti della comunicazione, amanti della verità ed uomini liberi. Fa le boccucce, corruga la fronte e storce il naso, di fronte ai Don Abbondio, dottor Azzeccagarbugli e Dulcamara. De Raho, rispetta il Papa e la Chiesa, ma questo, non gl’impedisce di usare la sferza contro la corruzione dei costumi. Non è invasione di campo. Anzi è nelle sue prerogative. La processione di Oppido Mamertina, l’inchino del simulacro, don Peppe Mazzagatti, il maresciallo Andrea Marino, il giornalista Michele Albanese? Dejà vu! Semmai, la punta dell’iceberg di un malcostume e di un malessere, se non malumore più esteso, più diffuso, più radicato. De Raho, dissacra la credenza che la Giustizia sia dei ricchi, che hanno i soldi per corrompere e comprarsi tutto. In questi casi, il magistrato indossa i panni di Robin Hood, la sottrae ai ricchi per restituirla ai poveri; senza essere nella foresta di Sherwood e nella contea di Nottinghamshire. Un giudice, che ha lo spirito d’avventura di Indiana Jones, il coraggio di Jim Hawkins, la pazienza di capitan Achab, ritto sulla tolda del Pequod in attesa del passaggio di Moby Dick. Ce n’è anche per le banche…''Sulle banche, ci vorrebbe una maggiore lente d'ingrandimento. Sono soggetti economici fortissimi eppure la vigilanza nei loro confronti e' molto tenue, quasi inesistente. Spesso si adeguano alla normativa antiriciclaggio solo formalmente, ma sostanzialmente riescono a mimetizzare grandi somme di denaro, ad esempio quello proveniente dai flussi del narcotraffico. Ci vorrebbe un controllo serio che tenga effettivamente conto delle anomalie. A volte, direttori di agenzie agevolano i mafiosi consentendo di muovere somme ingenti senza alcuna segnalazione. In caso come questi si contesta il riciclaggio in concorso e qualche volta i soggetti vengono tratti in arresto, ma la banca non risponde mai come dovrebbe. Se lo Stato vuole combattere davvero il riciclaggio la responsabilita' va data all'istituto, non al singolo dipendente. Bisogna rendere la banca corresponsabile, con sanzioni anche molto gravi. E' cio' che avviene negli Stati Uniti dove le banche ricevono sanzioni talmente forti da andare quasi in fallimento”. E sullo scioglimento dei Comuni…”'Il Commissariamento di un Comune spesso non basta. Certamente serve ad interrompere il circuito diretto, che esiste tra chi tenta di orientare il voto e chi è il risultato di questo condizionamento; ma, è chiaro che in situazioni come queste, con un condizionamento così grave, il Commissariamento non può bastare. Sarebbe necessario un meccanismo di vigilanza che consenta un controllo nel tempo. Nei territori del Sud la mafia, la camorra e la 'ndrangheta condizionano fortemente il voto. In questi territori è necessario un meccanismo di vigilanza più ampio, che possa agire nel tempo. Non dobbiamo arrivare all'inabilitazione della democrazia, ma sarebbe necessario un organismo statale o prefettizio che controlli anche l'operato degli eletti.”. .Da un anno vive su questo”pianeta ‘ndrangheta”. Il violento mondo selvaggio, in cui vige la "legge del bastone e della zanna", affiancato subito all'altrettanto violento mondo della cosiddetta civiltà umana, che sembra schizzare fuori dalla fervida fantasia di Jack London; da ‘Zanna Bianca, Il richiamo della foresta’.
Dietro l’assegnazione della scorta armata e macchina blindata al giornalista del “Quotidiano del Sud”, Michele Albanese, perseguitato da Grimilde, la strega, matrigna di Biancaneve, c’è la longa manus del procuratore. La comunicazione di massa (Corriere della Sera, La Repubblica, l’Ansa, la RAI ecc.si è sbracciata per omaggiare Michele Albanese, simbolo di giornalista-coraggio.
Il trionfo del giornalismo calabrese, d’inchiesta, di provincia. E Cenerentola, diventò principessa. Ma ci sono anche gli Ilario Filippone ed i Guido Scarpino, Angela Corica, Michele Inserra Peppe Baldessarro, Agostino Pantano, Domenico Mobilio, Paolo Pollichieni, Riccardo Giacoia della Rai, Giovanni Verduci, Filippo Cutrupi, Antonino Monteleone, Antonio Sisca, Leonardo Rizzo, Lucio Musolino, Pietro Comito e così via tanto per citare.
Ma De Raho è un giudice, sic et simpliciter. Non possiede la bacchetta magica di sambuco di Harry Potter. Federico Cafiero, ha intorno a sé una squadra efficiente e funzionale. Ragazzi della via Paal, che amministrano con autorevolezza ed imparzialità la Giustizia, in nome del popolo italiano. Originale e genuìno; non le manda a dire…”C’è una stampa che copre la verità, e c’è una stampa che racconta con coraggio”. Ma le sue parole, spesso e volentieri, vengono strumentalizzate a tal punto da spacciarle per una …i n t i m i d a z i o n e. Il procuratore capo della repubblica di Reggio Calabria, non è uno statico “topo d’ufficio” misantropo e misogino, che si chiude a riccio nel suo guscio o nella turris eburnea. Tutt’altro. Un operatore della giustizia dinamico, polivalente e polifunzionale, che combatte quella che definisce ”Inquinamento ambientale”; Giuseppe Pignatone “Borghesia mafiosa”; Salvatore Boemi “Zona Grigia” e Luigi Malafarina “Colletti bianchi”. Esce dalle segrete stanze a va dove lo porta il cuore. Sorride, stringe le mani, fa la battuta. Nei convegni, nelle aule magne delle scuole, in conferenza stampa. Ed in qualche ristorante, per soddisfare le esigenze di Pantagruel e Gargantua. Purchè non appartenga nemmeno di rimbalzo e carambola agli “amici degli amici”. Luciano Regolo direttore di L’Ora della Calabria sul blog scrive…”Debbo confessare che non leggo e non ho mai aperto dalla sua fondazione il nuovo quotidiano di Sansonetti. Oggi, però, sollecitato dai colleghi e amici di Cosenza che stanno collaborando con me al progetto del nostro giornale, ho visto, inviatomi per e-mail, l’editoriale odierno del direttore de “Il Garantista”: un attacco duro al procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Cafiero De Raho. Che cosa avrebbe fatto il magistrato per meritarsi l’invettiva (copiosa) di Sansonetti? Ha semplicemente dichiarato, riguardo alla vicenda della processione con l’inchino al boss di Oppido Mamertina, che esistono giornalisti coraggiosi i quali denunciano episodi del genere, e altri che invece coprono la verità e che bisogna decidere da che parte stare.
Tanto basta al direttore romano, andato via dalla Calabria scrivendo di esserne rimasto profondamente deluso, per poi tornare a stringervi intese editoriali dopo pochi mesi, per dedurne che Cafiero De Raho avesse voluto attaccare lui o il suo giornale. Troppo astuto lo scrivente perché si pensi a un’excusatio non petita (visto che il magistrato non nomina alcuna testata). Molto più verosimile l’ipotesi che Sansonetti cerchi di fare pubblicità al suo prodotto giocando il ruolo della voce controcorrente, l’intellettuale fuori le riga “de noantri”, come si direbbe nel suo (a)dorato e salottiero contesto capitolino. Ognuno, sia chiaro, può fare il “gioco” che vuole e soprattutto professare ogni opinione. Ma la libertà di pensiero non può esimere dal rispetto verso chi effettivamente conduce, con rischi pesanti e impegno costante, una durissima lotta contro la criminalità organizzata e le sue oscure aderenze nei poteri costituiti della Calabria. Screditare, Cafiero De Raho, ipotizzare che voglia una stampa prona a lui, come avviene in regimi dittatoriali, oltre che grottesco è a mio avviso estremamente pericoloso…”..
Federico Cafiero De Raho espresse tre desideri al genio della lampada di Aladino: di battere il potentissimo clan dei Casalesi e ‘chiudere’ l’età dell’oro giudiziaria con la cattura del capo dei capi della mafia di Casal di Principe, “don Michele” Zagaria inteso ‘Capastorta’; di essere nominato dal CSM, procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, richiesta avanzata anche da una trentina di suoi colleghi; terzo desiderio, battere la ‘ndrangheta e ritirarsi in pensione ‘Chista, è a tila-borbottò don Bruno, nell’atto di sollevare la tracolla, quando si vide assediato dalla donne del rione, che la volevano…chi verde, chi bianca e chi rossa- s’a vuliti a pigghiati, sinnò, mi ‘ndi vaiu!”.
Domenico Salvatore
Domenico Salvatore
L’articolo 21 della Costituzione…” Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.”, e successive leggi, modifiche ed integrazioni, consente ad ogni cittadino di poter esprimere la propria opinione. La diversità di pensiero tuttavia, non deve degenerare mai in accanimento aspro o brutale, aggressioni verbali, battutacce acide, protervie, sfrontatezze, superbie, assalti furibondi. Federico Cafiero De Raho è un procuratore di serie A. Non lo dice per piaggeria, simpatia od empatia, un oscuro giornalistucolo di provincia.Nel suo ippocampo sono impressionati numerosi terabyte. Tradotto, significa una serie spaventosa di dati, cifre e numeri. Sa per esempio, quanti giornali cartacei vengano editati in Calabria. Il peso dei giornali periodici. Quanti e quali giornali online, radio e televisioni incidano. Ma soprattutto Federico Cafiero De Raho, sa esattamente, quali siano i giornali liberi (pochissimi) e quali i vincolati, condizionati, assoggettati, asserviti e sottomessi, alla mercè degli editori occulti o dei padroni(quasi tutti). Basta leggere gli articoli sullo stesso argomento, per capire il taglio. Ci sono giornali che pur di non urtare la suscettibilità dei giudici, non scrivono mai un rigo contro; una parola. Nemmeno, quando vengono condannati per concorso esterno in associazione mafiosa. E ce ne sono stati di casi, anche vicino a noi. Paura, convenienza, opportunità? Nooo! Ignoranza, malafede, dilettantismo dei pivelli allo sbaraglio. Scarsa professionalità, inesperienza, incompetenza. Certo, ci sono anche i giornalisti degni di questo nome, che meritano stima, rispetto, credito e credibilità. Ma, non sono molti. E nemmeno tanti. Qualcheduno è pure permaloso, maleducato, scontroso, irascibile, acido, velenoso, scorbutico ed asociale. Detto papale papale. Del fair-play, bo-ton e galateo, nemmeno l’ombra; non se ne parli! Te lo do io, il dolce stil novo, il “cor gentile”, l’età cortese, la nobiltà d’animo, altro che… ‘al cor gentile rempaira sempre amore’, il giudice Guido Guinizzelli; Bianca, la figlia shakespeariana di Battista Minola e tutto il resto; a questo punto, preferivo ‘la bisbetica domata’. Almeno un paio di volte, lo riconosciamo, un questore ed un colonnello, fin troppo gentili, avrebbero dovuto cacciarci fuori a male parole. In casa degli altri, si sta con due piedi in una scarpa, ma il saputello, esibizionista, narciso, saccente e benpensante, riesce a stare con un piede in due staffe. Alcuni giornalisti, hanno mostrato i muscoli al procuratore ed anche i denti, perché si è permesso il lusso di criticare; di smussare gli angoli; di dire la verità. Di frustare i costumi; di fare il Catone il Censore. De Raho, memore del ruolo ricoperto, va sempre e comunque alla ricerca della verità. Un pastore, cerca la pecorella smarrita e non esita a lasciare le novantanove al sicuro fra i monti. Anche Federico Cafiero, cerca la verità smarrita, di giorno e senza la lanterna di Diogene. Se necessario, correrà per ventimila leghe sotto i mari. O calzerà gli stivali delle sette leghe per correre più veloce del fiabesco “Gatto”. Il magistrato, non si limita a sbattere in prigione, a marcire, i delinquenti, gli avanzi delle patrie galere, i pendagli da forca e la peggior feccia della suburra. Comunque il suo mestiere, lavoro o professione. A parte, che è pure, una questione etica. To be or not to be, that is the question. Ne ha per la stampa servile, contorta, condizionata, appiattita sul potere, schiava del sistema. La conosceva da tempo; fin da quando, operava sotto il cono del Vesuvio. Incapace di dire la verità. Ci piace questo magistrato, genuino, verace, naturale, originale; perché non si nasconde dietro il dito; non accampa scuse, scappatoie, attenuanti e pretesti.
Quando afferma una cosa, s’incavola se l’interlocutore fraintenda, travisi, distorca e stravolga il suo pensiero e le sue parole. L’ira funesta di Achille. Pretende invece che vengano riportate integralmente le sue parole. A costo di essere impopolare ed antipatico. Se non abbiamo capito fischi per fiaschi e lucciole per lanterne, non è suo costume di fare di tutte le erbe un fascio. Lui, ha un alta stima e si scappella di fronte ai giornalisti veri, abili, capaci, professionisti della comunicazione, amanti della verità ed uomini liberi. Fa le boccucce, corruga la fronte e storce il naso, di fronte ai Don Abbondio, dottor Azzeccagarbugli e Dulcamara. De Raho, rispetta il Papa e la Chiesa, ma questo, non gl’impedisce di usare la sferza contro la corruzione dei costumi. Non è invasione di campo. Anzi è nelle sue prerogative. La processione di Oppido Mamertina, l’inchino del simulacro, don Peppe Mazzagatti, il maresciallo Andrea Marino, il giornalista Michele Albanese? Dejà vu! Semmai, la punta dell’iceberg di un malcostume e di un malessere, se non malumore più esteso, più diffuso, più radicato. De Raho, dissacra la credenza che la Giustizia sia dei ricchi, che hanno i soldi per corrompere e comprarsi tutto. In questi casi, il magistrato indossa i panni di Robin Hood, la sottrae ai ricchi per restituirla ai poveri; senza essere nella foresta di Sherwood e nella contea di Nottinghamshire. Un giudice, che ha lo spirito d’avventura di Indiana Jones, il coraggio di Jim Hawkins, la pazienza di capitan Achab, ritto sulla tolda del Pequod in attesa del passaggio di Moby Dick. Ce n’è anche per le banche…''Sulle banche, ci vorrebbe una maggiore lente d'ingrandimento. Sono soggetti economici fortissimi eppure la vigilanza nei loro confronti e' molto tenue, quasi inesistente. Spesso si adeguano alla normativa antiriciclaggio solo formalmente, ma sostanzialmente riescono a mimetizzare grandi somme di denaro, ad esempio quello proveniente dai flussi del narcotraffico. Ci vorrebbe un controllo serio che tenga effettivamente conto delle anomalie. A volte, direttori di agenzie agevolano i mafiosi consentendo di muovere somme ingenti senza alcuna segnalazione. In caso come questi si contesta il riciclaggio in concorso e qualche volta i soggetti vengono tratti in arresto, ma la banca non risponde mai come dovrebbe. Se lo Stato vuole combattere davvero il riciclaggio la responsabilita' va data all'istituto, non al singolo dipendente. Bisogna rendere la banca corresponsabile, con sanzioni anche molto gravi. E' cio' che avviene negli Stati Uniti dove le banche ricevono sanzioni talmente forti da andare quasi in fallimento”. E sullo scioglimento dei Comuni…”'Il Commissariamento di un Comune spesso non basta. Certamente serve ad interrompere il circuito diretto, che esiste tra chi tenta di orientare il voto e chi è il risultato di questo condizionamento; ma, è chiaro che in situazioni come queste, con un condizionamento così grave, il Commissariamento non può bastare. Sarebbe necessario un meccanismo di vigilanza che consenta un controllo nel tempo. Nei territori del Sud la mafia, la camorra e la 'ndrangheta condizionano fortemente il voto. In questi territori è necessario un meccanismo di vigilanza più ampio, che possa agire nel tempo. Non dobbiamo arrivare all'inabilitazione della democrazia, ma sarebbe necessario un organismo statale o prefettizio che controlli anche l'operato degli eletti.”. .Da un anno vive su questo”pianeta ‘ndrangheta”. Il violento mondo selvaggio, in cui vige la "legge del bastone e della zanna", affiancato subito all'altrettanto violento mondo della cosiddetta civiltà umana, che sembra schizzare fuori dalla fervida fantasia di Jack London; da ‘Zanna Bianca, Il richiamo della foresta’.
Dietro l’assegnazione della scorta armata e macchina blindata al giornalista del “Quotidiano del Sud”, Michele Albanese, perseguitato da Grimilde, la strega, matrigna di Biancaneve, c’è la longa manus del procuratore. La comunicazione di massa (Corriere della Sera, La Repubblica, l’Ansa, la RAI ecc.si è sbracciata per omaggiare Michele Albanese, simbolo di giornalista-coraggio.
Il trionfo del giornalismo calabrese, d’inchiesta, di provincia. E Cenerentola, diventò principessa. Ma ci sono anche gli Ilario Filippone ed i Guido Scarpino, Angela Corica, Michele Inserra Peppe Baldessarro, Agostino Pantano, Domenico Mobilio, Paolo Pollichieni, Riccardo Giacoia della Rai, Giovanni Verduci, Filippo Cutrupi, Antonino Monteleone, Antonio Sisca, Leonardo Rizzo, Lucio Musolino, Pietro Comito e così via tanto per citare.
Ma De Raho è un giudice, sic et simpliciter. Non possiede la bacchetta magica di sambuco di Harry Potter. Federico Cafiero, ha intorno a sé una squadra efficiente e funzionale. Ragazzi della via Paal, che amministrano con autorevolezza ed imparzialità la Giustizia, in nome del popolo italiano. Originale e genuìno; non le manda a dire…”C’è una stampa che copre la verità, e c’è una stampa che racconta con coraggio”. Ma le sue parole, spesso e volentieri, vengono strumentalizzate a tal punto da spacciarle per una …i n t i m i d a z i o n e. Il procuratore capo della repubblica di Reggio Calabria, non è uno statico “topo d’ufficio” misantropo e misogino, che si chiude a riccio nel suo guscio o nella turris eburnea. Tutt’altro. Un operatore della giustizia dinamico, polivalente e polifunzionale, che combatte quella che definisce ”Inquinamento ambientale”; Giuseppe Pignatone “Borghesia mafiosa”; Salvatore Boemi “Zona Grigia” e Luigi Malafarina “Colletti bianchi”. Esce dalle segrete stanze a va dove lo porta il cuore. Sorride, stringe le mani, fa la battuta. Nei convegni, nelle aule magne delle scuole, in conferenza stampa. Ed in qualche ristorante, per soddisfare le esigenze di Pantagruel e Gargantua. Purchè non appartenga nemmeno di rimbalzo e carambola agli “amici degli amici”. Luciano Regolo direttore di L’Ora della Calabria sul blog scrive…”Debbo confessare che non leggo e non ho mai aperto dalla sua fondazione il nuovo quotidiano di Sansonetti. Oggi, però, sollecitato dai colleghi e amici di Cosenza che stanno collaborando con me al progetto del nostro giornale, ho visto, inviatomi per e-mail, l’editoriale odierno del direttore de “Il Garantista”: un attacco duro al procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Cafiero De Raho. Che cosa avrebbe fatto il magistrato per meritarsi l’invettiva (copiosa) di Sansonetti? Ha semplicemente dichiarato, riguardo alla vicenda della processione con l’inchino al boss di Oppido Mamertina, che esistono giornalisti coraggiosi i quali denunciano episodi del genere, e altri che invece coprono la verità e che bisogna decidere da che parte stare.
Tanto basta al direttore romano, andato via dalla Calabria scrivendo di esserne rimasto profondamente deluso, per poi tornare a stringervi intese editoriali dopo pochi mesi, per dedurne che Cafiero De Raho avesse voluto attaccare lui o il suo giornale. Troppo astuto lo scrivente perché si pensi a un’excusatio non petita (visto che il magistrato non nomina alcuna testata). Molto più verosimile l’ipotesi che Sansonetti cerchi di fare pubblicità al suo prodotto giocando il ruolo della voce controcorrente, l’intellettuale fuori le riga “de noantri”, come si direbbe nel suo (a)dorato e salottiero contesto capitolino. Ognuno, sia chiaro, può fare il “gioco” che vuole e soprattutto professare ogni opinione. Ma la libertà di pensiero non può esimere dal rispetto verso chi effettivamente conduce, con rischi pesanti e impegno costante, una durissima lotta contro la criminalità organizzata e le sue oscure aderenze nei poteri costituiti della Calabria. Screditare, Cafiero De Raho, ipotizzare che voglia una stampa prona a lui, come avviene in regimi dittatoriali, oltre che grottesco è a mio avviso estremamente pericoloso…”..
Federico Cafiero De Raho espresse tre desideri al genio della lampada di Aladino: di battere il potentissimo clan dei Casalesi e ‘chiudere’ l’età dell’oro giudiziaria con la cattura del capo dei capi della mafia di Casal di Principe, “don Michele” Zagaria inteso ‘Capastorta’; di essere nominato dal CSM, procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, richiesta avanzata anche da una trentina di suoi colleghi; terzo desiderio, battere la ‘ndrangheta e ritirarsi in pensione ‘Chista, è a tila-borbottò don Bruno, nell’atto di sollevare la tracolla, quando si vide assediato dalla donne del rione, che la volevano…chi verde, chi bianca e chi rossa- s’a vuliti a pigghiati, sinnò, mi ‘ndi vaiu!”.
Domenico Salvatore






Social Plugin