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Città metropolitana, Gioia (UdC): “Se il buon giorno si vede dal mattino, ci aspettano anni bui”

Città metropolitana, Gioia (UdC): "Se il buon giorno si vede dal mattino, ci aspettano anni bui"

Il capogruppo nel Comune di Genova dei Democratici di Centro interviene sul trasferimento delle competenze dalla Provincia alla nuova città metropolitana. «Oggi le scuole chiuse il sabato: e domani? Aspettiamo spiegazioni dal "sindaco metropolitano" Doria sulla pianificazione di competenze strategiche, in primis formazione e lavoro».


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«Sarebbe opportuno che il "sindaco metropolitano" in pectore nonché primo cittadino di Genova ci mettesse a conoscenza della programmazione inerente al trasferimento delle competenze della Provincia alla nuova città metropolitana perché a oggi quello che si sta profilando è l'inesorabile smantellamento dei servizi ai cittadini su diritti primari, come quello all'istruzione». Così interviene Alfonso Gioia, capogruppo UdC nel Comune di Genova, che non nasconde le proprie preoccupazioni in merito all'annunciata chiusura delle scuole genovesi di sabato per il prossimo anno scolastico, decisa dalla Provincia per risparmiare sui costi delle utenze.
«Questo provvedimento – spiega Gioia che è stato, fino a maggio 2012, l'ultimo presidente del consiglio provinciale di Genova – era già stato prospettato dal commissario straordinario Fossati qualche settimana fa e oggi, a poche ore dalla riunione tra Doria e i vertici di Anci nel Tigullio, sembra diventata un'amara realtà. Alla luce di questa preoccupante situazione che vede concretizzarsi i fantasmi di tagli lineari a danno esclusivo dei cittadini, pensiamo sarebbe opportuno che il sindaco venisse a riferire in aula come intenda procedere nei prossimi mesi, specificando le tappe di avvicinamento che da qui al 2015 scandiranno il definitivo passaggio alla città metropolitana.
Oltre alla riduzione dei giorni di apertura delle scuole – che comporterà inevitabili disagi alle famiglie e una sostanziale riorganizzazione dell'attività didattica da parte degli istituti stessi – ci preoccupa anche il futuro di servizi indispensabili, soprattutto in un momento di forte crisi occupazionale come quello attuale, in primo luogo rappresentati dai centri per l'impiego e tutta la filiera della formazione professionale che ancora oggi fa capo proprio alla Provincia. Da quanto lo stesso commissario straordinario Fossati aveva dichiarato contestualmente alla prospettiva della riduzione delle aperture delle scuole, parrebbe infatti prossima la chiusura di alcuni dei sei centri per l'impiego oggi presenti sul territorio genovese.
Siamo ben consci che questi centri non rispondano adeguatamente alle richieste del mercato del lavoro e che vadano profondamente rinnovati, efficientati e messi al passo con i tempi – solo il 3% delle imprese liguri si rivolge a queste strutture per reperire personale – ma pensiamo che sarebbe una decisione suicida smantellare l'unico strumento, gratuito, a disposizione di migliaia di disoccupati, di giovani e di famiglie che si rivolgono agli ex uffici di collocamento per trovare un'occupazione o un sostegno per curare i propri anziani o malati. Ricordo che all'interno degli attuali centri per l'impiego esiste una sezione dedicata alla ricerca di personale per collaboratori per l'assistenza alla famiglia, per esempio badanti o baby sitter. Non solo: proprio ai centri per l'impiego si devono rivolgere tutti i lavoratori precari – insegnanti inclusi – per la presentazione della domanda per l'Aspi, l'indennità di disoccupazione. Possiamo solo immaginarci quali ingorghi e code si verificheranno se saranno chiuse alcune sedi dei Cpi.
Prima di fare ulteriori salti nel vuoto, tagliando a occhi chiusi in maniera indiscriminata, chiediamo che il "sindaco metropolitano" Doria elabori e presenti in consiglio una sorta di business plan che contenga le linee politiche e i dati economici sulle future competenze del nuovo Ente, con l'indicazione del reperimento delle risorse dagli esistenti fondi europei, spesso non sfruttati al massimo della reale disponibilità. Visto che la nascita della città metropolitana è ormai un passaggio inevitabile, facciamo almeno "di necessità virtù", individuando le reali sacche di spreco, efficientando i servizi che oggi funzionano male e tentiamo di ammodernare i servizi primari alle principali esigenze dei cittadini, partendo proprio dall'occupazione e dalla formazione a essa collegata. Per compiere questi passi, è indispensabile garantire un'adeguata rappresentatività ai territori, tenendo conto anche del numero degli abitanti. Sarebbe auspicabile che Genova, che rappresenta i due terzi della popolazione dell'area vasta, potesse esprimere la propria capacità decisionale nel nuovo consiglio metropolitano, senza subire provvedimenti frutto della scarsa conoscenza dei problemi e delle istanze del sesto Comune italiano. Pertanto saremmo favorevoli a una più ragionevole composizione del consiglio metropolitano composto al 50% da rappresentanti del primo Comune della Provincia e al 50%, proporzionalmente, dagli altri Enti perché garantirebbe il giusto apporto di conoscenza dei singoli territori, senza creare dannosi sbilanciamenti che avrebbero inevitabili e dannose conseguenze sull'intera città metropolitana».

Genova, 5 luglio 2014



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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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