VENIVANO MODIFICATE E ASSEMBLATE IN UN'OFFICINA MECCANICA A GIOIA TAURO
Roma, 24 giugno 2014 - «Le indagini si sono sviluppate nel corso di due anni: abbiamo stretto il cerchio intorno ai malavitosi mettendo in luce le attività illecite della cosca Molè di Gioia Tauro, una delle più pericolose e potenti della 'ndrangheta reggina». Il comandante del Ros, generale di Brigata Mario Parente, spiega così all'Adnkronos l'operazione 'Mediterraneò, il il blitz fatto scattare dal Ros e dei Carabinieri di Roma e Reggio Calabria contro la cosca Molè della 'ndrangheta, che ha portato a 54 ordinanze di custodia cautelare in diverse regioni e al sequestro di beni e quote societarie per un valore di circa 25 milioni di euro. «Abbiamo ricostruito gli ingenti interessi illeciti del sodalizio -spiega il generale Parente- e le sue consolidate proiezioni fuori dalla Calabria, documentando anche i processi riorganizzativi interni, a seguito della cruenta contrapposizione con la famiglia storicamente alleata dei Piromalli, culminata nel 2008 nell'omicidio del reggente Rocco Molè». Il numero uno del Raggruppamento operativo speciale dell'Arma dei Carabinieri, rivela anche alcuni particolari delle indagini: «Il solidalizio criminale si riforniva di armi inertizzate, o parti di armi, in territorio sloveno, per poi modificarle e assemblarle all'interno di un'officina meccanica di Gioia Tauro, sotto il diretto controllo dei Molè».
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Roma, 24 giugno 2014 - «Le indagini si sono sviluppate nel corso di due anni: abbiamo stretto il cerchio intorno ai malavitosi mettendo in luce le attività illecite della cosca Molè di Gioia Tauro, una delle più pericolose e potenti della 'ndrangheta reggina». Il comandante del Ros, generale di Brigata Mario Parente, spiega così all'Adnkronos l'operazione 'Mediterraneò, il il blitz fatto scattare dal Ros e dei Carabinieri di Roma e Reggio Calabria contro la cosca Molè della 'ndrangheta, che ha portato a 54 ordinanze di custodia cautelare in diverse regioni e al sequestro di beni e quote societarie per un valore di circa 25 milioni di euro. «Abbiamo ricostruito gli ingenti interessi illeciti del sodalizio -spiega il generale Parente- e le sue consolidate proiezioni fuori dalla Calabria, documentando anche i processi riorganizzativi interni, a seguito della cruenta contrapposizione con la famiglia storicamente alleata dei Piromalli, culminata nel 2008 nell'omicidio del reggente Rocco Molè». Il numero uno del Raggruppamento operativo speciale dell'Arma dei Carabinieri, rivela anche alcuni particolari delle indagini: «Il solidalizio criminale si riforniva di armi inertizzate, o parti di armi, in territorio sloveno, per poi modificarle e assemblarle all'interno di un'officina meccanica di Gioia Tauro, sotto il diretto controllo dei Molè».
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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