Le appena concluse consultazioni attinenti alle elezioni europee hanno ridisegnato mappe e confini geopolitici non solo della nuova governance del vecchio continente ma anche dei sottili quanto sotterranei equilibri che reggono le sorti delle amministrazioni nazionali in forma ascendente e piramidale. Della circoscrizione IV, Italia Meridionale, gli elettori aventi diritto erano ben 12.040.061 ma gli effettivi votanti sono stati poco più della metà: 6.225.081 (51,70 %). La Calabria poteva contare su 1.786.728 potenziali elettori di cui però effettivamente votanti sono stati neanche la metà: 817.780 (45,76 %). E, dell'espressione di due comunità viciniori quanto locali, in particolare, vogliamo focalizzare le cifre ed i dati, per dare modo ai lettori di produrre in proprio le conclusioni.
Partiamo da Cinquefrondi, dove, senza dubbio, il vero trionfatore è il fenomeno dell'astensionismo che con il sorprendente dato del 61,38% ha sbaragliato ogni competitor (2.473 i votanti e 2.333 voti validi su 6.404 elettori iscritti nelle liste). Sintomo evidente che ancora negli elettori è più che mai vivo il distacco dalla politica che li spinge ad essere recalcitranti al suffragio per fargli esprimere la propria volontà di rappresentanza. La percentuale di votanti, infatti, che hanno fatto registrare la propria presenza presso le 8 sezioni della citta è stata del 38,6%, ben 17,38 punti percentuali meno della media nazionale e 4,1 punti percentuali in meno delle precedenti consultazioni europee del 2009. Le urne hanno restituito un responso prettamente in linea con l'esito nazionale, col Partito Democratico attestatosi prima forza della città con 861 voti di preferenza (36,9%), doppiando esattamente i consensi della neoformazione Nuovo Centrodestra-Udc ferma a 430 voti (18,4%) ed i 411 voti andati a Forza Italia (17,6%). A seguire la sorpresa L'Altra Europa con Tsipras che ha raccolto 323 voti (13,8%) guadagnando la quarta piazza, per finire con il M5S che ha goduto complessivamente di 235 voti (10,1%). Nessun'altra formazione ha raggiunto la soglia psicologica di quota 100 voti, riservando percentuali deludenti persino al di sotto del 2%: Fratelli d'Italia 34 voti (1,5%), Lega Nord con 13 voti (0,6%), Scelta Europea 9 voti (0,4%), Idv 7 voti (0,3%), chiudendo con Verdi e Maie rispettivamente 6 e 4 voti (0,2% statistico per entrambi).
Anche a Polistena, con le sue 13 sezioni, ha abbondantemente prevalso il partito del non voto, primo con ben il 57,5% (3.747 i votanti e 3.493 i voti validi su 8.820 elettori designati). E la classifica dei partiti poco si scosta da quella dei cugini dirimpettai cinquefrondesi. Anche qui il Partito Democratico ha fatto incetta di consensi tagliando il traguardo dei 1.568 voti (44,9%), ben 864 in più della seconda formazione sopraggiunta, quella dei M5S che ha potuto contare su un insieme di 674 voti (19,3% del totale) e quasi 2,5 volte in più rispetto alla terza, quelli raccolti dalla rediviva Forza Italia con 645 voti (18,5%). In quarta posizione L'Altra Europa con Tsipras con 280 voti ed a seguire la quinta, Ncd-Udc, che ha ottenuto 221 consensi (6,3%). A chiudere, Fratelli d'Italia 36 voti (1%), Lega Nord 23 voti e Scelta Europea 22 voti (0,6% statistico), Idv e Verdi con 11 e 10 voti (0,3% statistico per entrambi) per finire con Maie, 3 voti (0,1%). E se – come molti osservatori vanno predicando con cautela – i dati risultanti dalle urne appaiono troppo disomogenei per poter esser comparati con altre tipologie di competizioni elettorali (si legga nazionali, regionali, provinciali o comunali) è altrettanto vero che la tornata europea ha dato un violento scossone alle acquisite certezze che molti politici pensavano d'avere – come il vangelo - ormai in tasca. Nel caso di specie, ci permettiamo due osservazioni.
La prima è che l'euforia riformista del premier ha sicuramente messo le ali alle legittime aspettative degli italiani ricevendone in cambio il consenso necessario all'exploit elettorale – successo mastodontico degno solo di democristiana memoria - peraltro agevolato dal panico dirompente dell'instabilità ventilata ovvero insinuata copiosamente da alcune forze massimaliste che hanno incassato, per tali motivi più che per altri, il netto rifiuto del moderato medio italiano.
E la seconda è che il riflesso dello tsunami della metamorfosi transnazionale che ha attraversato lo stivale in questa competizione europea di maggio certamente mal si presta all'equazione troppo enfaticamente da taluni spesa a riguardo la diretta proporzione di peso politico, che sotto mentite spoglie di geloso tesoretto privatistico custodito da questo o quel partito, possa o debba essere considerato, in una qualche forma, alla stregua di una rendita di posizione che seppur di recente acquisizione, venga ritenuta, nella sostanza, immediatamente capitalizzabile in altre fenomenologie elettorali in divenire. Sarebbe un errore fallace ed esiziale, da osservatori fatui quanto sprovveduti.
Giuseppe Campisi
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