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Allarme ambientale, i comitati civici della Piana: «Vogliamo la verità». E protestano col non voto

Gioia Tauro (Reggio Calabria) – Mentre il fermento politico agita partiti e movimenti che fino a ieri sgomitavano per accaparrarsi un voto, moltissimi cittadini - che già di per sé avevano fatto dell'astensionismo la propria bandiera – avevano deciso di non recarsi alle urne, restituendo persino i certificati elettorali per pura protesta. I comitati civici Proloco Ambientale, Protezione Civile Aquile, La Piana di Gioia Tauro ci mette la faccia, il Comitato Quartiere Fiume, la Guardia Costiera Ambientale Ausiliaria, l'associazione Danza della Vita e l'associazione Senza Frontiere attraverso l'allestimento di gazebo informativi presso il lungomare della marina di Gioia Tauro per la raccolta firme hanno inteso far sentire la propria voce all'unisono e sensibilizzare sul tema dell'inspiegabile aumento dei fenomeni tumorali e leucemici nel comprensorio pianigiano. «Non c'è una casa che non piange un morto od un ammalato di tumore o leucemia – dice rabbiosamente Maria La Scala, rappresentante di una delle associazioni – e questo è inaccettabile! Noi siamo qui anche a protestare, perché chiediamo e pretendiamo risposte in primis dai signori della politica che ci hanno letteralmente abbandonato al nostro destino. La verità è che ci stanno ammazzando – prosegue – ma noi siamo determinati a sapere che c'è sotto! E se siamo qui a raccogliere adesioni è perché crediamo che queste siano le firme giuste da apporre, non quelle nella cabina elettorale». Una battaglia titanica, che vede da una parte impegnati tanti cittadini in prima linea e i familiari di coloro che spesso sono state vittime di una vera e propria strage silenziosa che negli ultimi anni, nell'ambito del circondario, ha mietuto quasi 200 vittime e dall'altra – astrattamente – i responsabili di queste condotte che hanno scatenato lo scempio ambientale in danno alla salute pubblica di cittadini inermi. Con gli occhi direttamente puntati sullo Stato invocato a gran voce a fare la propria parte e sulle altre istituzioni, con la magistratura sollecitata ad intervenire. «Qui è chiaro che c'è qualcosa che non va – afferma Pino Pratticò della Proloco Gioia Tauro – nell'ambiente che ci circonda, nell'acqua che beviamo e nel suolo che coltiviamo. Ma noi ci stiamo muovendo. Abbiamo prodotto un corposo dossier ed un esposto alla magistratura nel quale facciamo presente tutto questo e ci aspettiamo un intervento, che è doveroso per chi è morto ma anche per chi ancora cerca di sopravvivere in questo lembo di terra. Vogliamo capire - racconta - l'origine di queste morti per tumore, che sia fatta luce sulle cause che le hanno generate ma soprattutto vogliamo che i ministeri competenti, Ambiente e Salute, si attivino con le opportune procedure di bonifica e creando un centro operativo apposito con personale medico specializzato per trattare queste patologie . La verità è che siamo diventati la seconda Terra dei Fuochi nel silenzio generale. Non possiamo essere considerati – conclude Pratticò - alla stregua di medicinali a scadenza programmata. Abbiamo il diritto di vivere e vogliamo farlo qui, nella nostra terra!». Di questo fenomeno triste e davvero opaco ancora poco o nulla è effettivamente emerso ma tra le poche certezze che resistono vi sono quelle che continuamente vengono reclamate con forza dai comitati civici: occorre indagare le responsabilità, riscontrare i fatti e verificarne in profondità i contenuti, e chiarire finalmente le cause di una condizione anomala che allarma la popolazione della Piana e che silentemente falcidia vite innocenti non risparmiando alcun abitato e – quel che è peggio, perché ha persino il sapore della beffa – che rischia di lasciare impuniti, attraverso il riparo dell'oblio o della neghittosità, gli artefici di un disastro dalla portata ancora lungi dall'essere nota se non nella diretta esperienza di chi ci ha finora rimesso la pelle.

 

Giuseppe Campisi 


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