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Mediterraneo ed Europeismo di Pierfranco Bruni

Senza un Mediterraneo dei popoli e delle civiltà non ci sarà un Europeismo delle Nazioni 


L'Europa può dirsi europeista senza affrontare con decisione e risolvere la questione mediterranea? Non credo. L'Europa è tale in quanto il Mediterraneo ha segnato la civiltà dei popoli in in confronto geopolitico tra assetti di Nazioni e Continenti.
Mi pare che il problema si pone proprio su tre direttrici semplici semplici.
Una, appunto, geografica, ovvero di assetto geopolitico tra aree e frontiere che toccano le Europe, i Mediterranei, gli Oceani. Qui ci sono eredità storiche ancora da scontare con identità ben definite nonostante la parziale articolazione etnica.
La seconda si manifesta attraverso il beneficio dei costi per uno sviluppo ragionato e mai parziale tra il prodotto lordo delle risorse nelle diverse aree di interesse che toccano gli investimenti.
La terza direttrice è la parcellizzazione delle economie che riguardano i singoli spazi territoriali e geografici. Parcellizzazione che si avverte quando le diverse Nazioni tentano di realizzare un processo economico singolo.
In tutto ciò bisogna sostenere un'Europa  che possa guardare, con molta attenzione e con intelligenza, ad un Mediterraneo  libero da leghe nordafricane, ma dentro una condivisione Occidente - Oriente tra un Adriatico esteso nel "Mare Nostrum" e un Angloamericanismo molto diffuso. L'Europa pur essendo stata dentro il Mediterraneo, oggi è il Mediterraneo che deve recuperarla per una visione ampia di una cultura inclusiva attraverso una globalità delle scelte.
Euromediterranea. È una dimensione di un globale nella storia dei popoli e delle civiltà. Ma senza una geografia identitaria del Mediterraneo non potrà esserci una Europa delle Nazioni o tra le Nazioni.
Io, che ho sempre  centralizzato il Mediterraneo come chiave di lettura di un processo politico, sostengo, con la ragione del positivo, la funzione di un Mediterraneo che sappia dialogare con gli Occidenti dell'Oceano e gli Orienti che formano mosaici tra Nazioni escluse e lingue, religioni, etnie includenti in un linguaggio il cui incipit era formato da civiltà Arabe - Greche - Latine - Mesopotamiche.
  Mediterraneo come centro non solo delle geografie europee, ma come fulcro di politiche complessive dei Paesi esteri. Qui è  il punto che chiude il cerchio delle possibilità estetiche per  una rivolta delle coscienze.
Ha ancora senso discutere di europeismo senza la possibilità di porre al centro un Mediterraneo che ha le sue radici in una storia la cui tradizione è tra le maglie di una cultura mesopotamica?
Non si pone una dimensione dialettica sul piano soltanto di una politica internazionale o di interscambi tra Nazioni, ma è molto piú profonda la testimonianza spirituale e materiale delle civiltà.
Le civiltà sono sorte intorno ad un concetto che è quello radicante di un etnos e di in antropos. I popoli sono una chiara manifestazione di un vissuto che usiamo chiamare archeologia.
  Se non si riesce a capire fino in fondo il legame tra archeologia e storia la prospettiva geopolitica diventa incomprensibile. 
Tuttora il Mediterraneo non è un confine, non è una frontiera e neppure un orizzonte. È il filo che lega la ragione e il sentimento tra popoli e civiltà. Il pensiero occidentale con la religiosità contemplativa degli Orienti.



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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT

Cell.: +39 338 10 30 287
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