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Resto nell'avamposto del disincanto ad ascoltare il mare mentre il tempo raccoglie le ore - di Pierfranco Bruni

Resto nell’avamposto del disincanto ad ascoltare il mare mentre il tempo raccoglie le ore

 

 

 

di Pierfranco Bruni

 

 

 

Sono lungo la via dell’avamposto. Mi dirigo, stanco, ad osservare la luna mentre non ci sono più linee di sole nel tramonto. Si osserva, in lontananza, il mare. Forse è l’unica pianura che dialoga con il deserto.

Questo nostro amore ha segnato il vento del tramonto. Che dico? Sarebbe più semplice dire che il tramonto si è impossessato del nostro amore.

Finisce tutto. Tutto finisce tra le ombre e le desinenze dei distacchi.

Ascolto l’eco di una antica musica. Il canto Andaluso che recita versi di Antoni Garçia: “Quando è tempo di raccogliere gli orizzonti/non lasciarti suggerire le parole dal disamore/perché l’annuncio della malinconia/non ha parole/perchè il silenzio ha la sabbia dell’oblio”.

Ho come specchio, nella mia stanza dalle tende rosse, i riflessi di giorni passati. Diventano ricordi. Ma io non ho mai amato i ricordi. Bisogna dimenticare i ricordi per costruire il tempo della memoria: mi dico spesso. Ma neppure questo tempo mi rende indifferente.

Vorrei poter legare il disamore all’indifferenza. Ho raccontato tante storie. Destini che si sono incrociati alla mia vita e la mia vita ha cercato sempre destini disperati. Non ho mai creduto alla leggerezza e sono convinto, forse sbagliando, che nella leggerezza c’è il non voler attraversare i nubifragi tra Scilla e Cariddi. Invece bisogna uscir fuori dalle debolezza ed essere veri con la propria anima.

Questo amore è finito. Da qui comincia un mio nuovo romanzo o un mio raccontare tra personaggi che mi hanno accompagnato e poeti inventati tra i nomi che ho intrecciato con i miei precedenti libri e le mie conferenze.

Cosa può fare un intellettuale? Lo so che essere intellettuale non è la stessa formula di essere scrittore folle nella certezza di navigare tra il maledettismo e l’agonia della parola. Ma ormai il gioco è fatto. Mi regalo un mio nuovo libro. Comincia oggi e finirà, se il tempo ci sarà o io ci sarò ancora nel mio tempo, nel momento in cui quest’anno in corso accetterà l’alba del nuovo anno.

Costruisco un progetto. Mi trovo nell’avamposto del disincanto. Tutto ciò che è stato è semplicemente stato. Tutto ciò che è non sarà.

Il mio monaco tibetano che ho incontrato in Piazza di Spagna, e stava seduto al terzo gradino di Trinità dei Monti, mi ha guardato a lungo. Poi mi ha chiesto di sedermi accanto.

Mi ha detto: “Porti ancora al polso destro il cordone che ti ho legato anni e anni fa?”.

“Certamente sì. Sono trascorse epoche e destini mi hanno vissuto ma tu come fai a ricordare il laccetto che mi hai stretto al polso?”.

“Non domandare mai il come e il perché. Ci siamo incontrati e ricordo anche dove e tu eri molto distratto. Ti ho incontrato innamorato di una donna che dicevi meravigliosa e mi hai raccontato anche del suo amore e della sua devozione per te e ti ritrovo con gli occhi tristi e questi occhi mi sussurrano che quell’amore vive il suo epilogo. Tutti gli amore sono così. L’amore è un sorgere di sole e un tramontare di crepuscolo. Bisogna cercare di catturare il tramonto e afferrarlo. Non ci sei riuscito? Lei non è riuscita ad afferrare quel tramonto? Sai, bisogna che quel tramonto non vada oltre il filo dell’orizzonte. Perché la salvezza sta nel dio del Sole”.

Poi una pausa. Silenzio. Accenno di un sorriso. “Tu hai scritto anche un libro su questo. Vedi, come conosco la tua storia. Eppure hai sorseggiato l’alba del disamore? Non  avere mai paura. Il dio del Sole sarà ancora con te. Non cercarmi. Come questa volta. Vedrai che ci ritroveremo proprio quando penserai che il patto tra il finito e l’infinito abbia rotto il filo”.

Ancora una paura. Poi. “Ora va. Non portare mai rimpianti. Continua ad amare. Gli occhi di tuo padre ti seguiranno e ti faranno compagnia. Ho saputo. Ma tutto ha un senso. La tua strada è camminare i passi con lentezza e mai con leggerezza. Namasté”.

Non invento nulla. Porto ancora il cerchio del monaco buddista intorno al polso. Le mie vie conducono sempre al pensiero che duella.

Ho tanto amato. Ho amato e sono stato amato. Ho perso e mi hanno perso. Sono stato sconfitto ed ho sconfitto. Mi hanno tradito e non ho mai tradito. Mi hanno pugnalato e non ho mai disseppellito l’ascia. La mia vita è un contare, ormai, le orme dei giorni.

Bisogna non solo imparare, ma anche disimparare.

Lascio Piazza di Spagna e mi perdo tra i vicoli. È sera. Una sera di marzo. Il vento calmo è compagnia. Questo mese infinito segna appuntamenti nel calendario del cuore.  

Ritornano le parole di Antoni Garçia: “Quando ti sembrerà di aver toccato le ombre/non tirarti frecce nel cuore/aspetta/ci sarà una voce/una voce soltanto che ti raggiungerà”.

Ci sono giorni in cui ho bisogno di solitudine.

Una solitudine vera tocca sempre il silenzio. È da qui che si riparte. Ci sono dolori profondi, tanto profondi che non ti sembrano dolori. Il dolore più terribile è proprio quando il dolore lancinante si fa riposante. È lì che si mette in gioco la vita.

Ma io resto sempre in gioco. E resto in trincea perché soltanto restando in trincea ci si può misurare con la realtà.

Se mi dovessi chiedere a cosa non affidarsi? Mi risponderei subito: bisogna credere solo nel proprio cammino e agli incontri del mistero. Il mistero è il davanzale che sigilla gli amori.

Tutto ciò che gioca danzando intorno al falò ha il sapore dell’inaffidabile. Io sono stato continuamente trafitto dalle inaffidabile. Ma cosa è l’inaffidabile?

Il monaco, un giorno, mi disse: “Non pensare mai al pensiero. Vivi. Soltanto vivi”.

Ed è così. È un impegno e una promessa. Comincio questo mio nuovo libro restando nell’avamposto del disincanto, ma convinto che la bellezza appartiene solo all’inafferrabile degli attimi.

Questo nostro amore è un diamante ma quando un diamante perde la luce cosa resta? E riprende la voce di Antoni Garçia: “Uno scaglio ha sempre la sua conchiglia/lasciati guidare dalle onde/il mare sa”.

Resto nell’avamposto del disincanto mentre il tempo raccoglie le ore. Ascolto il mare! Il mare lascia parole di acqua.

 




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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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