Dalle prime ore dell'alba, i carabinieri del Ros stanno dando esecuzione ad ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di 19 persone indagate per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Gli interventi vengono eseguiti nel Lazio ed in Emilia Romagna; uno dei provvedimenti viene eseguito all'estero, con mandato di arresto europeo. L'operazione è condotta dal personale del reparto anticrimine del Ros dei Carabinieri di Roma, unitamente a personale della Squadra mobile della Questura di Frosinone supportato da personale dei comandi provinciali Carabinieri di Roma e Frosinone. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia.
IL ROS (RAGGRUPPAMENTO OPERATIVO SPECIALE), UN'ALTRA ARTICOLAZIONE DELL'ARMA BENEMERITA DEI CARABINIERI DIRETTA DAI GENERALI MARIO PARENTE E PASQUALE ANGELOSANTO, OPERAZIONE CONDOTTA IN SINERGIA CON LA QUESTURA DI FROSINONE, COORDINATA DALLA DDA DELLA CAPITALE
Domenico Salvatore
Ma quanti sono i Carabinieri del ROS? "Uno, nessuno e centomila"!Da Pantelleria alle Tre Cime di Lavaredo, hanno compiuto tutta una serie di operazioni, che hanno messo in vetrina, professionalità, competenza, esperienza, efficacia, funzionalità ed efficienza. La malavita organizzata, altrimenti nota come la criminalità organizzata (Camorra, Cosa Nostra, 'Ndrangheta SCU e Quinta Mafia se non Basilischi), solo ora, sta prendendo visione e consapevolezza. Hanno collaborato anche i Carabinieri del Comando provinciale di Frosinone, diretti dal colonnello Senza nulla togliere alla Questura di Frosinone diretta da Giuseppe De Matteis ed alla Squadra Mobile, diretta da Carlo Bianchi, con cui hanno lavorato in sinergìa, in quest'operazione. Sotto la regìa della DDA di Roma, diretta dal procuratore capo della Repubblica, Giuseppe Pignatone Una complessa indagine, che ha portato al sequestro di oltre 350 kg di cocaina. L' operazione, è partita dopo la cattura da parte della Squadra Mobile di Frosinone dei responsabili di attentati dinamitardi incendiari contro una Sala Bingo di Ferentino. L'Associazione Nazionale di lotta contro le illegalità e le mafia 'Antonino Caponnetto', aveva ripreso un articolo de 'Il Messaggero'…" Perché tanta ostinazione contro il Bingo di Ferentino? Perché otto attentati in cinque anni (tra il 2003 3 il luglio 2008) senza mai una minaccia diretta, senza mai una richiesta esplicita? La risposta l'hanno trovata gli agenti della Squadra Mobile di Frosinone, guidata dal vicequestore Carlo Bianchi. L'inchiesta, aperta dalla Procura di Frosinone e poi approdata per competenza alla direzione distrettuale antimafia di Roma, ha portato infatti all'arresto del mandante e degli esecutori materiali degli attentati contro la sala giochi. «Cinque ordini di custodia cautelare – ha spiegato ieri pomeriggio il questore Alfonso Larotonda – anche se una persona è tutt'ora latitante».
In carcere è finito la mente di questo stillicidio di incendi, bombe, minacce: Aldo Coiante, 51 anni, nato a Pozzuoli ma residente a Roma e un gran numero di attività aperte tra la Capitale, Fiuggi e Frosinone. Odontotecnico a Roma, gestore di una sala bingo concorrente a quella di Ferentino, prima in via Maria poi in via Marittima. Eccolo qui il movente: «L'obiettivo manifesto – spiega Carlo Bianchi – è sempre stato quello di impedire alla sala giochi di Ferentino di aprire i battenti, ad ogni costo».Sono le modalità utilizzate che inquietano e che soprattutto hanno fatto scattare l'intervento della Procura antimafia, come spiega Giancarlo Cataldi, procuratore aggiunto della Dda romana: «Tutti atti riconducibili a modalità criminose tipiche delle manifestazioni mafiose».In manette insieme a Coiante altre 3 persone. Uno di loro – Gianluca Marcoccia, 26 anni, frusinate – è accusato di aver collaborato nella pianificazione logistica degli attentati, spiegano gli inquirenti, facendo da staffetta e ospitando i complici. Gli altri due Ivan Emiliozzi e Gabriele Piras, rispettivamente di 31 e 49 anni, entrambi romani, sono facce note per gli investigatori della Capitale e sono accusati di essere gli esecutori materiali solo di alcuni degli attentati.
Una scia di violenza iniziata nel novembre 2003 e poi continuata con incredibile pervicacia. «Tanto che molti attentati – ricorda Bianchi – sono avvenuti a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro come nel luglio scorso». Sono gli ultimi "avvertimenti": il 15 luglio 2008 alcune bombe, piazzate sul retro del locale, fanno crollare perfino una parete di mattoni. Appena due settimane prima, il 3 luglio, i malviventi avevano affrontato il vigilante di guardia per poi devastare il locale entrandoci dentro con un'auto e piazzando una bomba carta.E andando indietro nel tempo nel 2005 quando un ordigno esplosivo venne fatto trovare alla base di un pilastro della sala giochi con chiari intenti intimidatori e poi altre due azioni ravvicinate: il 13 agosto 2004 e il 31 luglio quando le donne delle pulizie vennero tra l'altro anche rapinate di alcuni gioielli e il locale venne dato alle fiamme. E ancora più indietro nel maggio e la vigilia di Natale del 2003 quando una bomba carta danneggiò il locale.«Ma l'indagine non è finita – assicura il procuratore Capaldo – il mosaico criminale è probabilmente più esteso di quanto sia emerso oggi e speriamo di poterlo investigare più a fondo". Il comunicato stampa della Questura recita…"Questa mattina, la Squadra Mobile di Frosinone, in collaborazione con i ROS dei Carabinieri di Roma, ha eseguito, a conclusione di una complessa indagine, durata oltre due anni, diciannove ordinanze di custodia cautelare nei confronti di sedici italiani, due peruviani ed una colombiana, per lo più residenti a Roma e Guidonia, tutti accusati di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Le indagini partono dopo la cattura nel 2010 dei responsabili di una serie di attentati dinamitardi ed incendiari che hanno interessato la sala bingo di Ferentino. Individuato il mandante, titolare di altra sala bingo concorrente su Frosinone, se ne delineano i legami con due romani a loro volta collegati con una 'ndrina calabrese. Da subito emerge un grosso giro di affari che vede i due romani destinatari degli incassi della sala bingo ed inseriti nel traffico internazionale della cocaina attraverso canali di approvvigionamento sudamericano. Un'associazione ben articolata con una precisa ripartizione di compiti finalizzata ad importare ingenti quantitativi di cocaina da destinare ad altrettante organizzazioni criminali dedite allo spaccio. Ingegnosa e creativa nel definire le modalità di "viaggio" della preziosa merce che doveva raggiungere l'Italia superando ogni controllo di Polizia e quindi alla ricerca di sempre nuovi ed insoliti vettori. Tre gli episodi riconducibili all'organizzazione. Uno risalente a gennaio 2012 quando i componenti del gruppo utilizzano finte tavole da surf per il trasporto della cocaina, carico bloccato dalle autorità di Polizia dell'aeroporto di Santiago del Cile, con il recupero di 22 kg di cocaina. Il maggiore quantitativo di cocaina ben 330 kg è stato invece recuperato a giugno 2012. Qualche mese prima i capi dell'organizzazione decidono di acquistare in Venezuela un imponente veliero che, con mirati interventi di ristrutturazione, avrebbe consentito di ricavare una stiva per occultare un ingente quantitativo di droga. La nave viene appositamente allestita con una stupefacente cambusa: ben 300 panetti per un totale di 330 kg di cocaina. La Squadra Mobile, per il tramite della Direzione Centrale Servizi Antidroga, ha attivato immediatamente i collaterali organi di Polizia internazionale che grazie alle informazioni ricevute individua il veliero nel tratto di mare prospiciente l'isola di Margarita e dopo averlo portato in secco recupera il gigantesco carico di droga nel doppio fondo dell'imbarcazione. Anche il secondo fallimento non scoraggia i malavitosi che dovendo far fronte ad immediate richieste di droga utilizzano un nuovo stratagemma per farla arrivare in Italia.Questa volta i "capi" sfidano anche la più vivace fantasia utilizzando i bottoni rivestiti di poncho (tipico capo di vestiario sud-americano) per nascondere la droga. Il carico di questi capi di abbigliamento parte dal Sud-America ed è destinato ad una cittadina peruviana residente in provincia di Firenze. Il pacco viene intercettato dalla Polizia di Stato che recupera 1,5 kg di cocaina alloggiata nei bottoni degli indumenti. Con gli arresti di oggi la Polizia di Stato e l'Arma dei Carabinieri hanno inferto un duro colpo al grande businnes internazionale della droga realizzando uno dei più importanti sequestri di cocaina a livello internazionale, dove assume un ruolo di spicco il rapporto di cooperazione ed alleanza che la 'ndrangheta tesse con organizzazioni sudamericane. Sono proprio le cosche calabresi, infatti, a detenere il primato nel commercio della droga attraverso colleganze con organizzazioni paramilitari operanti nei paesi latino - americani ed ad essere riconosciute come partners preferiti in ragione delle loro peculiari strutture fortemente incentrate sui rapporti di parentela e di comparaggio che le rendono meno vulnerabili ad eventuali delazioni o pentimenti e quindi più affidabili. Per la cattura dei pericolosi narcotrafficanti hanno avuto un ruolo determinante il Comando Provinciale dei Carabinieri di Frosinone e la Squadra Mobile di Roma. Il protocollo apposito del Ministero degl'Interni impone alle varie armi di Polizia, all'occorrenza di lavorare in sinergìa. Come ricorda il lancio dell'Adn Kronos…" Gdf-Ros dei carabinieri, il 13 Novembre 2013, i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, diretti dal colonnello Ivano Maccani e i Carabinieri del Ros hanno dato esecuzione, nella giornata di ieri, ad un decreto di sequestro di prevenzione, emesso dal Presidente del Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Ernesto Diotallevi e dei suoi familiari. Il sequestro ha riguardato numerosi beni immobili, autoveicoli, motoveicoli, quote societarie e conti bancari nella disponibilita' di Diotallevi e degli altri componenti del suo nucleo familiare, per un valore complessivo di stima pari a circa 25 milioni di euro. In particolare, spiega una nota congiunta di Gdf e Carabinieri, si ricorda come Diotallevi ''risulti uno dei capi storici della famigerata 'Banda della Magliana', consorteria nata ed operante in Roma, giunta, nel corso del tempo, a disporre di un tale grado di potenza offensiva da permettersi di spadroneggiare nel territorio della Capitale e del Lazio, controllandone la totalita' delle piu' lucrose attivita' delinquenziali''.Tra i beni immobili sequestrati, c'e' un'abitazione di assoluto pregio e valore, in Piazza Fontana di Trevi d Roma, di ben n. 14,5 vani, e un complesso turistico composto da villette a schiera, fronte mare, ad Olbia . Anche la mafia, "lavora" in sinergìa. Una sorta di crocevia di interessi illeciti e territorio in cui vige una sorta di pax mafiosa. Come per esempio Camorra, (clan Moccia-Magliulo di Afragola), Cosa Nostra, (Crocifisso Rinzivillo, Stefano Fontana, uomo d'onore della famiglia di Palermo Acquasanta e Salvatore Buccafusca, collegato alla famiglia palermitana di Santa Maria del Gesù, 'Ndrangheta (Candeloro Parrello, l'11 gennaio 2009, viene arrestato a Roma; ricercato dal 1999 per traffico internazionale di droga, era uno dei referenti con i cartelli colombiani della cocaina) e SCU. Il 22 gennaio 2009 scattava la vasta operazione denominata "Orchidea", che ha portò all'arresto di quarantuno persone; per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti, a 30 indagati; a perquisizioni nel Lazio, Campania, Lombardia, Emilia Romagna, Abruzzo e Puglia; al sequestro di centinaia di chili di droga e beni per decine di milioni di euro. L'operazione, si è svolta contro una struttura camorristica radicata a Roma, diretta, secondo l'accusa, da Michele 'o Pazz Senese, così detto, perché facendosi passare per malato di mente riusciva sempre a farsi tirare fuori dal carcere nonostante i numerosi e gravi precedenti penali; alleato storico della Banda della Magliana; affiliato al clan del boss Antonio Bardellino, militanza nella 'Nuova Famiglia' di Carmine Alfieri, nella contrapposizione alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, il cui nome già emerso nel 1995 in un'altra operazione del Ros (denominata 'Pilota') sul narcotraffico. Michele, era fratello di Gennaro Senese, ammazzato, per una donna, in un appartamento di Torrespaccata, nel quartiere romano di Centocelle, il 16 novembre 1997; peraltro in quel momento sotto controllo degli investigatori, che non lo mollavano nemmeno per un secondo. In un palazzone di via Cornelio Sisenna, sulla Casilina. Da Giuseppe Carlino, soprannominato "Pinocchietto", fratello di Francesco e Calogero, boss di spicco della banda della Marranella. Gennaro Senese, aveva rivolto troppe attenzioni alla moglie del fratello Francesco. Giuseppe Carlino divorziato, due figlie di 8 e 10 anni, latitante da tre anni, a sua volta, venne ammazzato l'10 settembre 2001, sotto gli occhi della madre, Antonia Licata di fronte a un bar affollato. Con quattro colpi di pistola, esplosi nell' abitacolo della sua Lancia Y1O. Si era appena fermato davanti al cancello della villetta dove viveva agli arresti domiciliari. Per il delitto Carlino, sono state notificate ordinanze di custodia in carcere a Michele Senese, originario di Afragola ma da anni in pianta stabile a Roma, ritenuto il mandante, Fiore Clemente, Giovanni De Salvo, Carlo Pisanelli e Domenico Pagnozzi. La joint-venture criminale, finalizzata al narcotraffico internazionale, indagata per associazione mafiosa ed associazione, commercializzava lo stupefacente sui mercati romano e napoletano. Oltre 40 le persone arrestate dai carabinieri del Ros. Documentate le ramificazioni ed estensioni della banda e della sua attività anche in Abruzzo, dove sono state eseguite alcune perquisizioni. Il raggruppamento operativo speciale dell'Arma ha documentato un traffico di diverse centinaia di chili di cocaina e di hashish. Gl'inquirenti hanno localizzato e smantellato alcuni depositi di cocaina in Olanda e Spagna; 30 persone sono state indagate a piede libero e sottoposte a perquisizione in sei regioni: Lazio, Campania, Lombardia, Emilia Romagna, Abruzzo e Puglia; radicate nella capitale e «costituite da all'epoca reggente della famiglia di Gela, Stefano Fontana, uomo d'onore della famiglia di Palermo Acquasanta e Salvatore Buccafusca, collegato alla famiglia palermitana di Santa Maria del Gesù".
Il Raggruppamento operativo speciale dell'Arma dei Carabinieri (più spesso indicato semplicemente con l'acronimo ROS) è l'unico organo investigativo dell'Arma con competenza sia sulla criminalità organizzata che sul terrorismo. Il raggruppamento è a livello di brigata ed è inserito ordinativamente nella Divisione unità mobili e specializzate "Palidoro" mentre dipende funzionalmente dal Comando generale sotto il profilo tecnico-operativo.
Storia
Nacque dalle ceneri del Nucleo Speciale Antiterrorismo creato intorno ai primi anni settanta del XX secolo dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa per contrastare il fenomeno del terrorismo su tutto il territorio nazionale (aveva sedi a Genova, Napoli, Milano, Padova, Bologna, Roma e Torino).
Venne istituito formalmente il 3 dicembre 1990 con il decreto legge 13 novembre 1990 n. 324[2] e successivamente con decreto legge 13 maggio 1991, n.152, convertito dalla legge 12 luglio 1991, venne prevista l'istituzione di "Servizi centrali ed interprovinciali di polizia giudiziaria dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato (Servizio centrale operativo) e della Guardia di Finanza (G.I.C.O.)" al fine di assicurare il collegamento delle attività investigative relative ai delitti di criminalità organizzata.
Nel 1992, all'interno del ROS, fu creata un'unità speciale il CRIMOR - Unità Militare Combattente, che pochi mesi dopo catturò il capo di Cosa nostra Totò Riina.
Organizzazione
Il ROS è organizzato in una sede centrale che ha il compito di raccordare le attività e fornire supporto tecnico-logistico alle 26 sezioni anticrimine e ai due nuclei sparsi nel territorio. La sede centrale è articolata in sei reparti, di cui tre costituiscono il Servizio centrale di polizia giudiziaria del ROS:
Servizio centrale di polizia giudiziaria, diviso in tre reparti, che si occupano:di criminalità organizzata di tipo mafioso e ricerca di grandi latitanti;di traffico di armi, narcotraffico e sequestri di persona;di analisi operativa;Reparto anti eversione, deputato al contrasto dell'attività terroristica ed eversiva interna ed internazionale; Reparto crimini violenti, nato il 15 novembre 2011 con scopi puramente investigativi, retto da un colonnello o tenente colonnello, è articolato in due sezioni comandate da un tenente colonnello o maggiore ciascuna composte da 16 uomini (2 U., 10 Isp., 1 Sovr. e 3 App./Car.), deputate alle indagini sui più efferati delitti che destano particolare allarme sociale.
Reparto indagini tecniche;
Le già citate Sezioni anticrimine sono servizi interprovinciali di polizia giudiziaria aventi sede nei Comandi Provinciali dell'Arma dei Carabinieri nel cui territorio è presente un capoluogo di distretto di Corte d'Appello
Personale e attività
Il personale del ROS è estremamente specializzato in indagini di polizia giudiziaria specificatamente per i reati di sequestro di persona, lotta alla criminalità organizzata (mafiosa, terroristica o eversiva) e traffico di armi e droga[3]. Esso è costituito solo per un quarto da agenti di polizia giudiziaria, i rimanenti sono tutti ufficiali e sottufficiali dell'Arma che hanno la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria.
Al ROS è anche affidato il compito di supportare informativamente gli altri reparti speciali dell'Arma (Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente, Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e Comando carabinieri antifalsificazione monetaria).
Allo scopo d'incoraggiare la sinergia con i reparti territoriali, il personale del ROS frequenta spesso corsi di aggiornamento professionale con altri militari oltre che alle Conferenze di Servizio insieme ai corrispondenti organi centrali della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza (G.I.C.O.).
Comandanti
Antonio Subranni (1990 - 1993)
Mario Nunzella (1993 - 1998)
Mario Mori (1998 - 1999)
Sabato Palazzo (1999 - 2002)
Giampaolo Ganzer (2002 - 2012)
Mario Parente (2012 - attuale
Modalità di indagine
Fra gli strumenti di indagine utilizzati dal ROS vi è anche l'infiltrazione nelle bande criminali attuata soprattutto nei settori dei sequestri, del riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti e nel traffico di stupefacenti, armi, munizioni ed esplosivi.
Vicissitudini giudiziarie
Il 12 luglio del 2010 il capo del Ros, il Generale Giampaolo Ganzer, e altri 13 carabinieri sono stati condannati in primo grado a pene variabili dai 18 anni in giù. Ganzer è stato condannato a 14 anni. Le condanne si riferiscono a singoli episodi commessi nel corso di alcune importanti operazioni antidroga compiute «sotto copertura» dal Ros («Cobra» del 1994 e «Cedro 1» del 1995).
Nelle motivazioni della condanna, i giudici dell'ottava sezione penale di Milano, presieduta da Luigi Caiazzo, sostengono che il generale non abbia minimamente esitato a svolgere operazioni antidroga «basate su un metodo di lavoro assolutamente contrario alla legge, ripromettendosi dalle stesse risultati d'immagine straordinari per se stesso e per il suo Reparto». Inoltre, scrivono ancora i giudici, Ganzer «non si è fatto scrupolo di accordarsi (...) con pericolosissimi trafficanti, ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di sostanze stupefacenti e ha loro garantito l'assoluta impunità». Il comandante dei Ros inoltre «ha tradito, per interesse personale, tutti i suoi doveri, e fra gli altri quello di rispettare e far rispettare le leggi dello Stato". Domenico Salvatore





















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