L'incompiutezza è parte integrante del tuo essere scrittore.
Lettera di Eleonora a Francisco
di Pierfranco Bruni
Osservo uno spigolo di mare. Tra i tagli del sole le onde sono scroscio sugli scogli.
Forse siamo all'epilogo. Non ricevo una tua lettera da molte lune.
Ho deciso di scriverti e così chiudiamo questo nostro epistolario. Anzi il tuo epistolario spedito a me, io Eleonora e tu Francisco.
Non so se il lettore crederà fino in fondo al gioco che, a volte, hai costruito ed io ho giocato con te. Ma questa mia lettera segna la fine del nostro dialogare. Anzi del tuo dialogare con me.
Perché sono io a sancire questo epilogo? Non ti accorgi che ripeti, ed io con te, sempre una uguale immagine?
Tu hai scritto più volte che la ripetizione ti affascina. Sì, fino a un certo punto. Poi diventa noioso tutto. Hai cercato di mettere insieme l'amore il disamore e il disamore che vive nell'amore. Il fatto è che ci siamo amati. Profondamente. Ci amiamo ancora. Ma troppe cose, queste benedette cose, si sono inserite tra le pieghe della nostra vita.
Ci sono stati tradimenti. Troppi. Ti ho detto, in altre occasioni, che tradire non è soltanto andare a letto con un'altra o io con un altro.
La vita è fatta di camelie e forse anche di rose scarlatte.
Sono anni che la nostra storia ha tracciato destini dentro di me e dentro di te. Se tu oggi mi dovessi chiedere se c'è un senso io ti risponderei che sempre nella vita c'è un senso.
Questo nostro amore che futuro potrà avere? Viviamo senza profezie, affidandoci ad appuntamenti, ad incontri, alle nostre pazzie. Andrà avanti per tante vite ancora questa nostra storia.
Sì, è possibile, ma dobbiamo essere così grandi di viverlo, questo amore, non facendoci mai sopraffare dalla disarmonia. Ma viviamo come se fossimo su un filo.
L'equilibrio. Già, l'equilibrio ha qualcosa a che fare con l'assurdo. Gli amori come i nostri reggono al tempo e alle disarmonie soltanto se riescono a convivere con il senso dell'assurdo. Perché un amore come il nostro sembra assurdo, ma l'assurdo è oltre il disperante cammino degli amanti perduti.
Noi non siamo amanti perduti. Nel momento in cui dentro di noi i silenzi disperanti dovessero sopraggiungere, tutto si consumerà come lo spazio del tempo di una rosa sbocciata all'alba e appassita a metà mattinata.
Rifletto spesso sulla tua vita e sulla mia vita. Le nostre vite singole che nel pensiero sono un'unica vita, ma siamo insieme soltanto quando io e te stiamo insieme carnalmente.
Non sono stanca. Non ti scrivo per dirti che sono stanca. Ti amo. E lo so che tu mi ami. Ti ho appena detto: "…ti amo…Vita mia. Sempre. Ti amo". E tu mi hai risposto: "Porti nello sguardo il mare. Nella mia malinconia sei l'Immenso. L'immensità che lega i miei orizzonti".
Non ci siamo amati soltanto. Noi ci amiamo. E le tue lettere non so fino a che pagina possano aver toccato il vero, o semplicemente hai cercato di fare della nostra storia un romanzo con le sue sfaccettature anche doloranti.
Sei stato, a volte, cinico. Io posso aver avuto dei problemi, ma tu che sei un costruttore di parole hai rubato l'anima alle parole.
Le tue lettere, alcune, non le ho capite. Mi sembrano parole appese e, in molti aspetti, lasciate a metà tra l'incomprensibile e l'impossibile.
Questa mia sarà l'ultima. Io non ti scriverò più. Ti voglio vivere fino in fondo senza la frontiera delle parole. Le parole sono nel limite della comprensione, ma possono anche essere il confine dove si sconta l'incomprensione.
Ha più senso due occhi che si incontrano e due sguardi nella intensità della nostra sensualità.
Finiamolo questo libro. Questo tuo scrivermi per metafore e questo mio breve cercare delle luci per farti capire che tu hai tentato di costruire intorno al nostro amore un tentativo di romanzo. Non riuscito. Non ti offendere.
Molte volte ti sei inventato un immaginario. Forse lo scrittore vive anche di questo. Anzi vive soprattutto di questo.
Il lettore si chiederà se il mio nome Eleonora corrisponda alla realtà. Così come il tuo nome, mio caro Francisco.
È stato uno scritto maldestro il tuo. Nonostante ciò sono convinta che pubblicherai queste pagine e proprio perché sono convinta di ciò ti dico che sei stato più volte spinto, dalle tue percezione, all'errore. Mi hai detto che vorresti dimenticare i ricordi. Non vorresti avere ricordi.
Vedi, io non parlo mai di vita vissuta. I ricordi ci sono, ma sono nella grotta del mio essere. Tu sei in un labirinto. Sei inquieto.
Sei maledettamente uno scrittore nell'inquieto scendere e salire tra il considerarti uno "straniero" e vivere le "cadute". Puoi mai dire che ti conoscono poco? Troppo ti conosco.
Nella tua vita che è vita maledettamente di poeta ci sono stati passaggi di eternità con i quali hai dovuto fronteggiare i tuoi scrittori i tuoi poeti e i tuoi amori. Da Prévert sei passato a Pavese non tralasciando Lorca e sei arrivato a combattere la tua battaglia con Maria Zambrano e Albert Camus.
Vuoi sapere di più? Non ti conviene, amore mio.
Quando facciamo l'amore so come prenderti. So che mascheri sempre un falso pudore e non hai alcun pudore. Ci amiamo con il cuore ma ci amiamo fortemente con il corpo. Conosco come toccarti l'anima e il corpo. Certo, non dirò pubblicamente i dettagli e non perché mi possa mancare il coraggio.
No, mio caro. Perché i dettagli sono solo nostri. Per te letteratura e vita sono una strana, ma pericolosa, coincidenza. Per me la letteratura non può mai essere vita. Ma so come prenderti dove prenderti e quando prenderti…
Sorridi almeno. Hai troppa malinconia tra le pareti del tuo cuore. Devi vincerla per offrirti e offrirmi ancora un sorriso. Il buio prepara sempre alla grazia. Ti faccio una lezione partendo dai tuoi autori preferiti. E l'aurora ha il sole nascente anche negli uomini in rivolta. È come se ti fossi fissato ad essere straniero.
Chiudi questo libro. Consegnalo pure al tuo editore e poi ricomincia a viaggiare per i tuoi Orienti.
Io concludo non chiedendoti nulla e questo significa che non attendo alcuna risposta e tanto meno ti chiedo di rispondere.
Leggi appena questa mia missiva e metti tutto in una cartella e allacciala con degli elastici ben stretti.
Io continuerò ad osservare il mare. Ci siamo detti tanto. Non credo che ci sia bisogno di insistere. Non scrivere alcuna aggiunta a questo blocco di pagine.
In fondo non sei tu che dici di pubblicare dei libri incompiuti? Anche se queste lettere dovessero sembrare incompiute non è un problema. L'incompiutezza è parte integrante del tuo essere scrittore. Hai fatto una scelta precisa.
Lo scrittore vive di incompiuti. Il tuo Proust è incancellabile. Anche se io la penso diversamente.
Comunque, ho voluto scriverti per dirti di non scrivere più lettere. Io non mi ritrovo nelle tue lettere e tu insisti nell'affermare, lo hai detto anche per telefono, che sono a me dedicate.
Quale amore nel disamore? O quale disamore nell'amore.
Nelle prime lettere ti sei completamente perso. Poi in parte ti sei ritrovato. Poi mi hai dichiarato amore. Contraddizioni. Compromessi con te stesso? Non voglio e non ho voluto scendere nei particolari. Ci sarebbe stato un cortocircuito. Invece abbiamo bisogno di serenità, di tanta armonia, di saggezza.
Tu che ami il mondo degli sciamani dovresti obbligarti ad essere meno inquieto.
Sei irrequieto. Hai scritto anche cercando di colpirmi. Io ti amo. Tu, dopo un giro di parole, hai raccontato il desiderio del nostro amore.
Ora basta. Una volta mi hai chiesto di danzarti con i veli dell'Oriente una favola araba. Lo farò. Sempre.
Camminami come sai con la leggenda delle mille e una notte e non ti perdere tra le malinconie o le nostalgie. Noi siamo due amanti che sfidano il tempo.
Gli amanti non possono restare inquieti. Per restare amanti bisogna essere intelligenti. Soltanto gli amanti intelligenti superano il deserto. Soltanto gli amanti intelligenti non si fanno vincere dalla noia e dalla debolezza.
Dopo queste mie parole tu, amore mio, non scriverai altre lettere. Sono convita? Ma sì.
Soltanto l'amore vincerà le ferite che le parole raccontano, e dal momento che non ci sono ferite le parole non avranno più senso. Essere amanti come lo siamo noi…
Non possiamo permetterci di essere inquieti e non basta soltanto l'amore.
Dobbiamo custodire il nostro amore con pazienza e, pazienti, dobbiamo viverlo e lasciarci vivere ascoltando il mare, mio caro Francisco.
La tua Eleonora
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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