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I poteri del Capo dello Stato nelle mani del Presidente della Corte Costituzionale .... Gaetano Silvestri?

Il Presidente della Corte costituzionale è la quinta carica della Repubblica italiana. La Corte costituzionale elegge al suo interno il presidente che rimane in carica tre anni ed è rieleggibile, salvo i termini di scadenza novennali dall'ufficio di giudice. Fino al 1967 la durata del mandato era di quattro anni rinnovabile.

L'Italia per la prima volta senza le cariche Istituzionali democraticamente elette.   Lo scenario sembra da guerre stellari. Parlamento illeggittimo (?). Applicando la regola di "chitarrella", cioè quello che dice la norma. Stante così le cose tutte le cariche elettive decadono e il primo in successione, che non viene coinvolto (?), il quinto, è il Presidente della Corte Costituzionale, Gaetano Silvestri, quinta carica dello STATO.

Se così non fosse, seguendo il ragionamento a cascata. Si dovrebbe individuare la più alta carica dello Stato, in carica, eletta prima del 2001 ( cioè prima del Porcellum).


Così la Corte Costituzionale ieri 4 dicembre 2013:

Corte Costituzionale
Ufficio Stampa
Incostituzionalità della Legge elettorale n. 270/2005

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione.
La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza.
Le motivazioni saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici.
Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali.


dal Palazzo della Consulta, 4 dicembre 2013

Aggiornamento ore 16.46 del 5 dicembre 2013

Legge elettorale, Napolitano: "Non si discute legittimità delle Camere"
Il Quirinale ha ribadito che la sentenza sulla legge elettorale non riguarda le Camere, chiamate a mettere in campo una riforma per completare il superamento del proporzionale

La legittimità del Parlamento non è in discussione. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ribadito da Napoli, dove si trova in visita, che la sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale non è un giudizio di merito sul governo.


Ieri la Consulta ha bocciato il porcellum al termine di una lunga camera di Consiglio, accogliendo un ricorso che rilevava il profilo di incostituzionalità della legge, facendo leva su due punti: le liste bloccate e il premio di maggioranza senza soglia.

La Corte, ha spiegato il capo dello Stato, non ha messo in dubbio la legittimità delle Camere. Anzi, la sentenza la Consulta "si riferisce al Parlamento attuale dicendo che esso stesso può approvare una riforma della legge elettorale".

Napolitano ha però anche ribadito che è ora "un imperativo" mostrare volontà di cambiamento e "ribadire il già sancito, dal 1993, superamento del sistema proporzionale". Per superare il bicameralismo perfetto e ridurre il numero dei parlamentari serve soltanto la "volontà politica".


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Come sarebbe il Parlamento senza il Porcellum
Dopo la sentenza della Consulta ci si chiede come sarebbe stato il Parlamento senza l alegge elettorale che è stata bocciata dai giudici. La geografia politica sarebbe stata molto diversa. Il Fatto Quotidiano ha ridisegnato i banchi del Parlamento ed ecco cosa è venuto fuori: il Pd avrebbe quasi dimezzato i seggi e sarebbe costretto alle larghe intese per i prossimi venti anni. Il Movimento Cinque Stelle, avrebbe avuto una rappresentazione maggiore.
I numeri -  Il Pd, eliminando il premio di maggioranza alla Camera e quelli regionali al Senato sarebbe ancora il primo partito con 177 seggi a Montecitorio (contro gli attuali 297) e 94 in Senato (contro gli attuali110). Grillo però avrebbe portato a casa 170 deputati (contro gli attuali109)  e 85 senatori (attualmente ne ha 54). La legge Porcellum ha sempre garantito una "rendita di posizione" al partito vincitore di turno. Il Pdl ha ottenuto alla Camera solo 98 seggi. Senza il premio di maggioranza del Porcellum ne avrebbe avuti 135.  Al Senato dove invece il premio si calcola su base regionale sarebbe stato penalizzato: solo 77 seggi contro gli attualii 98.  Svantaggi dal Procellum anche perScelta Civica e la Lega Nord. Al Senato i Padani hanno 17 seggi ma senza il Porcellum ne avrebbero avuti 13. Alla Camera però i 18 deputati sarebbero diventati 29. Per Quanto riguarda Scelta Civica i 19 senatori sarebbero diventati 29 mentre alla Camera contro gli attuali 39deputati, ne avrebbe avuti 57
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Porcellum bocciato, costituzionalista Ceccanti: ‘ora il problema è politico’


‘Disastroso ritorno indietro nel tempo deciso dalla Consulta’, secondo il costituzionalista Stefani Ceccanti, che a Italiachiamaitalia.it spiega: ‘ora è possibile estendere alla Camera la legge Mattarellum che, per il Senato, prevedeva collegi uninominali. Ma solo se c’è l’accordo politico’. Ma c’è anche ‘il problema delle regioni dove ci sono listini bloccati…’


Roma - “E' possibile estendere alla Camera la legge Mattarellum che, per il Senato, prevedeva collegi uninominali. Ma solo se c’è l’accordo politico”. È questa una via di fuga possibile, al momento, dal “disastroso ritorno indietro nel tempo deciso dalla Consulta” secondo il costituzionalista Stefani Ceccanti, senatore del Pd nella scorsa legislatura.

Tra i coautori del progetto di riforma elettorale detta Vassallo-Ceccanti e, in seguito, relatore insieme al collega del Pdl Lucio Malan della riforma della legge elettorale europea con l'introduzione dello sbarramento al 4 per cento, il costituzionalista spiega a Italiachiamaitalia.it come cambiano le cose, dopo la bocciatura espressa dalla consulta verso il cosiddetto Porcellum. Il Parlamento è delegittimato? A quanto pare, no.

La Consulta ha definito incostituzionale quella stessa legge con la quale abbiamo votato e alla quale dobbiamo l’attuale Parlamento italiano. Tutti a casa?

“No, la sentenza non delegittima il Parlamento perché incide temporalmente solo da qui in avanti. Questo concetto è chiaramente spiegato nel comunicato della stessa sentenza che, inoltre, indica come il Parlamento sia libero di studiare altre forme e soluzioni. Dal punto di vista giuridico la questione non si pone, il problema è politico”.

Che cosa intende quando parla di “problema politico”?

“Intendo dire che, se alcune forze politiche intendono utilizzare questo argomento come motivo di tensione, è ovvio che lo scontro diventa ulteriore. Credo, però, che il Parlamento dovrebbe prendersi il giusto tempo per fare una legge elettorale diversa da quella attuale”.

Lei ha dichiarato: “Alcuni non hanno ancora capito che la legge come è uscita dalla sentenza è immediatamente applicabile”. Quindi, se si andasse a votare ora, senza una riforma, si voterebbe con le preferenze?

“Credo di aver capito che, anche sulle preferenze, la legge sia immediatamente applicabile. A questo punto dovremmo pensare a una soluzione molto semplice: noi avevamo la legge Mattarellum che, per il Senato, prevedeva collegi uninominali. Quello stesso meccanismo potrebbe essere esteso alla Camera, se ci fosse l’accordo politico. In questo modo, invece che riportare le lancette al disastroso sistema del ’92, così come ha fatto la Consulta, le riporteremmo al ’93, ossia alla legge Mattarellum, sia al Senato che alla Camera”.

Calderoli, padre del Porcellum, ha commentato: "Se quello che hanno detto vale per tutti, sono illegittimi al 90 per cento i Consigli delle Regioni che sono eletti col premio di maggioranza e il listino bloccato". Ha ragione?

“Obiettivamente – osserva Ceccanti a colloquio con Italiachiamaitalia.it -, il problema delle regioni dove ci sono listini bloccati si pone. Sono sistemi analoghi, personalmente mi sarei aspettato che la Corte rimettesse in gioco la legge Mattarella. Credo che sarebbe stato più logico. Invece, in questo modo, la sua decisione pesa sul Senato perché inserisce il sistema proporzionale con le preferenze in un sistema dove le preferenze non c’erano nemmeno prima”.

A proposito del Mattarellum, dopo aver dichiarato “siamo tutti illegittimi” ed essersi scontrati per l’ennesima volta con la presidente Boldrini, i grillini hanno proposto sospendere l’ordine dei lavori della Camera per ridiscutere proprio questa legge. È d’accordo?

“Apprezzo il fatto che siano disponibili a un dibattito sulla legge Mattarellum ma, come passo preliminare, va fatto un accordo politico. Prima di tutto, è necessario avere una maggioranza disponibile ad approvare un eventuale provvedimento”.

Allo stato attuale, non esiste questa maggioranza?

“Non so se c’è una maggioranza disponibile, non mi soffermerei sul luogo dal quale si parte, ma sull’avere o meno i voti. Possiamo anche iniziare a discuterne dal Senato, non importa. L’importante, ripeto, è avere i voti”.
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Biografia di Gaetano Silvestri
« Non è ancora facile per molti ammettere che vi sia chi può e deve dire no, se necessario, al comando del sovrano. »
(Gaetano Silvestri, Le garanzie della Repubblica, IX.[1])
Gaetano Silvestri
Presidente della Corte costituzionale
In carica
Inizio mandato 19 settembre 2013
Predecessore Franco Gallo
Giudice Costituzionale
Durata mandato 28 giugno 2005 –
28 giugno 2014
Membro del CSM
Durata mandato 26 luglio 1990 –
26 luglio 1994
Dati generali
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Alma mater Università degli Studi di Messina
Professione Docente universitario
Gaetano Silvestri (Patti, 7 giugno 1944) è un giurista italiano, giudice della Corte costituzionale e presidente della stessa dal 19 settembre 2013.

Biografia
Laureatosi in Giurisprudenza nel 1966 col massimo dei voti e con lode, ottiene la menzione per la pubblicazione della tesi. Nel 1967, in occasione del ventesimo anniversario dell'Assemblea costituente, vince il premio del Presidente della Repubblica per la miglior tesi di laurea in Diritto Costituzionale. È stato allievo del prestigioso Seminario per gli Studi e le Ricerche Parlamentari dell'Università degli Studi di Firenze.
Nel 1970, vinse il concorso per assistente ordinario alla Cattedra di Diritto Costituzionale della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Messina e, nel biennio 1971-1972, insegnò prima Diritto degli Enti Locali presso la Facoltà di Scienza Politiche dell'Ateneo messinese, e dopo Diritto parlamentare nella stessa Facoltà.
Vinse, nel 1980, il concorso per il raggruppamento "Diritto Costituzionale" e fu chiamato a ricoprire la cattedra di Diritto parlamentare nella Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Messina. Fu eletto direttore dell'Istituto di Scienze Giuridiche della Facoltà di Scienze Politiche a Messina nel 1982 e, nel 1986, ricoprì l'incarico di ordinario di Dottrina dello Stato presso la Facoltà di Giurisprudenza messinese. Dal 1988 è stato ordinario di Diritto costituzionale del medesimo Ateneo.
Nel triennio 1988-1991, ricoprì il ruolo di componente del Comitato direttivo dell'Associazione italiana dei Costituzionalisti. Fu insignito della carica di componente del CSM dal Parlamento dal 1990 al '94.[2] Nel periodo dal 1996 al 1998, è membro della Commissione paritetica per le norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana. Dal 1997, a causa della dipartita dell'autore[3], cura il manuale universitario di Diritto Costituzionale redatto da uno dei più illustri costituzionalisti italiani – fu Presidente dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti[3] – Temistocle Martines.[4] Nel '98 è stato nominato componente del Consiglio scientifico dell'Istituto di studi sulle Regioni del CNR. Il 31 luglio dello stesso anno è eletto Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Messina e verrà successivamente riconfermato per il triennio 2001-2004.[5] Nel 2004, è Vice Presidente della Conferenza dei rettori delle Università italiane.[6]
È stato eletto alla Consulta, ricevendo 587 voti, dal Parlamento in seduta comune – durante la quattordicesima legislatura – il 22 giugno 2005. Avendo prestato il giuramento previsto dall'articolo 135, terzo comma, della Costituzione il 28 giugno 2005, rimarrà in carica fino al 28 giugno 2014.
Appena appresa la notizia dell'elezione, il Professor Gaetano Silvestri ha rilasciato un'unica dichiarazione:
« Ho sempre detto che aspettavo con rispetto la decisione del Parlamento. Sono onorato e spero di poter fare il mio dovere nel miglior modo possibile.[7] »
(Gaetano Silvestri)
Il 29 gennaio 2013 è stato nominato, dal Presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo, Vicepresidente della Corte costituzionale della Repubblica Italiana[8].
Il 19 settembre 2013 è succeduto a Franco Gallo alla presidenza della Corte. La sua elezione è stata segnata da un spaccatura in seno alla Consulta, che lo ha visto prevalere per solo un voto (otto voti a sette), su Luigi Mazzella.[9]

Luigi Palamara

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