Polistena (Reggio Calabria) - Gli studenti degli istituti polistenesi “Conte Milano” e “Giuseppe Rechichi” hanno promosso la manifestazione di protesta in occasione del 72esimo anniversario della Giornata Internazionale dello Studente, durante la quale hanno voluto convogliare il loro dissenso per la sciagurata politica dei tagli e delle riduzioni che oramai da anni si abbatte come una scure alla cieca sul pianeta scuola e sul mondo del sapere in generale. Tutte le classi coinvolte per un corteo partecipato che ha preso le mosse dal centralissimo Viale Italia, nei pressi della villa comunale, per terminare in Via Catena. Ed in testa i rappresentanti degli studenti a scandire slogan cartelli in mano per cercare di spiegare le motivazioni di un evento che li coinvolge in prima persona assieme al corpo docente che ha appoggiato l’iniziativa.
«Ci stanno privando di tutto – dice Francesco Politanò della Consulta Studentesca – ed a forza di tagli rischiamo finanche di restare senza docenti». Gli fanno eco Lorenzo Cannavò, Domenico Perri, Vincenzo Calopresti, Said Mboumaza e Jalis Agostino, solo alcuni dei tanti giovani studenti che presidiano l’area: «Stiamo subendo una drastica riduzione delle ore di lezione. Ci hanno tolto la possibilità di fare progetti formativi extrascolastici e si vocifera dello stop ai punti bonus. Per non parlare – riprendono quasi in coro - delle strutture di cui disponiamo: obsolete, fatiscenti e fuori norma sismica. Basti pensare che il nostro istituto è tutt’oggi diviso in 4 plessi. E siamo noi studenti del sud – aggiungono sconsolati – come sempre, a pagare più di tutti. E’ drammatico che lo Stato non investa in cultura con la scusa della crisi, perché non è con i tagli alla scuola che si risolve il problema».
Ad asseverare la drammatica condizione di malato terminale nel quale versa il pianeta scuola la professoressa Erminia Albanese, che riprende: «La verità è che il mondo della cultura è paralizzato. Anche noi docenti siamo toccati in prima persona da questa situazione. E’ con noi che i ragazzi trascorrono la maggior parte del loro tempo perciò capiamo bene cosa vivono essendo corresponsabili, assieme alle famiglie, del loro processo formativo e di crescita. Però siamo alla frutta, noi andiamo avanti a fotocopie per cercare di dare a tutti la possibilità di studiare ma dal Ministero non arrivano neanche i fondi per i toner delle macchine. Cosa dobbiamo fare più che autotassarci? Ci sono stati tolti i libri in comodato d’uso per carenza fondi e paradossalmente non possiamo usare i libri di anni precedenti perché costretti ad utilizzare testi uniformi ed aggiornati».Insomma la sintesi di una vera e propria epopea, dove studiare - da diritto costituzionalmente riconosciuto - è via via scivolato nel sottobosco del lusso per pochi. E il deficit nei trasporti, la difficoltà nei collegamenti viari certo aggrava il problema. Come anche lo stillicidio del restringimento delle risorse a favore soprattutto della scuola pubblica, il lento ma costante spostamento d’attenzione verso le realtà private, l’impennata insostenibile del costo dei libri e delle tasse d’iscrizione, unitamente al momento di crisi che penalizza i meno abbienti ed i consumi delle famiglie fanno decisamente il resto, ma fanno anche il paio con la rabbia degli studenti stessi che hanno inteso ribellarsi e protestare, nella speranza che serva, per provare a cambiare uno stato di cose disastroso, affinché chi dimora nei palazzi romani del potere se ne renda conto ed inverta finalmente una rotta che - benché finora si sia rivelata assolutamente sbagliata - è nient’affatto che segnata.
Giuseppe Campisi
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