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Operazione Lupus in fabula...Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi. Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.

Operazione "LUPUS IN FABULA" Alle prime luci dell'alba, i Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, diretto dal colonnello Lorenzo Falferi hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 3 soggetti appartenenti alla 'ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca PESCE di Rosarno, responsabili di associazione di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di munizioni e di armi comuni da sparo e di armi da guerra, aggravate dalle finalità mafiose e tentato omicidio aggravato da finalità mafiose. La ‘ndrina dei Pesce, è una delle più importanti del gotha mafioso.
Domenico Salvatore

ROSARNO(RC)-Lo Stato, non arretra di un millimetro. Questo è lapalissiano. La ‘ndrangheta nemmeno per sogno. Ed è scontro aperto e terribile. Siamo al braccio di ferro tra il Bene ed il Male. Tra Guardie & Ladri. Tra la Legge ed i fuorilegge. A Rosarno, una delle città più popolose della Calabria intera, lo Stato ha scelto la repressione ed in alcuni casi la prevenzione. Ma, non ha tutte le ragioni del mondo. La sterminata Piana di Gioia Tauro, di cui il vasto territorio di Rosarno è parte integrante, è stata abbandonata a se stessa, per lungo tempo. La ‘ndrangheta non è una banda di delinquenti che si è impadronita del territorio con la prepotenza delle armi e la violenza, dall’oggi al domani. Gli storici, i saggisti, gli scrittori, gli antropologi, i sociologi e via di seguito, hanno detto e scritto, che il fenomeno delinquenziale è stato comunque una risposta, giusta o sbagliata che sia, al bisogno di giustizia, ordine, sicurezza, lavoro, famiglia, che lo Stato, assente e distante, non riusciva a dare. Lasciamo stare che la Calabria per tanto tempo sia stata in testa nelle speciali classifiche dell’analfabetismo strumentale e di ritorno. Con il reddito pro-capite, più basso dell’intero Paese. Senza strade, né autostrade e senza ferrovie; senza rete idrica e fognante; con una soglia di povertà bassissima; senza cinema, né teatro; senza campo sportivo od altro impianto agonistico; con una viabilità da Medioevo; con biblioteche inesistenti od evanescenti; con un’associazionismo ridotto ai minimi termini; con un settore agricolo, artigianale, commerciale ed industriale abbandonato a sé stesso, senza aiuti, né sostegni. Altro, che ammodernamento ed adeguamento strutturale. Con un’emigrazione massiccia di nonni e genitori; ed oggi, anche i figli vanno via. Nonostante i tempi di depauperismo, austerity, vacche magre, spighe vuote, fame e povertà.

Un habitat naturale fertilissimo per le organizzazioni mafiose. Un invito a nozze. Al Nord si costruiscono autostrade ad otto corsie. In Calabria, ancora si deve ammodernare il…gruviera della Salerno-Reggio Calabria. Si parla della fine del 2015 per la consegna chiavi in mano; ma nessuno oramai ci crede più. Rosarno, Gioia Tauro, Taurianova, Cittanova, Palmi, le piccole capitali della sterminata Piana di Gioia Tauro, sono in mano alla ‘ndrangheta. Ci sono casati di mafia che hanno subìto sino a venti operazioni antimafia. I Pesce di Rosarno per esempio…Operazioni della DDA contro la cosca Pesce-Bellocco-Ascone.Pisano…:”Nasca e Timpano (5 marzo 2004), Arca (14 luglio 2007), All Inside I    (28 aprile 2010),  All Inside 2,  (23 novembre 2010), All Inside 3   (16 aprile 2011), Redux-Caposaldo (14 marzo 2011), All Clean 1 ( 21 aprile 2011), All Clean 2 (13 ottobre 2011), Cosa Mia  I (8 giugno 2010), Cosa Mia 2 (22 dicembre 2010), Cosa Mia 3 ( 18 luglio 2012), Crimine I (14 luglio 2010), Crimine 2  ( 22 febbraio 2011), Crimine 3 ( 14 luglio 2011), Imelda (10 marzo 2011), Rosarno è nostro (22 luglio 2009), Pettirosso (27 luglio 2010), Arca (9 luglio 2007),  Onda blu (19 gennaio 2006), Califfo 1” (9 febbraio 2012), Califfo 2 (18 aprile 2012),Cent’anni di storia (23 luglio 2008), Tirreno (2 giugno 1993), Porto 1995, Tallone d’Achille ( 26 gennaio 2002) ,  Piano Verde ( 10 marzo 1999), Doppia Sponda ( 25 gennaio 2011), Conchiglia 2001), Cartagine, (18 giugno 1994), Nduja)  (2001) , “Maestro (22 dicembre 2009), Rosarno è nostra 1 (22 luglio 2009), Rosarno è nostra 2 (12 gennaio 2010), Hybris (22 giugno 2012), Cicala ( 14 febbraio 2013), Tramonto 1(28 marzo 2013), Sant’Anna (16 aprile 2013),Tramonto 2 (24 luglio 2013)Lupus in fabula (8 novembre 2013). I Piromalli di Gioia Tauro, non sono da meno… Operazione Arca, Ciliegio, Porto, Cent’anni di storia, Tallone d’Achille, Tirreno ( 2 giugno 1993), Alba Chiara,,Green Ice, Isola Felice, Taurus, Piano Verde,   Conchiglia, Tempo,  Crimine I, Crimine II, Crimine III , Panama 2005, Gatto persiano, Ammit. E la cosca degli Alvaro di Sinopoli:  Operazione “Rete”, Cent’anni di storia, Matrioska 1 Matriosika 2, Virus, Rilancio, Arca, Paiechi, Meta, Prima, Smirne, Cafè de Paris, Crimine, Carni ‘i cani e così via.

Lo Stato di diritto e di fatto, fa bene a combattere la mafia e contro la mafia. Una prerogativa imprescindibile per carità, è giusto, sacrosanto e legittimo. È giusto che si riappropri dei territori devastati, saccheggiati, demoliti, rovinati, sfregiati, depredati, deturpati, abbrutiti. Altrettanto giusto ci sembra il tentativo di restituire la libertà e la democrazia,  assenti sul territorio; la libera e leale concorrenza, anch’essa assente. La mafia, sempre più arrogante e prepotente, si è preso tutto, con le buone o con le cattive; e si comporta come se fosse uno Stato nello Stato; se non l’anti-Stato. Ne “Il grande inganno” il procuratore aggiunto Nicola Gratteri (assieme allo scrittore Antonio Nicàso, autore di fortunati lavori letterari sull’argomento)ha spiegato come la criminalità organizzata, con la forza delle promesse da marinaro, riesca a reclutare masse di giovani traviati e persi. Ha ragione, pure il procuratore nazionale Franco Roberti, quando in conferenza stampa sostiene che la “Gramigna”, non dia lavoro; impedisca la libera concorrenza e blocca il progresso del territorio e del cittadino. Ad arricchirsi sono i soliti noti. Pochi a dire il vero.

Hanno ragione pure i presidenti della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, Beppe Pisanu e Rosy Bindi, ma anche i procuratori nazionali Pierluigi Vigna, Piero Grasso e Franco Roberti, quando dicono che la mafia sia dittatura, totalitarismo e tirannide. La Calabria doveva essere la testa di ponte con il Continente, ma qualcuno le ha tarpato le ali. Per calcolo od interesse. Oppure per ignoranza, malafede, incapacità ed inettitudine culturale. Non chiamatelo…classe dirigente, politici, economisti. Lo Stato, homo homini lupus? La dinastia sabauda, se non Casa Savoia, ottenuto lo scopo di allargare i suoi confini; di diventare uno Stato moderno e forte, con l’aiuto pure degl’idealisti Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Camillo Benso, conte di Cavour, Carboneria, Massoneria ecc. se n’è fregato del Mezzogiorno d’Italia. Così han fatto il Fascismo e la Prima Repubblica. Il grande statista Giacomo Mancini, sognava l’autostrada del Sole ed il Ponte di Archimede sullo Stretto, ma i nemici del Sud e dell’Italia, non gliel’hanno consentito. Accusato pure di mafia. Una vergogna dopo l’altra. La Storia, si sta ripetendo con Giuseppe Scopelliti. I Pesce, i Piromalli, gli Alvaro, gli Avignone, i Facchineri, i Gioffrè, i Parrello, i Tripodi, i Buda, gli Imerti, i De Stefano, i Nasone, i Condello, gli Iamonte, i Maisano, i Gattuso, i Commisso, gli Aquino, i Morabito, i Nirta, i Mazzaferro, gli Ursino ed altri casati di mafia, la Provincia o Crimine di Polsi, non sarebbero mai esistiti, se ci fosse stato un Governo all’altezza della situazione, al posto di uno Stato padre-padrone, che discrimina tra figli e figliastri.

Quello stesso Stato che, sia pure in determinate zone del Paese, continua a negare perfino l’esistenza della ‘ndrangheta. Non sono solo governatori, sindaci, questori e prefetti. Rosarno, è esattamente ciò, che lo Stato ha permesso e consentito. Per non dire, ciò che lo Stato ha voluto. Una cittadina allo sbando. In balia delle onde e di se stessa. Non stiamo qui a chiederci perché l’ospedale sia rimasto una cattedrale nel deserto, come la circonvallazione esterna e le altre strade di cui si blatera da anni. I Pesce e le altre famiglie collegate, dominano incontrastate su Rosarno. Fanno quello che vogliono. Dettano legge. Non sono bastate decine di operazioni della DDA, migliaia di anni di galera per gli associati e 41 bis per i boss, padrini, mammasantissima e capibastone, né centinaia di milioni di euri sequestrati in beni mobili ed immobili, per azzerarli ed annichilirli. Alcuni, sono contenti di questo status quo. Soprattutto familiari, parenti, amici e conoscenti dei mafiosi; simpatizzanti e fiancheggiatori. Ma il grosso della cittadina, la gente onesta, sana, intelligente, laboriosa, non ne può più di tanta violenza fisico-materiale e psicologica. Ma Bellocco Antonino, cugino di Umberto, Giulio, Giuseppe, Mario, Rocco, Michele,Carmelo e Gregorio, venne condannato all’ergastolo per avere ucciso la sorella, il cognato e persino il loro figlioletto di dieci anni, per asseriti “motivi d’onore.

Non tanto della militarizzazione del territorio, pure essa necessaria, se non indispensabile. Quanto di vedere minacciate la libertà e la democrazia, il diritto allo studio, alla conoscenza ed all’informazione. Rosarno, ha tantissima voglia di “n  o  r  m  a  l  i  t  à”. Voglia di respirare a pieni polmoni. Lo Stato c’è. Lo abbiamo detto e scritto mille volte. Bene! Allora, faccia la sua parte. Cominci a valorizzare l’ulivo e gli agrumi, colonna portante dell’economia. Cominci soprattutto, a dare lavoro ai giovani. Anche per arrestare l’emorragìa migratoria. Da quest’orecchio, non ci ha sentito, quando c’erano i miliardi a pioggia, ma ora, dovrà farsene una ragione. La ‘ndrangheta intanto se la ridacchia. L’ultimo capo crimine della ‘ndrangheta è stato proprio un rosarnese, Domenico Oppedisano. Di qualche anno, più piccolo rispetto al capobastone storico, Giuseppe Pesce alias don Peppino Unchia, classe 1923; capobastone  deceduto a Rosarno, il 29 maggio 1992. Don Peppino era collegato con  i Piromalli di Gioia Tauro e Michelangelo Franconieri, indicato come il capo cosca di Rizziconi, Poi, vennero quelli del “Cartello del Mesima”…Pesce-Bellocco-Ascone-Pisano-Rao-Cacciola-Ferraro-Figliuzzi-Bonarrigo-Di Marte-Iannace-Arena-Sibio-Belcastro. Bellocco (Umberto, Giulio, Giuseppe, Mario, Rocco, Michele,Carmelo e Gregorio ed i loro cugini), Pisano (Domenico, Salvatore, Francesco)

Ben numerose le indagini della DDA come detto. Sono ancora in corso le indagini per delineare meglio l’assetto della “Provincia” o Crimine di Polsi. Con l'operazione Crimine del 2010, sono stati arrestati i vertici di questa struttura: il rosarnese Domenico Oppedisano Capo-Crimine; il reggino Antonino Latella capo-Società, il  luchino Bruno Gioffrè Mastro generale, l’africese Rocco Morabito figlio di Peppe Morabito ‘U Tiradrittu, Mastro di giornata; ed il contabile? Uno di Platì, ma chi?Domenico Oppedisano (con carica di Vangelo conferitagli da Antonio e Giuseppe Nirta) fu eletto Capo-Crimine ufficialmente il primo settembre 2009 al Santuario della Madonna di Polsi nel comune di San Luca in Calabria, mentre la sua elezione fu decisa in modo informale al matrimonio di Elisa Pelle figlia di Giuseppe "Gambazza" di San Luca e Giuseppe Barbaro, figlio del defunto Pasquale Barbaro, della famiglia dei "castani",  il 9 agosto dello stesso anno. Francesco Gattuso, ‘don Ciccio’ è il soggetto che nel corso del summit del 19 agosto 2009, aveva proposto che la carica di capo-crimine 2010 fosse conferita a Domenico Oppedisano.

Proposta, che fu accolta nonostante il parere contrario di Giuseppe Pelle. Gattuso, ha un’importante carica a livello di “Provincia”: fa parte, infatti, per conto del mandamento di Reggio città, di un terzetto, con Antonio Papaluca per il mandamento tirrenico e Giuseppe Marvelli per quello jonico, abilitata a conferire una dote di alto livello della società maggiore, corrispondente alla “stella”. Tutti, invischiati nell’operazione ‘Crimine’, come gli esponenti di importanti famiglie della 'ndrangheta reggina, (Alvaro, Cataldo, Commisso, D'Agostino, Macrì, Ursini, Gattellari, Lamari, Iamonte, Maesano, Stelitano, Zavettieri, Mazzaferro). Contestualmente sono stati sequestrati beni per oltre 60 milioni di euro. L'inchiesta, che si è anche occupata del voto in Lombardia, era partita dall'omicidio del sessantenne Carmelo Novella, detto compare CarmiNuzzo, avvenuto il 14 luglio 2008,  dentro un bar del circolo per Reduci e Combattenti a San Vittore Olona; aveva parlato troppo.  Si “sciacquava” la bocca, che "la Lombardia", comprendente tutti i gruppi di 'ndrangheta trapiantati al Nord, poteva fare da sola e non essere più vincolata alla casa madre calabrese; alleato con il nuovo gruppo dei Sia-Tripodi-Procopio di Soverato e con il clan del “viperaro” Damiano Vallelunga di Serra San Bruno, ammazzato a Riace davanti al Santuario di “San Cosimo e Damiano”, anch’essi sterminati dagli emissari della “Provincia”.

Un maldestro tentativo di scissione, pagato con la vita. Ammazzato dal padrino Antonino Belnome e Michael Panaja, condannato a 23 anni di reclusione, in nome della ‘Provincia’ . Ecco il comunicato dei Carabinieri….” Alle prime ore di oggi, è scattata l’operazione dei carabinieri chiamata convenzionalmente “Lupus in fabula” che ha impegnato i militari del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone eliportato Cacciatori di Calabria. Sono stati eseguiti così tre provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, emessi da questa Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di Vincenzo Cannatà, 38 anni, Biagio Arena, 31 anni, Rosario Rao, 32 anni,accusati di appartenenza alla cosca mafiosa Pesce. I tre indagati sono, inoltre, accusati di tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose e della detenzione e porto in luogo pubblico di micidiali armi da guerra, tra cui un fucile kalaŝnikov, una pistola semiautomatica Glock, una pistola automatica Uzi, con relativo munizionamento. Alcune di queste armi sono state artatamente manomesse per aumentarne la potenzialità offensiva. I tre fermati sono gravati da precedenti penali ed hanno rapporti di parentela con affiliati alla cosca Pesce. Biagio Arena è, infatti, figlio di Domenico cl. 54, soggetto pluripregiudicato, ex latitante, attualmente detenuto e già condannato per appartenenza alla cosca mafiosa Pesce, con sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria del 22 febbraio, nelle forme del rito abbreviato, alla pena di 8 anni di reclusione;

nell’ambito del procedimento “All Inside”. Biagio Arena e il cugino Rosario Rao, sono nipoti del boss detenuto Vincenzo Pesce cl. 59 inteso U pacciu, esponente apicale della cosca e attualmente detenuto in regime di 41 bis, già condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, nelle forme del rito abbreviato, a 16 anni di reclusione, nell’ambito del processo “All Inside”. Vincenzo Cannatà, infine, ha parentele comuni con Saverio Marafioti cl. 65 (il presunto bunkerista della cosca Pesce, attualmente detenuto nell’ambito del procedimento “Califfo”, in corso di svolgimento innanzi al Tribunale di Palmi) e Antonio Pronestì cl. 67 (già condannato, con sentenza di patteggiamento, alla pena di un anno e 8 mesi di reclusione per aver favorito il reggente della cosca, Francesco Pesce cl. 78 inteso Cicciu ’u Testuni). La valenza, senza precedenti, dell’intero impianto investigativo si basa sull’applicazione di una nuova tecnologia, grazie alla quale è stato possibile eseguire l’intercettazione delle sessioni di chat tra smart phone. Gli indagati avevano scelto di utilizzare proprio quel tipo di comunicazione, credendo di poter interagire in maggiore sicurezza e non essere intercettati.

Nel corso dei messaggi scambiati per via telematica da Arena, Rao e Cannatà, gli investigatori sono riusciti a captare, in diretta, le immagini relative alla cessione di una mitragliatrice tipo “Uzi” e di una pistola semiautomatica marca “Glock”, appositamente modificata per esplodere colpi a raffica. Così come per le altre operazioni effettuate nell’ultimo triennio a Rosarno, volte a disarticolare la potente ed egemone cosca di ndrangheta (“All Inside”, “Califfo” e “Sant’Anna”), prezioso si è rivelato, infine, il contributo reso dalla collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce.”. Domenico Salvatore









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