Tra gli arrestati c'è anche Antonio Calarota, il cognato del presunto boss di Rossano, Nicola Acri, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Cuneo, al regime del 41 bis, catturato dopo una lunga latitanza il 20 novembre del 2011 nel Bolognese. mandante dell'omicidio di Luciano Converso, avvenuto a Rossano il 12 gennaio del 2007, per il quale deve scontare l'ergastolo. La banda "aveva in mano il mercato della droga a Cosenza e nella Sibaritide da almeno due anni, spacciando notevoli quantità di eroina, cocaina e hascisc anche ad una clientela giovane; ci sarebbero anche alcuni minori. Pierpaolo Manzi, Alessandro Manzi, Pasqualino Veronese, Antonio Calarota, Vito Cruceli, Gaetano Morelli, Serafino Guido, Guglielmo Solferino, Mauro Salvatore Pometti, Serafino Scarlato e Cosimo Damiano De Franco, finiti in carcere. Ordine di custodia ai domiciliari per Antonella Caruso, Anthony Brogneri, Marco Gaviano, Francesco Guidi, Antonio La Banca, Loris Schiavelli, Andrea Tocci e Alfonso Russo. Obbligo di dimora per Agostino Catalano e Antonio Visciglia. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Giovan Battista Fragale, Natasha Rizzo e Achiropita Sapia. Una persona è ancora ricercata. I destinatari delle misure cautelari sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, rapina a mano armata, estorsione, furto e ricettazione
OPERAZIONE "CARAMBOLA", COORDINATA DAL PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI CATANZARO ANTONIO VINCENZO LOMBARDO, CAMBIANO I COMANDANTI PROVINCIALI DEI CARABINIERI, (IL COLONNELLO GIUSEPPE BRANCATI, AL POSTO DI FRANCESCO FERACE), MA LA LOTTA ALLA MAFIA È SEMPRE LA STESSA, SE NON PIỦ INTENSA
I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno arrestato 19 persone, 11 in carcere ed otto ai domiciliari, perché ritenute i componenti di una banda di spacciatori di droga che agiva nel capoluogo e nella zona della Sibaritide. Sono stati eseguiti anche tre provvedimenti di obbligo di dimora e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse sono di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, rapina a mano armata, estorsione, furto e ricettazione. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Giovan Battista Fragale, Natasha Rizzo e Achiropita Sapia. Una persona è ancora ricercata. Le persone raggiunte da occc sono in tutto 19, di cui undici in carcere ed otto ai domiciliari, che fanno parte di una banda di spacciatori attiva sia a Cosenza che nello hinterland della Sibaritide. Eseguiti pure tre provvedimenti di obbligo di dimora e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.Tra gli arrestati, Antonio Calarota, è il cognato del presunto boss di Rossano Nicola Acri. Il 31 luglio 2012 la vasta operazione antidroga, denominata "Fusion", contro una fitta rete di spaccio di sostanze stupefacenti, sempre nell'Alto Ionio cosentino e nella Sibaritide, eseguita anche quella, dai militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Cosenza. Il 20 giugno 2013, l'operazione "Stop" che azzerò il clan degli Acri-Morfò
Domenico Salvatore
COSENZA- Fiumi di droga, ronzano per l'Europa e solcano il Belpaese; da Nord a Sud e viceversa; perché, come ha più volte ribadito, non soltanto in conferenza stampa, il procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, scrittore e saggista Nicola Gratteri, gli stupefacenti arrivano con ogni mezzo:sottomarino, nave, aereo, motoscafo, autotreno, macchina e veloce motocicletta; se non altro. Nonostante i colpi tremendi inflitti da Dia, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, i relativi processi scaturiti dalle operazioni della DDA e le migliaia di anni di galera irrogati in Tribunale, 41 bis per i padrini e beni mobili ed immobili nell'ordine dei miliardi di euri sequestrati e confiscati per i clan della 'ndrangheta, le bande che infestano il territorio nazionale, continuano imperterrite a scorrazzare dal Monte Bianco a Lampedusa. Operazione "Carambola". Sono ventiquattro le OCCC, emesse dal Gip del Tribunale di Castrovillari, nei confronti altrettanti soggetti ritenuti responsabili di spaccio di sostanze stupefacenti: detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, rapina a mano armata, estorsione, furto e ricettazione. Una vasta operazione, eseguita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, diretto dal colonnello Giuseppe Brancati, da poco subentrato all'omologo Francesco Ferace, trasferito ad altro Ufficio. Le indagini hanno preso mossa ed investigazioni dei carabinieri della compagnia di Rossano, diretta dal capitano Francesco Panebianco dalla morte per overdose di un giovane del luogo. Minorenni spacciatori e minorenni consumatori. In flagranza di reato, arrestate otto persone; sequestrati ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.
Tra gli arrestati, anche il cognato del presunto boss di Rossano Nicola Acri, feroce e crudele sicario della 'ndrangheta, catturato in Emilia Romagna, in atto detenuto al regime del 41 bis, in un carcere di massima sicurezza della Pianura Padana. L'operazione "Carambola", così chiamata perchè la stecca, era uno dei termini, che venivano nominati al telefono, è stata eseguita, come detto, dai Carabinieri del Comando Provinciale diretto dal colonnello Giuseppe Brancati, che ha preso il posto del parigrado Francesco Ferace. Indagine, che ha visto l'impiego complessivo di circa 120 militari del C.P. , supportati da uomini del SECC (Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria), unità cinofile e un velivolo del Nucleo elicotteri di Vibo Valentia. Dice il colonnello Giuseppe Brancati, comandante provinciale di Cosenza:"Se anche non sono dimostrati legami diretti, sicuramente si tratta di un tipo di attività, che non si può fare senza il benestare della criminalità organizzata". In esecuzione anche tre provvedimenti di obbligo di dimora e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. I destinatari delle misure cautelari, sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, rapina a mano armata, estorsione, furto e ricettazione. L'importante operazione dei Carabinieri, ha consentito di neutralizzare, di fatto, una fitta e capillare rete di spacciatori, molto attiva; e che, traeva dalla sua attività, ingenti guadagni. Le misure cautelari, emesse dal gip del Tribunale di Castrovillari nell'ambito di procedimenti avviati dalla soppressa Procura della Repubblica di Rossano, sono scaturite dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Rossano sulla morte per overdose di un giovane, nel mese di ottobre del 2011, e dalle attività investigative svolte sul tentato omicidio di Antonio Manzi e del figlio Francesco, avvenuto nel luglio del 2011.
Le investigazioni hanno già consentito di trarre in arresto, in flagranza di reato, otto persone e come detto, di sequestrare ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Sono 18, le persone arrestate nell'ambito dell'operazione compiuta dai carabinieri nel cosentino. Una persona è attualmente ricercata. Le persone arrestate sono Anthony Brogneri, di 20 anni; Antonio Calarota (40), Antonella Caruso (47), Vito Cruceli (39), Cosimo De Franco (42), Marco Gaviano (30), Pasqualino Genovese (22), Francesco Guidi (31), Serafino Guido (50), Antonio La Banca (30), Alessandro Manzi (22), Pierpaolo Manzi (25), Gaetano Morello (40), Mauro Salvatore Pometti (35), Alfonso Ruffo (30), Serafino Scarlato (36), Guglielmo Solferino (28) e Andrea Tocci (28). Le indagini prendono spunto dalla morte per overdose, di un giovane rossanese. Alle operazioni, ha partecipato attivamente la Compagnia dei Carabinieri di Rossano, diretta dal capitano Francesco Panebianco. Lo stesso ufficiale dell'Arma Benemerita dei Carabinieri, che, a puro titolo di cronaca, il 20 aprile 2013, risolse brillantemente il caso Florentina Boaru, di 19 anni, la donna chiusa dentro un sacco e ritrovata morta a Rossano. Arrestando il presunto autore dell'omicidio, Cosimo De Luca, di 41 anni, che avrebbe ucciso la giovane donna in uno scatto d'impeto per motivi passionali; una relazione extraconiugale con la giovane che faceva la prostituta nella zona.
Grazie ad intercettazioni telefoniche, partite dal numero di cellulare dell'uomo che aveva segnalato la presenza del cadavere e che al 112, aveva detto di essere un sicario. Il telefonino è risultato essere di proprieta' di un romeno al quale era stato rubato alcuni giorni prima. Operazione Carambola. Tra gli arrestati, figura anche Antonio Calarota, cognato del mammasantissima della 'ndrangheta Nicola Acri, inteso "Occhi di ghiaccio", catturato a Borgo Panigale (BO) il 20 novembre 2012; insieme a due fiancheggiatori: Antonio Carbone, 39 anni, di Locri (RC), e Franco Tedesco, 46 anni, di Catanzaro, entrambi pregiudicati. Acri, è ritenuto autore di cinque delitti efferati, per i quali deve scontare l'ergastolo; fra cui, quello disumano di Primiano Chiarello, prima tagliato a pezzi e poi sciolto nell'acido, nel giugno del 1999. Acri, definito "un killer pericolosissimo" dal colonnello Francesco Ferace, ex comandante provinciale dei Carabinieri di Cosenza era appena salito su una Ford Focus, intestata ad un suo concittadino; i militari hanno dovuto sparare ad una gomma per fermarlo. Lunedì 11 luglio 2011 Antonio Manzi, di 50 anni, del clan dei "Tom Tom" indicato dagli investigatori come un boss della 'ndrangheta ed il figlio Francesco, di 21, incensurato, sono stati feriti con una raffica di colpi di pistola, in un agguato a Rossano. Un agguato di stampo mafioso nella notte, in assenza di testimoni. Ignoti killers, spararono numerosi colpi di pistola, che hanno raggiunto i due, rispettivamente, all'addome ed al collo.
La trappola è scattata nei pressi della loro abitazione, in contrada Mòmena di Rossano. L'obiettivo, era Antonio Manzi, 50 anni, indicato dagli investigatori, come uno dei boss della 'ndrangheta di Rossano. Padre e figlio, furono trasportati, immediatamente nell'ospedale di Rossano, medicati e giudicati in prognosi riservata. I militari, nel corso delle successive indagini, riuscirono a trovare una delle due pistole usate dal commando: la calibro 9 con matrice abrasa di origine belga. Nessuna traccia invece dell'altra pistola, una calibro 22, usata nell'agguato. Antonio Manzi, già il 26 dicembre del 2002, aveva subìto un altro agguato, sempre a colpi di pistola, esplosi agli arti inferiori. A distanza di poche ore dalla scarcerazione. Detenuto in attesa di giudizio perché invischiato in un'operazione contro un'organizzazione criminale, dedita alle estorsioni ed allo spaccio di sostanze stupefacenti. Per quel duplice tentato omicidi, da ricondursi a uno scontro interno alla criminalità organizzata di Rossano, venne arrestato, senza opporre resistenza, Francesco Scorza, 64 anni, di Rossano, già noto alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio e la persona durante un suo spostamento in A14 da Cervia verso Bologna. Da una pattuglia del Nucleo radiomobile dei Carabinieri, che è entrata in autostrada e ha agganciato la Mercedes Classe E di Scorza.
Dalla perquisizione sono saltati fuori nascosti in un doppio fondo 180mila euro in contanti sottoposti a verifica, per accertare la provenienza. I Carabinieri avviarono indagini per verificare anche di quali appoggi e sostegni logistici abbia usufruito il fuggiasco. L'operazione supportata da uomini del SECC (Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, oggi diretto dal capitano Angelo Zizzi), unita' cinofile e un velivolo del Nucleo elicotteri di Vibo Valentia parte integrante del GOC (Gruppo Operativo Calabria, oggi diretto dal tenente colonnello Patrizio La Spada), era curata dall'allora procuratore capo della Repubblica di Rossano, Leonardo De Castris. L'uomo, che viaggiava a bordo della sua auto con moglie e figlio 15enne al seguito, in autostrada, nel Ravennate, fra Imola e Castel San Pietro, dopo le formalità di rito venne associato al carcere bolognese della Dozza. Le successive indagini, dimostrarono che la sparatoria sul lungomare di Rossano, fosse stata effettuta ad opera di due persone armate di pistola, che avevano ferito gravemente Antonio Manzi, detto "Tom Tom", 50 anni, e suo figlio Francesco, incensurato, di 21 anni, fosse sfociata in un duplice tentato omicidio. Il 3 agosto 2011, Giovanni Scorza, di 26 anni, figlio di Francesco, si è costituito nella caserma dei Carabinieri di Rossano, dove gli è stata subito notificata l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip rossanese Letizia Benigno su richiesta del pm Simona Rizzo. Il pistolero, dovrà rispondere di concorso in tentato omicidio aggravato, concorso in detenzione e porto illegale di arma comune da sparo clandestina, concorso in ricettazione di arma comune da sparo clandestina. Il padre, Francesco Scorza, 64 anni, come si ricorderà, venne arrestato il 23 luglio a Imola, dopo essere stato fermato lungo l'autostrada A14, alla guida d'una Mercedes con a fianco la moglie e dietro il figlio quindicenne.
Sono circa 120 i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, supportati da velivoli dell'Arma, carabinieri cacciatori e unità cinofile, che hanno eseguito l'operazione, coordinata dal procuratore capo della DDA di Catanzaro Antonio Vincenzo Lombardo:11 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 8 agli arresti domiciliari, 3 provvedimenti di obbligo di dimora e 2 di presentazioni alla polizia giudiziaria; responsabili, a vario titolo dei reati loro ascritti; accusati di far parte di un'organizzazione dedita alla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, rapina a mano armata, estorsione, furto e ricettazione. Le indagini presero mossa dalla morte per overdose di un giovane rossanese, avvenuta nel ottobre 2011; dalle attività investigative svolte per il tentato omicidio di Antonio Manzi e figlio. Il Colonnello Giuseppe Brancati, comandante provinciale dei Carabinieri di Cosenza, durante una conferenza stampa, ha chiarito il "perché" l'operazione porti questo nome: "Si chiama operazione Carambola, perché gli spacciatori, in un'intercettazione telefonica, facevano riferimento ad una stecca". Le rotte della cocaina, dell'eroina, dell'haschisc e della marijuana, intersecano in lungo ed in largo il territorio cosentino; interessato da una serie di porti, porticcioli e darsene e da un aeroporto, ma anche autostrade, super-strade e strade statali. E s'interfaccia con le dirimpettaie organizzazione della criminalità organizzata: Camorra, Sacra Corona Unita e Quintamafia o Basilischi. Senza per questo, snobbare le conclamate ed assodate joint-ventures con Cosa Nostra.
Domenico Salvatore
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