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Catturato Nino Lo Giudice detto il "nano". Ad ammanettarlo sono stati gli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria insieme a quelli dello Sco.

Reggio Calabria, 15 novembre 2013- L'ex collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice, fuggito dagli arresti domiciliari, è stato catturato dalla Polizia. Il capo dell'omonimo gruppo criminale di Reggio Calabria aveva ritrattato le sue accuse con due memoriali, a giugno e ad agosto. L'operazione è stata condotta dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dallo Sco.
Lo Giudice era stato condannato a 6 anni e 4 mesi per la stagione delle bombe e per le intimidazioni ai magistrati di Reggio Calabria nel 2010 tra cui anche il procuratore Giuseppe Pignatone. Il pentito della 'ndrangheta Antonino Lo Giudice era scomparso dalla località protetta dove si trovava agli arresti domiciliari. Al momento del suo allontanamento aveva fatto recapitare a due avvocati reggini un memoriale nel quale ritrattava tutte le sue dichiarazioni sostenendo che la sua collaborazione con la giustizia era dovuta a pressioni da parte di alcuni magistrati di Reggio Calabria.




La conferenza stampa integrale con le interviste

'NDRANGHETA: EX PENTITO LO GIUDICE SI NASCONDEVA IN APPARTAMENTO A REGGIO CALABRIA  - Antonino Lo Giudice era in un appartamento a Reggio Calabria quando è stato catturato dalla Polizia. L'ex pentito era scomparso dallo scorso mese di giugno, lasciando la località protetta in cui si trovava.

'NDRANGHETA: LO GIUDICE, SI ERA AUTOACCUSATO TRE ATTENTATI   - Nino Lo Giudice, l'ex pentito ed ex boss della 'ndrangheta arrestato dalla polizia a Reggio Calabria, nelle dichiarazioni, che poi ha ritrattato, fatte ai magistrati della Dda di Reggio Calabria all'epoca in cui l'ufficio era diretto da Giuseppe Pignatone, attuale Procuratore della Repubblica di Roma, si era autoaccusato di tre attentati fatti nel 2010. Il primo fu quello compiuto contro la Procura generale di Reggio Calabria, davanti al portone della quale fu fatto esplodere un ordigno. Il secondo, pochi giorni dopo, fu l'attentato incendiario contro il portone dell'edificio in cui abita il Procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. La terza intimidazione, infine, fu quella diretta contro lo stesso procuratore Pignatone: davanti agli uffici della Dda fu lasciato un bazooka, la cui presenza fu segnalata con una telefonata anonima fatta da un telefono pubblico alla Polizia. Tutti episodi che vennero spiegati da Lo Giudice, dopo il suo pentimento, con l'attuazione di una strategia della tensione da parte della 'ndrangheta contro la magistratura di Reggio Calabria. Nei memoriali inviati ad un avvocato dopo la sua fuga, Lo Giudice ritrattò poi le sue affermazioni autoaccusatorie, dichiarando la propria estraneità ai tre episodi e sostenendo che le dichiarazioni erano frutto delle pressioni esercitate nei suoi confronti dalla Dda di Reggio Calabria.

'NDRANGHETA: LO GIUDICE; PG, SPERO SI RIESCA FARGLI DIRE VERITÀ  - «Sono contentissimo e spero che si riesca a fargli dire la verità, rimuovendo le ridicole giustificazioni rese in passato in ordine agli attentati alla mia persona». Lo ha detto all'ANSA il Procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, in relazione all'arresto dell'ex pentito Nino Lo Giudice. «Sarebbe opportuno soprattutto chiedergli - ha aggiunto - come mai, se egli era l'autore dei due attentati contro di me e quindi portatore di una forte volontà malevola di colpirmi, nelle migliaia di intercettazioni riguardanti lui, suo fratello Luciano e altri del suo entourage, pur imprecando contro vari soggetti, mai, dico mai, Lo Giudice ha fatto riferimento a me o alla mia condotta». «Io per i Lo Giudice - è la conclusione del pg Di Landro - è come se non fossi mai esistito. E allora come si giustifica tanto accanimento così pervicace ed aggressivo nei miei confronti?».

'NDRANGHETA: EX PENTITO LO GIUDICE, SI ERA AUTOACCUSATO DI BOMBE MA POI RITRATTO'"  - Antonino Lo Giudice, l'ex pentito catturato questa mattina dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dallo Sco, nella prima parte della sua collaborazione si era autoaccusato di avere commissionato il posizionamento degli ordigni che il 3 gennaio 2010 e nel successivo agosto sono esplosi sotto gli uffici della procura generale a Reggio Calabria e sotto l'abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro, e nell'ottobre dello stesso anno aveva fatto trovare un bazooka come gesto intimidatorio nei confronti dell'allora procuratore Giuseppe Pignatone. Per questi fatti è stato condannato a sei anni di reclusione anche in appello. Nel giugno di quest'anno, tuttavia, Antonino Lo Giudice fece perdere le proprie tracce dalla località protetta dove si trovava e inviò un memoriale a due avvocati reggini, chiedendone la diffusione, in cui ritrattava le dichiarazioni accusatorie rese fino ad allora e sosteneva di essere stato costretto a parlare di alcuni fatti e circostanze sotto la pressione di magistrati e investigatori che gestivano la sua collaborazione.

'NDRANGHETA: LO GIUDICE; CAFIERO, STATO NON È INQUINATO  - «È l'ennesima operazione, forse la più significativa, che viene fatta nella città di Reggio Calabria perchè dimostra che lo Stato è presente e non è inquinato, come è stato detto quando Lo Giudice si è allontanato». Così il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, commenta, in una dichiarazione all'ANSA, l'arresto da parte della polizia dell'ex pentito di 'ndrangheta Nino Lo Giudice.
«Ancora una volta - aggiunge Cafiero - la professionalità della Polizia di Stato e dei magistrati della Dda hanno consentito di cancellare le illazioni che in questi mesi sono state ripetutamente diffuse. Lo Giudice verrà interrogato e verrà chiarito ogni aspetto del suo comportamento».
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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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