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Reggio Calabria, risolto in un lampo il caso del duplice omicidio. Arrestato l'autore. Rimangono ancora alcuni interrogativi.

Reggio Calabria 3 ottobre 2013. Risolto in un lampo il duplice omicidio del pontile di San Gregorio, con il fermo dell’esecutore materiale reo confesso, l’attività investigativa è tutt'altro che conclusa. Allo stato attuale, infatti, si è in attesa dei risultati completi degli esami medico legale, dei responsi delle complesse di polizia scientifica, dei riscontri alle dichiarazioni del fermato. Sono ancora tanti gli interrogativi e i dubbi sull’esatta dinamica del delitto, almeno  relativamente ad un contesto più ampio del fatto omicidiario. Da fonti investigative accreditate si è appreso che Gianrocco Foti, avrebbe dichiarato di avere fatto fuoco dal sedile posteriore dell’auto verso le due vittime sedute davanti. Questa confessione è da verificare attentamente perchè qualche proiettile ha infranto il lunotto dell’Alfa 156 posto alle sue spalle. Il fermato, avrebbe inoltre rivelato che dopo avere sparato si è immediatamente allontanato dalla scena del delitto, lasciando all’interno dell’abitacolo i due corpi. 


La conferenza stampa

Ed allora chi ha riposto i due corpi nel cofano, spostato l’autovettura sino all'estremità del pontile e cercato di farla scivolare in mare? 

Chi, per eseguire l’operazione “splashdown” ha utilizzato il vecchio e pesante palo elettrico in legno, spostandolo da una certa distanza senza lasciare impronta di striscio lungo la spiaggia. Foti avrebbe potuto far tutto da solo o è stato aiutato da qualcuno?

Gli investigatori della Polstato, dopo la repentina ed eccellente svolta investigativa, non dormono sugli allori ma proseguono, senza soluzione di continuità, le indagini per il cerchio sul giallo del pontile.

IL FERMATO
Gianrocco Foti, 38 anni, operaio metalmeccanico, incensurato, sposato con una cittadina polacca, un figlio, per gli inquirenti è una di quelle persone ritenute insospettabili. Nella vita cristallina di Foti, tuttavia emerge un particolare importante: la relazione sentimentale con una giovane prostituta rumena che, con vari stratagemmi, era riuscita a più riprese nello spazio di sei mesi a farsi consegnare una somma di denaro superiore a 25 mila euro, troncando, poi, improvvisamente il rapporto sentimentale. A questo punto, Foti ha cercato di recuperare la somma e si è rivolto a Ioan Lacatus, connazionale e amico della donna. Il rumeno e l'operaio si incontrano diverse volte senza esito. Il tentativo bonario di Foti fallisce e l’esasperazione pervade l’operaio. Martedì ultimo e fatale appuntamento.

Foti si incontra con Lacatus il quale è in compagnia di Ionella Hoholea, 35 anni, anche lei intermediaria per la restituzione del denaro. I tre raggiungono con l’auto del rumeno una zona appartata nei pressi del pontile. Con il pretesto di prendere la somma da una abitazione di San Gregorio, Lacatus e Hoholea portano Foti in un luogo dove si trovano altri tre connazionali. L’operaio afferma di essere stato aggredito dalla coppia e accerchiato dai tre rumeni disposti intorno l’autovettura.  Foti per difendersi esplode quattro micidiali colpi di pistola, tre contro Lacatus e uno all'indirizzo di Hoholea. Ieri pomeriggio, i detective della Sezioni omicidi hanno raggiunto l’abitazione dell’operaio di via Melacrino.

Foti, come ha riferito uno degli agenti, li ha accolti manifestando una calma glaciale. L’uomo con estrema calma ha chiesto il motivo di quel controllo e ha consegnato l’arma legalmente detenuta. Controllata la Beretta calibro 9x21, gli investigatori hanno notato che l’arma era dello stesso calibro di quella utilizzata per compiere il duplice omicidio e che dal serbatoio mancavano 5 proiettili proprio il numero dei bossoli trovati sulla scena del crimine. Foti è stato accompagnato in Questura e sottoposto a stringente interrogatorio. L’operaio ha negato ogni responsabilità. Intanto, gli specialisti del Gabinetto regionale di polizia scientifica, utilizzando il microscopio comparatore hanno confrontato i bossoli trovati sul posto dell’omicidio con quelli riposti nel serbatoio della pistola di Foti, accertando che si trattava dello stesso munizionamento e della stessa arma utilizzati per compiere il duplice omicidio.

Nelle prime ore di stamani, davanti all’evidenza dei fatti, Gianrocco Foti è crollato e ha ammesso le proprie responsabilità.


Pino D'Amico






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