Lettera ad un amore sul disamore
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Mi hai dato tanto e ti ho dato molto…
di Pierfranco Bruni
Mia Eleonora,
mi hai dato tanto e ti ho dato molto, ma il cammino di un amore è fatto di sorrisi e di cieli inquieti. Non ho bisogno che tu me lo dica e che io debba capirlo dal sarcasmo della tua voce. Quel tono della voce che non ha più le danze belle della consapevolezza. È possibile che io possa non comprendere. Ed è giusto anche che io non debba chiedere spiegazioni quando avverto la tua voce tremare e le parole appese ai fili del pianto. Ma questo non significa che tu debba rispondermi con tono accigliato e con le distanze che separano due amanti che si sono amati intensamente sino a qualche ora prima.
Mio amore,
ti ho dato tanto e mi hai dato molto.
Basta poco o basta addirittura nulla per far precipitare tutta la sabbia sul castello di carta e di pietre che in questi anni abbiamo costruito. Pensavo di aver costruito un castello di pietre ma mi sa che così non è stato.
Ciò che non accetto e non ho mai accettato, anche se ho sempre cercato di superare tutto facendo finta di non aver capito o di essere volutamente distratto, è il provare un senso di mancanza di stima nei miei confronti. La stima non è pareggiabile mai in ciò che uno è, ma in ciò che uno sente per l'altro.
Io e te non siamo più un'unica persona. Sei stata tu, forse involontariamente, a confessarlo. Da questo punto di vista mi sono illuso ed ho retto il gioco, ma quando l'amore si consuma nel silenzio o, meglio, nel non voler dire all'altro ciò che l'altro vive e raccoglie soltanto per sé, significa che si è entrati nella ragnatela della consumazione che porterà una storia, la nostra storia, a chiudere le imposte.
La tua mancanza di stima, e diciamolo, il rispetto che non hai avuto per me e non hai per me è pari all'amarezza che mi ha spinto a scrivere questa lettera, ammesso che sia una lettera. È ora di smetterla nell'andare dietro alle tue lunatiche giornate.
Posso capire tutto e capisco tutto: anche la nostra relazione che ho messo sempre al centro del nostro tempo.
Mi hai amato…Mi ami non so ti ho amato sì sino a perdermi nei tuoi occhi e tra le pieghe infinite del tuo corpo. Ma questo non apre le vie verso i cammini del futuro.
In questo momento non mi interessa neppure pensare se la nostra storia avrà ancora un futuro. Sono così amareggiato e deluso tanto da non spingermi oltre.
Non accetto più, può anche non fregartene, i tuoi cambiamenti d'umore e i tuoi silenzi con le tue assenze come se io fossi un estraneo.
Ebbene sì. Sono un estraneo, perché comportandoti lanciandomi parole che io reputo offensive dimostra e dimostri che sono un estraneo. E lo sono sempre stato, perché ogni qual volta c'era da prendere una decisione che potesse turbare il mio orizzonte non ci hai pensato due volte e fregandotene sei andata sparata per la tua strada, cercando sempre delle giustificazioni.
Non mi interessano le tue giustificazioni e tanto meno le tue spiegazioni. Sono tanto vissuto che accettare di farmi giocare da te mi sembra anche superfluo.
Non mi chiedo più se ti amo o se mi ami. Ma certamente ti amo. Ma non basta. Basta questo amore, tra le tue mani, a far morire l'amore? Non è una contraddizione. È una constatazione, soprattutto quando si è amanti. Quando si è amanti non termina mai il limite tra la tenerezza, la dolcezza e l'eros. Sempre ti ho dimostrato ciò.
È bastata una parola, era successo altre volte ed avevo cercato di recuperare e di non perdere nulla, per darmi la dimensione di questa nostra storia che credevo destino e, invece, mi pare che sia proprio una storia. Non riesco a comprendere alcuni tuoi atteggiamenti, alcuni tuoi comportamenti, alcune tue reazioni.
Non sono più disponibile ad accogliere le tue provocazioni. Sei lunatica. Ma non parlo di una luna che splende sul Golfo e avvicina i monti della Calabria ai miei Mediterranei. È come se tu dovessi dominare tutto.
Può anche chiudersi questo sipario ma sono stanco ad accogliere ferite o di far finta che nulla accada. A te tutto è concesso. D'ora in poi non sarà così. La linea tra l'amore e il disamore è sottilissima. O si è insieme nel tutto o non si è il tutto. E allora se il tutto non si è questo tutto è dolorante.
Amore mio,
sei una delusione. Te lo scrivo mentre cerco di dimenticare i ricordi. Devo dimenticarli perché devo dimenticarti. Mi hai colpito con una freccia appuntita mentre cercavo di venirti incontro con i miei sorrisi e le mie ironie e poi è bastata una mezza parola per farmi capire il limite, il confini e l'orizzonte.
Dovrò fare a meno di te. Sono stato umiliato, offeso e anche deriso e non ho mai raccolto le tue provocazioni facendo finta che nulla potesse dividerci. Invece tu sei andata per la tua strada.
Ora basta. Qui finisce ogni mio discorso. Io dovrei capire te standomi in silenzio, al mio posto e tu devi giocarti la partita sulle mie emozioni, sui miei sentimenti, sulle mie percezioni? Tu ti sbagli sul mio conto. Ti sbagli perché quel filo sottilissimo lo hai teso sino a renderlo sempre più sfilacciato.
Non ti comprendo. Non ti chiedo spiegazioni. "A tutti devo dare spiegazioni…". A tutti noi.
Amore mio caro. Ma forse a me avresti dovuto parlare del buio del tuo sguardo perché io non sono nei tutti… E qui ti sei sbagliata. Io ho dovuto comprendere, capire, accettare… ma cosa? Il tuo gioco alle tre carte? Non sono cattivo. Sono soltanto sveglio e il sonno della ragione mi ha condotto a non accettare la ragione ma a vivere la vita con il sentimento, con la lealtà, con l'amore.
Non sono arrabbiato. Sono semplicemente deluso, triste, stanco. Non sono un folle. Sono stato piuttosto un venditore di pazienza e di accoglienza. Ma anche se fossi un folle sarei un non mediocre perché la mediocrità è penosa.
Non mi chiedo neppure quanta vita abbiamo condiviso in questi anni. Al punto in cui sono non ha importanza.
Quando giunge un cortocircuito ciò che conta è il cortocircuito che ha fatto spegnere le luci.
Veniamo da lontano? Giocavamo su questa intreccio. Non mi troverai al tuo fianco. Forse è bene per te che sia così. Sei libera. Nessuno ti vuole controllare. Non dimentico quando mi dicesti, mesi fa, che ti sentivi quasi braccata. Avrei dovuto capirlo allora ma sono stato paziente e amorevole e con la pazienza ho seguito il tuo altalenare.
Oggi non mi interessa più coltivare la pazienza. Sono distante.
Mio caro amore. Hai reciso con una battuta una storia o un destino? Tornatene con te. Il mio mondo non ti appartiene come, ben hai detto tu, il tuo mondo non può appartenermi perché non sei obbligata a dare spiegazioni.
Nessuno ti chiederà più spiegazioni. Viviti la tua vita, ma certo che sono triste e la malinconia mi graffia l'anima. Ciò non mi impedirà di restare sveglio chiedendo alla pazienza che non è più tempo di pazienza. Sono talmente ferito che ogni ferita crea un distacco da ciò che ho vissuto finora.
Cara Eleonora,
è una lettera d'amore sul disamore? Può essere. Ma hai commesso un errore grave, questa volta, e non basterà un sorriso per cucire i nostri destini. Mi sento tanto distante da te come tu sei distante da me. Mi hai ferito. Ferito a morte direbbe un famoso romanzo di decenni fa.
Eleonora cara,
devi sapere che se tu non hai voglia di parlare io non avrò più voglia di discutere, e anche se gli anni sono passati e questi intrecci di distacchi li abbiamo vissuti all'interno stesso del nostro amore, ora non raccolgo più alcuna attesa, perché mi porto dentro tante offese cucite.
Tutto può essere messo in gioco e a tutto sono disposto nelle sfide della vita ma la mia anima non è stata mai in vendita, e se sono riuscito a coltivare rose bianche e a coltivare quelle rosse dal mio giardino, ormai tutto ingiallito, è perché nel mio cuore ci sono città morte che non possono tornare sotto il cielo di marzo.
Cara Eleonora,
non è una lettera di addio. Non ha senso alcuno dirsi addio. Sono così antico che persino gli addii mi fanno sorridere. Basta poco, molto poco, per spezzare la linea tra l'amore e il disamore. Il tuo silenzio, in queste ore, vuol dire qualcosa e il mio silenzio vuol dire qualcosa in queste ore.
Mi incammino, pensandoti, verso l'oblio. Non dovevi pronunciare quella parola. Per me ha significato un mondo che si è spezzato.
Io pensavo di non essere uno dei tutti. Voglio dimenticare i ricordi e con i ricordi il viaggio misterioso nascosto nei nostri segreti. E proprio perché noi siamo fatti di mistero e di segreti, noi amanti, mi avresti dovuto parlare e non usare quel tono, quella voce, quel senso di lontananza.
Il disamore?
Più che altro è una lettera d'amore sul disamore. Non so se avrò il tempo e la voglia di scriverti ancora. Se altre lettere ti scriverò sarà per raccontarti una storia d'amore che tu hai trascinato nel vuoto. E mi ha ferito. Ed ora non accetto più nulla. Ti ho dedicato parole insondabili e giorni di meraviglia ma io mi ero illuso di essere il tutto e non, io, uno dei tutti.
Mia Eleonora,
il tempo è passato anche per noi. E non ho più appuntamenti.
Io non ti chiederò altri appuntamenti. Resto al mio posto ma ti assicuro che la parola che hai pronunciato ha lacerato la mia anima. Cosa ci fosse dietro non lo so. Non voglio più saperlo. Io amo la mia solitudine e la pazienza è, semplicemente, un limite soprattutto quando di me ti ho detto tutto minuto dopo minuto e, invece, tu ti sei coperta, con me, pur con delle tue ragionevoli ragioni, le parole con la sabbia.
Da quella stanza sul mare c'è sempre un cielo blu intenso.
Ma non dovevi rispondermi come mi hai risposto.
Sai cosa fa la differenza tra un amore vero e un amore?
La differenza è fatta dai dettagli. Mi sono innamorato di te catturando un dettaglio.
La differenza tra ieri e oggi, con tutte le ragioni possibili che hai e che abbiamo, è data dal fatto che i dettagli hanno un loro senso.
Sai cosa fa la differenza tra un amore vero e un amore?
Non te lo scrivo con un sms. Non ha senso. La differenza è fatta dai dettagli.
Non mi avresti dovuto rispondere come se fossi un estraneo.
Ora che mi sento un estraneo…
Non ha una conclusione questa mia lettera, se lettera è. Puoi rispondere come puoi strapparla. Tutto devo dimenticare, proprio tutto? Non credo!
Ti ho dato molto mi hai dato tanto!
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