Una bottiglia contenente liquido infiammabile è stata lasciata davanti al portone della Procura Generale di Reggio Calabria. Accanto alla bottiglia è stato trovato un accendino. La bottiglia, fonte Ansa, è stata trovata dopo che ne è stata segnalata la presenza con una telefonata fatta al 113. Sul posto, per le indagini, la polizia di Stato ed il Procuratore della Repubblica aggiunto, Ottavio Sferlazza. L'Ufficio Giudiziario, è presidiato giorno e notte dall'Esercito in armi
REGGIO CALABRIA TORNA LA STRATEGIA DELLA TENSIONE, NEL MIRINO DELLA 'NDRANGHETA, DI NUOVO LA PROCURA GENERALE
Domenico Salvatore
Nessuno si sogna più di chiedersi o di chiedere…"Ma che cosa sta succedendo a Reggio Calabria?". Non lo chiedeva nemmeno Luca Palamara, presidente dell'ANM al CEDIR, che voleva vederci chiaro, sulle "cose strane" che succedevano in riva allo Stretto. Ma a quanto pare, non è cambiato proprio nulla. A prescindere dal balletto di memoriali del super-pentito della 'ndrangheta Nino Lo Giudice, inteso"U Nanu"; e del salto della quaglia della "stagione dei corvi" a Palazzo di Giustizia, dejà vu!Se non dello scioglimento mirato, per mafia, del Consiglio Comunale di Reggio Calabria. A Napoli, regno della Camorra e Palermo, regno di Cosa Nostra, oggetto di una serie di interminabili operazioni della Direzione Distrettuale Antimafia, non si sono mai sognati di farlo. Al massimo il repulisti di istituzioni, per…normale avvicendamento istituzionale: il vescovo Luigi Vittorio Mondello; il procuratore capo della Repubblica, Giuseppe Pignatone ed il suo aggiunto, Michele Prestipino Giarritta ed il capo della Squadra Mobile Renato Cortese, così a Palermo, così a Reggio Calabria, così a Roma; il prefetto, Luigi Varratta; il questore Carmelo Casabona; i colonnelli Alberto Reda e Claudio Petroziello, comandanti provinciali della Guardia di Finanza; il colonnello Pasquale Angelosanto, comandante provinciale dei Carabinieri; il capitano di Vascello, Vincenzo De Luca, comandante della Direzione Marittima; gl'ingegneri Marco Cavriani e Claudio Manzella , comandanti provinciali dei Vigili del Fuoco ecc. l'ex viceprocuratore nazionale Alberto Cisterna trasferito a Tivoli; il sostituto procuratore generale Franco Neri, trasferito a Roma; e tra poco anche il suo collega Francesco Mollace. Buona parte dei quali trasferiti tutti a Roma;i sindaci Giuseppe Scopelliti e Demetrio Arena, uno diventato Governatore della Calabria, l'altro disarcionato, in Attesa dell'esito del ricorso al TAR. Un attentato, un altro ed un altro ancora
Corriere della Sera scrive …"Allarme bomba alla Procura Generale di Reggio Calabria, oggetto di attentato dinamitardo nel 2010. Una bottiglia di vetro piena di cherosene, corredata da un accendino e infilata in una busta bianca, è stata trovata a qualche metro del portone di ingresso, in via Cimino. Proprio di fronte ad una caserma della Guardia di Finanza. Ad avvertire le forze dell'ordine una telefonata anonima fatta da una cabina telefonica. Sul posto si sono precipitati polizia, carabinieri, il capo della Mobile Gennaro Semeraro, il questore Guido Longo, il procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza e il procuratore generale Salvatore Di Landro. La zona è presidiata dall'Esercito, 24 ore su 24, con una camionetta parcheggiata a una ventina di metri dall'ingresso degli uffici giudiziari.
LE MINACCE - Si tratta del quinto segnale intimidatorio ai danni della Procura Generale dopo le bombe del 2010. Minacce rivolte in particolare all'indirizzo del procuratore Di Landro, minacce di vario tipo, dalle telefonate minatorie agli atti vandalici sull'auto di servizio. Nelle ultime settimane Reggio Calabria è stata turbata da alcuni episodi che fanno temere una strategia intimidatoria da parte della 'ndrangheta. Il 24 ottobre scorso è stata data alle fiamme l'auto del presidente dell'associazione costruttori, Francesco Siclari.
Il giorno dopo è stata la volta dell'auto di Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio, distrutta in un rogo doloso appiccato nel centro della città. Poche ore prima, il noto dentista a capo dell'ente camerale aveva presentato un'iniziativa per la legalità e contro il racket e l'usura. In questi ultimi tempi, ogni sera a Reggio almeno tre auto vengono distrutte nello stesso modo."
La Repubblica il 3 gennaio 2010 scriveva… REGGIO CALABRIA - E' firmato dalla 'ndrangheta l'attentato compiuto nelle prime ore dell'alba contro la Procura generale di Reggio Calabria. A questa conclusioni sono giunti anche i responsabili delle forze dell'ordine e della magistratura che hanno partecipato alla riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, convocato d'urgenza dal prefetto Francesco Musolino, che tra qualche giorno lascerà la città dello stretto per Genova. E il ministro dell'Interno Maroni ha convocato un vertice per il 7 gennaio. La bomba è un segno preoccupante e arriva dopo i molti successi delle forze dell'ordine a Reggio, ma soprattutto nella Locride. La risposta alle confische. Due ore di riunione in Prefettura: il movente è da ricercare nell'opera di contrasto alla 'ndrangheta condotta dalla Procura generale sotto il profilo del sequestro e della confisca di beni ai mafiosi e nella delicatezza di alcuni procedimenti che sono pendenti davanti ai giudici di secondo grado e che riguardano le cosche più importanti della città e della provincia.
L'attentato. L'ordigno ad alto potenziale, costruito artigianalmente, è stato fatto esplodere all'alba davanti all'ingresso degli uffici giudiziari. Nessun ferito, data l'ora, ma danni visibili. Il Procuratore generale Salvatore Di Landro non ha dubbi: "E' un attacco diretto all'attività della Procura contro la criminalità organizzata". Circa venti minuti dopo, un'altra bomba, con le stesse modalità, è scoppiata davanti a una pescheria nel rione S. Caterina. Lo stesso materiale per le estorsioni. L'esplosione di Palazzo di Giustizia ha provocato danni al portone, scardinando un'inferriata. In quel momento non c'erano passanti. La bomba è stata confezionata con lo stesso materiale utilizzato durante i quotidiani tentativi di estorsione da parte della 'ndrangheta ai danni di commercianti e imprenditori. L'ordigno era composto da una bombola con 20 chili di gas liquido alla quale era stata applicata una quantità ancora imprecisata di tritolo e una miccia. Le indagini sull'episodio sono condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, che al momento non escludono alcuna ipotesi.
Le due persone sullo scooter. La deflagrazione è avvenuta poco prima delle 5 di stamane, in un momento in cui la strada era deserta, anche perché quella parte del centro storico, in prossimità di piazza Castello, ospita uffici della Procura e delle Ferrovie. Secondo i primi accertamenti, dalle telecamere di sorveglianza sarebbero state viste due persone coperte da un casco integrale che si sono avvicinate al portone a bordo di uno scooter. L'analisi delle immagini. Oltre al portone di ingresso, l'esplosione ha danneggiato gli altri infissi della struttura che ospita la Procura generale, attigua a quella in cui si trovano le aule e le cancellerie dei giudici di pace. Per fare il punto sull'inquietante episodio, c'è stato un vertice tra i magistrati e le forze dell'ordine, coordinato dal procuratore generale, Salvatore Di Landro. Il sostegno di Napolitano. "Appresa la notizia del grave atto intimidatorio di questa notte, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso ai capi degli uffici requirenti della città la sua solidarietà e la vicinanza del Paese a tutti i magistrati reggini. Il Capo dello Stato -rende noto un comunicato del Quirinale- ha manifestato il convinto apprezzamento e il forte incoraggiamento alla tenace azione, assieme alle forze dell'Ordine, di contrasto della criminalità, assicurando il pieno sostegno delle istituzioni".
Il presidente della Camera, Fini. Ha espresso il proprio sostegno e la propria piena solidarietà ai magistrati e a tutti gli operatori della giustizia del Tribunale di Reggio Calabria, per il "vile attentato di questa notte". "Nell'esprimere la più ferma condanna per il grave episodio", Fini ha dichiarato la sua vicinanza a quanti quotidianamente svolgono con dedizione e senso di responsabilità il proprio lavoro nel nome della legalità e della democrazia". Il vice presidente della Camera, Bindi. "Siamo al fianco dei magistrati di Reggio Calabria, cui va la nostra piena solidarietà e il nostro incondizionato sostegno per il difficile e rischioso impegno che profondono quotidianamente contro la criminalità organizzata. La risposta delle istituzioni al gravissimo atto di intimidazione compiuto questa mattina - sostiene Bindi - deve essere ferma e univoca per dimostrare che non ci saranno cedimenti nella difesa della legalità.".
Il presidente della Regione, Loiero. "E' un atto di una gravità inaudita e si respira un clima molto pesante. Bisogna fare fronte comune per evitare che i poteri criminali attentino alla democrazia, La Calabria vera - ha aggiunto Loiero - è vicina ai magistrati reggini che non si faranno certamente intimidire". Il sindaco di Reggio. Giuseppe Scopelliti ha detto: "A nome della città esprimo vicinanza e solidarietà al Procuratore Generale e a tutti gli altri magistrati della giurisdizione della Corte d'appello. Si tratta di un episodio mai registrato prima d'ora e lo stesso giunge in un momento molto delicato per la vita socio-economica di questa terra, che vede la magistratura impegnata nella lotta contro la famiglie della criminalità organizzata". "I sequestri e la confisca dei patrimoni accumulati - ha aggiunto - e tutte le altre misure di prevenzione, uniti ai processi pendenti in Corte d'appello, continuano a produrre nervosismo nelle forze dell'antistato".
Il 26 agosto 2010…REGGIO CALABRIA - Questa volta il segnale è stato chiarissimo. Non ci sono dubbi sul fatto che nel mirino ci sia il Procuratore Generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. Stanotte, pochi minuti prima delle 2, una bomba è stata fatta esplodere davanti al portone del palazzo in cui vive il magistrato reggino. Un boato che ha divelto il portone d'ingresso, devastato l'atrio e procurato danni ad alcune abitazioni vicine. Solo danni materiali, per fortuna nessun ferito. Di Landro abita tra l'altro in pieno centro, a Parco Caserta, zona residenziale della città dello Stretto. Un dedalo di viuzze molto frequentate a tutte le ore, anche in agosto.
"Contro di me, a partire dall'attentato a gennaio contro la Procura generale, c'é stata una tensione malevola e delittuosa crescente, da parte della criminalità organizzata, che si è personalizzata", ha dichiarato Di Landro, facendo riferimento alla bomba fatta esplodere la scorsa notte contro la sua abitazione. "Vogliono farmela pagare, evidentemente, per il fatto che ho sempre ed in ogni circostanza fatto il mio dovere di magistrato"."Questo ennesimo grave episodio si inserisce in una lunga scia di intimidazioni e minacce, iniziata lo scorso tre gennaio, nei confronti della magistratura calabrese tutta", ha detto il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. "E' in corso una sfida alle istituzioni culminata", ha ricordato, "nel ritrovamento di una macchina con armi durante la visita a Reggio Calabria del presidente della Repubblica".Secondo il presidente del senato, Renato Schifani, si è trattato di un "attacco al cuore dello Stato. Un gesto di gravissima violenza criminale che deve essere condannato duramente dalle istituzioni e da tutti gli italiani che credono e si battono per la legalità". E solidarietà ha espresso anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha condannato "con fermezza questo gravissimo attentato", esprimento al procuratore generale "la più sincera solidarietà e il più vivo ringraziamento per il Suo impegno, a nome mio personale e della Camera dei deputati". Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha manifestato i suoi sentimenti di solidarietà e la vicinanza del paese ribadendo "il convinto apprezzamento già espresso per l'impegno e la professionalità della magistratura reggina, insieme alle forze dell'ordine, nel dare sviluppi e ottenere risultati senza precedenti nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata facente capo all'ndrangheta.
Tale azione si è intensificata anche aggredendo i patrimoni illeciti e scoprendo le pericolose ramificazioni e infiltrazioni dell'ndrangheta nella economia legale in Italia e fuori d'Italia". Anche alcune centinaia di persone hanno voluto manifestare la loro solidarietà a Di Landro con un sit-in davanti all'abitazione del magistrato, organizzato dall'associazione "Libera". All'iniziativa hanno partecipato esponenti di varie associazioni e in rappresentanza della Chiesa il vicario generale dell'arcidiocesi di Reggio Calabria e Bova monsignor Giovanni Iachino. Esposti alcuni cartelli con le scritte: "La libertà non ha pizzo", o quello di Legambiente, "No allo smog mafioso" e poi "La bomba al dottor Di Landro ha colpito anche me". E' stato lo stesso procuratore a scendere sotto casa per ringraziare personalmente i partecipanti all'iniziativa.La bomba, confezionata molto probabilmente con del tritolo, è stata collocata sulla soglia del portone d'ingresso allo stabile di sei piani, che si affaccia direttamente sulla strada. Per arrivarvi non è quindi necessario superare alcuna barriera. Un ordigno innescato probabilmente da una miccia a lenta combustione, che ha sradicato il portone, provocato lesioni all'atrio e mandato fuori uso l'ascensore.
Il Procuratore Generale della Corte d'Appello, al momento dell'esplosione era in casa con la moglie. I primi rilievi sono stati fatti dalla polizia scientifica e dagli artificieri della polizia, che hanno raccolto sul posto alcuni frammenti della bomba e messo in sicurezza l'area bonificando - per il timore di altri ordigni - l'intera strada. Poche decine di minuti dopo l'allarme a casa Di Landro c'erano il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, il magistrato di turno Danilo Riva e il questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona con Diego Trotta, uno dei dirigenti della squadra mobile.Quello di ieri è solo l'ultimo degli episodi che si sono registrati ai danni di magistrati reggini. Dalla giorno della bomba di fronte al portone della Procura Generale (il 2 gennaio scorso) ad oggi l'elenco delle toghe minacciate è particolarmente lungo. Ad inizio anno, una bombola di gas innescata con del tritolo fece tremare l'ingresso degli uffici della Procura generale in via Cimino, a poche decine di metri dal Tribunale nel quale è ospitata la Corte d'Appello di Reggio. Nei mesi successivi sono state intercettate una serie di lettere di minacce con proiettili inviate ai pm Giuseppe Lombardo (due volte) e Antonio Di Bernardo della Dda e una missiva intimidatoria fu indirizzata anche al Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone. Fino all'auto carica di esplosivo trovata a gennaio sul percorso previsto per la visita di solidarietà del presidente della Repubblica Napolitano.Ci sono poi almeno due sabotaggi ad auto di giudici.
Tra giugno e luglio infatti sono state svitati i bulloni delle ruote delle auto di servizio dello stesso Di Landro e del sostituto procuratore generale Adriana Fimiani. Nel caso del Procuratore Generale la ruota si staccò in un momento in cui Di Landro non era a bordo e il suo autista stava andando a velocità ridotta per delle commissioni in città. Un altro episodio inquietante ha visto protagonista ai primi di agosto il Procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo. Qualcuno ha infatti lasciato una cartuccia caricata a pallettoni sul parabrezza della sua auto di servizio parcheggiata all'interno del garage nel quale sono custodite tutte le macchine dei magistrati reggini, nel seminterrato del Tribunale. Messaggi mafiosi, con i quali la 'ndrangheta continua a dimostrare che è in grado di colpire chiunque e in qualsiasi posto. Intanto, il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica della provincia di Reggio Calabria, riunitosi questa mattina in prefettura, ha deciso di potenziare la scorta al procuratore generale Di Landro. Nel corso del vertice, presieduto dal prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta, al quale hanno patecipato i vertici delle forze dell'ordine e il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, è stato anche deciso di attuare la vigilanza fissa dell'abitazione dello stesso magistrato". Ed il 5 ottobre 2010…
"REGGIO CALABRIA - Dopo il ritrovamento di un bazooka, l'ultimo minaccioso messaggio al procuratore di Reggio calabria Giuseppe Pignatone, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, in programma domani mattina in città, valuterà la possibilità di inviare militari nel reggino per contrastare la criminalità organizzata. Opzione su cui è apertamente favorevole il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che a Porta a Porta spiega: "O si utilizzano i militari dell'operazione 'Strade Sicure', e quella è una decisione del comitato dell'ordine e della sicurezza", o ci dovrà essere "un nuovo provvedimento del governo".In serata migliaia di persone sono scese in piazza Duomo a Reggio per una fiaccolata con cui manifestare solidarietà e vicinanza a Pignatone dopo l'ennesima indimidazione. Il corteo, promosso dal movimento "Reggio non tace", si è snodato su corso Garibaldi per arrivare sino in piazza. E in questo clima il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, intervistato da Repubblica Tv, rileva la "mancata la solidarietà" di Berlusconi al procuratore, prendendo spunto dagli attacchi alla magistratura fatti domenica scorsa dal premier: "Berlusconi vuole solo evitare i propri processi - ha affermato Franceschini - e attacca da sedici anni la magistratura, salvo poi far mancare la propria solidarietà quando i giudici sono minacciati, come è avvenuto oggi".
Si chiude così a Reggio Calabria una giornata ad alta tensione, iniziata col nuovo avvertimento al procuratore. "Andate a vedere davanti alla Procura. C'è una sorpresa per il procuratore Pignatone". È stata una telefonata anonima di minacce nei confronti del procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, a far scattare l'allarme questa mattina. Una chiamata che ha fatto scoprire alcune armi, fra cui un bazooka che, anche se scarico, è considerato dagli inquirenti un "gravissimo atto intimidatorio". Il procuratore di Reggio oggi non è in città per impegni di lavoro. "Possiamo colpire quando vogliamo" era il messaggio mafioso che una voce maschile ha lasciato, in una telefonata effettuata da una cabina telefonica nei pressi del Consiglio regionale, nella zona Nord della città, attualmentre transennata. Le armi sono state poi ritrovate nei pressi del tribunale, che si trova al Cedir: ma dall'altra parte del torrente Calopinace, nel quartiere San Giorgio Extra. Il bazooka era nascosto sotto un vecchio materasso lasciato lungo la strada, davanti all'ufficio della Dda. L'arma, che è del tipo monouso ed era già stata utilizzata, è di fabbricazione slava: avendo una gittata lunga, è utile per compiere attentati.
Gli investigatori parlano del ritrovamento del bazooka come di un gesto "grave e altamente significativo sul piano criminale" perché manda un messaggio chiaro: possiamo colpire il procuratore Pignatone quando e dove vogliamo. E il fatto, si aggiunge, che il bazooka, in quanto già usato, non potesse più sparare, non attenua la pericolosità del gesto. L'arma sarà oggetto adesso di esami balistici per accertare quando e dove è stato utilizzato. Le reazioni. Il clima in città è molto pesante, dopo le ripetute minacce ai giudici. Il 25 settembre c'è stata una imponente manifestazione contro la 'ndrangheta e in solidarietà con i giudici. E sono centinaia gli attestati di solidarietà giunti al procuratore capo di Reggio Calabria. Parlamentari, dirigenti di partito, amministratori regionali e locali, sindaci, chiedono all'unanimità che il procuratore Pignatone non sia lasciato solo, mentre si stringono attorno a lui invitandolo a proseguire, decisamente, nella sua attività. Tra i tanti messaggi, quello del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "L'inquietante episodio conferma ancora una volta la gravità della situazione in Calabria. Il Pd si impegnerà perché i magistrati e le forze dell'ordine che ogni giorno si battono per liberare il Sud dalla mala pianta della 'ndrangheta non rimangano soli".
Con una lunga e cordiale telefonata, anche il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, esprime solidarietà e vicinanza a Giuseppe Pignatone. "Si tratta - afferma il Guardasigilli - dell'ennesimo tentativo messo in campo dalla 'ndrangheta, ferita a morte dai continui successi della magistratura, delle forze dell'ordine e del governo. Occorre stringersi attorno agli uomini impegnati in prima linea su questo fronte, garantendo, in particolare ai magistrati, la possibilità di svolgere con serenità il loro delicato compito a favore della giustizia e della legalità".Antonio Di Pietro esprime solidarietà a Pignatone e assicura che "l'Italia dei Valori continuerà a essere vicino a tutti coloro che quotidianamente si battono a difesa dello Stato e per contrastare la piaga delle mafie. Alla magistratura e alle forze dell'ordine va tutto il nostro sostegno - afferma in una nota il leader dell'IdV - continuiamo a chiedere a gran voce al governo di sostenere il loro operato con strumenti adeguati sia economici sia logistici". "La società civile deve continuare a stringersi intorno alla magistratura e alle forze dell'ordine - aggiunge Luigi de Magistris, eurodeputato Idv e responsabile giustizia del partito - che quotidianamente lottano contro il crimine organizzato in una terra come la Calabria, dove la piaga virulenta della 'ndrangheta ha dimostrato, purtroppo, tutta la sua capacità di infiltrazione in parte delle istituzioni e della politica. Per fortuna esiste un'altra Calabria, che non solo spera ma continua ad attivarsi concretamente per una rivoluzione etico-civile che porti a sconfiggere questo fenomeno infame, il quale - conclude - non ha più una rilevanza locale avendo assunto una dimensione nazionale".
L'Anm chiede di non abbandonare i magistrati a se stessi: "Lo Stato non può lasciare solo chi si sforza di garantire il controllo di legalità in zone del Paese dove opera una delle più cruente forme di criminalità organizzata come la 'ndrangheta". L'Associazione nazionale magistrati, esprimendo "forte solidarietà e affettuosa vicinanza" al procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, chiede a governo e Parlamento "interventi seri e coerenti, volti ad affrontare le reali emergenze del settore giustizia, troppo spesso dimenticate a fronte di una irresponsabile campagna di delegittimazione sistematica delle istituzioni giudiziarie.Le indagini. La nuova minaccia a un magistrato di Reggio Calabria, dopo quelle rivolte al procuratore generale Salvatore Di Landro e ad altri pm, è giunta nel giorno in cui polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno eseguito una vasta operazione per l'esecuzione di 200 perquisizioni. Un'operazione disposta proprio nell'ambito delle indagini sulle intimidazioni. A ricevere la visita delle forze dell'ordine sono stati i boss della 'ndrangheta, capi delle piu' importanti cosche del capoluogo e della provincia.Le perquisizioni sono condotte tra capoluogo e provincia di Reggio Calabria "alla ricerca di armi ed esplosivi nonché di ogni ulteriore elemento di interesse investigativo" spiega in una nota la Questura.
"In particolare sono stati oggetto di attività di perquisizione gli esponenti di vertice e i reggenti delle famiglie di 'ndrangheta dei De Stefano, Tegano, Serraino, Condello, Fontana, Polimeni, Labate e Libri per Reggio Calabria e le più importanti 'ndrine della fascia tirrenica tra cui i Piromalli, Bellocco, Gallico, Facchineri, Fazzalari, Crea, Zito e Bertuca e i Commisso, Cordì, Cataldo, Strangio, Vottari, Romeo e Iamonte per il versante jonico". Altro colpo di scena il 6 giugno 2013 REGGIO CALABRIA - Lo aspettavano al Processo "Archi-Astrea", dove avrebbe dovuto testimoniare contro alcuni clan di Reggio Calabria. Invece Nino Lo Giudice, tra i più importanti pentiti di 'ndrangheta ed ex capofamiglia, è scomparso.Lo Giudice è scomparso dalla località segreta in cui si trovava agli arresti domiciliari già nel pomeriggio di ieri facendo perdere le proprie tracce. L'allarme è stato dato dalla compagna, che non lo ha trovato in casa Un personaggio importante. Chiamato a testimoniare contro le più importanti famiglie di 'ndrangheta reggine. A ottobre scorso era stato condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione per gli attentati di del 2010 contro i magistrati di Reggio Calabria, quando a Reggio Calabria vennero fatte esplodere due bombe.Detto "u nanu", si era assunto la responsabilità dell'esplosione al portone della Procura Generale, del 3 gennaio 2010, e di quella alla porta d'ingresso del palazzo in cui vive il Procuratore generale, Salvatore Di Landro, del 26 agosto successivo.
Fu lui a far ritrovare un bazooka 'destinato' all'allora procuratore Giuseppe Pignatone a poche decine di metri dalla Procura della Repubblica. Episodi di cui si era autoaccusato come mandante, indicando anche gli esecutori materiali.Nino Lo Giudice è anche stato l'accusatore di Alberto Cisterna ex numero due della Dna nel procedimento per il quale la stessa Dda della città dello Stretto ha poi chiesto l'archiviazione. Lo Giudice èconsiderato il boss dell'omonimo clan. Una 'ndrina "spuria", ossia senza territorio che aveva però il controllo di alcuni settori commerciali della città, come quello della frutta e dell'ortomercato. Pentitosi nel novembre del 2010, dopo l'arresto per estorsione e associazione mafiosa, da allora è stato sentito come teste in tutti i maxiprocessi contro la 'ndrangheta che si sono svolti, o si stanno svolgendo a Reggio Calabria.Il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha presieduto un vertice al quale hanno partecipato i tre procuratori aggiunti, Nicola Gratteri, Michele Prestipino ed Ottavio Sferlazza, ed i sostituti Giuseppe Lombardo ed Antonio de Bernardo. "E' una vicenda delicata - ha detto - stiamo cercando di capire, è prematuro fare ogni valutazione, dovremo accertare se si è trattato di un allontanamento volontario".
A Reggio Calabria, salvo rare eccezioni non sono mai attecchiti gli anarchici e le Brigate Rosse, dunque il cerchio dei possibili attentatori, si restringe. Nel mirino c'è sempre la Procura Generale diretta da Salvatore Di Landro; magistrato, noto per la sua integrità morale, serietà personale e professionale, che non intende cedere a nessuna pressione, ricatto o compromesso. Questo è certo. Anche stavolta ci sarà la solidarietà, l'indignazione, lo sdegno, vesti stracciate, capelli strappati, lacrime di coccodrillo. La politica, l'economia, la società civile, il volontariato, l'associazionismo, il partitismo, i bastian contrari. Un pianto…antico. La "patata bollente" stavolta è nelle mani della Polizia di Stato. Del dirigente della Squadra Mobile Gennaro Semeraro. Del questore Guido Nicolò Longo. Coordinati dal procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza, che si muove sotto le direttive del procuratore capo della DDA, Federico Cafiero De Raho. Il ministro degl'Interni Angelino Alfano, aspetta il rapportino. Domenico Salvatore
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