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Vibo Valentia, le minacce al procuratore capo della repubblica Mario Spagnuolo, Giullemani dal soldato Ryan

Avrebbero scritto su muro città ''Spagnuolo vattene o morirai'.'La Procura di Salerno ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Mantella, 41 anni, e Domenico Macri' (27), per minacce aggravate dalle finalita' mafiose nei confronti del procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo. L'udienza davanti al gip è fissata al 9 ottobre. Per il pm Vincenzo Montemurro, Mantella, sarebbe il mandante e Macrì l'esecutore delle scritte apparse sui muri del centro di Vibo Valentia il 6 marzo del 2010 con la frase ''Spagnuolo vattene o morirai''. Quel principio naturale di coordinazione e di armonia nei rapporti umani
QUELLE SCANDALOSE MINACCE AL PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI VIBO VALENTIA, MARIO SPAGNUOLO, CAMPIONE DELLA GIUSTIZIA, "GIULLEMANI DAL SOLDATO RYAN"
Domenico Salvatore


Per fortuna c'è, chi ancora, creda nella Costituzione e nei principi di eguaglianza, democrazia, giustizia e libertà in essa racchiusi. Chi faccia scudo, difesa, riparo e palizzata, contro le pesanti minacce rivolte dalla criminalità organizzata contro i giudici. Riteniamo che la società civile e le Istituzioni debbano reagire e stringersi attorno ai destinatari di queste minacce; contro questi tentativi di isolamento. L'attacco delle cosche mafiose ed i tentativi di delegittimazione da parte di pezzi delle Istituzioni contro i più esposti, mettono in serio pericolo la vita di queste persone, indispensabili per l'ordine e la democrazia. La presa di coscienza, salverà capra e cavoli. Vale ancora, il principio dell'uguaglianza di tutti, davanti alla legge. La conoscenza del bene e del male per comportarsi di conseguenza. La soggettività, l'autoconsapevolezza, la conoscenza e la capacità di individuare le relazioni tra sé e il proprio ambiente circostante; e la facoltà di interagire con esso. Le frequenti minacce contro la magistratura, non possono lasciare indifferente, la così detta società civile. Le continue intimidazioni contro i giudici, non debbono lasciare senza risposta efficiente ed efficace, il così detto consorzio civile. Essi sono i custodi della Legge. 

Lasciamo stare per ora il capitolo della "schegge impazzite". Non prendiamo ad esempio qualche giudice "ballerino", ma semmai la stragrande maggioranza dei magistrati, che sono: seri, incorruttibili, terzi, equilibrati, con la schiena dritta,"veramente" capaci di amministrare la Giustizia; degni figli della "culla del diritto". Non possono essere sempre e comunque le sole "Agende Rosse" di Salvatore Borsellino; il Comitato "Scorta Civica"; l'Associazione  "Familiari delle Vittime di Via dei Georgofili" e l'Associazione Nazionale "Familiari Vittime di Mafia", a  cavare le castagne dal fuoco con la zampa di gatto. Sebbene abbiano cercato di risvegliare le coscienze. Il termine giudice (dal latino iudex, derivato da ius, 'diritto', e dicere, 'dire, pronunziare'), in diritto, ha una doppia accezione, indicando sia l'organo che esercita la giurisdizione, sia la persona fisica titolare di quest'organo (ossia il funzionario). La giurisdizione, è la potestà di applicare il diritto oggettivo, interpretandone le norme e rendendole operanti nel caso concreto, per risolvere le controversie in posizione di terzietà, ossia di indipendenza rispetto alle parti e di indifferenza riguardo all'esito della controversia. Il procedimento attraverso il quale il giudice esercita la funzione giurisdizionale è detto processo. Negli ordinamenti dove vige la separazione dei poteri, i giudici costituiscono uno dei tre poteri dello stato: il potere giudiziario. La funzione giurisdizionale può essere presente anche in ordinamenti non statali: hanno, ad esempio, propri giudici l'ordinamento sportivo, quello della Chiesa cattolica e di altre confessioni religiose, gli ordinamenti di partiti, sindacati e altre associazioni, persino gli ordinamenti di certe organizzazioni criminali. 

Esistono anche organi giurisdizionali internazionali o sovranazionali, dotati di differenti gradi di autorità, chiamati quasi sempre a risolvere controversie relative all'interpretazione e all'applicazione dei trattati e del diritto internazionale. Il potere di decidere sulla controversia spetta al giudice in virtù del pubblico ufficio che ricopre; questo lo distingue dall'arbitro che, invece, risolve la controversia con il potere attribuitogli dalle parti. Di conseguenza, l'atto con il quale il giudice decide la controversia, fonte Wikipedia, la sentenza, s'impone alle parti in quanto provvedimento autoritativo, laddove l'atto con il quale decide l'arbitro, il lodo, trae la sua forza vincolante solo dal consenso delle parti, a meno che non intervenga un provvedimento del giudice (detto exequatur) che gli attribuisca efficacia di sentenza". Non passa giorno, senza che un giudice, la Corte dei Conti, il CSM, la Corte di Cassazione, la Corte d'Assise, la Corte d'Appello, venga criticato, esaminato, valutato, giudicato, biasimato e rimproverato. Nei casi estremi, anche attaccato ferocemente, "inquisito",  valutato, messo in croce. Un calvario, che francamente, non ce la sentiamo di condividere. Intendiamoci, non vogliamo ledere qui, il diritto sacrosanto ed inalienabile del cittadino, che magari si vede calpestati i suoi di diritti. Non abbiamo l'arroganza di orientare nessuno, per carità. Non indossiamo i panni del buon samaritano. 

Non abbiamo nessuna pecorella smarrita da recuperare. Ma una riflessione, dentro l'alveo della correttezza civile e morale, possiamo farla, questo non ce lo impedirà mai nessuno. Un giudice, chiunque esso sia, singolo o collegiale, non potrà mai essere "sereno", sentendosi tallonare, inseguire, pedinare, braccare ed incalzare con epiteti, frasi ingiuriose, civiltà della diffidenza e del sospetto, interviste e dichiarazioni alla stampa, nei convegni, nelle tavole rotonde, nelle assemblee, de visu; dentro e fuori del Tribunale. Senza "serenità" non si va da nessuna parte, questo è certo. Non si tratta di...bonus, malus, peius. Piuttosto il diritto di critica, diventa persecuzione, se non manìa. Senza invocare il fumus persecutionis, si tratta di un viziaccio brutto e cattivo, se non perverso. Un giudice, non può tapparsi le orecchie, che sono il suo modus udendi. Non può tapparsi gli occhi, che sono il suo modus operandi. Non può tapparsi la bocca, che è il suo modus vivendi, il mezzo e lo strumento necessario per esercitare il suo mestiere-professione-lavoro…'Quel che è vero è sempre vero, da qualunque bocca esca'. Un giudice studia sui libri almeno per trent'anni. A parte i master, le specializzazioni, i corsi para e post universitari, i concorsi, ma poi da uditore fanno la trafila, prima di giungere al fatidico giorno del processo e vero e proprio. Giustizia, senso di onestà, correttezza e non lesività del prossimo;in  un dovere e in un diritto che coinvolge chiunque appartenga a una certa comunità. 

La giustizia, per sé, per gli altri e per chiunque, si traduce comunque in un dovere e in un diritto, che coinvolge chiunque appartenga a una certa comunità, in senso riduttivo, e ogni persona umana in generale, in senso estensivo. La giustizia, è la costante e perpetua volontà, tradotta in azione, di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; questo è l'ufficio, deontologico e inviolabile, che il magistrato preposto deve porre in atto nei luoghi deputati a rendere giustizia: i tribunali. La giustizia, che è messa in atto sempre come volontà del popolo, è anche azione repressiva, potere legittimo di tutelare i diritti di tutti, quindi rendere a ognuno, nelle circostanze riconosciute, di accordare giustizia ascoltando richieste per essa e in nome di essa accordando ciò che è giusto quando è dovuto e a chi è dovuto. La negazione della giustizia, ovvero la mancata applicazione dei criteri di è l'ingiustizia, con diversi gradi di gravità della sua realizzazione a danno di una o più persone. Ed i giudici che hanno tradito la toga, la Bandiera, la dignità?  L'ultimo giudice preso di mira dalla 'ndrangheta, è Mario Spagnuolo, coraggioso procuratore capo della Repubblica di Vibo Valentia. Uno dei più attivi e dinamici del Distretto di Catanzaro. Ma anche uno dei magistrati più preparati. Era in corsa per diventare Procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria. Numerosi, gli attestati di solidarietà e le espressioni di condanna per il vile gesto.
Domenico Salvatore

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