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LA VOCE DELL'UOMO DI NAZARET, LA DONNA DI MAGDALA

La voce dell'uomo di Nazaret respira tra le parole della donna di Magdala
Nella fedeltà degli incontri

di Pierfranco Bruni



Ci sono sempre dialoghi interrotti. Nella vita. Ci sono sempre capitoli lasciati a metà. Nella storia delle esistenze. Ci sono sempre tracciati vissuti sotto i fili degli orizzonti. Nell'anima. E ancora. C'è sempre una ruga solcata sulle mani. Occorre capire su quale mano la ruga insiste. La mia vita è raccolta negli appunti. La mia vita è fatta di appunti. Lungo la linea del mio camminare si inventano il cerchio e l'infinito.
Ho ritrovato, sulla nave che mi portava in Galilea, un personaggio dai lunghi capelli, due occhi dal colore del mare e una voce lenta nella pazienza. Occhi cangianti tra la luce e le ombre ma il sole segnava lo sguardo. Lo avevo già visto in un mio viaggio in Cappadocia. Era, allora, un mercante di diamanti e di triangoli di roccia della Turchia. Il suo nome è  Zarateo. Dialogava con le stelle. E di notte ascoltava le rose del deserto.
Nei nostri silenzi ci furono narrazioni.
Perché si narra in silenzio?
Portava con sé dei fogli di papiro. Arrotolati. Prima che la nave giungesse nel porto mi consegnò questi arrotolati. Erano scritti in aramaico. Poi in arabo. Qui si ferma il mio tentativo di comprendere. Perché dovrei comprendere? Non mi lego alla ragione. La distanza e la lontananza sono lo scavo nella ragione. Il mistero ha la sua dissolvenza. Si fa segreto. Quando il segreto ritorna ad essere mistero la voce della magia ha il suono dell'alchimia.
Zarateo era uno sciamano? Ho chiesto alla mia biblioteca di farmi penetrare tra alcune pagine di Zarateo. Mi conduce alla storia degli sciamani e in un testo ho trovato scritto: "Zarateo, ovvero Zara Teo. Nome Manuz. È da precisare che nella storia delle vite si trovano due personaggi che portano lo stesso nome. Manuz Zarateo poeta. Manuz Zarateo sciamano. Il primo vissuto in Cappadocia e trasferitosi, per alcuni anni, in Siria. Si sono perse le tracce. Di lui sono state ritrovate delle poesie e altri scritti. Vissuto tra il 1800 e il secolo successivo. Il secondo è stato identificato come lo sciamano delle Terre dell'Alchimia. Non si sa dove sia nato. Ha viaggiato per tutta la sua vita. Non si conosce neppure la sua morte. Pare che sia vissuto nel primo secolo dopo Cristo. Entrambi, però, erano affascinati da una donna che proveniva da Magdala e si era innamorata profondamente di un uomo che proveniva da Nazaret".
Ho srotolato sul tavolo della mia biblioteca i fogli arrotolati e un po' accartocciati. Ho cominciato la mia lettura. C'è la donna di Magdala. C'è l'uomo di Nazaret. C'è Zarateo. Ecco.
Nell'alba del Giorno del Mistero, Zarateo incontrò la donna di Magdala e le disse: "Tutto ciò che si racconta di te è una leggenda? Il Nuovo Testamento ti cita soltanto 13 volte. Il 13 è un numero che riporta alle lune delle tartarughe ed ha un viaggio sciamanico. Tu sei stata una donna che ha camminato sui passi di Cristo. Hai portato il Cristo nei tuoi viaggi. Dall'Oriente all'Occidente. Si dice che ti hanno vista in Francia e recitavi l'amore degli amanti. Cerco di ricostruirti nel mio immaginario ed ho bisogno di sapere. Non mi fido della chiesa, come ben sai, perchè si è costruita una sua storia che mai mi ha convinto anche quando ero in odore di conversione. Sono rimasto fedele a me stesso. Ci sono notti che ti incontro. Tu mi osservi e mi ascolti. Ho bisogno di sapere. Ma non ho bisogno di capire".
Una pausa. Riprese: "Poi verranno altri giorni. La tua storia è tanto confusa. Il Vangelo di Maria e gli Appunti nascosti ti rivelano. Partirò per Magdala, per la Galilea, per Gerusalemme, per i giorni del Giardino degli Ulivi sino al Calvario e alla Grotta con la Pietra rimossa. Ho trovato dove contenevi l'olio di nardo. Da qui ricomincia la mia avventura".
Ancora una pausa. Poi: "Non mi fido di Pietro e l'intellettuale Paolo, che mi affascina, intreccia teologia ed esperienza. Ma non ha mai chiarito il suo coinvolgimento nella morte di Stefano. Se bastasse una conversione a far rivivere Cristo sarebbe tutto più semplice. Ma così non è".
La donna di Magdala ascoltò le  parole di Zarateo. Si avvicinò toccò le mani allo sciamano Zarateo e, in un frammento di tempo, rimase in silenzio. Si avvolse in uno scialle colorato di rosso tramonto e si incamminò. A distanza, dopo aver contato tredici passi, si girò. Guardo profondamente Zarateo. Sembravano lontani o distanti, distanti e lontani. Fece segno con la mano e Zarateo cercò di capire dalle sue labbra: "Aspettami. Nell'alba di questa stagione ti parlerò".
Così la donna di Magdala. Poi non si arrese allo sfogliare del vento. Si fasciò ancora di più la testa con lo scialle delle donne vissute. Qualche ciocca bionda scendeva sul viso. Fu lei a sfogliare il vento.
"Ho ricordi. L'uomo di Nazaret mi regalò la sabbia della sua terra e nei suoi occhi la tempesta delle nuvolo non fecero mai sosta. Ci siamo amati. Venne crocifisso perché non accettò mai le regole dei sacerdoti del tempio. Tutti lo tradirono. Quando il tradimento non si consumò ci furono le fughe. L'uomo di Nazaret fu tradito o abbandonato. Io e la madre Maria raccogliemmo l'acqua delle suo costato. Io dal giorno del cerchio sulla terra di polvere seguii i suoi passi. Ci amammo. Nessuno ha voluto mai credere a questo nostro amore. Filippo parlò di noi. Maria parlò di noi. Poi soltanto accenni al mio nome".
Con la stanchezza nella voce diede spazio a un riposo. Disse: "Lo so. Ciò che hai detto è nel mio cammino. Nessuno ha voluto ascoltare il mio dolore. L'uomo di Nazaret non mi ha mai abbandonato. Io non ho mai abbandonato i suoi sentieri, il suo viaggio, la sua morte, la sua resurrezione. Paolo è l'intellettuale. Dici bene. Pietro è inciampato tre volte e il gallo nell'alba non smette di annunciare la recita della vita. Ho visto. Ciò che avevo bisogno di vedere resta nel mio sguardo. Ma dimentico. Perché bisogna dimenticare per vivere il perdono. Bisogna dimenticare. Il perdono nasce nel momento cui non ci sono più ricordi. I ricorsi sono ferite e incidono solchi".
Ancora un altro spazio. Poi: "Ho capito. La testimonianza dell'uomo di Nazaret mi ha insegnato che chiudendo il cerchio non bisogna mai perdere l'orizzonte. Ritorniamo tutti tra il fuoco e l'alba del centro. Poi verranno gli orizzonti oltre i tramonti. Io so. Conosco tutto ciò che il tuo parlare ha disegnato nel mio cuore. Ma devo dimenticare".
"Dimenticare. Ci porterà oltre le vele di Paolo. Dimenticare. Ci condurrà oltre la roccia scheggiata di Pietro. Dimenticare. Sgretolerà il gesto di Giuda nel campo di sangue. Dimenticare. Lacererà i dubbi di Pilato. Tu, donna di Magdala hai segnato i secoli. Non riconoscono la tua voce. Ma l'uomo di Nazaret ha continuato il suo viaggio e continua il suo viaggiare perché tu ci sei stata. Perché tu ci sei. Senza la tua presenza accanto a lui non ci sarebbe stata la sofferenza e la luce, il dolore e la grazia. Tu hai portato la grazia nella luce". Cos' parlò Zarateo.
Sul foglio steso sul tavolo leggo. L'aramaico si intreccia con l'arabo. La voce è impastata di meditazioni. Ci sono riflessi che giungono dal mare. I pensieri sono un intreccio.
La donna di Magdala, si legge nel foglio di papiro, ha gli occhi azzurri. Ha la bellezza delle magie orientali. I suoi biondi capelli hanno l'oro delle primavere. Ci sono riccioli. Quando non porta lo scialle il suo viso ha il fascino delle donne che abitano le case sul porto. Quando il suo capo è avvolto nello scialle il suo volto ha il mistero delle donne del deserto.
Zarateo accoglie il suo sentire e la donna di Magdala sembra dire: "Non penso più alle parole da dimenticare. Non penso più ai gesti che mi hanno vissuto. Non penso più alle azioni di chi ha preferito la fuga. Io voglio solo dimenticare. Nel suo nome ho bisogno di vivere il suo amore. Solo l'amore ci salva. Ha detto Paolo scavando negli occhi dell'uomo di Nazaret. Solo l'amore vive perché solo l'amore ci permette di superare le offese. Paolo ha incastonato nelle sue lettere tutto ciò che l'uomo di Nazaret ha lasciato lungo i suoi passi. Ma questa è storia. Non ho bisogno della storia. Il mistero coinvolge. Per dimenticare la ragione non potrà più avere senso. Dimenticare è fede. Se porto nel cuore la voce dell'uomo di Nazaret io vivrò dentro il perdono".
La sua parola si fa lieve: "Ma tu sai. Perdonare, ripeto il mio ascoltare e il mio dire, è già aver dimenticato. Lo sento. La sua voce è dentro di me. Non potrà più lasciarmi. Io non l'ho mai consegnato alla solitudine. Forse è tutto qui. Non mi chiedo perché il mio nome viene segnato soltanto tredici volte nel testamento nuovo dei cattolici penitenti. Loro sanno che senza di me l'uomo di Nazaret non avrebbe viaggiato nei secoli. Continua il suo viaggiare nei cuori ma con me accanto. Io non avverto più alcuna offesa. Cammino con l'uomo di Nazaret come nei giorni del deserto".
Mi fermo. Ma non è tutto. Non riesco a decifrare la scrittura. Mezze frasi in aramaico. Non ci sono più parole in arabo. Forse ciò che c'era da capire è già stato catturato, ma non è tutto.
Sul tavolo della biblioteca c'è la cifra del tempo che scava nella storia. Ma anche questo resta un dialogo interrotto. Ci sono incagli di vento che riportano echi. Tutto ha un senso.
Zarateo, la donna di Magdala, l'uomo di Nazaret. Rileggerò piano piano il foglio srotolato sul tavolo. Non cercherò soltanto di capire. Vivrò le parole custodendo il silenzio. Po il silenzio mi dirà. Lo sguardo dell'uomo di Nazaret è nella fedeltà della donna di Magdala.





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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862

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