Grave atto contro la libertà di stampa. Sequestrati PC della redazione di Reggio C. de L'Ora della Calabria
La Procura di Reggio manda la Polizia nei locali della redazione, sequestrati i PC del nostro Consolato Minniti. Protesta del sindacato
REGGIO CALABRIA, 12 settembre 2013 - La polizia, su disposizione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha eseguito un provvedimento di ispezione e sequestro nella redazione di Reggio del quotidiano L'Ora della Calabria. Lo rendono noto, in una dichiarazione congiunta, il segretario della Fnsi Franco Siddi ed il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. ''Fnsi e Sindacato giornalisti calabresi - hanno sostenuto - provano profondo disagio e inquietudine per il provvedimento di ispezione e sequestro del computer e di altri documenti del collega Consolato Minniti, responsabile e coordinatore della redazione di Reggio del quotidiano L'ora della Calabria.
Finire sotto inchiesta e addirittura trovarsi con l'impedimento temporaneo a proseguire il proprio lavoro per notizie pubblicate col criterio della professionalità giornalistica (cioè verifica della fondatezza, dell'attualità e dell'interesse pubblico) inquieta e introduce un oggettivo elemento di limitazione del diritto di cronaca dei giornalisti e all'informazione dei cittadini. Sembra che il provvedimento disposto dalla Procura di Reggio sia legato infatti alla pubblicazione di notizie che, anche se riservate, sono arrivate alla disponibilità del giornalista che in quanto di interesse pubblico le ha rese note, in ordine ad indagini della Dna.
Il provvedimento ci appare enorme anche per la portata e le conseguenze che genera, rischiando di rendere impossibile domani la pubblicazione dell'edizione di Reggio del giornale per il blocco del computer che guida il server di un'intera redazione''. ''Auspichiamo - hanno concluso Siddi e Parisi - un rapido chiarimento della vicenda in cui eventuali indagini della magistratura si svolgano senza impedire il corso dell'informazione, che non può dipendere da alcun potere''. (ANSA).
Questo l'articolo
’Ndrine e stragi di mafia 13/09/2013 -Cronaca ’Ndrine e stragi di mafia Questo l'articolo di C.Minniti che ha determinato l'azione di PG della Procura reggina Ecco le verità nascoste sul caso Lo Giudice.
I VERBALI DELLA DNA C’è un sottile filo rosso che da Palermo giunge fino a Reggio Calabria. Ma non si tratta di traffici di droga. Questa volta i soldi c’entrano poco, almeno direttamente. Quella linea quasi invisibile, che attraversa lo Stretto ed approda in terra di Calabria, pare nasconda segreti incon- fessabili che svelerebbero un pezzo di storia recente ed inedita dell’Italia dei primi anni ‘90: ‘ndrine e Cosa no- stra insieme in un disegno stragista che ha portato morte e terrore in tutto il Paese. Ed in ciò entrerebbe- ro tanto le stragi di Capaci e via D’Amelio, che l’omicidio dei due carabinieri Fava e Garofalo. Della vicenda se n’è scritto in abbondanza sia in passato che di recente, ma “L’Ora della Calabria”, per la prima volta, è riuscita a prendere visione di un docu- mento ufficiale, all’interno del quale viene riportato il bilancio di anni di lavoro svolti in seno alla Direzione nazionale antimafia, dal procuratore aggiunto Gian- franco Donadio. Si tratta di due verbali di riunioni svol- tesi il 19 ed il 27 giugno 2013 negli uffici di via Giulia, alla presenza del procuratore nazionale f. f. Giusto Schic- chitano.
Donadio viene chia- mato a relazionare su quan- to fatto in questi anni e le sue parole scuotono non poco le mura del palazzo romano. Perché quel filo rosso, tanto sottile ma così resistente, si aggroviglia tra le grandi stra- de di Palermo, attorciglia storie e persone e naviga de- ciso fino in Calabria, assu- mendo addirittura i conno- tati ben precisi di un uomo, uno che di stragi ne capireb- be molto, a sentire le parole del pm Donadio. In Sicilia. Tutto parte dall’omicidio dell’agente di polizia Agostino, avvenuto nell’estate del 1989 in Sici- lia. Dalla testimonianza del padre del poliziotto pare che uno dei killer che uccisero Agostino avesse «una defor- mazione al volto, che con- sente di qualificarlo come “il mostro”». È un nome da te- nere ben presente, perché sarà proprio lui a rappresen- tare quella sorta di trait d’union di tutta la vicenda, sebbene – lo diciamo chia- ramente – la sua posizione sia stata già vagliata ed ab- bondantemente archiviata. Ma in questo caso rileva co- munque, perché sono in molti a parlare di lui. Dalla relazione di Donadio, infat- ti, emerge che del “mostro” avrebbe parlato anche un confidente, tale Ilardo, sog- getto della mafia nissena, che indicherà l’uomo quale autore dell’omicidio di un bambino (poi identificato nel piccolo Domino) e par- lerà di questa figura come di un “killer di Stato”. Così, do- po qualche puntualizzazione degli altri magistrati presen- ti (Caponcello e De Lucia) sull’episodio specifico, Do- nadio spiega che parte della sua attività è stata rivolta proprio all’identificazione del “mostro”. Chi sarebbe? Per la Dia si tratterebbe del- l’agente Giovanni Aiello, che reca in volto i segni di un an- tico incidente con arma da fuoco. Sempre secondo il racconto di Donadio, il ruo- lo di quest’uomo emergereb- be anche nell’ambito della strage di Capaci, nella quale avrebbero avuto un ruolo anche i servizi, come avreb- bero confermato pure due pentiti siciliani. Ma non so- lo. Anche quel tale Ilardo avrebbe riferito all’ex colon- nello Riccio, che le stragi si- ciliane del 1992 sarebbero collegate alla strategia della tensione, facendo riferimen- to ad ambienti istituzionali che avrebbero utilizzato Co- sa nostra come agenzia fina- lizzata ad attuare la strate- gia. E Borsellino, sempre se- condo Riccio, sarebbe stato ucciso proprio perché stava indagando su una matrice eversiva della strage di Ca- paci. Parlando proprio di stragi, il pm ricorda ai colle- ghi che il pentito Vito Lo Forte avrebbe dichiarato che il “mostro” «ha fatto attenta- ti a treni, stazioni e caser- me». In Calabria. Un modo quasi naturale per varcare i confini ed “entrare” in Cala- bria.
Tutto parte da quelle famose dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, il quale il 5 ottobre 2012, du- rante il processo Mori, parlò del suo incontro con il boss Giuseppe Graviano nel gen- naio 1994: «Graviano mi disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo grazie alla serie- tà di certe persone come Berlusconi e Dell’Utri». E aggiunse che l’attentato al- l’Olimpico, contro i carabi- nieri, doveva essere il colpo di grazia, perché «i calabre- si si sono già mossi». Sì per- ché a Scilla, il 18 gennaio 1994, furono uccisi gli ap- puntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Per il de- litto, come si sa, sono stati condannati sia Consolato Villani che Giuseppe Cala- brò. Ed è proprio su que- st’ultimo che, dalla relazio- ne di Donadio, emergono circostanze inquietanti. Calabrò avrebbe inviato dal carcere, nel 2012, una missiva alla Procura nazio- nale antimafia, nella quale tra l’altro parlerebbe di «at- tacchi deliberati alle forze dell’ordine». Quanto riferi- scono i pm successivamente è un vero e proprio terremo- to: «Attualmente il Calabrò non è più sottoprotezione ed ha subito la morte del fratel- lo, secondo una causale che egli, nel colloquio investiga- tivo che ha svolto con il dot- tor Donadio, sembra riferi- re alla volontà di farlo tace- re. Anche Villani, l’autore del duplice omicidio dei carabi- nieri, nel suo colloquio inve- stigativo fa riferimento ad una matrice stragista. En- trambi sembrano fare riferi- mento al mostro come sog- getto coinvolto in tale stra- tegia in Calabria. Il Villani, nel corso del suo colloquio, indica anche in tale Rocco Filippone il mandante delle aggressioni ai CC. Filippone appare essere un importan- te esponente della ‘ndran- gheta (come conferma il col- lega Curcio), solo lambito negli anni da indagini che non ne hanno mai compor- tato né condanne né carce- razioni. Il Calabrò, nel corso di un colloquio investigativo – sempre secondo la illu- strazione del dottor Donadio – dichiara che a casa del col- laboratore Lo Giudice si tro- va anche una foto del mostro e che egli conosceva l’Aiello per un killer pericolosissimo del quale non si poteva par- lare. Nel colloquio investiga- tivo che il dottor Donadio ha svolto nei confronti del Lo Giudice, questo ha indicato il mostro quale autore delle stragi Falcone e Borsellino, dell’omicidio di due poliziot- ti, un uomo ed una donna e dell’omicidio di un bambino, avvenuto a Palermo. Lo Giu- dice fa riferimento anche ad una donna che accompagna- va nelle sue azioni criminali il “mostro” e la definisce provvista di addestramento militare in un campo di Gla- dio». Donadio e Lo Giudice Insomma, secondo quanto raccolto da Donadio, dun- que, la scomparsa di Fran- cesco Calabrò potrebbe es- sere stata un messaggio per far stare zitto Giuseppe Ca- labrò e questo sarebbe stato proprio lui a riferirlo. Ma c’è un nome che ritorna ed è quello di Aiello. Sì, proprio colui il quale veniva identifi- cato dai siciliani come “il mostro”. Lo stesso che Lo Giudice ha menzionato nel suo memoriale e nel video, quale soggetto che Donadio gli chiese di accusare. L’ex pentito, oggi latitante, lanciò – in un italiano assai stenta- to – accuse pesanti nei ri- guardi del pm che gli avreb- be chiesto di «impiantare una tragedia a persone a me sconosciute (tale Giovanni Aiello e una certa Antonella che non sapevo che esisteva- no e che malgrado la mia op- posizione a tale richiesta) ho subito forti pressioni e mi- nacciato che se non rispon- devo quella sarebbe stata l’ultima volta che ci sarem- mo visti, accettai quanto mi veniva suggerito dal dottor Donadio e, facendomi fir- mare quanto a lui conveni- va». Lo Giudice nella sua ri- trattazione fece espresso ri- ferimento al «suggerimen- to» dei nomi di Aiello e di una certa Antonella e che «tutti e due facevano parte a servizi deviati dello Stato e che la donna era stata ad Al- ghero in una base militare dove la fecero addestrare per commettere attentati e omi- cidi». Accuse che verranno sorrette da un video dove Lo Giudice mostra come sta- rebbe preparando due buste “finte” per Donadio, conte- nenti ipotetiche foto di Aiel- lo e di questa Antonella. Ma i punti interrogativi su quan- to affermato dal “nano” sono tantissimi. Anche perché, lo ribadiamo, Aiello, alias “il mostro”, l’uomo che leghe- rebbe Palermo a Reggio Ca- labria, ha visto la sua posi- zione archiviata dal gip di Caltanissetta, il 23 dicembre 2012, dopo eguale richiesta del pm. (1. continua) Consolato Minniti
La Procura di Reggio manda la Polizia nei locali della redazione, sequestrati i PC del nostro Consolato Minniti. Protesta del sindacato
REGGIO CALABRIA, 12 settembre 2013 - La polizia, su disposizione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha eseguito un provvedimento di ispezione e sequestro nella redazione di Reggio del quotidiano L'Ora della Calabria. Lo rendono noto, in una dichiarazione congiunta, il segretario della Fnsi Franco Siddi ed il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. ''Fnsi e Sindacato giornalisti calabresi - hanno sostenuto - provano profondo disagio e inquietudine per il provvedimento di ispezione e sequestro del computer e di altri documenti del collega Consolato Minniti, responsabile e coordinatore della redazione di Reggio del quotidiano L'ora della Calabria.
Finire sotto inchiesta e addirittura trovarsi con l'impedimento temporaneo a proseguire il proprio lavoro per notizie pubblicate col criterio della professionalità giornalistica (cioè verifica della fondatezza, dell'attualità e dell'interesse pubblico) inquieta e introduce un oggettivo elemento di limitazione del diritto di cronaca dei giornalisti e all'informazione dei cittadini. Sembra che il provvedimento disposto dalla Procura di Reggio sia legato infatti alla pubblicazione di notizie che, anche se riservate, sono arrivate alla disponibilità del giornalista che in quanto di interesse pubblico le ha rese note, in ordine ad indagini della Dna.
Il provvedimento ci appare enorme anche per la portata e le conseguenze che genera, rischiando di rendere impossibile domani la pubblicazione dell'edizione di Reggio del giornale per il blocco del computer che guida il server di un'intera redazione''. ''Auspichiamo - hanno concluso Siddi e Parisi - un rapido chiarimento della vicenda in cui eventuali indagini della magistratura si svolgano senza impedire il corso dell'informazione, che non può dipendere da alcun potere''. (ANSA).
Questo l'articolo
’Ndrine e stragi di mafia 13/09/2013 -Cronaca ’Ndrine e stragi di mafia Questo l'articolo di C.Minniti che ha determinato l'azione di PG della Procura reggina Ecco le verità nascoste sul caso Lo Giudice.
I VERBALI DELLA DNA C’è un sottile filo rosso che da Palermo giunge fino a Reggio Calabria. Ma non si tratta di traffici di droga. Questa volta i soldi c’entrano poco, almeno direttamente. Quella linea quasi invisibile, che attraversa lo Stretto ed approda in terra di Calabria, pare nasconda segreti incon- fessabili che svelerebbero un pezzo di storia recente ed inedita dell’Italia dei primi anni ‘90: ‘ndrine e Cosa no- stra insieme in un disegno stragista che ha portato morte e terrore in tutto il Paese. Ed in ciò entrerebbe- ro tanto le stragi di Capaci e via D’Amelio, che l’omicidio dei due carabinieri Fava e Garofalo. Della vicenda se n’è scritto in abbondanza sia in passato che di recente, ma “L’Ora della Calabria”, per la prima volta, è riuscita a prendere visione di un docu- mento ufficiale, all’interno del quale viene riportato il bilancio di anni di lavoro svolti in seno alla Direzione nazionale antimafia, dal procuratore aggiunto Gian- franco Donadio. Si tratta di due verbali di riunioni svol- tesi il 19 ed il 27 giugno 2013 negli uffici di via Giulia, alla presenza del procuratore nazionale f. f. Giusto Schic- chitano.
Donadio viene chia- mato a relazionare su quan- to fatto in questi anni e le sue parole scuotono non poco le mura del palazzo romano. Perché quel filo rosso, tanto sottile ma così resistente, si aggroviglia tra le grandi stra- de di Palermo, attorciglia storie e persone e naviga de- ciso fino in Calabria, assu- mendo addirittura i conno- tati ben precisi di un uomo, uno che di stragi ne capireb- be molto, a sentire le parole del pm Donadio. In Sicilia. Tutto parte dall’omicidio dell’agente di polizia Agostino, avvenuto nell’estate del 1989 in Sici- lia. Dalla testimonianza del padre del poliziotto pare che uno dei killer che uccisero Agostino avesse «una defor- mazione al volto, che con- sente di qualificarlo come “il mostro”». È un nome da te- nere ben presente, perché sarà proprio lui a rappresen- tare quella sorta di trait d’union di tutta la vicenda, sebbene – lo diciamo chia- ramente – la sua posizione sia stata già vagliata ed ab- bondantemente archiviata. Ma in questo caso rileva co- munque, perché sono in molti a parlare di lui. Dalla relazione di Donadio, infat- ti, emerge che del “mostro” avrebbe parlato anche un confidente, tale Ilardo, sog- getto della mafia nissena, che indicherà l’uomo quale autore dell’omicidio di un bambino (poi identificato nel piccolo Domino) e par- lerà di questa figura come di un “killer di Stato”. Così, do- po qualche puntualizzazione degli altri magistrati presen- ti (Caponcello e De Lucia) sull’episodio specifico, Do- nadio spiega che parte della sua attività è stata rivolta proprio all’identificazione del “mostro”. Chi sarebbe? Per la Dia si tratterebbe del- l’agente Giovanni Aiello, che reca in volto i segni di un an- tico incidente con arma da fuoco. Sempre secondo il racconto di Donadio, il ruo- lo di quest’uomo emergereb- be anche nell’ambito della strage di Capaci, nella quale avrebbero avuto un ruolo anche i servizi, come avreb- bero confermato pure due pentiti siciliani. Ma non so- lo. Anche quel tale Ilardo avrebbe riferito all’ex colon- nello Riccio, che le stragi si- ciliane del 1992 sarebbero collegate alla strategia della tensione, facendo riferimen- to ad ambienti istituzionali che avrebbero utilizzato Co- sa nostra come agenzia fina- lizzata ad attuare la strate- gia. E Borsellino, sempre se- condo Riccio, sarebbe stato ucciso proprio perché stava indagando su una matrice eversiva della strage di Ca- paci. Parlando proprio di stragi, il pm ricorda ai colle- ghi che il pentito Vito Lo Forte avrebbe dichiarato che il “mostro” «ha fatto attenta- ti a treni, stazioni e caser- me». In Calabria. Un modo quasi naturale per varcare i confini ed “entrare” in Cala- bria.
Tutto parte da quelle famose dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, il quale il 5 ottobre 2012, du- rante il processo Mori, parlò del suo incontro con il boss Giuseppe Graviano nel gen- naio 1994: «Graviano mi disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo grazie alla serie- tà di certe persone come Berlusconi e Dell’Utri». E aggiunse che l’attentato al- l’Olimpico, contro i carabi- nieri, doveva essere il colpo di grazia, perché «i calabre- si si sono già mossi». Sì per- ché a Scilla, il 18 gennaio 1994, furono uccisi gli ap- puntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Per il de- litto, come si sa, sono stati condannati sia Consolato Villani che Giuseppe Cala- brò. Ed è proprio su que- st’ultimo che, dalla relazio- ne di Donadio, emergono circostanze inquietanti. Calabrò avrebbe inviato dal carcere, nel 2012, una missiva alla Procura nazio- nale antimafia, nella quale tra l’altro parlerebbe di «at- tacchi deliberati alle forze dell’ordine». Quanto riferi- scono i pm successivamente è un vero e proprio terremo- to: «Attualmente il Calabrò non è più sottoprotezione ed ha subito la morte del fratel- lo, secondo una causale che egli, nel colloquio investiga- tivo che ha svolto con il dot- tor Donadio, sembra riferi- re alla volontà di farlo tace- re. Anche Villani, l’autore del duplice omicidio dei carabi- nieri, nel suo colloquio inve- stigativo fa riferimento ad una matrice stragista. En- trambi sembrano fare riferi- mento al mostro come sog- getto coinvolto in tale stra- tegia in Calabria. Il Villani, nel corso del suo colloquio, indica anche in tale Rocco Filippone il mandante delle aggressioni ai CC. Filippone appare essere un importan- te esponente della ‘ndran- gheta (come conferma il col- lega Curcio), solo lambito negli anni da indagini che non ne hanno mai compor- tato né condanne né carce- razioni. Il Calabrò, nel corso di un colloquio investigativo – sempre secondo la illu- strazione del dottor Donadio – dichiara che a casa del col- laboratore Lo Giudice si tro- va anche una foto del mostro e che egli conosceva l’Aiello per un killer pericolosissimo del quale non si poteva par- lare. Nel colloquio investiga- tivo che il dottor Donadio ha svolto nei confronti del Lo Giudice, questo ha indicato il mostro quale autore delle stragi Falcone e Borsellino, dell’omicidio di due poliziot- ti, un uomo ed una donna e dell’omicidio di un bambino, avvenuto a Palermo. Lo Giu- dice fa riferimento anche ad una donna che accompagna- va nelle sue azioni criminali il “mostro” e la definisce provvista di addestramento militare in un campo di Gla- dio». Donadio e Lo Giudice Insomma, secondo quanto raccolto da Donadio, dun- que, la scomparsa di Fran- cesco Calabrò potrebbe es- sere stata un messaggio per far stare zitto Giuseppe Ca- labrò e questo sarebbe stato proprio lui a riferirlo. Ma c’è un nome che ritorna ed è quello di Aiello. Sì, proprio colui il quale veniva identifi- cato dai siciliani come “il mostro”. Lo stesso che Lo Giudice ha menzionato nel suo memoriale e nel video, quale soggetto che Donadio gli chiese di accusare. L’ex pentito, oggi latitante, lanciò – in un italiano assai stenta- to – accuse pesanti nei ri- guardi del pm che gli avreb- be chiesto di «impiantare una tragedia a persone a me sconosciute (tale Giovanni Aiello e una certa Antonella che non sapevo che esisteva- no e che malgrado la mia op- posizione a tale richiesta) ho subito forti pressioni e mi- nacciato che se non rispon- devo quella sarebbe stata l’ultima volta che ci sarem- mo visti, accettai quanto mi veniva suggerito dal dottor Donadio e, facendomi fir- mare quanto a lui conveni- va». Lo Giudice nella sua ri- trattazione fece espresso ri- ferimento al «suggerimen- to» dei nomi di Aiello e di una certa Antonella e che «tutti e due facevano parte a servizi deviati dello Stato e che la donna era stata ad Al- ghero in una base militare dove la fecero addestrare per commettere attentati e omi- cidi». Accuse che verranno sorrette da un video dove Lo Giudice mostra come sta- rebbe preparando due buste “finte” per Donadio, conte- nenti ipotetiche foto di Aiel- lo e di questa Antonella. Ma i punti interrogativi su quan- to affermato dal “nano” sono tantissimi. Anche perché, lo ribadiamo, Aiello, alias “il mostro”, l’uomo che leghe- rebbe Palermo a Reggio Ca- labria, ha visto la sua posi- zione archiviata dal gip di Caltanissetta, il 23 dicembre 2012, dopo eguale richiesta del pm. (1. continua) Consolato Minniti


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