Catanzaro ucciso Maurizio Riga operaio
Un agguato nel quale è stato ucciso un uomo di 44 anni è stato compiuto stasera a Caraffa, piccolo centro vicino a Catanzaro. La vittima, Maurizio Riga, secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri intervenuti sul posto, è stato raggiunto da alcuni colpi di fucile mentre era intento ad accudire alcuni animali in un terreno di sua proprietà. Riga lavorava per una ditta che cura la raccolta dei rifiuti nel comune del catanzarese. in località "Difesa"
CATANZARO, L'OMICIDIO DI STAMPO MAFIOSO DI CARAFFA A COLPI DI LUPARA, DI MAURIZIO RIGA,CONIUGATO, PADRE DI DUE FIGLI, QUASI INCENSURATO, LOCALITÁ "DIFESA", MA LA 'NDRANGHETA UCCIDE ANCHE GLI OPERAI? STAVA ACCUDENDO ALCUNI CAPI DI BESTIAME SU UN APPEZZAMENTO DI TERRENO DI SUA PROPRIETÁ
Le indagini per risalire al movente del delitto ed agli esecutori materiali, sono affidate ai Carabinieri dell Comando provinciale, diretto dal colonnello Salvatore Sgroi. Sul luogo del mortale agguato anche il medico legale, la ditta del caro estinto per la rimozione del cadavere ed il p.m. Domenico Guarascio, che si muove sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica Antonio Vincenzo Lombardo. Nessuno novità dalla retata successiva al delitto
Domenico Salvatore
CATANZARO-Si continua a sparare in Calabria. E si spara per uccidere. Ben numerosi, i morti ammazzati da quella famigerata pax mafiosa, voluta dai patriarchi della 'ndrangheta… il clan dei De Stefano; gli Zappia; i Mammoliti-Ruga; i Gallico; i Parrello; i Santaiti; i Nasone-Gaietti; i Tripodi; i Garonfalo; i Macrì-Violi; i Raso; i Facchineri; gli Avignone; Giuseppe Morabito inteso 'U Tiradrittu; Antonio Pelle, inteso "Gambazza; Pasquale Condello, inteso "Il Supremo; Giovanni Tegano; Rocco Antonio Gioffrè, inteso 'U 'ndolu; Cosimo e Domenico Alvaro, inteso 'U Massaru; i fratelli, Giuseppe, Sebastiano, Antonio e Francesco Nirta intesi "Scalzone"; Giuseppe Mammoliti, inteso "Peppi 'u Fischianti"; i fratelli Domenico e Pasquale Libri; Francesco Barbaro inteso 'U Castanu, Pasquale Barbaro l'australiano, Antonio Barbaro inteso 'U Nigru, Sergi, Marando, Trimboli; Natale Jamonte; Farao-Marincola; Carmelo Novella; Vincenzo Gallace, Franco Muto, Francesco Giampà, Giuseppe Pesce 'Unchija, i fratelli Bellocco; i fratelli Molè; il clan dei Commisso; i fratelli Papalia; i Ficara; i Latella; i Labate; gli Zindato; i Saraceno; gl'Imerti; i Fontana; Santo Araniti; Cataldo; Costa; Cordì; Aquino e via di seguito, di quelli che ci vengono in mente. Le vittime designate, tranne rari casi fortunati, sia pure con terribili ed inenarrabili strascichi e traumi, angoscia e paura, non hanno scampo. A "cantare" sono la lupare e le pistole 9X21. Tuttavia, non sono nemmeno rari i kalashnikov, i bazooka, Uzi, Skorpion, Beretta 7,65, tritolo, dinamite, lanciarazzi e lanciagranate, fucili a pompa e perfino la micidiale mitragliatrice.
Le vittime, vengono ammazzate, per svariati motivi; anche perché non vogliono cedere la terra dei padri e dei nonni, dove sono nati, cresciuti e residenti, dove lavorano e dove hanno interessi, affetti e ricordi. Il business delle piantagioni di droga, ma anche degl'impianti eolici, certe volte possono costituire un tragico movente; se non della speculazione edilizia. Oppure semplice, vengono uccisi per invidia e gelosia di confine, che si trascinava da anni; dove è bastato un semplice "cerino-fiammifero", per far divampare l'incendio. L'operaio Maurizio Riga 44 anni sposato, due figli, non era un boss della 'ndrangheta e secondo le prime indagini, sembra che non fosse nemmeno inserito in giri malavitosi. Ma questo, di per sé, non costituisce di certo, uno scudo stellare, in Calabria. Aveva appena chiuso il cancello della sua tenuta, localizzata in contrada "Difesa", dopo aver accudito ai suoi animali che teneva in una stalla. Il suo ultimo gesto abitudinario. Un killer o due che lo avevano studiato, pedinato, tallonato e che di lui conoscevano tutto…nome cognome, indirizzo, occhi, capelli, statura,segni particolari, amicizie, frequentazioni ed hobbies, appostati nell'ombra ed armati di fucile caricato a lupara, hanno mirato e sparato da corta distanza; certi di non sbagliare. Non si sa, se vittima e carnefice abbiano avuto qualche forma di dialogo, una richiesta inevasa o di spiegazioni. Il Riga raggiunto al tronco, al capo ed agli arti,è stramazzato al suolo in una pozza di sangue.
E lì, lo hanno trovato i parenti, preoccupati per l'inusuale ritardo nel rientro. Immediato l'allarme. Sono scattati i controlli di routine con l'intervento di polizia, carabinieri e finanziari; controllo delle strade con posti di blocco volanti e dei pregiudicati della zona per valutare l'alibi-orario e per effettuare lo stub. Non è stato trovato alcun mezzo bruciato nei paraggi. I killers, eseguita la loro macabra missione di morte, sangue e rovina, si sono eclissati in men che non si dica, insalutati ospiti e si sono dati alla latitanza, il più lontano possibile. Sul posto, è intervenuta la "macchina investigativa", diretta dal p.m. Domenico Guarascio che si muove sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo, che coordina il lavoro dei Carabinieri del Comando Provinciale diretto dal colonnello Salvatore Sgroi. Oltre al medico legale, anche il 118 e il carro funebre, per la rimozione del cadavere, da trasportare all'istituto di medicina legale, dove verrà effettuata l'autopsia. Solo allora, il magistrato disporrà la consegna della salma ai familiari, affinchè possano dare cristiana sepoltura al loro congiunto. I funerali, si svolgeranno in forma pubblica. Salvo diversa disposizione del questore di Catanzaro Guido Marino. Le indagini, partono in salita. Non vi sono testimoni oculari all'omicidio.
Ammesso per assurdo, che in una zona ad alta densità mafiosa, vi sia qualche "scheggia impazzita", disponibile a spezzare il muro dell'omertà che regna sovrana per paura di rappresaglie, vendette trasversali, ripicche e ritorsioni; ed a testimoniare poi in Tribunale. Si parte dagl'interrogatori dei parenti, amici e conoscenti, dai rilievi tecnici esperiti dal SIS e dallo scarno fascicolo presso gli uffici giudiziari. Salvo eventuale collaborazione dei pentiti o delatori, sia pure in forma anonima. L'ideale sarebbe la collaborazione spontanea del cittadino, come nei Paesi anglo-sassoni. La tutela e la difesa della libertà e della democrazia, collegate al muro di omertà che ancora resiste, non può gravare solamente sulla spalle delle forze di polizia. Domenico Salvatore






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