'NDRANGHETA: FEMIA UCCISO PERCHE' VOLEVA IMPEDIRE NASCITA CELLULA A ROMA Roma, 16 luglio 2013 - E' stato ucciso perche' voleva impedire l'apertura di una 'locale di 'ndrangheta' a Roma. E' questa l'ipotesi, ancora al vaglio degli investigatori della Squadra Mobile di Roma, per il movente dell'omicidio di Vincenzo Femia, calabrese legato alle famiglie di San Luca e rappresentante di queste cosche nella Capitale. "Un dato che fa pensare a una forte presenza della 'ndrangheta nella Capitale", ha spiegato il capo della Squadra Mobile Renato Cortese. ''Una locale di 'ndrangheta - come ha chiarito Cortese - e' una cellula organizzativa, con capo e affiliati presenti sul territorio, da cui dipendono diverse 'ndrine, quello che per Cosa nostra e' il mandamento. Quando piu' famiglie si consorzionano si configurano come una locale di 'ndrangheta''. Femia e' stato trucidato a colpi di pistola da almeno due killer il 24 gennaio scorso mentre era in auto a Roma. Oggi la polizia ha arrestato uno degli esecutori materiali del delitto, Gianni Cretarola, 31 anni, gia' arrestato per un omicidio nel 2006 ad Alessandria e successivamente tornato in liberta'.
Cretarola, 31 anni, originario di Sanremo e domiciliato a Roma in viale Palmiro Togliatti 482, di origini calabrese da parte di nonno materno, era legato fortemente alla terra d'origine, nonostante la sua famiglia si fosse trasferita in Liguria da molto tempo. Il suo curriculum criminale si puo' riassumere in due singole azioni criminose: all'eta' di 19 anni viene stato arrestato per aver assassinato, con un coltello a serramanico, un coetaneo per futili motivi (condanna passata in giudicato); nel 2006, all'interno della casa Circondariale di Alessandria, ha aggredito un detenuto straniero insieme ad altri due detenuti. E' proprio questa circostanza che con ogni probabilita' fa fare il salto di qualita' al giovane che proprio all'interno della struttura carceraria, come spesso avviene, conosce le persone ''giuste'' che lo introducono, o piu' realisticamente, lo arruolano nella 'ndrangheta. E' stato accertato nel corso delle indagini infatti che Cretarola, all'interno del carcere di Alessandria, divide la cella con due personaggi di primissimo piano della 'ndrangheta: l'uno affiliato alla potente cosca degli Alvaro-Violi-Macri' di Sinopoli che negli anni '90 e' stato l'ago della bilancia della cosiddetta guerra di mafia combattuta sul territorio reggino e che ha mietuto diverse centinaia di morti, decretando, per il tramite di Domenico Alvaro, alias Micu u'scagghiuni, la pax mafiosa che ha messo fine alla faida; l'altro, ritenuto il vertice del Locale di Ndrangheta di Rivoli, rappresentando quindi uno dei massimi esponenti dell'infiltrazione ndranghetista nel nord Italia e in particolare in Piemonte.
Nel 2010 Cretarola viene scarcerato e sottoposto alla misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale, trasferendo il proprio domicilio all'interno di un prefabbricato posto in un piazzale gestito da una cooperativa che si occupa di smaltimento di rifiuti. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma hanno consentito di far emergere elementi indiziari tali da poter ipotizzare che l'omicidio Femia, commesso da Gianni Cretarola con il concorso di altre persone, sia stato commissionato da organizzazioni criminali che avevano interesse ad aprire una locale di ''ndrangheta su Roma. In altre parole l'omicidio Femia e' stato ''commissionato'' in quanto, quale referente della potente cosca San Luchese Nirta, alias Scalzone, sul territorio della provincia di Roma, non avrebbe dato l'assenso all'apertura del Locale di 'ndrangheta nella Capitale. Questo rifiuto, unito ad altre motivazioni su cui sono ancora in corso indagini, avrebbe sancito la morte del Femia.
'NDRANGHETA: CAPO MOBILE ROMA, IPOTESI PRESENZA FORTE E ORGANIZZATA Roma, 16 luglio 2013 - ''Si indaga ancora sullo sfondo dell'omicidio'' ma da quanto emerso finora sembra che ci sia una presenza ''forte'' e ''organizzata'' della 'ndrangheta nella citta' di Roma. E' l'ipotesi del capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, che sta indagando sull'omicidio di Vincenzo Femia, calabrese legato alle famiglie di San Luca, ucciso il 24 gennaio scorso a Roma. ''Sullo sfondo stava emergendo la necessita' dell'apertura di una locale di 'ndrangheta e c'e' stata una divergenza - ha aggiunto Cortese - Femia avrebbe pagato con la vita il suo diniego. Su questo movente si continua a indagare e sono ancora da individuare i mandanti dell'omicidio''. Secondo gli investigatori potrebbero quindi esserci altre locali sul territorio romano. E non e' escluso che la stessa vittima fosse a capo di una locale di 'ndrangheta, anche se si tratta di un'ipotesi ancora da accertare.
ANSA/ Allarme mafie Roma, nuove 'ndrine e indagini su appalti Arrestato killer boss Femia. Blitz in municipio Ostia,4 indagati (di Lorenzo Attianese) (ANSA) - ROMA, 16 LUG - La nascita di una nuova cellula di 'ndrine a Roma, il rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti pubblici a Ostia e una svolta inquietante dopo le indagini sull'omicidio di un boss calabrese. E' un mostro a piu' teste quello che spaventa la Capitale e contro il quale investigatori e istituzioni lanciano un grido d'allarme. Ma oggi sono stati anche segnati risultati importanti nella guerra alla criminalita' organizzata a Roma. Durante un blitz negli uffici del X Municipio di Roma a Ostia, sul litorale, i carabinieri e la capitaneria di Porto hanno sequestrato atti e documenti sugli appalti e sulla gestione del demanio marittimo. Tra il personale del municipio ci sono almeno quattro indagati e tra le accuse c'e' l'abuso di atti d'ufficio. L'operazione e' avvenuta a poche ore dal provvedimento di ieri, del sindaco Ignazio Marino, che aveva rimosso dall'incarico il direttore dell'ufficio tecnico e un altro impiegato dopo i sospetti di infiltrazioni malavitose, in particolare del clan Spada. E sempre ieri, nella notte, proprio un esponente degli Spada era stato gambizzato in una sanguinosa rissa. Due gruppi criminali si erano fronteggiati e due pregiudicati erano finiti in prognosi dopo esser stati accoltellati. I carabinieri avevano poi arrestato tre persone. ''Sono soddisfatto delle indagini che le forze dell'ordine stanno portando avanti per fare piena luce e riportare la legalita' nel Municipio X'', ha commentato Marino. ''Negli ultimi anni il litorale romano - ha spiegato il Sindaco - e' diventato terreno fertile per attivita' malavitose, teatro di scontri sanguinosi tra clan e bande criminali che mirano a controllare pezzi importanti dell'economia della citta'''. Ma l'allarme arriva anche dalla Calabria. Secondo gli investigatori e' proprio da li' che il killer del boss della 'ndrangheta, Vincenzo Femia, potrebbe aver ricevuto l'ordine di uccidere. Gianni Cretarola, 31 anni, e' stato arrestato oggi dalla Squadra Mobile di Roma con l'accusa di essere uno degli esecutori materiali dell'omicidio di Femia nello scorso gennaio. Il boss, legato alle cosche calabresi di San Luca, ma da decenni trapiantato nella capitale, venne massacrato in un agguato a Trigoria, alla periferia sud di Roma. A sparare furono almeno due persone. E dietro quell'esecuzione potrebbe nascondersi il progetto criminale per l'apertura di una nuova 'locale' della 'ndrangheta a Roma. Alla quale la vittima si sarebbe opposto. La 'locale' della 'ndrangheta e' una sorta di cellula organizzativa composta da varie 'ndrine in un territorio, equiparabile al 'mandamento' di Cosa nostra. Per questo, secondo l'ipotesi del capo della Squadra Mobile Renato Cortese ''tutto lascia ipotizzare che ci sia una forte e radicata presenza della 'ndrangheta sul territorio''. Gianni Cretarola, di madre calabrese, lavorava come personal trainer e in passato si era gia' macchiato di omicidio. Nel 2006 Cretarola aveva ucciso un suo coetaneo, poi in carcere aveva accoltellato un detenuto straniero ed e' proprio in prigione, secondo gli investigatori, che sarebbero cominciati i suoi collegamenti con la 'ndrangheta. Il giovane, uscito nel 2010, era sottoposto alla misura di sorvegliato speciale e piu' volte era stato in Calabria. Tutti episodi che secondo gli investigatori alimentano l'ipotesi che Cretarola possa essere stato una sorta di 'emissario' di una cosca calabrese.
'Ndrangheta:capo Mobile Roma,ipotesi forte presenza in citta' - ROMA, 16 LUG - ''Tutto lascia ipotizzare che ci sia una forte e radicata presenza della 'ndrangheta sul territorio''. E' l'ipotesi del capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, che ha cosi' commentato con i giornalisti l'arresto di uno dei killer del boss calabro, Vincenzo Femia, ucciso lo scorso gennaio nella Capitale.
Cretarola, 31 anni, originario di Sanremo e domiciliato a Roma in viale Palmiro Togliatti 482, di origini calabrese da parte di nonno materno, era legato fortemente alla terra d'origine, nonostante la sua famiglia si fosse trasferita in Liguria da molto tempo. Il suo curriculum criminale si puo' riassumere in due singole azioni criminose: all'eta' di 19 anni viene stato arrestato per aver assassinato, con un coltello a serramanico, un coetaneo per futili motivi (condanna passata in giudicato); nel 2006, all'interno della casa Circondariale di Alessandria, ha aggredito un detenuto straniero insieme ad altri due detenuti. E' proprio questa circostanza che con ogni probabilita' fa fare il salto di qualita' al giovane che proprio all'interno della struttura carceraria, come spesso avviene, conosce le persone ''giuste'' che lo introducono, o piu' realisticamente, lo arruolano nella 'ndrangheta. E' stato accertato nel corso delle indagini infatti che Cretarola, all'interno del carcere di Alessandria, divide la cella con due personaggi di primissimo piano della 'ndrangheta: l'uno affiliato alla potente cosca degli Alvaro-Violi-Macri' di Sinopoli che negli anni '90 e' stato l'ago della bilancia della cosiddetta guerra di mafia combattuta sul territorio reggino e che ha mietuto diverse centinaia di morti, decretando, per il tramite di Domenico Alvaro, alias Micu u'scagghiuni, la pax mafiosa che ha messo fine alla faida; l'altro, ritenuto il vertice del Locale di Ndrangheta di Rivoli, rappresentando quindi uno dei massimi esponenti dell'infiltrazione ndranghetista nel nord Italia e in particolare in Piemonte.
Nel 2010 Cretarola viene scarcerato e sottoposto alla misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale, trasferendo il proprio domicilio all'interno di un prefabbricato posto in un piazzale gestito da una cooperativa che si occupa di smaltimento di rifiuti. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma hanno consentito di far emergere elementi indiziari tali da poter ipotizzare che l'omicidio Femia, commesso da Gianni Cretarola con il concorso di altre persone, sia stato commissionato da organizzazioni criminali che avevano interesse ad aprire una locale di ''ndrangheta su Roma. In altre parole l'omicidio Femia e' stato ''commissionato'' in quanto, quale referente della potente cosca San Luchese Nirta, alias Scalzone, sul territorio della provincia di Roma, non avrebbe dato l'assenso all'apertura del Locale di 'ndrangheta nella Capitale. Questo rifiuto, unito ad altre motivazioni su cui sono ancora in corso indagini, avrebbe sancito la morte del Femia.
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| Renato Cortese, capo della Squadra Mobile di Roma |
ANSA/ Allarme mafie Roma, nuove 'ndrine e indagini su appalti Arrestato killer boss Femia. Blitz in municipio Ostia,4 indagati (di Lorenzo Attianese) (ANSA) - ROMA, 16 LUG - La nascita di una nuova cellula di 'ndrine a Roma, il rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti pubblici a Ostia e una svolta inquietante dopo le indagini sull'omicidio di un boss calabrese. E' un mostro a piu' teste quello che spaventa la Capitale e contro il quale investigatori e istituzioni lanciano un grido d'allarme. Ma oggi sono stati anche segnati risultati importanti nella guerra alla criminalita' organizzata a Roma. Durante un blitz negli uffici del X Municipio di Roma a Ostia, sul litorale, i carabinieri e la capitaneria di Porto hanno sequestrato atti e documenti sugli appalti e sulla gestione del demanio marittimo. Tra il personale del municipio ci sono almeno quattro indagati e tra le accuse c'e' l'abuso di atti d'ufficio. L'operazione e' avvenuta a poche ore dal provvedimento di ieri, del sindaco Ignazio Marino, che aveva rimosso dall'incarico il direttore dell'ufficio tecnico e un altro impiegato dopo i sospetti di infiltrazioni malavitose, in particolare del clan Spada. E sempre ieri, nella notte, proprio un esponente degli Spada era stato gambizzato in una sanguinosa rissa. Due gruppi criminali si erano fronteggiati e due pregiudicati erano finiti in prognosi dopo esser stati accoltellati. I carabinieri avevano poi arrestato tre persone. ''Sono soddisfatto delle indagini che le forze dell'ordine stanno portando avanti per fare piena luce e riportare la legalita' nel Municipio X'', ha commentato Marino. ''Negli ultimi anni il litorale romano - ha spiegato il Sindaco - e' diventato terreno fertile per attivita' malavitose, teatro di scontri sanguinosi tra clan e bande criminali che mirano a controllare pezzi importanti dell'economia della citta'''. Ma l'allarme arriva anche dalla Calabria. Secondo gli investigatori e' proprio da li' che il killer del boss della 'ndrangheta, Vincenzo Femia, potrebbe aver ricevuto l'ordine di uccidere. Gianni Cretarola, 31 anni, e' stato arrestato oggi dalla Squadra Mobile di Roma con l'accusa di essere uno degli esecutori materiali dell'omicidio di Femia nello scorso gennaio. Il boss, legato alle cosche calabresi di San Luca, ma da decenni trapiantato nella capitale, venne massacrato in un agguato a Trigoria, alla periferia sud di Roma. A sparare furono almeno due persone. E dietro quell'esecuzione potrebbe nascondersi il progetto criminale per l'apertura di una nuova 'locale' della 'ndrangheta a Roma. Alla quale la vittima si sarebbe opposto. La 'locale' della 'ndrangheta e' una sorta di cellula organizzativa composta da varie 'ndrine in un territorio, equiparabile al 'mandamento' di Cosa nostra. Per questo, secondo l'ipotesi del capo della Squadra Mobile Renato Cortese ''tutto lascia ipotizzare che ci sia una forte e radicata presenza della 'ndrangheta sul territorio''. Gianni Cretarola, di madre calabrese, lavorava come personal trainer e in passato si era gia' macchiato di omicidio. Nel 2006 Cretarola aveva ucciso un suo coetaneo, poi in carcere aveva accoltellato un detenuto straniero ed e' proprio in prigione, secondo gli investigatori, che sarebbero cominciati i suoi collegamenti con la 'ndrangheta. Il giovane, uscito nel 2010, era sottoposto alla misura di sorvegliato speciale e piu' volte era stato in Calabria. Tutti episodi che secondo gli investigatori alimentano l'ipotesi che Cretarola possa essere stato una sorta di 'emissario' di una cosca calabrese.
'Ndrangheta:capo Mobile Roma,ipotesi forte presenza in citta' - ROMA, 16 LUG - ''Tutto lascia ipotizzare che ci sia una forte e radicata presenza della 'ndrangheta sul territorio''. E' l'ipotesi del capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, che ha cosi' commentato con i giornalisti l'arresto di uno dei killer del boss calabro, Vincenzo Femia, ucciso lo scorso gennaio nella Capitale.

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