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LERCARA FRIDDI (PA) : SVOLTA SU UN ACCOLTELLAMENTO TRA CUGINI.CARABINIERI ARRESTANO ALTRO FAMILIARE.

LERCARA FRIDDI (PA) : SVOLTA SU UN ACCOLTELLAMENTO TRA CUGINI.CARABINIERI ARRESTANO ALTRO FAMILIARE.

 

  Nella tarda serata del 29 giugno del 2012 GRECO Biagio aveva accompagnato il cugino Giuseppe  GRECO presso l'officina sita a Lercara Friddi dove stava lavorando Agostino GRECO; i due volevano chiarire una vicenda familiare che si trascinava insoluta da troppo tempo. 
Nel piazzale dell'officina la discussione tra Giuseppe e Agostino era degenerata sotto gli occhi di Francesco GRECO, padre di Agostino e titolare dell'omonima officina meccanica. Improvvisamente, nella concitazione, spuntava un coltello e Giuseppe colpiva con un fendente al torace il cugino Agostino, dandosi poi precipitosamente alla fuga.
Le condizioni del ventiquattrenne lercarese, soccorso e trasportato in eliambulanza al "Civico" di Palermo, erano parse immediatamente disperate e ai sanitari non era sfuggita, già prima dell'imbarco sul velivolo, la profondità della ferita; nonostante  un delicatissimo intervento per arginare lo choc emorragico e le lacerazioni subite eseguito all'Ospedale palermitano, il giovane vi era spirato il 3 luglio dopo pochi interminabili giorni di agonia. 
Le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Lercara Friddi, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Termini Imerese Dott. Giacomo BRANDINI, si erano rivelate da subito particolarmente complesse ma consentivano di confermare una complessa tesi investigativa. Quella sera, infatti, Giuseppe GRECO avrebbe agito con l'intenzione di uccidere Agostino; suo cugino Biagio lo avrebbe dunque accompagnato e, durante la lite, sarebbe intervenuto non tanto per dividere i due contendenti bensì per dare "man forte" al cugino Giuseppe, immobilizzando Agostino dopo averlo afferrato da tergo e consentendo così a Giuseppe di sferrargli la coltellata mortale al torace che gli ha lesionato il polmone sinistro e il cuore.
Biagio e Giuseppe si erano poi allontanati assieme disfacendosi dell'arma del delitto, un coltello a serramanico, gettando la stessa in un cassonetto della spazzatura fuori paese. 
La responsabilità di Giuseppe, subito fermato dai Carabinieri della Compagnia di Lercara Friddi per tentato omicidio (poi tramutatosi in omicidio per le ovvietà menzionate) mentre cercava di allontanarsi in automobile dal paese sicano, è apparsa immediatamente chiara, in particolare dopo il ritrovamento dell'arma utilizzata per colpire Agostino; il ventunenne è difatti tutt'ora ristretto in carcere.
La posizione di Biagio, rimasto sinora totalmente estraneo alla vicenda, si fa ora gravissima; dovrà rispondere – in concorso con Giuseppe – del reato di omicidio volontario; per lui si aprono le porte della Casa Circondariale termitana, ove permarrà a disposizione dell'Autorità Giudiziaria che ha richiesto l'applicazione della misura cautelare in carcere.
 
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Agostino (1988-2012) e Giuseppe (cl. 1990) sono figli rispettivamente di Francesco GRECO, cl. 1963 (il testimone nel processo d'appello per l'omicidio di D'AMORE Pietro) e di Francesco GRECO, cl. 1964 (l'imputato nello stesso processo). A loro volta, i due Francesco GRECO sono cugini in quanto figli di due fratelli (rispettivamente di GRECO Agostino (detenuto per omicidio) e GRECO Mario Giuseppe (ucciso a Lercara Friddi l'8 settembre 1984); anche Biagio è figlio di quest'ultimo.
Palermo, 14 luglio 2013

 




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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862

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