Laurea in teologia presso la Pontificia Università Lateranense e nel 1975 ottiene il dottorato in filosofia presso l’Università di Messina. Svolge vari incarichi come sacerdote, tra i quali quello di docente della scuola apostolica di Paola dal 1970 al 1974, vice-parroco a Lamezia Terme e insegnante di liceo fino al 1980. Dal 1994 al 2006 è Superiore generale dell’Ordine Francescano dei Minimi per due mandati.Giornalista pubblicista dal 22 aprile 1989, è iscritto al Sindacato Giornalisti della Calabria e all’Ucsi. Il 20 marzo 2008 viene nominato vescovo di Locri-Gerace, succedendo a mons. Giancarlo Maria Bregantini. È autore di numerose pubblicazioni riguardanti la spiritualità dell’Ordine e la figura del suo fondatore, San Francesco di Paola.
REGGIO CALABRIA, L’OPERAIO DELLA VIGNA DEL SIGNORE, MONSIGNOR GIUSEPPE FIORINI MOROSINI, PRONTO A RICEVERE LA GRAVOSA RESPONSABILITÁ DELLA CHIESA REGGINA
L’annuncio ufficiale è stato dato oggi 13 LUGLIO 2013 alle 12 in Episcopio. Sarà dunque l’attuale vescovo-giornalista di Locri-Gerace il successore di mons. Vittorio Mondello che, dopo 23 anni di ministero episcopale, lascia la Diocesi reggina per raggiunti limiti di età. Sin dalla mia ordinazione sacerdotale sono stato animato, incoraggiato, orientato e sorretto proprio da una frase dell’Apostolo: In fide vivo Filii Dei, quia dilexit me (Gal 2, 20). Ho cercato, pertanto, di mettere Gesù Cristo al centro della mia vita personale e della mia missione. Ho fatto della fedeltà a Gesù l’obiettivo della mia vita spirituale; in questo sforzo l’esperienza delle mie fragilità e del mio peccato mi ha messo nelle condizioni di capire e di accogliere il fratello ed essere per lui ministro di perdono e di riconciliazione.
Domenico Salvatore
REGGIO CALABRIA-Giornate piene da globetrotter. Rock’n roll e samba senza musica, mentre gli eventi, gli avvenimenti, gli accadimenti thilling e mozzafiato, si accavallano e non ti danno respiro. Rispetto ad altri giorni, meno frenetici. Funziona così il mondo del giornalismo in Calabria; a Reggio. In primis la cronaca, che comunque, non manca mai da queste parti; per non dire che sia la costante per sette giorni alla settimana. Da quando Melitoonline-Mnews.it, si è spostato in riva allo Stretto, sono aumentati di converso i carichi di lavoro (ed anche i “disturbi”). Ma il giornale, registrato al Tribunale di Reggio Calabria il 17.07.2007, lo abbiamo ribadito più volte, intende fare informazione, cultura ed opinione. Un obiettivo, che implica passione, impegno, costanza, sacrificio fisico, economico, culturale, spirituale, psicologico eccetera. Luigi Palamara, sostenuto, sorretto ed incoraggiato dall’editore della testata, Bruna Italia Massara ed in parte dall’inossidabile Pino D’Amico, ha dovuto affrontare un autentico tour de force. La fatica, non fa paura all’ex tenente dei bersaglieri, abituato a marciare con un peso di 25 chili sulle spalle, senza essere Ercole, Maciste od Ursus. Precedenza assoluta a Fiorini Morosini nuovo arcivescovo di Reggio Calabria…
“E’ mons. Giuseppe Fiorini Morosini il nuovo arcivescovo della Diocesi di Reggio Calabria-Bova. L’annuncio ufficiale è stato dato oggi alle 12 in Episcopio.Sarà dunque l’attuale vescovo-giornalista di Locri-Gerace il successore di mons. Vittorio Mondello che, dopo 23 anni di ministero episcopale, lascia la Diocesi reggina per raggiunti limiti di età.Da oggi e fino all’insediamento di mons. Morosini, mons. Mondello ricoprirà il ruolo di amministratore apostolico della Diocesi reggina per quelli che sono gli impegni ordinari.Sessantotto anni (è nato a Paola il 27 novembre 1945), mons. Giuseppe Renato Fiorini Morosini viene ordinato sacerdote il 2 agosto 1969. Successivamente si laurea in teologia presso la Pontificia Università Lateranense e nel 1975 ottiene il dottorato in filosofia presso l’Università di Messina.
Svolge vari incarichi come sacerdote, tra i quali quello di docente della scuola apostolica di Paola dal 1970 al 1974, vice-parroco a Lamezia Terme e insegnante di liceo fino al 1980. Dal 1994 al 2006 è Superiore generale dell’Ordine Francescano dei Minimi per due mandati.Giornalista pubblicista dal 22 aprile 1989, è iscritto al Sindacato Giornalisti della Calabria e all’Ucsi.Il 20 marzo 2008 viene nominato vescovo di Locri-Gerace, succedendo a mons. Giancarlo Maria Bregantini. È autore di numerose pubblicazioni riguardanti la spiritualità dell’Ordine e la figura del suo fondatore, San Francesco di Paola.“Una notizia che mi riempie di gioia – è il commento di Carlo Parisi, segretario del Sindacato giornalisti della Calabria, vicesegretario nazionale Fnsi e presidente dell’Ucsi, l’Unione stampa cattolica, regionale – la nomina di monsignor Fiorini Morosini alla guida di una diocesi vasta e importante, quale è quella di Reggio Calabria-Bova. Sono convinto che con il sostegno di un pastore di indubbia caratura morale e spirituale, che arriva dal cuore della nostra terra, Locri e Gerace, dove ha potuto sperimentare i problemi più aspri e sofferto le piaghe più dolorose di questa nostra Calabria, la città, la comunità di Reggio avrà una forza, uno sprone ed una speranza in più per affrontare le innegabili difficoltà che continuano a martoriarla”.
“Non nego, infine, – conclude Parisi – un ulteriore motivo di gioia: il fatto che monsignor Fiorini Morosini sia, oltre che pastore della Chiesa, anche un giornalista, da sempre vicino e partecipe alla vita e alle problematiche della nostra categoria. Sono certo, dunque, che saranno numerose le occasioni in cui i giornalisti calabresi potranno confrontarsi con lui, attingendo alla sua forza spirituale e trovando conforto nei suoi incoraggiamenti, a cui ci ha abituati in questi anni”.
Al neo arcivescovo anche il messaggio di benvenuto del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Talarico: “A nome del Consiglio regionale, e mio personale, desidero esprimere le più sentite congratulazioni e gli auguri per il nuovo impegno pastorale di monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, nominato arcivescovo metropolita della diocesi di Reggio Calabria-Bova. Le sue qualità umane, le sue forti posizioni contro ogni ingiustizia e illegalità e la sua dedizione verso i più deboli e gli emarginati lo accompagneranno nella nuova missione di fede in una delle più antiche diocesi della Calabria.
In questi anni di servizio pastorale nella diocesi di Locri, che adesso lascia per il nuovo impegno a cui è stato chiamato dalla Chiesa, monsignor Morosini – continua Talarico – è stato un punto di riferimento sicuro, come hanno potuto sperimentare i fedeli della Locride, insieme a quanti lo hanno incontrato e sentito vicino nelle difficoltà e nella vita quotidiana e sono stati incoraggiati a lavorare per il rinnovamento della Calabria, dalla sua azione costante di evangelizzazione e per le sue forti prese di posizione contro la criminalità organizzata.Nel nuovo importante e significativo impegno pastorale, monsignor Morosini succede a monsignor Vittorio Mondello, un pastore che desideriamo ringraziare per il suo ministero episcopale generoso e illuminato, svolto per molti anni al servizio e per il bene della diocesi di Reggio-Bova e di tutta la Calabria. A monsignor Mondello, anche nella sua qualità di presidente della Conferenza episcopale della regione – conclude Talarico – sentiamo di dover esprimere profonda gratitudine per l’impegno pastorale e per i frutti copiosi che sono venuti della sua lunga missione in terra di Calabria”. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, neo-Arcivescovo di Reggio-Bova: 'Vengo da voi, carissimi, con entusiasmo, anche se umanamente mi costa tantissimo ricominciare a 68 anni'.
Bruna Italia Massara, nonna, come Luigi e come il direttore, riesce a dividersi i mille rivoli: tra impegni personali, professionali, familiari, sociali e così via. Non si limita a questo. Cura anche la parte giornalistica. Un autentico personaggio, (un editore donna) che a nostro avviso meriterebbe maggiori attenzioni, per il coraggio d’investire in Calabria. Lottando e combattendo contro tutto e contro tutti… Scrive…”Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, neo-Arcivescovo di Reggio-Bova.'Ho cercato di dare alla Chiesa di Locri-Gerace tutto di me stesso per il tempo che il Signore ha voluto'.Di seguito la lettera a firma di Monsignor Fiorini-Morosini:Eccellenza Rev.ma,Carissimi sacerdoti e fedeli,Il Papa ha deciso di inviare me a Reggio come nuovo vescovo di questa antica e nobile Chiesa.Come gli ho scritto nei giorni scorsi, dopo cinque anni di permanenza a Locri, cominciavo a muovermi in questa sede con sicurezza e tranquillità. Speravo poter continuare nella stessa sede ed essere così più incisivo nel lavoro di evangelizzazione.Il Signore ha voluto diversamente: sia fatta la sua volontà. Nessuno deve ritenersi necessario nella vigna del Signore. Ho cercato di dare alla Chiesa di Locri-Gerace tutto di me stesso per il tempo che il Signore ha voluto. Pretendere di rimanervi ancora, con la presunzione di continuare a fare bene, avrebbe significato andare contro Dio, che è il solo a fare fruttificare il nostro lavoro. Avrebbe significato pregiudicare il futuro lavoro. Questa è la mia visione di fede e di servizio nella Chiesa, che vuole essere il primo dono che voglio fare alla mia nuova Chiesa di Reggio Calabria-Bova.
Vengo da voi, carissimi, con entusiasmo, anche se umanamente mi costa tantissimo ricominciare a 68 anni. Mi conforta il fatto di trovare una Chiesa ben organizzata e in cammino, alla cui testa dovrò mettermi, ascoltando e condividendo, dialogando e compartecipando in una scuola viva di vita, ove si insegna imparando e si impara insegnando; ove soprattutto viene posta la verità e la comunione alla base di tutto. Spero sia questo lo stile che dovrà contraddistinguere la nostra collaborazione, sia con i presbiteri che con i laici: veritatem facientes in caritate (Ef 4, 14). In particolare ai presbiteri voglio dire che la mia casa è sempre aperta in qualunque ora per incontrarli e ascoltarli.So di ricevere una eredità preziosa, custodita e accresciuta, attraverso la fedeltà a Gesù, dalla vostra Chiesa, che ha avuto grandi pastori: il ven. Mons. Ferro, Mons. Sorrentino, da me conosciuti e stimati, ed ultimo Mons. Mondello, con il quale ho collaborato, in questi cinque anni di episcopato, costruendo anno dopo anno stima, rispetto, amicizia, affetto. So di ricevere da lui un testimone eccellente di impegno pastorale, da tutti apprezzato.E’ a tutti nota la vivacità della vostra Chiesa, frutto di una collaborazione attiva tra i sacerdoti e un laicato eccezionale, che voi sacerdoti di oggi e di ieri avete saputo formare e coinvolgere nell’azione pastorale.Se questi aspetti positivi da un lato mi allietano, dall’altro un po’ mi intimoriscono, considerando le mie forze e le mie capacità. Ma confido nel Signore, nella Madonna della Consolazione, in S. Paolo, nel mio Padre S. Francesco, Patrono della Calabria.
Sin dalla mia ordinazione sacerdotale sono stato animato, incoraggiato, orientato e sorretto proprio da una frase dell’Apostolo: In fide vivo Filii Dei, quia dilexit me (Gal 2, 20). Ho cercato, pertanto, di mettere Gesù Cristo al centro della mia vita personale e della mia missione. Ho fatto della fedeltà a Gesù l’obiettivo della mia vita spirituale; in questo sforzo l’esperienza delle mie fragilità e del mio peccato mi ha messo nelle condizioni di capire e di accogliere il fratello ed essere per lui ministro di perdono e di riconciliazione. Son stato sorretto in questo anche dalla visione di S. Francesco di Paola, che ha invitato chi presiede in una comunità a saper sempre stare accanto a chi sbaglia per capirlo e sorreggerlo nel cammino di conversione. Come ha fatto Gesù.Un ministro del Signore pone Gesù anche al centro della sua missione: annunciare la sua parola e amministrare i suoi sacramenti ha prevalso su ogni altro elemento dell’azione pastorale. Così voglio continuare nel prendere in mano la guida di questa Santa Chiesa di Reggio-Bova.Il mio motto episcopale vuole essere un secondo dono alla Diocesi tutta, perché si rafforzi nella fede in Gesù: in questo anno della fede lo ponga al centro della sua vita e della sua missione.Siamo fedeli al Signore Gesù, alla nostra vocazione cristiana, alla nostra vocazione sacerdotale e diaconale, alla nostra vocazione religiosa. Siamo fedeli nella radicalità, soprattutto noi uomini di Chiesa: la fedeltà alla nostra vocazione è la luce e il profumo della nostra vita. E parlando di fedeltà, penso soprattutto a voi, cari seminaristi. Crescete alimentati dai grandi ideali verso i quali dovete correre, convinti che sarete uomini felici se sarete sacerdoti fedeli.
Considerando la motivazione che S. Paolo dà per la sua vita di fede (quia dilexit me), vi esorto a guardare il nostro territorio con lo sguardo amorevole di Cristo, con la sua compassione, con la sua misericordia. La fede in Gesù ci porta ad essere come lui, misericordiosi, compassionevoli, servizievoli fino al dono della vita. Risuonino sempre nelle nostre orecchie le parole di Gesù: misericordia voglio e non sacrificio (Mt 12, 7); non sono venuto a chiamare i giusti a conversione, ma i peccatori (Lc 5, 32). Un annuncio di misericordia tanto più necessario, quanto più non capito oggi dalla nostra società. Ma non possiamo strappare alcuna pagina del Vangelo: e quelle sulla misericordia sono tante. Comprendiamo l’insistenza di Papa Francesco su questo tema.Alla misericordia uniremo il rigore morale del Vangelo, prima per noi, uomini di Chiesa, che siamo sollecitati in ogni modo a purificarci, a rinnovarci, a fare del nostro sacerdozio una missione e non un impiego, e a camminare nel segno della verità, semplicità e sobrietà di vita, senza sostare mai in zone grigie, ove ci possa essere anche il solo sospetto di collusione con il male: fatti modelli del gregge (1Pt 5, 3). Ad uguale rigore richiameremo i nostri fedeli, soprattutto quanti hanno responsabilità politiche, sociali ed amministrative. Coerenza di vita e fedeltà a Gesù Cristo sono i segni della nostra fede e costituiscono il cuore della nostra credibilità di seguaci di Cristo e di Pastori.Dinanzi ai problemi vecchi e nuovi della nostra terra, continueremo nella linea tracciata dalla Chiesa in molteplici documenti.
Le istituzioni dello Stato dovranno poter contare sul nostro impegno per una lotta senza quartiere contro la criminalità organizzata e i suoi traffici di morte: droga, usura, intimidazioni, tangenti, attentati. La Chiesa diocesana, in forza della sua natura e missione, radicata capillarmente sul territorio, deve essere fedele in questa lotta, convinta che la legalità, che fa leva sui diritti dell’uomo e sul rispetto della persona, fa parte dell’annunzio evangelico.Voglio chiedere, però, sin da adesso a tutte le istituzioni politiche, giuridiche, sociali, investigative e militari, e ai media, che collaborano sul territorio per sconfiggere la piaga della ‘ndrangheta, a non voler presumere di dettare alla Chiesa le norme del suo comportamento e della sua azione e a giudicare negativamente la sua azione se non corrisponde agli interventi che essi pensano e desiderano dalla Chiesa. La Chiesa sa come muoversi, fedele alla sua missione.Essa si pone al servizio del territorio, offre la sua collaborazione, accetta di stringere ogni mano, sempre che la fedeltà al Vangelo sia garantita. Altrimenti essa sa accettare di essere minoranza, di essere diversa, di andare controcorrente. Rispettiamo il processo di laicizzazione e di secolarizzazione della società, ma non lo possiamo accettare in toto. In alcuni momenti saremo voce critica, soprattutto per quelle questioni che riguardano il rispetto della vita, la difesa della famiglia e del processo educativo, e che affondano le loro radici sulla ragione e sulla natura dell’uomo, la cui esistenza e difesa sono patrimonio della cultura dell’uomo, ancor prima della nascita del cristianesimo.
Affido il mio servizio pastorale alla preghiera di tutti, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici. Mi affido soprattutto alle preghiere e all’offerta generosa dei malati, e di quanti li assistono che sono il segno concreto della presenza di Dio in mezzo a noi, attraverso la loro vita di fede.Un pensiero affettuoso vada a tutte le vittime della violenza e ai loro familiari, sperando che non sia sparso altro sangue; ma saluto anche i carcerati, invitandoli a fare quei passi di conversione e di riconciliazione, per ottenere i quali la Chiesa sta loro accanto e annuncia loro il sacrificio riconciliatorio di Gesù. Ai giovani, in modo particolare, chiedo il dono della luce dell’oggi, della loro facilità a cogliere i segni dei tempi, perché coniugati con la esperienza di noi più anziani, l’azione della Chiesa possa essere profetica nella fedeltà.In attesa di iniziare il mio sevizio in messo a voi, vi saluto di cuore e vi benedico.
A Lei mons. Mondello la mia gratitudine e la preghiera di starmi accanto soprattutto nel muovere i miei primi passi.” L’apertura in due tempi o tre, la merita tutta, questo vescovo venuto da lontano. Un operaio della vigna del Signore, che abbiamo conosciuto, incontrato ed intervistato (fu la sua prima intervista rilasciata sul posto a Melitoonline, alla presenza anche del reverendo padre don Pino Strangio, rettore del Santuario di Polsi, a San Luca). Migra dalla Costa Jonica reggina, lui ch’era cresciuto sulla Costa Tirrenica cosentina e paolana, verso lo Stretto di Messina. Dovrà lasciare le novantanove pecore al sicuro fra i monti, per andare a raccogliere la pecorella smarrita. Il padre Luigi Vittorio Mondello, arcivescovo emerito e metropolita, presidente della CEI Calabria, premiato anche con il “Pericle d’oro”, ha macellato il vitello più grasso. Una decisione sofferta, dicono i beninformati, quella del papa Francesco I°. Molti erano i chiamati, ma ovviamente, uno ed uno solo l’eletto. La Bolla Papale c’è pure; e fra poco, ci sarà anche l’insediamento ufficiale. Un compito gravoso, quello di Morosini Fiorini Giuseppe. Sebbene la gestione del pastorale della Diocesi di Locri-Gerace, una delle più antiche e prestigiose, sia stato un buon viatico. Raccogliere l’eredità (lunga tredici anni) di un vescovo di carisma e prestigio come Giancarlo Maria Bregantini, trasferito a Campobasso, non era facile per nessuno. Benchè, ricevere quella di monsignor Vittorio Luigi Mondello, vescovo di Reggio-Bova per 23 anni, quasi un quarto di secolo, oramai arcivescovo emerito, sia altrettanto difficile.
Tuttavia c’è l’assistenza dello Spirito Santo a facilitare il percorso. Il Papa, ha fatto pulizia e svecchiamento, a parte i puntini sulle “i”, che comunque andavano messi. Basta scorrere le cronache per rendersi conto; tuttavia dovrebbe scrollarsi di dosso la conservazione più reazionaria della Chiesa, che ancora si annida nell’apparato pontificio. Funzionari che non sono riusciti (nemmeno loro) a togliersi dall’occhio la trave, per vedere meglio la pagliuzza nell’occhio del fratello. La prestigiosa e corposissima Chiesa calabrese, in modo speciale quella reggina, dove approdò per primo San Paolo, che proveniva dal Medioriente, ha maturato tutti i requisiti, se non di più per ricevere la porpora cardinalizia perenne. Ma guarda caso, non è stata mai assegnata. A nostro avviso, la possono ricevere almeno due dottori della Chiesa, sancta sanctorum, per meriti diversificati. Non pensiamo certamente, di dare dritte al Pontefice. Ci sono servi del Signore, che lo sanno fare assai meglio di noi. Speriamo solo che non ricalchino le orme dei loro predecessori. Ma non possiamo dire che siano stati giudizi frettolosi, superficiali, bugiardi o menzogneri, se no di parte. Niente pennacchi, campanilismi o rivendicazioni fuori tempo e fuori luogo dunque. Sebbene i risultati siano i…medesimi.
Rivolgemmo questa preghiera ai defunti Paolo VI, Giovanni XXIII°, e Giovanni Paolo II, ma anche al papa emerito Joseph Ratzinger, alias Benedetto XVI°. Aria fritta. Ma cosa volete che gliene freghi al Papa delle ciance di un piccolo giornale on line? La Sala Vaticana ci ha pure negato l’accredito…L’ultimo cardinale, nominato da papa Leone XIII°, fu il ‘cardolo’ Luigi Tripepi, nato a Cardeto il 21 giugno 1836; uomo di Chiesa, ma anche poeta, filosofo, teologo, storico e fine diplomatico. Le cose non avvengono mai per caso. Giuseppe Fiorini Morosini a Reggio Calabria, dove potrebbe ricevere il ‘galero’ se non il ‘saturno’, è un preciso segnale per la piazza di Reggio Calabria, che attraversa un momento storico difficilissimo. Il cambio del vescovo non è mai facile. Poi, c’è il problema della criminalità organizzata; la ‘ndrangheta, che proprio a Reggio ha la sede storica. Lo scioglimento del Comune per mafia; la politica messa in croce, ma non si può fare di tutte le erbe un fascio; la crisi dei partiti alla ricerca della Stella Polare; la crisi della cultura cosiddetta ufficiale, letteralmente allo sbando. Tranne alcune eccezioni di peso e di statura, che meno male, almeno quelle ci sono. Il problema principale tuttavia è la disoccupazione giovanile. Senza nulla togliere al… massacro delle tasse; ai bisogni e necessità della gente; alla povertà vissuta come disvalore e così via. Tutte gatte da pelare. Ma a Giuseppe Fiorini Morosini, non mancano le qualità, le abilità e le capacità, che lo hanno fatto grande. Questa è la nostra opinione. E quella di qualche altro. Domenico Salvatore
REGGIO CALABRIA, L’OPERAIO DELLA VIGNA DEL SIGNORE, MONSIGNOR GIUSEPPE FIORINI MOROSINI, PRONTO A RICEVERE LA GRAVOSA RESPONSABILITÁ DELLA CHIESA REGGINA
L’annuncio ufficiale è stato dato oggi 13 LUGLIO 2013 alle 12 in Episcopio. Sarà dunque l’attuale vescovo-giornalista di Locri-Gerace il successore di mons. Vittorio Mondello che, dopo 23 anni di ministero episcopale, lascia la Diocesi reggina per raggiunti limiti di età. Sin dalla mia ordinazione sacerdotale sono stato animato, incoraggiato, orientato e sorretto proprio da una frase dell’Apostolo: In fide vivo Filii Dei, quia dilexit me (Gal 2, 20). Ho cercato, pertanto, di mettere Gesù Cristo al centro della mia vita personale e della mia missione. Ho fatto della fedeltà a Gesù l’obiettivo della mia vita spirituale; in questo sforzo l’esperienza delle mie fragilità e del mio peccato mi ha messo nelle condizioni di capire e di accogliere il fratello ed essere per lui ministro di perdono e di riconciliazione.
Domenico Salvatore
REGGIO CALABRIA-Giornate piene da globetrotter. Rock’n roll e samba senza musica, mentre gli eventi, gli avvenimenti, gli accadimenti thilling e mozzafiato, si accavallano e non ti danno respiro. Rispetto ad altri giorni, meno frenetici. Funziona così il mondo del giornalismo in Calabria; a Reggio. In primis la cronaca, che comunque, non manca mai da queste parti; per non dire che sia la costante per sette giorni alla settimana. Da quando Melitoonline-Mnews.it, si è spostato in riva allo Stretto, sono aumentati di converso i carichi di lavoro (ed anche i “disturbi”). Ma il giornale, registrato al Tribunale di Reggio Calabria il 17.07.2007, lo abbiamo ribadito più volte, intende fare informazione, cultura ed opinione. Un obiettivo, che implica passione, impegno, costanza, sacrificio fisico, economico, culturale, spirituale, psicologico eccetera. Luigi Palamara, sostenuto, sorretto ed incoraggiato dall’editore della testata, Bruna Italia Massara ed in parte dall’inossidabile Pino D’Amico, ha dovuto affrontare un autentico tour de force. La fatica, non fa paura all’ex tenente dei bersaglieri, abituato a marciare con un peso di 25 chili sulle spalle, senza essere Ercole, Maciste od Ursus. Precedenza assoluta a Fiorini Morosini nuovo arcivescovo di Reggio Calabria…
“E’ mons. Giuseppe Fiorini Morosini il nuovo arcivescovo della Diocesi di Reggio Calabria-Bova. L’annuncio ufficiale è stato dato oggi alle 12 in Episcopio.Sarà dunque l’attuale vescovo-giornalista di Locri-Gerace il successore di mons. Vittorio Mondello che, dopo 23 anni di ministero episcopale, lascia la Diocesi reggina per raggiunti limiti di età.Da oggi e fino all’insediamento di mons. Morosini, mons. Mondello ricoprirà il ruolo di amministratore apostolico della Diocesi reggina per quelli che sono gli impegni ordinari.Sessantotto anni (è nato a Paola il 27 novembre 1945), mons. Giuseppe Renato Fiorini Morosini viene ordinato sacerdote il 2 agosto 1969. Successivamente si laurea in teologia presso la Pontificia Università Lateranense e nel 1975 ottiene il dottorato in filosofia presso l’Università di Messina.
Svolge vari incarichi come sacerdote, tra i quali quello di docente della scuola apostolica di Paola dal 1970 al 1974, vice-parroco a Lamezia Terme e insegnante di liceo fino al 1980. Dal 1994 al 2006 è Superiore generale dell’Ordine Francescano dei Minimi per due mandati.Giornalista pubblicista dal 22 aprile 1989, è iscritto al Sindacato Giornalisti della Calabria e all’Ucsi.Il 20 marzo 2008 viene nominato vescovo di Locri-Gerace, succedendo a mons. Giancarlo Maria Bregantini. È autore di numerose pubblicazioni riguardanti la spiritualità dell’Ordine e la figura del suo fondatore, San Francesco di Paola.“Una notizia che mi riempie di gioia – è il commento di Carlo Parisi, segretario del Sindacato giornalisti della Calabria, vicesegretario nazionale Fnsi e presidente dell’Ucsi, l’Unione stampa cattolica, regionale – la nomina di monsignor Fiorini Morosini alla guida di una diocesi vasta e importante, quale è quella di Reggio Calabria-Bova. Sono convinto che con il sostegno di un pastore di indubbia caratura morale e spirituale, che arriva dal cuore della nostra terra, Locri e Gerace, dove ha potuto sperimentare i problemi più aspri e sofferto le piaghe più dolorose di questa nostra Calabria, la città, la comunità di Reggio avrà una forza, uno sprone ed una speranza in più per affrontare le innegabili difficoltà che continuano a martoriarla”.
“Non nego, infine, – conclude Parisi – un ulteriore motivo di gioia: il fatto che monsignor Fiorini Morosini sia, oltre che pastore della Chiesa, anche un giornalista, da sempre vicino e partecipe alla vita e alle problematiche della nostra categoria. Sono certo, dunque, che saranno numerose le occasioni in cui i giornalisti calabresi potranno confrontarsi con lui, attingendo alla sua forza spirituale e trovando conforto nei suoi incoraggiamenti, a cui ci ha abituati in questi anni”.
Al neo arcivescovo anche il messaggio di benvenuto del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Talarico: “A nome del Consiglio regionale, e mio personale, desidero esprimere le più sentite congratulazioni e gli auguri per il nuovo impegno pastorale di monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, nominato arcivescovo metropolita della diocesi di Reggio Calabria-Bova. Le sue qualità umane, le sue forti posizioni contro ogni ingiustizia e illegalità e la sua dedizione verso i più deboli e gli emarginati lo accompagneranno nella nuova missione di fede in una delle più antiche diocesi della Calabria.
In questi anni di servizio pastorale nella diocesi di Locri, che adesso lascia per il nuovo impegno a cui è stato chiamato dalla Chiesa, monsignor Morosini – continua Talarico – è stato un punto di riferimento sicuro, come hanno potuto sperimentare i fedeli della Locride, insieme a quanti lo hanno incontrato e sentito vicino nelle difficoltà e nella vita quotidiana e sono stati incoraggiati a lavorare per il rinnovamento della Calabria, dalla sua azione costante di evangelizzazione e per le sue forti prese di posizione contro la criminalità organizzata.Nel nuovo importante e significativo impegno pastorale, monsignor Morosini succede a monsignor Vittorio Mondello, un pastore che desideriamo ringraziare per il suo ministero episcopale generoso e illuminato, svolto per molti anni al servizio e per il bene della diocesi di Reggio-Bova e di tutta la Calabria. A monsignor Mondello, anche nella sua qualità di presidente della Conferenza episcopale della regione – conclude Talarico – sentiamo di dover esprimere profonda gratitudine per l’impegno pastorale e per i frutti copiosi che sono venuti della sua lunga missione in terra di Calabria”. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, neo-Arcivescovo di Reggio-Bova: 'Vengo da voi, carissimi, con entusiasmo, anche se umanamente mi costa tantissimo ricominciare a 68 anni'.
Bruna Italia Massara, nonna, come Luigi e come il direttore, riesce a dividersi i mille rivoli: tra impegni personali, professionali, familiari, sociali e così via. Non si limita a questo. Cura anche la parte giornalistica. Un autentico personaggio, (un editore donna) che a nostro avviso meriterebbe maggiori attenzioni, per il coraggio d’investire in Calabria. Lottando e combattendo contro tutto e contro tutti… Scrive…”Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, neo-Arcivescovo di Reggio-Bova.'Ho cercato di dare alla Chiesa di Locri-Gerace tutto di me stesso per il tempo che il Signore ha voluto'.Di seguito la lettera a firma di Monsignor Fiorini-Morosini:Eccellenza Rev.ma,Carissimi sacerdoti e fedeli,Il Papa ha deciso di inviare me a Reggio come nuovo vescovo di questa antica e nobile Chiesa.Come gli ho scritto nei giorni scorsi, dopo cinque anni di permanenza a Locri, cominciavo a muovermi in questa sede con sicurezza e tranquillità. Speravo poter continuare nella stessa sede ed essere così più incisivo nel lavoro di evangelizzazione.Il Signore ha voluto diversamente: sia fatta la sua volontà. Nessuno deve ritenersi necessario nella vigna del Signore. Ho cercato di dare alla Chiesa di Locri-Gerace tutto di me stesso per il tempo che il Signore ha voluto. Pretendere di rimanervi ancora, con la presunzione di continuare a fare bene, avrebbe significato andare contro Dio, che è il solo a fare fruttificare il nostro lavoro. Avrebbe significato pregiudicare il futuro lavoro. Questa è la mia visione di fede e di servizio nella Chiesa, che vuole essere il primo dono che voglio fare alla mia nuova Chiesa di Reggio Calabria-Bova.
Vengo da voi, carissimi, con entusiasmo, anche se umanamente mi costa tantissimo ricominciare a 68 anni. Mi conforta il fatto di trovare una Chiesa ben organizzata e in cammino, alla cui testa dovrò mettermi, ascoltando e condividendo, dialogando e compartecipando in una scuola viva di vita, ove si insegna imparando e si impara insegnando; ove soprattutto viene posta la verità e la comunione alla base di tutto. Spero sia questo lo stile che dovrà contraddistinguere la nostra collaborazione, sia con i presbiteri che con i laici: veritatem facientes in caritate (Ef 4, 14). In particolare ai presbiteri voglio dire che la mia casa è sempre aperta in qualunque ora per incontrarli e ascoltarli.So di ricevere una eredità preziosa, custodita e accresciuta, attraverso la fedeltà a Gesù, dalla vostra Chiesa, che ha avuto grandi pastori: il ven. Mons. Ferro, Mons. Sorrentino, da me conosciuti e stimati, ed ultimo Mons. Mondello, con il quale ho collaborato, in questi cinque anni di episcopato, costruendo anno dopo anno stima, rispetto, amicizia, affetto. So di ricevere da lui un testimone eccellente di impegno pastorale, da tutti apprezzato.E’ a tutti nota la vivacità della vostra Chiesa, frutto di una collaborazione attiva tra i sacerdoti e un laicato eccezionale, che voi sacerdoti di oggi e di ieri avete saputo formare e coinvolgere nell’azione pastorale.Se questi aspetti positivi da un lato mi allietano, dall’altro un po’ mi intimoriscono, considerando le mie forze e le mie capacità. Ma confido nel Signore, nella Madonna della Consolazione, in S. Paolo, nel mio Padre S. Francesco, Patrono della Calabria.
Sin dalla mia ordinazione sacerdotale sono stato animato, incoraggiato, orientato e sorretto proprio da una frase dell’Apostolo: In fide vivo Filii Dei, quia dilexit me (Gal 2, 20). Ho cercato, pertanto, di mettere Gesù Cristo al centro della mia vita personale e della mia missione. Ho fatto della fedeltà a Gesù l’obiettivo della mia vita spirituale; in questo sforzo l’esperienza delle mie fragilità e del mio peccato mi ha messo nelle condizioni di capire e di accogliere il fratello ed essere per lui ministro di perdono e di riconciliazione. Son stato sorretto in questo anche dalla visione di S. Francesco di Paola, che ha invitato chi presiede in una comunità a saper sempre stare accanto a chi sbaglia per capirlo e sorreggerlo nel cammino di conversione. Come ha fatto Gesù.Un ministro del Signore pone Gesù anche al centro della sua missione: annunciare la sua parola e amministrare i suoi sacramenti ha prevalso su ogni altro elemento dell’azione pastorale. Così voglio continuare nel prendere in mano la guida di questa Santa Chiesa di Reggio-Bova.Il mio motto episcopale vuole essere un secondo dono alla Diocesi tutta, perché si rafforzi nella fede in Gesù: in questo anno della fede lo ponga al centro della sua vita e della sua missione.Siamo fedeli al Signore Gesù, alla nostra vocazione cristiana, alla nostra vocazione sacerdotale e diaconale, alla nostra vocazione religiosa. Siamo fedeli nella radicalità, soprattutto noi uomini di Chiesa: la fedeltà alla nostra vocazione è la luce e il profumo della nostra vita. E parlando di fedeltà, penso soprattutto a voi, cari seminaristi. Crescete alimentati dai grandi ideali verso i quali dovete correre, convinti che sarete uomini felici se sarete sacerdoti fedeli.
Considerando la motivazione che S. Paolo dà per la sua vita di fede (quia dilexit me), vi esorto a guardare il nostro territorio con lo sguardo amorevole di Cristo, con la sua compassione, con la sua misericordia. La fede in Gesù ci porta ad essere come lui, misericordiosi, compassionevoli, servizievoli fino al dono della vita. Risuonino sempre nelle nostre orecchie le parole di Gesù: misericordia voglio e non sacrificio (Mt 12, 7); non sono venuto a chiamare i giusti a conversione, ma i peccatori (Lc 5, 32). Un annuncio di misericordia tanto più necessario, quanto più non capito oggi dalla nostra società. Ma non possiamo strappare alcuna pagina del Vangelo: e quelle sulla misericordia sono tante. Comprendiamo l’insistenza di Papa Francesco su questo tema.Alla misericordia uniremo il rigore morale del Vangelo, prima per noi, uomini di Chiesa, che siamo sollecitati in ogni modo a purificarci, a rinnovarci, a fare del nostro sacerdozio una missione e non un impiego, e a camminare nel segno della verità, semplicità e sobrietà di vita, senza sostare mai in zone grigie, ove ci possa essere anche il solo sospetto di collusione con il male: fatti modelli del gregge (1Pt 5, 3). Ad uguale rigore richiameremo i nostri fedeli, soprattutto quanti hanno responsabilità politiche, sociali ed amministrative. Coerenza di vita e fedeltà a Gesù Cristo sono i segni della nostra fede e costituiscono il cuore della nostra credibilità di seguaci di Cristo e di Pastori.Dinanzi ai problemi vecchi e nuovi della nostra terra, continueremo nella linea tracciata dalla Chiesa in molteplici documenti.
Le istituzioni dello Stato dovranno poter contare sul nostro impegno per una lotta senza quartiere contro la criminalità organizzata e i suoi traffici di morte: droga, usura, intimidazioni, tangenti, attentati. La Chiesa diocesana, in forza della sua natura e missione, radicata capillarmente sul territorio, deve essere fedele in questa lotta, convinta che la legalità, che fa leva sui diritti dell’uomo e sul rispetto della persona, fa parte dell’annunzio evangelico.Voglio chiedere, però, sin da adesso a tutte le istituzioni politiche, giuridiche, sociali, investigative e militari, e ai media, che collaborano sul territorio per sconfiggere la piaga della ‘ndrangheta, a non voler presumere di dettare alla Chiesa le norme del suo comportamento e della sua azione e a giudicare negativamente la sua azione se non corrisponde agli interventi che essi pensano e desiderano dalla Chiesa. La Chiesa sa come muoversi, fedele alla sua missione.Essa si pone al servizio del territorio, offre la sua collaborazione, accetta di stringere ogni mano, sempre che la fedeltà al Vangelo sia garantita. Altrimenti essa sa accettare di essere minoranza, di essere diversa, di andare controcorrente. Rispettiamo il processo di laicizzazione e di secolarizzazione della società, ma non lo possiamo accettare in toto. In alcuni momenti saremo voce critica, soprattutto per quelle questioni che riguardano il rispetto della vita, la difesa della famiglia e del processo educativo, e che affondano le loro radici sulla ragione e sulla natura dell’uomo, la cui esistenza e difesa sono patrimonio della cultura dell’uomo, ancor prima della nascita del cristianesimo.
Affido il mio servizio pastorale alla preghiera di tutti, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici. Mi affido soprattutto alle preghiere e all’offerta generosa dei malati, e di quanti li assistono che sono il segno concreto della presenza di Dio in mezzo a noi, attraverso la loro vita di fede.Un pensiero affettuoso vada a tutte le vittime della violenza e ai loro familiari, sperando che non sia sparso altro sangue; ma saluto anche i carcerati, invitandoli a fare quei passi di conversione e di riconciliazione, per ottenere i quali la Chiesa sta loro accanto e annuncia loro il sacrificio riconciliatorio di Gesù. Ai giovani, in modo particolare, chiedo il dono della luce dell’oggi, della loro facilità a cogliere i segni dei tempi, perché coniugati con la esperienza di noi più anziani, l’azione della Chiesa possa essere profetica nella fedeltà.In attesa di iniziare il mio sevizio in messo a voi, vi saluto di cuore e vi benedico.
A Lei mons. Mondello la mia gratitudine e la preghiera di starmi accanto soprattutto nel muovere i miei primi passi.” L’apertura in due tempi o tre, la merita tutta, questo vescovo venuto da lontano. Un operaio della vigna del Signore, che abbiamo conosciuto, incontrato ed intervistato (fu la sua prima intervista rilasciata sul posto a Melitoonline, alla presenza anche del reverendo padre don Pino Strangio, rettore del Santuario di Polsi, a San Luca). Migra dalla Costa Jonica reggina, lui ch’era cresciuto sulla Costa Tirrenica cosentina e paolana, verso lo Stretto di Messina. Dovrà lasciare le novantanove pecore al sicuro fra i monti, per andare a raccogliere la pecorella smarrita. Il padre Luigi Vittorio Mondello, arcivescovo emerito e metropolita, presidente della CEI Calabria, premiato anche con il “Pericle d’oro”, ha macellato il vitello più grasso. Una decisione sofferta, dicono i beninformati, quella del papa Francesco I°. Molti erano i chiamati, ma ovviamente, uno ed uno solo l’eletto. La Bolla Papale c’è pure; e fra poco, ci sarà anche l’insediamento ufficiale. Un compito gravoso, quello di Morosini Fiorini Giuseppe. Sebbene la gestione del pastorale della Diocesi di Locri-Gerace, una delle più antiche e prestigiose, sia stato un buon viatico. Raccogliere l’eredità (lunga tredici anni) di un vescovo di carisma e prestigio come Giancarlo Maria Bregantini, trasferito a Campobasso, non era facile per nessuno. Benchè, ricevere quella di monsignor Vittorio Luigi Mondello, vescovo di Reggio-Bova per 23 anni, quasi un quarto di secolo, oramai arcivescovo emerito, sia altrettanto difficile.
Tuttavia c’è l’assistenza dello Spirito Santo a facilitare il percorso. Il Papa, ha fatto pulizia e svecchiamento, a parte i puntini sulle “i”, che comunque andavano messi. Basta scorrere le cronache per rendersi conto; tuttavia dovrebbe scrollarsi di dosso la conservazione più reazionaria della Chiesa, che ancora si annida nell’apparato pontificio. Funzionari che non sono riusciti (nemmeno loro) a togliersi dall’occhio la trave, per vedere meglio la pagliuzza nell’occhio del fratello. La prestigiosa e corposissima Chiesa calabrese, in modo speciale quella reggina, dove approdò per primo San Paolo, che proveniva dal Medioriente, ha maturato tutti i requisiti, se non di più per ricevere la porpora cardinalizia perenne. Ma guarda caso, non è stata mai assegnata. A nostro avviso, la possono ricevere almeno due dottori della Chiesa, sancta sanctorum, per meriti diversificati. Non pensiamo certamente, di dare dritte al Pontefice. Ci sono servi del Signore, che lo sanno fare assai meglio di noi. Speriamo solo che non ricalchino le orme dei loro predecessori. Ma non possiamo dire che siano stati giudizi frettolosi, superficiali, bugiardi o menzogneri, se no di parte. Niente pennacchi, campanilismi o rivendicazioni fuori tempo e fuori luogo dunque. Sebbene i risultati siano i…medesimi.
Rivolgemmo questa preghiera ai defunti Paolo VI, Giovanni XXIII°, e Giovanni Paolo II, ma anche al papa emerito Joseph Ratzinger, alias Benedetto XVI°. Aria fritta. Ma cosa volete che gliene freghi al Papa delle ciance di un piccolo giornale on line? La Sala Vaticana ci ha pure negato l’accredito…L’ultimo cardinale, nominato da papa Leone XIII°, fu il ‘cardolo’ Luigi Tripepi, nato a Cardeto il 21 giugno 1836; uomo di Chiesa, ma anche poeta, filosofo, teologo, storico e fine diplomatico. Le cose non avvengono mai per caso. Giuseppe Fiorini Morosini a Reggio Calabria, dove potrebbe ricevere il ‘galero’ se non il ‘saturno’, è un preciso segnale per la piazza di Reggio Calabria, che attraversa un momento storico difficilissimo. Il cambio del vescovo non è mai facile. Poi, c’è il problema della criminalità organizzata; la ‘ndrangheta, che proprio a Reggio ha la sede storica. Lo scioglimento del Comune per mafia; la politica messa in croce, ma non si può fare di tutte le erbe un fascio; la crisi dei partiti alla ricerca della Stella Polare; la crisi della cultura cosiddetta ufficiale, letteralmente allo sbando. Tranne alcune eccezioni di peso e di statura, che meno male, almeno quelle ci sono. Il problema principale tuttavia è la disoccupazione giovanile. Senza nulla togliere al… massacro delle tasse; ai bisogni e necessità della gente; alla povertà vissuta come disvalore e così via. Tutte gatte da pelare. Ma a Giuseppe Fiorini Morosini, non mancano le qualità, le abilità e le capacità, che lo hanno fatto grande. Questa è la nostra opinione. E quella di qualche altro. Domenico Salvatore

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