I dirigenti della Lega hanno sviluppato, affinandola nel corso del tempo, una certa monotonia nell’
effettuare banali esternazioni “ad
effetto” che, quasi inevitabilmente, proprio non trovano il modo per astenersi dalla sagra delle
corbellerie pur di collezionare titoli sui
giornali che valgono, ormai, più di quello che contano i numeri dei consensi per i devoti della
«Padania», ovvero il popolo che non c’è.
E quella di Roberto Calderoli che offende la ministra Cécile Kyenge può essere considerata l’ ennesima trovata di un falotico signore – peraltro nelle vesti permanenti effettive di vice presidente del Senato – che deve tutta la sua notorietà alle bizzarrie consumate nella sua attività di "politico" che avranno il merito dell’imperitura memoria solo per le sciagure che sono riuscite a produrre – peraltro senza che alcuno abbia avuto il buon senso di porvi rimedio - e che così giustificano il titolo di “dispensatore di cazzate” che la rete gli ha voluto tributare. Proponiamo una breve carrellata: dalla maglietta anti-islam mostrata in fronte camera, ai mancati spari delle motovedette della marina contro gli immigrati, dal maiale-day (animale a lui evidentemente molto caro) per contrastare le usanze alimentari islamiche, alla “porcata” del Porcellum, la legge elettorale di cui ha voluto rivendicare sdegnosamente la paternità, dalle campagne antimeridionaliste agli insulti a papa Ratzinger definito “crautus” passando per la taglia su unabomber, richieste di pene di morte e castrazione chimica in salsa varia e finendo per chiedere lo stato di guerra contro il terrorismo irakeno.
Un campionario sterminato, quello del nostro gaffaeur professionale, che nel corso del tempo non si è certo risparmiato – e con lui tanti altri esponenti leghisti, Borghezio in testa – quasi fosse una gara a chi la spara più grossa che ha per premio ambito il dileggio internazionale. Le sue uscite, diciamolo pure, vanno ben oltre la provocazione. Potrebbero essere, a buon diritto, inserite nell’ annonario dell’almanacco delle stupidità e magari contribuire pure con merito al momento di spensieratezza di chi avesse la pazienza di leggerlo se non fosse che oramai è talmente di uso comune sentire provenire da cotanto ingegno un simile repertorio di bagattelle che si rischia l’indolenza. Se non fosse che a proferirle si cimenti un alto rappresentante nominato dai voti dei cittadini, già pluriministro ed ora anche vice presidente dell’assemblea del Senato della Repubblica al cui status non si addirebbe certo l’uso del turpiloquio offensivo, per giunta contro un ministro, donna e di colore. Non gliene sfugge una!
Le ingiurie di Calderoli sono la cartina tornasole delle misere qualità dell’uomo che le pronunzia nonché della pochezza degli argomenti che le supportano. Oltre alla mancanza di garbo istituzionale qui si è di fronte alla fomentazione di una campagna d’odio razziale che si alimenta capziosamente a soli fini elettorali, le cui continue provocazioni sono scintilla per ossigenare un fuoco xenofobo sotto cenere già di difficile contenimento. Per non parlare dello scherno a cui il nostro paese è continuamento soggetto a livello internazionale, stretto tra la morsa del bunga bunga, delle barzellette e delle sparate “alla Calderoli” che ormai non si contano più.
Se l’alone dell’indifferenza non annebbiasse le memorie e le coscienze collettive rispondessero ad un sussulto d’orgoglio nazionale che si riappropriasse della normalità, comportamenti ed esternazioni simili dovrebbero essere stroncati immediatamente, censurandone persino l’idea ab origine, e, l’autore dovrebbe egli stesso subire per contrappasso il travaglio subitaneo delle dimissioni – come minimo sindacale - quale condanna per vilipendio ai cittadini prima che alle istituzioni democratiche. Purtroppo è duro ratificare che il regime di tolleranza adversus le corbellerie espresse con la patente da parlamentare abbiano ampia tutela e finiscano, quasi prontamente, nel dimenticatoio. Perché un paese democratico che avesse davvero rispetto per se stesso non si accontenterebbe di una semplice reprimenda autoassolvente che nulla smuove ma pretenderebbe, indignandosi profondamente, contromisure adeguate all’umiliazione patita tali, persino, da nobilitarlo di fronte alla platea internazionale.
Ma, molto più banalmente, siamo in Italia il paese delle meraviglie dove accade il rovescio di tutto. Perchè la verità è, anche, che non sappiamo rinunciare ad un simile passatempo. Anche per non far torto ai nostrani professionisti della gaffe che da anni tengono allegre le cancellerie di mezzo mondo. Peraltro gratis. O molto peggio perchè forse, una simile presa di coscienza spaventa più che incoraggia. Ed ancora a questo salto potremmo non essere pronti.
Giuseppe Campisi
Facebook, /gcampisi74
Twitter, @giuseppecampisi
E quella di Roberto Calderoli che offende la ministra Cécile Kyenge può essere considerata l’ ennesima trovata di un falotico signore – peraltro nelle vesti permanenti effettive di vice presidente del Senato – che deve tutta la sua notorietà alle bizzarrie consumate nella sua attività di "politico" che avranno il merito dell’imperitura memoria solo per le sciagure che sono riuscite a produrre – peraltro senza che alcuno abbia avuto il buon senso di porvi rimedio - e che così giustificano il titolo di “dispensatore di cazzate” che la rete gli ha voluto tributare. Proponiamo una breve carrellata: dalla maglietta anti-islam mostrata in fronte camera, ai mancati spari delle motovedette della marina contro gli immigrati, dal maiale-day (animale a lui evidentemente molto caro) per contrastare le usanze alimentari islamiche, alla “porcata” del Porcellum, la legge elettorale di cui ha voluto rivendicare sdegnosamente la paternità, dalle campagne antimeridionaliste agli insulti a papa Ratzinger definito “crautus” passando per la taglia su unabomber, richieste di pene di morte e castrazione chimica in salsa varia e finendo per chiedere lo stato di guerra contro il terrorismo irakeno.
Un campionario sterminato, quello del nostro gaffaeur professionale, che nel corso del tempo non si è certo risparmiato – e con lui tanti altri esponenti leghisti, Borghezio in testa – quasi fosse una gara a chi la spara più grossa che ha per premio ambito il dileggio internazionale. Le sue uscite, diciamolo pure, vanno ben oltre la provocazione. Potrebbero essere, a buon diritto, inserite nell’ annonario dell’almanacco delle stupidità e magari contribuire pure con merito al momento di spensieratezza di chi avesse la pazienza di leggerlo se non fosse che oramai è talmente di uso comune sentire provenire da cotanto ingegno un simile repertorio di bagattelle che si rischia l’indolenza. Se non fosse che a proferirle si cimenti un alto rappresentante nominato dai voti dei cittadini, già pluriministro ed ora anche vice presidente dell’assemblea del Senato della Repubblica al cui status non si addirebbe certo l’uso del turpiloquio offensivo, per giunta contro un ministro, donna e di colore. Non gliene sfugge una!
Le ingiurie di Calderoli sono la cartina tornasole delle misere qualità dell’uomo che le pronunzia nonché della pochezza degli argomenti che le supportano. Oltre alla mancanza di garbo istituzionale qui si è di fronte alla fomentazione di una campagna d’odio razziale che si alimenta capziosamente a soli fini elettorali, le cui continue provocazioni sono scintilla per ossigenare un fuoco xenofobo sotto cenere già di difficile contenimento. Per non parlare dello scherno a cui il nostro paese è continuamento soggetto a livello internazionale, stretto tra la morsa del bunga bunga, delle barzellette e delle sparate “alla Calderoli” che ormai non si contano più.
Se l’alone dell’indifferenza non annebbiasse le memorie e le coscienze collettive rispondessero ad un sussulto d’orgoglio nazionale che si riappropriasse della normalità, comportamenti ed esternazioni simili dovrebbero essere stroncati immediatamente, censurandone persino l’idea ab origine, e, l’autore dovrebbe egli stesso subire per contrappasso il travaglio subitaneo delle dimissioni – come minimo sindacale - quale condanna per vilipendio ai cittadini prima che alle istituzioni democratiche. Purtroppo è duro ratificare che il regime di tolleranza adversus le corbellerie espresse con la patente da parlamentare abbiano ampia tutela e finiscano, quasi prontamente, nel dimenticatoio. Perché un paese democratico che avesse davvero rispetto per se stesso non si accontenterebbe di una semplice reprimenda autoassolvente che nulla smuove ma pretenderebbe, indignandosi profondamente, contromisure adeguate all’umiliazione patita tali, persino, da nobilitarlo di fronte alla platea internazionale.
Ma, molto più banalmente, siamo in Italia il paese delle meraviglie dove accade il rovescio di tutto. Perchè la verità è, anche, che non sappiamo rinunciare ad un simile passatempo. Anche per non far torto ai nostrani professionisti della gaffe che da anni tengono allegre le cancellerie di mezzo mondo. Peraltro gratis. O molto peggio perchè forse, una simile presa di coscienza spaventa più che incoraggia. Ed ancora a questo salto potremmo non essere pronti.
Giuseppe Campisi
Facebook, /gcampisi74
Twitter, @giuseppecampisi

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