Le “voci” diffidenti e sospettose, si rincorrono frenetiche, mentre sale vertiginosamente l’allarme sociale. Una riunione a Condofuri-Lugarà per rilanciare la vertenza. Dagl’interventi è emerso un quadro apocalittico, che non fa dormire sonni tranquilli ai cittadini del vasto hinterland (circa sessantamila assistibili)
MELITO PORTO SALVO L’OSPEDALE STA RISCHIANDO L’ESTINZIONE O QUI, QUALCUNO STA BARANDO?
Al tavolo Carmelo Marino, Salvatore Tuscano e Silvana Principato. Sono intervenuti anche il sindaco di Condofuri, Salvatore Mafrici ed il suo collega Agostino Zavettieri (Roghudi); ed inoltre Pasquale Pizzi,Mario Alberti, Mimmo Musolino e Bernardo Russo
Domenico Salvatore
CONDOFURI (RC)- “Piani di rientro, tavolo Massicci, tagli alla spesa ospedaliera. Un cavallo di Troia per ingoiare gli ospedali di piccole dimensioni e comunque senza “copertura” politica, o c’è sotto qualche altra inconfessabile questione? Può darsi, che il comprensorio melitese alla fine, se il nosocomio dovesse implodere dal di dentro, perderà i posti letto, cosa che sta succedendo a grandi tappe, poi i dipendenti che andranno in pensione e non saranno sostituiti, infine i reparti e…dulcis in fundo, anche il nosocomio. Cancellato con un colpo di spugna. Non resterà, pietra su pietra; nemmeno il deserto dei tartari; e fors’anche neppure gli occhi per piangere.
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa! Nessuno può chiamarsi fuori, rispetto alle responsabilità passate e presenti.” Questo, il senso dei commenti che andiamo raccogliendo negli ultimi scampoli di questa ‘battaglia navale’. Storia alla mano, mai come ora, la cosiddetta Area Grecanica (da Motta San Giovanni ad Africo, dice e decreta la Regione Calabria) si è trovata in un mare di guai. Tantissimi i comuni sciolti per mafia…Melito Porto Salvo, Montebello Jonico, Roghudi, Roccaforte del Greco, Condofuri, Bova Marina, Bagaladi, Africo. Il prefetto Francesco Antonio Musolino, aveva inviato la Commissione d’accesso anche al Comune di Bruzzano. I tre cavalieri spagnoli della Garduna di Toledo, Osso, Mastrosso e Scarcagnosso, devono aver fatto qualche “Frittuliata”, da queste parti, condita con vino di ‘Equa’, quartier generale di Cesare Ottaviano Augusto, durante la Guerra Siciliana contro Pompeo Sesto. Il comprensorio melitese “improvvisamente” è diventato l’ombelico del mondo della ‘ndrangheta. Tutto questo, mentre ancora pende la spada di Damocle di un altro scioglimento. Quello di San Lorenzo. A trovar compagni nel duol, scema la pena. Scioglimenti a raffica. Alcuni comuni anche tre-quattro volte. Il prefetto di Reggio Calabria del tempo, Luigi Varratta, in una conferenza stampa, si lasciò sfuggire una battuta…”La maggior parte dei Comuni della provincia reggina, sono a rischio di infiltrazione mafiosa e quindi di scioglimento”.
L’altra faccia della medaglia è “finalmente” ( meglio tardi che mai), la presa di coscienza delle masse, finora in dolce letargo, schiave del sistema, serve del potere a tutti i livelli. Ora, veramente, non vorremmo essere nei panni dei politici. Un conto è avere a che fare con gonzi, ‘polli’ da spennare, sempliciotto, paesani, allocche, ingenui e sprovveduti, ignoranti ed analfabeti. Tutt’altro conto è, avere a che fare con una massa di gente acculturata, homo tecnologicus, laureati e comunque diplomati; in ogni caso famiglie con figli all’Università, dove si leggono almeno due giornali il giorno; di cui uno sportivo, regolarmente acquistati in edicola od altro punto vendita; dove, si accende almeno una radio ed un televisore, un i-phone od altro tipo di cellulare, un i-pad, un computer; dove, si partecipa alla vita di partito, si frequenta un fitness point ed alle convention elettorali in piazza od al chiuso e così via.
L’Area Grecanica, finalmente, ha scoperto la cultura e soprattutto la comunicazione. Solo nella città di Melito Porto Salvo, il più grosso centro fra Reggio Calabria e Locri; quasi 15 mila abitanti, vi sono rappresentate, almeno una decina-quindici testate giornalistiche, tra quotidiani e periodici cartacei, radiofoniche, televisive ed on line. A parte le agenzie di stampa. Per tanti anni, solo due o tre. Ecco, come arriva la presa di coscienza e di responsabilità. Forse anche per l’effetto della globalizzazione. Forse per effetto della crisi economica. Forse per effetto della cultura. La gente ha scoperto la scrittura e la lettura, ma anche la convegnistica. Sale del sapere. Con quest’ingredienti, autentica miscela esplosiva, nessun traguardo è proibito o vietato. Si possono fare tutte le rivoluzioni che si vogliono. A partire dalla rivoluzione culturale. La città di Melito ed il suo mandamento ha perso tanto. Tantissimo…ENEL, Catasto, Usl o Asl se non Asp, Ufficio provinciale delle Poste distaccamento, Ufficio circoscrizionale per l’avviamento al lavoro, Commissariato della Polizia di Stato, Distaccamento della Polizia Stradale, Scuole superiori e così via. Quasi sempre nel pressocchè totale disinteressamento, indifferenza, impassibilità e freddezza. Maestri elementari ed insegnanti di scuole medie e superiori, ‘liberi’, ma anche l’Università, nel frattempo hanno formato l’uomo ed il cittadino ed ora, si comincia a raccogliere i frutti. Certo, ancora c’è tanto da lavorare ma il popolo ha le idee meno nebulose e confuse e soprattutto si sta scrollando di dosso l’acredine, i timori riverenziali, le sudditanze psicologiche.
Lo scioglimento dei Comuni è anche una ‘scossa’ per risvegliare le coscienze intorpidite. Oramai, ‘alea iacta est’. Il dado è tratto. Ed indietro, non si torna. I nodi, stanno per venire al pettine. Chi ha sbagliato ha pagato un duro prezzo; ed altri, pagheranno ancora. Sul tappeto, c’è la questione ospedale. Abbiamo sentito con le nostre orecchie, cittadini sibilare… “Ammia che mi ‘ndi f… su jchiudunu”. Questa nonchalance, per fortuna sta scemando del tutto. La gente, ha capito che l’importanza del bene comune, venga al primo posto. L’ospedale, la scuola, il Corso, il cimitero, un esercizio pubblico, le strade pulite, i sedili e le panchine, il Lungomare, il Santuario, la chiesa, la balaustra di Viale delle Rimembranze non sono di…nessuno. Sono nostri. Patrimonio di tutti. Il Comune, la Provincia, la Regione, lo Stato, la nazione, la Patria, siamo tutti noi. Riappropriarsi del senso civico, sarà alla fin fine, la vera panacea di tutti i mali. Si arriverà così alla legalità, toccasana della civiltà e del progresso; per troppo tempo, intorbiditi ed annacquati. Sarà la liberazione dalle catene; dalle pene, che affliggono le nostre popolazioni.
Abbiamo partecipato a tante manifestazioni di piazza ed anche a queste assemblee o riunioni, che fanno bene all’anima; perché comunque sono abitate dalla spiritualità di cittadini mossi da comuni interessi. Si sono visti mai, tanti’ Melitoti’ in una piccola frazione (Lugarà) di Condofuri? E telecamere e giornalisti, sindaci, assessori ed ex…Senza nulla togliere alle istituzioni centrali e periferiche, che si sono spogliati dell’antica veste austera, rigida, severa e solenne e si sono avvicinate alla base del popolo. Dal dialogo e dal confronto sui temi e sui problemi, nasce anche la democrazia e la libertà; e si cresce insieme, collettivamente. Ognuno dalla sua angolazione offre il proprio contributo per l’avanzamento e consolidamento del progresso.
Le ultime ‘primedonne’, che ancora fanno vetrina e passerella sulla nostra pelle, stanno scomparendo. Serve gente, che si spenda per l’altro; non solo volontariato, associazionismo, oratorio, boy-scout, Chiesa. Non abbiamo bisogno di individualismi, personalismi ed egoismi, Anche questo è la nostra opinione. Abbiamo ricevuto una lettera aperta dei Comitati e la rimbalziamo ad uso e consumo dei nostri lettori sovrani; delle gente; del cittadino. Ma qualcheduno bara. E presto, molto presto, scopriremo chi e perché. Sarà costretto a gettare la maschera. Non vorremmo essere nei suoi panni, perché il popolo oramai ha preso coscienza e non accetterà passivamente, che vengano ignorati e disconosciuti, se non lesi i suoi diritti legittimi, sacrosanti ed inviolabili. Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO L’OSPEDALE STA RISCHIANDO L’ESTINZIONE O QUI, QUALCUNO STA BARANDO?
Al tavolo Carmelo Marino, Salvatore Tuscano e Silvana Principato. Sono intervenuti anche il sindaco di Condofuri, Salvatore Mafrici ed il suo collega Agostino Zavettieri (Roghudi); ed inoltre Pasquale Pizzi,Mario Alberti, Mimmo Musolino e Bernardo Russo
Domenico Salvatore
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa! Nessuno può chiamarsi fuori, rispetto alle responsabilità passate e presenti.” Questo, il senso dei commenti che andiamo raccogliendo negli ultimi scampoli di questa ‘battaglia navale’. Storia alla mano, mai come ora, la cosiddetta Area Grecanica (da Motta San Giovanni ad Africo, dice e decreta la Regione Calabria) si è trovata in un mare di guai. Tantissimi i comuni sciolti per mafia…Melito Porto Salvo, Montebello Jonico, Roghudi, Roccaforte del Greco, Condofuri, Bova Marina, Bagaladi, Africo. Il prefetto Francesco Antonio Musolino, aveva inviato la Commissione d’accesso anche al Comune di Bruzzano. I tre cavalieri spagnoli della Garduna di Toledo, Osso, Mastrosso e Scarcagnosso, devono aver fatto qualche “Frittuliata”, da queste parti, condita con vino di ‘Equa’, quartier generale di Cesare Ottaviano Augusto, durante la Guerra Siciliana contro Pompeo Sesto. Il comprensorio melitese “improvvisamente” è diventato l’ombelico del mondo della ‘ndrangheta. Tutto questo, mentre ancora pende la spada di Damocle di un altro scioglimento. Quello di San Lorenzo. A trovar compagni nel duol, scema la pena. Scioglimenti a raffica. Alcuni comuni anche tre-quattro volte. Il prefetto di Reggio Calabria del tempo, Luigi Varratta, in una conferenza stampa, si lasciò sfuggire una battuta…”La maggior parte dei Comuni della provincia reggina, sono a rischio di infiltrazione mafiosa e quindi di scioglimento”.
L’altra faccia della medaglia è “finalmente” ( meglio tardi che mai), la presa di coscienza delle masse, finora in dolce letargo, schiave del sistema, serve del potere a tutti i livelli. Ora, veramente, non vorremmo essere nei panni dei politici. Un conto è avere a che fare con gonzi, ‘polli’ da spennare, sempliciotto, paesani, allocche, ingenui e sprovveduti, ignoranti ed analfabeti. Tutt’altro conto è, avere a che fare con una massa di gente acculturata, homo tecnologicus, laureati e comunque diplomati; in ogni caso famiglie con figli all’Università, dove si leggono almeno due giornali il giorno; di cui uno sportivo, regolarmente acquistati in edicola od altro punto vendita; dove, si accende almeno una radio ed un televisore, un i-phone od altro tipo di cellulare, un i-pad, un computer; dove, si partecipa alla vita di partito, si frequenta un fitness point ed alle convention elettorali in piazza od al chiuso e così via.
L’Area Grecanica, finalmente, ha scoperto la cultura e soprattutto la comunicazione. Solo nella città di Melito Porto Salvo, il più grosso centro fra Reggio Calabria e Locri; quasi 15 mila abitanti, vi sono rappresentate, almeno una decina-quindici testate giornalistiche, tra quotidiani e periodici cartacei, radiofoniche, televisive ed on line. A parte le agenzie di stampa. Per tanti anni, solo due o tre. Ecco, come arriva la presa di coscienza e di responsabilità. Forse anche per l’effetto della globalizzazione. Forse per effetto della crisi economica. Forse per effetto della cultura. La gente ha scoperto la scrittura e la lettura, ma anche la convegnistica. Sale del sapere. Con quest’ingredienti, autentica miscela esplosiva, nessun traguardo è proibito o vietato. Si possono fare tutte le rivoluzioni che si vogliono. A partire dalla rivoluzione culturale. La città di Melito ed il suo mandamento ha perso tanto. Tantissimo…ENEL, Catasto, Usl o Asl se non Asp, Ufficio provinciale delle Poste distaccamento, Ufficio circoscrizionale per l’avviamento al lavoro, Commissariato della Polizia di Stato, Distaccamento della Polizia Stradale, Scuole superiori e così via. Quasi sempre nel pressocchè totale disinteressamento, indifferenza, impassibilità e freddezza. Maestri elementari ed insegnanti di scuole medie e superiori, ‘liberi’, ma anche l’Università, nel frattempo hanno formato l’uomo ed il cittadino ed ora, si comincia a raccogliere i frutti. Certo, ancora c’è tanto da lavorare ma il popolo ha le idee meno nebulose e confuse e soprattutto si sta scrollando di dosso l’acredine, i timori riverenziali, le sudditanze psicologiche.
Lo scioglimento dei Comuni è anche una ‘scossa’ per risvegliare le coscienze intorpidite. Oramai, ‘alea iacta est’. Il dado è tratto. Ed indietro, non si torna. I nodi, stanno per venire al pettine. Chi ha sbagliato ha pagato un duro prezzo; ed altri, pagheranno ancora. Sul tappeto, c’è la questione ospedale. Abbiamo sentito con le nostre orecchie, cittadini sibilare… “Ammia che mi ‘ndi f… su jchiudunu”. Questa nonchalance, per fortuna sta scemando del tutto. La gente, ha capito che l’importanza del bene comune, venga al primo posto. L’ospedale, la scuola, il Corso, il cimitero, un esercizio pubblico, le strade pulite, i sedili e le panchine, il Lungomare, il Santuario, la chiesa, la balaustra di Viale delle Rimembranze non sono di…nessuno. Sono nostri. Patrimonio di tutti. Il Comune, la Provincia, la Regione, lo Stato, la nazione, la Patria, siamo tutti noi. Riappropriarsi del senso civico, sarà alla fin fine, la vera panacea di tutti i mali. Si arriverà così alla legalità, toccasana della civiltà e del progresso; per troppo tempo, intorbiditi ed annacquati. Sarà la liberazione dalle catene; dalle pene, che affliggono le nostre popolazioni.
Abbiamo partecipato a tante manifestazioni di piazza ed anche a queste assemblee o riunioni, che fanno bene all’anima; perché comunque sono abitate dalla spiritualità di cittadini mossi da comuni interessi. Si sono visti mai, tanti’ Melitoti’ in una piccola frazione (Lugarà) di Condofuri? E telecamere e giornalisti, sindaci, assessori ed ex…Senza nulla togliere alle istituzioni centrali e periferiche, che si sono spogliati dell’antica veste austera, rigida, severa e solenne e si sono avvicinate alla base del popolo. Dal dialogo e dal confronto sui temi e sui problemi, nasce anche la democrazia e la libertà; e si cresce insieme, collettivamente. Ognuno dalla sua angolazione offre il proprio contributo per l’avanzamento e consolidamento del progresso.
Le ultime ‘primedonne’, che ancora fanno vetrina e passerella sulla nostra pelle, stanno scomparendo. Serve gente, che si spenda per l’altro; non solo volontariato, associazionismo, oratorio, boy-scout, Chiesa. Non abbiamo bisogno di individualismi, personalismi ed egoismi, Anche questo è la nostra opinione. Abbiamo ricevuto una lettera aperta dei Comitati e la rimbalziamo ad uso e consumo dei nostri lettori sovrani; delle gente; del cittadino. Ma qualcheduno bara. E presto, molto presto, scopriremo chi e perché. Sarà costretto a gettare la maschera. Non vorremmo essere nei suoi panni, perché il popolo oramai ha preso coscienza e non accetterà passivamente, che vengano ignorati e disconosciuti, se non lesi i suoi diritti legittimi, sacrosanti ed inviolabili. Domenico Salvatore

0 Commenti