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Quel rigassificatore della discordia di Gioia Tauro, nemmeno Nicotera lo vuole

Un No convinto che vede in prima linea le associazioni cittadine “Trame e Ordito“ ed “Abracalabria”. Presso le “Terrazze di Martina”, nei giorni scorsi i rappresentanti delle associazioni cittadine hanno incontrato gli attivisti della piana, per definire un crono programma in vista della manifestazione organizzata per il prossimo mercoledì. 
IL RIGASSIFICATORE DELLA DISCORDIA, CHE A PARTE L’IMPATTO AMBIENTALE DEVASTANTE, DIROTTEREBBE ALTROVE I FLUSSI TURISTICI, NEMMENO NICOTERA   LO VUOLE E SI PREPARA A SCENDERE IN PIAZZA  
Gli attivisti richiamano, inoltre, l’attenzione su un aspetto ulteriormente grave: le tubazioni criogeniche che condurranno il gas dalla nave ai serbatoi sorgeranno, a 100 metri esatti dalla scuola elementare “Carretta”. “Immaginiamo che non esporreste mai i vostri figli, o nipoti, a un rischio del genere- chiedono a gran voce gli attivisti- eppure, votando favorevolmente il 6 marzo, costringereste i piccoli discenti, a sopportare questa terribile spada di Damocle sulle proprie teste.”
Anna Maria Tedesco

NICOTERA (Catanzaro)- Tra qualche giorno si deciderà sull’intervento infrastrutturale più impattante che questo territorio abbia conosciuto dai tempi della costruzione del porto. Un Mostro ambientale che comporterebbe un’inesorabile agonia del settore turistico. Sono sei, le firme di associazioni, che indirizzano una nota ai componenti dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, invitandoli ad un voto cosciente. Una lettera che si trasforma in una richiesta di aiuto. L’eco di questa protesta è risuonata anche nella nostra cittadina confinante con la piana di Gioia Tauro. Anche Nicotera vuole combattere la guerra del No. E lo farà con le armi della democrazia, attraverso un consiglio comunale che si terrà lunedì pomeriggio in seduta straordinaria. Un No convinto che vede in prima linea le associazioni cittadine “Trame e Ordito“ ed “Abracalabria”. Presso le “Terrazze di Martina”, nei giorni scorsi i rappresentanti delle associazioni cittadine hanno incontrato gli attivisti della piana, per definire un crono programma in vista della manifestazione organizzata per il prossimo mercoledì.

Il cartello di associazioni, estensore della nota, intende invitare i soggetti coinvolti, alla riflessione sul voto che andranno ad esprimere nel comitato portuale del 6 marzo. In quella sede,infatti, non si  deciderà solo sulla concessione quarantennale di un’area demaniale alla LNG MedGas; non si deciderà solo se autorizzare su quelle aree la realizzazione e il mantenimento di un pontile e di una condotta criogenica; bensì  si deciderà sul futuro di una zona compresa nel raggio di 55 km dal punto in cui sorgerà il rigassificatore stesso. Le paure degli attivisti sono quelle relative ad un possibile incidente che provocherebbe un vero e proprio disastro ambientale. L’impianto sorgerà,difatti, su quattro faglie sismogenetiche attive, le stesse che hanno dato origine all’orrendo terremoto del 1783. Gli attivisti richiamano, inoltre, l’attenzione su un aspetto ulteriormente grave: le tubazioni criogeniche che condurranno il gas dalla nave ai serbatoi sorgeranno, a 100 metri esatti dalla scuola elementare “Carretta”. “Immaginiamo che non esporreste mai i vostri figli, o nipoti, a un rischio del genere- chiedono a gran voce gli attivisti- eppure, votando favorevolmente il 6 marzo, costringereste i piccoli discenti, a sopportare questa terribile spada di Damocle sulle proprie teste.” Per il corposo Fronte del No, se le popolazioni dell’area dovessero, in questi quattro decenni, scampare al forte sisma che resta comunque atteso, si ritroverebbero comunque a dover fare i conti con la lenta e inesorabile agonia del settore turistico, dal momento che nessun viaggiatore sceglierebbe di soggiornare in un’area gravata da questo tipo di impianti, o di immergersi nello specchio d’acqua antistante la locale costa. A maggior ragione se questo conterrà l’ipoclorito di sodio che verrà utilizzato come biocida nel ciclo di riscaldamento del gas e poi rigettato in mare, assieme agli aloderivati di cui fanno parte, tra gli altri, i trialometani. Deterrenti, questi, che dovrebbero far riflettere chi è stato deputato alla dolorosa scelta del 6 marzo: “Uno studio di epidemiologia ambientale dell’Università di Barcellona ha attestato la correlazione tra esposizione a lungo termine a trialometani e cancro alla vescica, altri studi con il cancro al retto, alla prostata, ai reni, tumori epatici, linfomi, anche per esposizioni a basse dosi, ma prolungate”. Inoltre, è stata dimostrata una correlazione tra difetti di crescita, aborto e malformazioni di vari organi del feto ed esposizione a cloro derivati .






Tutto ciò senza considerare che per quanto riguarda i rigassificatori “open rack”, come quello in progetto nella Piana di Gioia Tauro, “uno degli effetti dell'impiego di ingenti quantitativi di acqua marina, ricca di plancton ed organismi viventi, è la formazione di sostanze surfattanti (tensioattive) che si dispongono all’interfaccia acqua/aria- con conseguente produzione di schiume favorita da moti turbolenti superficiali e che possono essere trasportate dai venti e dalle correnti in aree distanti dal luogo di formazione” . “Per quel che riguarda la fantomatica “piastra del freddo”, poi, si richiamano le parole della stessa società, che già nel 2009, in seguito a indagini della DDA di Reggio Calabria su appalti connessi a questo sistema di recupero delle frigorie, dichiarava eloquentemente a mezzo stampa che – proseguono gli attivisti- non farebbe parte del progetto di rigassificatore e dunque non riguarda in nessun modo le attività della società ”. E risalendo a ritroso l’iter del rigassificatore, si scopre che quelle dichiarazioni si basavano sullo stesso protocollo d’intesa sottoscritto con la Regione nel 2006, che sul punto prevedeva disposizioni assolutamente vaghe. Per gli attivisti, dunque, nessun impegno concreto alla realizzazione della piastra del freddo, ma un semplice obbligo di predisposizione dell’impianto alla possibilità di recuperare le frigorie. Motivazioni, queste, che dovrebbero condurre verso una determinata scelta. Gli attivisti delle associazioni “San Ferdinando in Movimento”, ”Social Club”,“AbraCalabria”, ”SOS Rosarno”; Africalabria; Kollettivo Onda Rossa , estensori della nota, invitano, dunque, ad una riflessione confidando in un “voto informato e cosciente” del comitato portuale del 6 marzo prossimo. Anna Maria Tedesco


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